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mercoledì 26 aprile 2017

A. SAVI, A. MAGNANI, E G. FARINA "POESIA E ARTE VISIVA"



Dentro il cancello chiuso
più non danzano
le ombre rosso vivo dei gerani,
muto rimane il nido delle rondini
sotto il cordolo sporgente dal balcone.
(...)
Alda Magnani


Un vero connubio fra arte poetica e arte figurativa. Gli artisti spaziano, coi loro sentimenti ed i loro affreschi ora umani ora paesaggistici, in configurazioni che denotano sicurezza di colori, capacità introspettive, e slanci emotivi in rappresentazioni che attingono dall’anima abbrivi di vita e di memoria: immagini calde e arrivanti per la loro intensità figurativa. Poesia e pittura. Ut pictus poièsis. E la  Magnani, in questi spazi di levatura umana, di polisemica e plurale ricerca concretizzante, non fa altro che confermare la sua poetica di valenza classica e panica, contestualizzandola in un melologo contagiante e appagante: musicalità, ritmo, passione, padronanza metrica, concretizzazione di impatti meditavi sul vivere e morire; sul nascere e finire. Una stesura di urgente resa ispirativa affidata a settenari e endecasillabi…, e a metri di varia espansione, folti di una verbalità intensa e varia che ben connota le capacità poetico-sinestetica e metaforica di un’artista a tutto tondo.

Nazario Pardini







ANNALISA
SAVI
I rumori sottili
della vita
Poesie di
ALDA MAGNANI
Fotografie di
GIANLUCA FARINA
3
l presente volume raccoglie le opere di Annalisa Savi, scelte
per una mostra* antologica di trentuno dipinti realizzati negli
ultimi tre anni e che legano profondamente il percorso pittorico
dell’autrice a tante persone, ma anche ad animali, in questo caso i
cavalli, alla natura in generale, a luoghi vicini e lontani e mai soltanto
alla fantasia.
Fra i grandi artisti del passato Annalisa ha scelto di riprodurre
opere di De Chirico, Magritte, Singer Sargent e in particolare di Caravaggio,
al quale vanno le sue preferenze.
Annalisa Savi è artista poliedrica e versatile, passa con grande
facilità dalle tenui sfumature di alcune opere ai toni forti e decisi di
altre, o dall’uso del pennello alla lunga e paziente lavorazione della
ceramica Raku, con risultati eccellenti, come ce ne danno conferma
i lavori presenti in questa mostra.
L’evoluzione del percorso artistico della nostra pittrice è deducibile
dal fatto che ha saputo passare con leggerezza dalla riproduzione
di quadri d’autore, in una fase di studio approfondito, a opere
più recenti, scaturite da varie occasioni: incontri, viaggi, osservazione
della realtà, riflessioni di carattere storico (Barbara Sanseverino).
Emerge, dall’insieme di questa raccolta, dalla carrellata di volti
e di corpi, l’attenzione, sicuramente voluta, per la persona, colta in
particolari momenti della sua quotidianità, spesso vaga e sfuggente
o allusiva e provocatoria.
Annalisa ha saputo trasporre la sua passione per la fotografia
in molte delle opere da lei realizzate, utilizzando tecniche pittoriche
diversificate e riuscendo a trasfondervi il suo tocco personale.
Fondamentale per la realizzazione del presente volume il contributo
fotografico, frutto dell’esperienza di Gianluca Farina, e preziosa
l’interpretazione poetica di Alda Magnani.
Maria Vittoria Fiorelli
* La mostra si terrà a Noceto, nella Sala Milli del Castello della Musica dal 22
aprile all’8 maggio 2017, per gentile concessione del Sindaco e dell’Amministrazione
Comunale.
i
Foto di copertina di Gianluca Farina - www.gfarina.it
Finito di stampare nel mese di aprile 2017
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rumori sottili della vita” così Alda Magnani ha voluto intitolare
la raccolta di poesie che accompagnano la variegata produzione
di Annalisa come la colonna sonora di un film. Sono ricche
di stimoli, di suggestioni, di sfumature, di riflessioni… Pennellate di
parole che Alda sa ricreare, trovare, adattare, forgiare con una feconda
ispirazione e con un paziente lavoro di ricerca.
Le liriche rivelano una lunga, attenta, appassionata formazione
a contatto con le opere dei classici e dei poeti contemporanei; ne
scaturiscono versi ricchi di rime, di assonanze, di sinestesie, di onomatopee…
e l’elegante musicalità richiama ora il distico elegiaco ora
i preziosismi dell’endecasillabo.
Musicalità, pittura e poesia si compenetrano intimamente così
che l’occhio, la mente, il cuore vengono coinvolti e appagati all’unisono.
Alda possiede un’innata capacità di ammirare, di stupirsi, di
gustare la bellezza. Accade in quest’opera che i soggetti di Annalisa,
dai vividi cromatismi, dalle misteriose sfumature, dalle forme sensuali,
prendano corpo, voce e vita nei versi di Alda in un connubio
perfetto: leggere e guardare diventano un unico inscindibile atto di
mistica contemplazione. In un gioco di ricerca e scoperta si può
individuare di volta in volta, anche senza averlo sottocchio, il dipinto
ispiratore di ciascuna lirica.
I versi, ricchi di suggestioni, in simbiosi con le opere di Annalisa,
si animano in una tavolozza di variegati colori: il rosso dei gerani, la
purpurea seta, gli scarlatti, le rosse chiazze dei papaveri, il verde tenero
dei prati, l’oro-ambra dei capelli o quello dei tramonti, i sorrisi rosati, il
cuore che si immerge nella profondità incorniciata di azzurro e viola, il
brillio del lapislazzulo sulla coperta del mare, il pallore dei volti, la bianca
luce caravaggesca …
Straordinaria la musicalità che rapisce in molte liriche: in “Cavalli
di Maremma” l’incalzare del verso riecheggia lo scalpitio dei cavalli
virgiliani; né manca un malinconico canto alla vita che va verso
il tramonto. In “Luci d’inverno” il sangue, che in Annalisa ha spesso
il colore cupo della passione, del dolore, della morte, qui diventa
“linfa vitale che scorre nelle vene come acqua cristallina”.
C’è poi tutto un universo affascinante che si mostra senza veli
e falsità, dietro al quale si rivelano i sogni e i desideri dell’eterno
femminino: la sensazione appagante della maternità “che reclama
“i
6
I rumori sottili della vita
linfa vitale e teneri germogli”, la lusinga di uno sguardo ammirato o la
fragile paura che assale anche colei che sembra più aggressiva ma
“ferita dalla solitudine di un giorno senza amore”. Alda ci dona versi
vibranti nella sensualità che si sprigiona dal suonatore di liuto che
rapisce lo spettatore-lettore in un “sussurro invitante e ammaliatore”.
In questa sinfonia risuona anche un canto alla famiglia nella riproduzione
dell’omonimo quadro di De Chirico. Alda chiude la lirica
con una profonda riflessione: “più che i tratti pittorici io penso/ che si
dovrebbe riscoprirne il senso”.
Anche in “Madre e figlia” un “filiale abbandono fiducioso” definisce
l’essenza di un legame indissolubile e indistruttibile.
Bella la preghiera conclusiva rivolta al “Signore della vita”, nella
lirica “Oltre la battigia”. È rivolta all’Artista supremo che ispira e guida
la mente e il cuore di poeti e pittori nella loro instancabile attività
creatrice. È un grido di speranza e di lode a Colui che “ci attende
oltre la battigia/nel mare sconfinato del suo Amore”.
L’arte è certamente un modo sublime per penetrare il Mistero
Divino e ci spinge a trovare sempre una risposta ai nostri interrogativi.
Come ci suggerisce anche Dostoevskij, sarà certamente la Bellezza
a salvare il mondo.
Maria Adelaide Petrillo
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I rumori sottili della vita
Lontane nostalgie
Dentro il cancello chiuso
più non danzano
le ombre rosso vivo dei gerani,
muto rimane il nido delle rondini
sotto il cordolo sporgente dal balcone.
Gli scalini di pietra calpestati
nelle corse innocenti dell’infanzia,
ricoperti di muschio rinsecchito
non conoscono piedi di fanciulli;
la ruggine implacabile aggredisce
il corrimano infisso alla parete
e sul selciato grigio del cortile
si raccolgono foglie accartocciate,
racchiudono i miei sogni di fanciulla
archiviati dai giorni.
Inesorabilmente si separa
il frutto dal suo ramo
ma l’albero rimane
restano le radici
e sotto cumuli di pietre antiche
dal fondo del mio raccolto silenzio
evoco lontane nostalgie
per ritrovare il mio rifugio dorato
dentro il verde di piante secolari
ancorate al ricordo di voci amate.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Olio su tela, cm 70x70
Papaveri
Rosse chiazze di vita dentro al verde
più tenero dei prati
fra onde d’erba e sopra lunghi steli
dondolanti corolle di purpurea seta
invitano al rispetto, a non sciupare
i delicati calici scarlatti.
Sussurrano nel vento passioni ardenti
segni di vita sotto un cielo grigio,
forse foriero di tempestosi eventi.
Come accade agli amanti,
i papaveri sanno che la vita
è fatta per amare
fin che ci è dato il tempo,
a non sciupare occasioni di dono.
Con il sonno portarono conforto
al disperato dolore di Demetra,
furono detti “fiori della consolazione”.
Alla rossa allegria del loro petali
si accendono i ricordi:
la stella al centro, nera ed inchiostrata,
era per noi bambini uno stampino
che ci marchiava, in fronte o sulle braccia,
assegnando ciascuno al proprio clan.
A primavera, fra il tenero dell’erba,
lungo i fossati e sopra qualche muro
spuntavano incuranti dello smog
o di erbe più lente nella crescita.
Già schiusi al sole del primo mattino,
svettavano superbi
davano sensazioni di stupore,
ma le loro corolle
sotto i raggi più caldi del meriggio
pendevano avvizzite
su vellutati steli reclinati.
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I rumori sottili della vita
Nel bosco
Pomeriggio d’agosto, entro nel bosco,
spezzo i fili dei ragni che marcano i confini,
sigilli tesi in ore di pazienza.
Io, l’intrusa, salgo tra i primi alberi
ancorati a pilastri e fondamenta,
carico il piede che non fa rumore
sul morbido tappeto delle foglie.
Bisbiglio quieti passi nel silenzio.
Spiccano alcuni fusti, salgono in verticale
seguendo la linea della luce,
altri piegano a valle,
fanno sforzo maggiore di radici.
Uno soltanto offre il suo appoggio al fulmine
e sul piede bruciato
s’impianta il fungo della rimembranza,
rosso di malincuore.
Cerco appoggio su un sasso
imbottito dei corti aghi del larice
e con parole zingare
racconto al bosco stesso il suo disegno.
Cattura l’attenzione
l’azzurro specchio d’acqua fra due tronchi
e infonde nuovo slancio
la vita nascosta che ferve fra i cespugli.
Sembra che il tempo abbia arrestato il passo
regalando occhi nuovi ai miei pensieri.
Sotto il cielo dorato della sera
inondato di luce, venato
dalle scie dei colori del tramonto,
ritorno sui miei passi, rigenerata.
Olio su tela, cm 35x50
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I rumori sottili della vita
Bassano del Grappa
Dall’alto della torre massiccia
che domina su case addormentate
il grande orologio senza ore
dilata il tempo in nostalgie di eterno.
Un albero sovrasta il muraglione
ed un cipresso veglia
con paterna dolcezza sopra i tetti.
Sulle antiche facciate
che si specchiano
dentro l’acqua del Brenta
si sono susseguite le stagioni
e le finestre chiuse hanno vissuto
giorni d’ombra e di vento;
ognuna ha il suo silenzio.
I balconi, sospesi a ricordare
che anche qui si invecchia
ci parlano di attesa e di speranza.
La polvere del tempo che tramuta
le morte cose, pare che a Bassano
venga spazzata via
da un venticello strano
che mantiene l’impronta conosciuta.
Olio su tela, cm 70x70
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I rumori sottili della vita
Olio su tela, cm 76x51
Tramonto a Torrechiara
Regala il sole al cielo
variegati colori, nel rosso
lentamente il giorno muore.
Stormi d’uccelli in volo
lanciano acuti stridi
per salutare l’astro che tramonta.
Frotte di ragazzini
rincorrono aquiloni,
giulivi echi di voci si confondono
lungo le vie del borgo,
dalle anguste dimore
escono le massaie
incontro ai loro sposi.
Melodia del vissuto si rinserra
dentro le case del paese antico
dove anche la luce
ha squarci d’ombra ed il frastuono
voce di silenzio.
Ci si sente tutt’uno col paesaggio
che riporta il pensiero
a tempi ormai lontani,
a un mondo che ridesta meraviglia
specie quando si tinge
degli accesi colori del tramonto.
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I rumori sottili della vita
Luci d’inverno
Questo fiume gelato
che si snoda fra bianche rive
e piante incappucciate
inondate di luce
ci parla del vissuto.
Percorre solitario la vallata
e mostra il fondo
scuro del suo greto
rispecchia i tronchi
nudi delle piante,
i colori cangianti delle rocce.
Sotto il cielo blu cupo
è addormentata
la terra indurita dal gelo
ma nel caldo suo seno
rinserra germogli di vita.
Scorre come sangue nelle vene
quest’acqua cristallina
nel silenzio.
Soltanto un pettirosso
saltella fra i bianchi,
fragili cespugli
mobilissima macchia di colore
che tinge il bianco
di speranza e vita
e canta solitario
la sua gioiosa melodia d’amore.
Olio su tela, cm 60x50
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I rumori sottili della vita
Sul pentagramma della sera
Ondeggia il mare
sotto la chiglia di numerose barche
alla fonda,
cinte da un corteo d’onde smarrite
nel brillio di un cielo variegato.
E il cuore si immerge
nella dorata profondità
incorniciata di azzurro e viola.
Le parole, qui dove l’orizzonte
non ha confini,
sono solitarie come la notte.
Mentre dalla sua conca di flauti
il vento scrive sospiri
in endecasillabi spezzati
sul pentagramma della sera,
è dolce abbandonarsi e sognare.
Ora anche il silenzio
arpeggia l’attesa di un sogno
sulle corde dorate dell’ultimo sole.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Cavalli di Maremma
Con le criniere baldanzose al vento
e scalpitio di zoccoli
sul terreno indurito,
fra l’erba secca e arbusti inariditi,
con muscoli che fremono impazienza,
si scrollano dai nervi
la pigra protezione di una stalla.
Pieni di vita, arditi e baldanzosi
lanciano nell’azzurro poderosi nitriti
per questa libertà riconquistata.
Imboccheranno strade mai percorse
fiutando l’aria pregna di profumi.
Non ci saranno soste al loro andare
sincrono ed armonioso nell’incedere
ritmico verso mete agognate
e arriveranno ansanti
con le loro criniere dai riflessi
verdi o ramati, sulla pista fluida
della battigia che costeggia il mare.
Stanchi, stremati dal lungo galoppare
soffieranno sospiri da umide narici
e lanceranno nell’aria salsa
nitriti addolorati.
Olio su tela, cm 60x40
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I rumori sottili della vita
Agile corsa
Oggi è pigro il colore del sole;
note impalpabili di greche melodie
si dileguano tra sguardi azzurri d’acqua
e verdi ricordi di lontane pianure.
Pulviscoli di sogni ritornano
qui dove il mare sconfina nel cielo
e dove il sole racchiuso nel mio cuore
sollecita la mia agile corsa.
Avida l’onda spumosa
lambisce i miei garretti
e si frantuma
in mille frammenti di perle
levigando pietrificati silenzi.
Domani forse ancora dovrò trascinarmi
sull’asfalto dei giorni
ma ora corro libero
tra gradinate di onde
guardando all’orizzonte lontano
scolpito di silenzi e di segreti.
Ritornerò per vivere
l’agonia di ore inquiete;
resterà nelle mie orecchie
questo fruscio di seta,
riflessi rossi e verdi sul mantello
e nelle froge odore di salsedine.
Olio su tela, cm 60x40
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I rumori sottili della vita
Oltre la battigia
Una siepe di sabbia sollevata
da scalpitanti zoccoli
separa cielo e mare
nascondendo allo sguardo trasognato
la frusciante rincorsa delle onde.
Sciabordio di pensieri si accavalla
nella mente smarrita e presto sale
alle labbra socchiuse
una preghiera:
- Signore della vita,
ti ringrazio.
Tu che hai dato
i colori al cielo e al mare,
ai cavalli l’ebbrezza della corsa
e nitriti di gioia,
alle menti smarrite
dona pace.
Noi, tue creature,
spesso ci affanniamo
nella folle rincorsa di piaceri
e dietro a noi
lasciamo solo sabbia,
ma Tu ci attendi
oltre la battigia
nel mare sconfinato
del Tuo amore -.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Giovinezza e mistero
Sulle alte cime, sotto un cielo terso,
stai provando l’ebbrezza delle vette
il sole in faccia e il vento fra i capelli;
forse annuncia tempesta
ma tu non te ne curi.
Giovinezza e mistero
sostengono i tuoi passi e gli occhi
si riducono a fessure per scrutare lontano,
nell’avvenire che ti prefiguri
mentre il tuo cuore è gonfio di sospiri
dentro questo silenzio
fitto di trame misteriose
sotto un cielo di seta
dove mancano calcolo e misura
e tu cerchi esitante una risposta al Tutto
che ti scava dentro abissi di libertà.
Sopravvive un sorriso misterioso
e si sprigiona dalle fresche labbra
libero un canto
che non conosce fittizie costruzioni.
Dolce fanciulla, che nasci dalla luce
e approdi, forse ignara, nel vortice del tempo,
non pensare alla vita come a un’eterna danza
che le ondate dei giorni tradiranno.
Olio su tela, cm 50x50
30 31
I rumori sottili della vita
La luce dei tuoi occhi
Sempre più acceso l’oro-ambra
dei tuoi capelli
che il vento leggermente scompiglia
sulla frangia e rivela prodigi:
la luce arcana dei tuoi occhi,
il guizzo ridente di questa tua alba,
candore di perla fra le labbra
dischiuse sull’umidore d’ostrica.
Per me, nonna, è preziosa
ogni tua parola, irripetibile
ogni gesto e ti serro
al mio fianco per proteggerti.
Ma crescerai e più non potranno
le mie mani trattenerti.
Eppure ancora udrò
– forse solo nel sogno –
il tuo gorgheggiare felice
che ora riecheggia
come suono di cembalo sul fiume.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Un sorriso per gli anziani
La tua immagine dolce sembra uscita
da un giornale di moda d’altri tempi;
la calda melodia della tua voce
cattura e ci trasporta
in un mondo di sogni rarefatti.
Qui tu non troverai nomi di gente
affermata e importante
o l’armonia di corpi ancora agili
in preziosi velluti ricamati.
Non troverai parrucche o crinoline,
veli di cipria, esotici profumi
o l’incanto orientale di colori
che risplendono al sole.
L’estate della vita è ormai passata
veli di nebbia avvolgono i ricordi;
anche l’autunno si dissolve in fretta
lascia soltanto foglie accartocciate
sull’erba e nei sentieri.
Qui troverai preghiere a mezza voce,
salmi impigliati, voci tremolanti
su labbra strette, caldi sentimenti
che sgorgano copiosi
da qualche cuore asmatico e dubbioso.
Tu invece appartieni a un altro mondo
di sogno e di colori, di dolci melodie,
di aggraziate movenze,
ma dispensi sorrisi sul tramonto
dei nostri giorni prossimi a finire.
Olio su tela, cm 40x50
34 35
I rumori sottili della vita
Fra le tue braccia
Quando la luna cala sipari d’argento
sopra le dolci curve della sera,
tu mi accogli tra comete di luci
sul tiepido giaciglio del cuore
e mi disseti con gocce di dolcezza,
sazia del mio sorriso innocente.
Quando la luna incanta ogni forma
e bracieri di stelle rischiarano i silenzi,
varcano l’infinito legioni di sogni
e scivola leggero il tuo respiro
come nastro di vento sul mio capo,
sento voli d’angeli attorno al mio lettino.
Quando la luna, ormai sbiadita,
si abbandona al sorriso rosato dell’alba
sull’erba rugiadosa del mattino,
tu mi trattieni come petalo di fiore
nella conca gelosa delle tue braccia
mentre, tra note d’amore,
il sole saluta il nuovo giorno.
Olio su tela, cm 60x70
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I rumori sottili della vita
Olio su tela, cm 50x60
Signora incontrastata
Fisso lo sguardo e fiero il portamento.
La ruota inarrestabile del tempo
ancora non ha inciso
rughe sulla tua fronte e domini
– signora incontrastata –
un futuro di sogni e di promesse.
Se la tazza che reggi fra le dita
rimarrà vuota e svanirà l’aroma
del caffè
– voluttuosa ed esotica bevanda
che dà slancio agli impegni di ogni giorno –,
resteranno immutabili i progetti
luminose le tappe da raggiungere
inalterate mete ancor lontane,
terra da conquistare palmo a palmo.
Lo rivela la fronte volitiva,
lo dicono il tuo sguardo,
le tue vesti intessute dell’oro dei tramonti
da cui scaturiranno nuove aurore.
Nel solco dolceamaro della vita
getterai sempre semi di speranza
e nuove luci ancora splenderanno
dentro il tuo cielo che sovrasta il cosmo.
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I rumori sottili della vita
Dylan
Io sono un ragazzino silenzioso,
un “lupo solitario” riservato;
coltivo in cuore mille e più interessi
e mi dedico a tutti con passione
ma non conosco noia e delusione.
Non disdegno gli amici e so socializzare
pur detestando troppa confusione
e più il gruppo è ristretto, più mi piace
mostrarmi come sono: amico vero,
sincero, generoso, non chiassoso.
A scuola faccio sempre il mio dovere
e riesco a studiare con piacere
sono ordinato, amo disegnare
e non sono mai stanco d’imparare.
Affidabile, versatile, creativo,
m’impegno a fondo per sentirmi vivo.
Ogni nuovo interesse mi cattura
e studio gli animali, la natura,
la storia e il grande mondo che abitiamo,
dono del cielo che rispetto e amo.
Amo la pesca, il baseball,
la libertà, la vita all’aria aperta;
non ho pretese assurde o facili ambizioni.
Se con papà raggiungo un fiume o un lago
pratico la pazienza sulle sponde
in attesa che abbocchi qualche pesce
senza avere pretese di trionfi.
Seguo documentari alla tivù
per ammirare i mondi più lontani
e conoscere meglio ogni creatura
che vive in questo mondo e la natura
così mutevole in tutti i suoi aspetti,
da rispettare nei modi più corretti.
Se qualcuno mi giudica
un po’ strano,
sbaglia sicuramente
sono soltanto un bimbo afroitaliano.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Sasha
Da una madre ivoriana e un padre bianco
ho ereditato questa pelle bruna.
Ospito in cuore la bontà dell’ostrica
e una chiostra di perle è sempre pronta
a schiudersi al sorriso.
Sono estroverso e un grande chiacchierone,
amo ridere, scherzare in compagnia;
buone capacità relazionali
mi han procurato schiere di compagni.
Non sto mai fermo e sfrutto ogni momento
per allenarmi e fare movimento;
pratico il baseball, il calcio e anche la corsa
facendo esplodere la mia vitalità.
Amo i bambini e spesso li organizzo
in giochi divertenti e spiritosi.
Non so cos’è il bullismo,
odio le spacconate,
amo la vita semplice e serena,
la famiglia, la scuola, i tanti amici.
Igenitori non mi hanno mai viziato,
ma non disdegno d’esser coccolato.
Olio su tela, cm 40x60
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I rumori sottili della vita
Una vita colma di colori
Nella mia vita colma di colori
colgo ancora profonde zone d’ombra,
lacerazioni d’anima m’inseguono
nei sogni rarefatti di albe chiare
e nel rosso infuocato dei tramonti
leggo le sofferenze del mio popolo
peregrinante e teso ad una patria.
Placido il lago culla la speranza
di un ritorno alla terra dei miei avi
e vivo arresa a scogli di memoria
soffocando ingiustizie e sordidi egoismi.
Le lingue che conosco
suonano dure sul mio labbro stanco
ma caldi baci scoccano le labbra
su volti amici sinceri ed accoglienti.
Accetterò, paziente, il mio destino
che mi ha voluto al fianco di chi soffre
e guiderò la nave dei miei giorni
verso un porto di pace e di giustizia.
Olio su tela, cm 70x50
44 45
I rumori sottili della vita
Turris eburnea
Chi lo sa cosa celano i tuoi occhi
provocatori dietro quella maschera?
La tua pelle di tenero alabastro
invita alle carezze
malizioso è il sorriso
morbide le lunghe chiome dorate.
Danzano inafferrabili i ricordi
mentre ascolti il silenzio del tempo
nella raccolta quiete di una stanza
dalle nude pareti
e mediti progetti di strategica fuga
così furba a sottrarti, civettuola,
scivolosa, ammiccante, luccicante,
provocante, ma scaltra e misteriosa.
Se c’è uno specchio, guardati
e capirai chi sei,
leggerai sul tuo volto
sulle labbra dischiuse
negli occhi un po’ nascosti
i progetti e le ansie
che spesso non riesci a confessare,
“turris eburnea” che non sa più amare.
Olio su tela, cm 80x50
46 47
I rumori sottili della vita
Fragile paura
Effimera gioia improvvisa
nel segreto del mio corpo
senza veli, esplode
e si rivela:
respiri di luce
giochi di lapislazzuli
sulla coperta-mare
dove siedo, fruscii di seta
e maliziosi sorrisi.
Schiocchi di dita
e battito di mani,
orchestra in un crescendo
di note acute o gravi
mi percuotono i timpani.
Sono perla preziosa
che si cela con l’effimero
schermo di una maschera,
maternità negata che reclama
linfa vitale e teneri germogli.
Se la concupiscenza
di uno sguardo mi sfiora
ne resto lusingata, eppure
– tolta la maschera –
sarò soltanto io
ancora sola
con la mia fragile paura.
Olio su tela, cm 50x70
48 49
I rumori sottili della vita
Si consumano i giorni
Oggi è sparito ormai dalla mia camera
il profumo di latte, di sogni ricorrenti
ma resta l’orsacchiotto di peluche
a ricordarmi i giochi più innocenti.
Solo il ricordo lacera il pensiero,
giunge la sera e mi ritrovo sola.
La mia anima soffre, non dispera,
dolci progetti sfiorano la mente
ma pesano le molte delusioni
soffocando il respiro. Vorrei attorno
volti sorridenti, bimbi da accarezzare,
cuori aperti all’ascolto, ma sono sola,
isola in mezzo al mare
di una vita agitata dai marosi,
dalle sordide invidie, dai rancori,
dalla rincorsa ai soldi ed al successo.
Desidero una semplice esistenza
piena d’amore e sempre aperta al dono,
ricca di forti stimoli e interessi,
di cultura vastissima e profonda.
Si consumano i giorni nell’affanno,
di una ricerca che non ha mai fine.
Oggi il tramonto incendia la montagna,
divampa il fuoco, scende giù dal cielo
fino al mio letto dove mi è compagna
solo la solitudine di un giorno senza amore.
Olio su tela, cm 50x80
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I rumori sottili della vita
Sinfonie di ricordi
Io sento ancora il tuo respiro fioco,
aleggia nella stanza, nel silenzio
e subito diventa vorticoso
il giro delle valvole del cuore.
Se un giorno cesserà
di accelerare il ritmo dei pensieri,
ricercherò nel vento
un soffio più potente
per aprire una breccia
alla speranza.
Adesso passo il tempo ad ascoltare
sinfonie di ricordi
e calzo ancora le scarpe scaramantiche
di quell’ultima danza fatta insieme.
Queste pareti sono una prigione,
ma il letto che mi accoglie
mi dona sicurezza:
se infuria la tormenta,
vi trovo pace
e un poco di calore.
Olio su tela, cm 70x50
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I rumori sottili della vita
Barbara Sanseverino contessa di Sala
Barbara fui, detta Sanseverina,
contessa a Sala in tempi ormai lontani,
vinta da trame occulte concepite
ai danni dei Conti Sanvitale
che reggevano il feudo di Colorno.
Difficile per me trovare pace;
anche Bema, la dolce profetessa,
mi aveva rivelato dolorose visioni:
tanti fantasmi con le teste mozze.
Scendevano i miei capelli biondi
sul petto ancora turgido. Ero bella.
Mi avevano cantato anche i poeti
con dei versi divini. Tasso mi definì
“Donna per cui trionfa amore e regna”
e io amavo la vita ed i suoi doni.
Nel buio di una notte gravida d’incertezza
desiderai spuntasse il nuovo giorno
ma all’alba sopraggiunsero le guardie,
compresi che il partire era un addio.
Mi accolse una prigione, la Rocchetta,
sulla sponda sinistra del torrente,
pareti nude, umide, scrostate
e tutto mi parlava della fine:
giaciglio sfatto, muri sgretolati…
Io, davanti alla corte, tentai la mia difesa
con la grinta di sempre. Quando seppi
che anche figlio e marito mi accusavano,
sottoposti a terribili tormenti,
in me svanirono tutti i desideri
di vivere e lottare. Attesi per tre mesi.
Ripensando al passato,
mi sembra una leggenda.
Un giorno fui condotta in Piazza Grande
dove tentai un’ultima difesa.
Quando dal Duomo vennero i rintocchi
del mezzogiorno, pallida e stremata
misi il capo sul ceppo e la mannaia
del giustiziere mi calò sul collo.
Ebbi un sussulto. Per distaccare
completamente il capo
si usò la mannaietta.
Ora vado piangendo i dì trascorsi,
misera, nell’amar cose mortali,
senza levarmi in volo, avendo l’ali
per correre migliori, alti percorsi.
Olio su tela, cm 60x80
54 55
I rumori sottili della vita
Riprodurre e imitare Caravaggio
(canestro di frutta)
Ritengo che ci voglia un bel coraggio
a voler riprodurre un “Caravaggio”,
ma Annalisa le critiche non teme,
si affida all’estro, all’occhio attento,
alla sua mano esperta,
al gusto straordinario del colore.
Interpreta con arte il gran pittore
che più di ogni altro ama,
si getta a capofitto nel suo mondo
ne rivive visioni ed emozioni
con esiti di tipo surrealista
per questa scelta tanto interessante.
Ci dimostra così che l’esistenza
della vera bellezza
può stare in una mela o dentro un tralcio,
nell’uva, bianca o rossa non importa,
oppure in una zucca o in una pera
purché l’arte sia vera.
L’opera destinata al Borromeo,
il grande Cardinale Federico,
è di sapore biblico, allusiva,
va riferita al Cantico dei Cantici
e il cesto, ossia la Chiesa,
ha un suo messaggio,
sembra quasi cadere dalla mensola
ed è segno di offerta
da imitarsi soprattutto dal clero
che deve sempre darsi al mondo intero.
Olio su tela, cm 30x40
56 57
I rumori sottili della vita
(scudo con testa di Medusa)
La testa di Medusa
che il Merisi dipinse nello scudo
è davvero un richiamo alla prudenza
- così ci suggeriscono i serpenti
attorcigliati a incorniciarne il volto –
e l’urlo sprigionato dal terrore
si legge nello sguardo,
nel pallore del volto
nella bocca spalancata
nei rivoli di sangue sotto il mento
che scorrono sul bel vestito verde,
forse illusorio segno di speranza.
Olio su tela, cm 20x30
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I rumori sottili della vita
Cristo flagellato
Qui Caravaggio ha condensato il senso
di tragedia sospesa e senza tempo.
La fiera accettazione del dolore
si riconduce forse
alla condanna a morte
inflittagli in seguito alla rissa
in cui rimase ucciso Tomassoni.
Il pittore fuggì e trovò rifugio
ai piedi del Vesuvio. Si dedicò
a quest’opera in due tempi
e questo ci giustifica le aggiunte
dovute a circostanze non banali
bensì a motivazioni personali.
Io guardo solo al Cristo flagellato
uscito dalle mani di Annalisa,
al Suo volto segnato da dolore.
Lui, l’innocente, vittima,
schernito, irriso e infine condannato
che china il capo santo
coronato di spine
per dare all’uomo frutti di salvezza.
E il Dio lontano diventa il Dio vicino,
il Dio con noi che guida i nostri passi
sulle tracce lasciate dal Suo sangue
con un grande miracolo d’amore
e per ciascuno apre la strada al cielo,
ci aiuta a sopportare ogni dolore,
ogni condanna, ingiusta o motivata.
Olio su tela, cm 30x40
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I rumori sottili della vita
Pioggia di luce bianca
Il bel volto proteso
esprime dinamismo.
Colpito dalla luce
che viene da sinistra
e dà risalto ai morbidi
panneggi dei vestiti,
ci appare circonfuso
dalla Grazia celeste.
Se poi si pensa che, per Caravaggio,
la sua modella fu una prostituta
abbiamo la conferma più eclatante
di quel dono divino che tutto trasfigura.
L’aspetto di Maria, così sensuale,
con i floridi seni serrati dal corpetto,
si veste di bellezza dirompente.
Donna nella pienezza della maturità,
capace, nella sua delicatezza,
della più grande generosità,
è colei che ha iniziato
pronunciando il suo FIAT
la storia nuova dell’umanità
perché di lei s’innamorò l’Eterno
e nel cavo della sua breve dimora
colma dei colori del vento
cadde una pioggia di luce bianca
mentre pronunciava una parola sola,
tremante d’incertezza e di stupore.
Olio su tela, cm 30x40
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I rumori sottili della vita
Suonatore appassionato
Dalla profondità di questo sfondo buio
emerge il suonatore di liuto
e col suo sguardo dolce e malinconico
ci sta osservando e suona il suo strumento.
La bocca semiaperta lascia intendere
che, mentre suona, canta in solitudine
e l’espressione dolce e trasognata svela
l’amorosa malinconia del madrigale.
Il volto del suonatore appassionato
appare ambiguo nell’aspetto effeminato;
invita ai piaceri dell’amore
questo tenero androgino
con la rigida cassa del liuto.
Con le sue scure sopracciglia arcuate
e quel ricciolo in fronte
– quasi spicchio di luna civettuolo –
sostiene il suo strumento con dolcezza
e la sua mano languida accarezza
le corde; non si abbassa lo sguardo
che coinvolge e si fissa disarmante
verso lo spettatore attratto, suo malgrado,
dal sussurro invitante e ammaliatore
nel vagare perenne dell’amore.
Olio su tela, cm 35x50
64 65
I rumori sottili della vita
Conflittualità irrisolta
Sul fondo dell’armadio venature
di biondo legno seguono le pieghe
di quest’abito appeso alla stampella
che non si sa se sottoveste o pelle
intrisa di erotismo inquietante
nella morbida sinuosità del fianco
nelle mammelle turgide
nella centralità simmetrica
di invitanti capezzoli areolati.
Che sia la donna oggetto di piacere,
di desiderio occulto o palesato
sembra più che evidente
anche nell’incarnato
colore di quest’abito innocente
solo nell’apparenza.
Le scarpe, in primo piano,
di foggia femminile
sembrano scaturite dalle assurde
visioni possibili nel sogno
e sulla punta ostentano
non lucida tomaia, ma le dita.
Logica e fantasia si contrappongono
e si rovescia
l’assetto della mente razionale,
la fantasia prevale sul reale
ed il conflitto è senza soluzione.
Olio su tela, cm 80x60
66 67
I rumori sottili della vita
La famiglia
Fra tanti quadri è forse il più copiato
questa bella famiglia di De Chirico,
sagome impersonali che si accostano
immagini confuse di un tempo indefinito.
Il pittore ha sottratto i componenti
al logorio del tempo e li presenta
con i contorni di vita che si chiude
nel contesto concreto di ogni giorno.
L’uomo alle spalle esprime sicurezza
e protegge la casa e i suoi tesori.
Nel gesto che è abitudine di madre
conserva ancora il legno
la morbida dolcezza dell’affetto.
Il rosso esalta il senso dell’amore
cementato dall’unità d’intenti,
da attenzioni amorose e sacrifici
per la salda unità della famiglia.
Nella tela alle spalle si ripetono
tratti del quotidiano
a rinsaldare gesti e sentimenti
a ricordarci infine che noi tutti,
in fondo, siamo un po’ dei manichini.
Più che i tratti pittorici, io penso
che si dovrebbe ricopiarne il senso.
Olio su tela, cm 100x120
68 69
I rumori sottili della vita
Madre e figlia
Non lo definirei “falso d’autore”
quanto piuttosto un tuffo nel passato
– onirica visione in cui mi raffiguro –
questa fanciulla trepida che appoggia
il suo tenero volto sulla spalla
della giovane madre pensierosa.
Le sfumature seriche degli abiti cangianti
assumono risalto dalla luce
che proviene da destra
e si proietta sui volti e sulle mani
abbandonate in grembo.
C’è un filiale abbandono fiducioso
sul volto della dolce giovinetta,
tenerezza di un gesto delicato.
Emergono evidenti dal contatto
i tratti somiglianti:
taglio degli occhi, colore dei capelli
preziosità degli abiti di seta.
Ricco e sfarzoso sfondo per entrambe;
la bella sedia rinascimentale
di solido legno lavorato
e robusti braccioli
ci parla della loro vita agiata,
di tante sicurezze e sui volti si legge
la più profonda intesa.
Olio su tela, cm 60x80
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Annalisa Savi nasce a Parma il 23 febbraio 1958. Fin dai primi
anni di scuola emerge il suo carattere curioso e appassionato,
animato e sostenuto da maestri e professori. Già alle scuole
medie, che frequenta a Parma presso l’Istituto Comprensivo Parmigianino,
inizia a dipingere ad olio e, alla fine della terza, decide
di continuare gli studi nell’ambito in cui ha sempre avuto modo di
emergere: l’arte. Inizia a frequentare l’Istituto d’arte Paolo Toschi
iscrivendosi al corso di architettura, desiderosa di realizzarsi come
arredatrice d’interni. Qui si attiva con entusiasmo e dà il meglio di
sé soprattutto nelle materie più amate: plastica, disegno dal vero,
ritrattistica.
Con il tempo sviluppa una personalità sempre più ambiziosa,
intransigente sugli obiettivi da raggiungere, distinguendosi per l’estrema
originalità, sia nei gusti sia nelle realizzazioni scolastiche. Appena
dopo il secondo anno delle superiori, è costretta ad abbandonare
gli studi a malincuore, a causa degli altissimi costi che richiede
la sua formazione artistica.
Entra nel mondo del lavoro, dove però tenacia e ambizione
non l’abbandonano, nonostante non avesse coronato il sogno della
sua vita e nonostante coltivasse ancora nel cuore il desiderio di realizzarsi
come artista. Inizia a lavorare come operatrice presso Villa
Parma poi a “Emmaus” Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti,
inizialmente presso “Villa San Bernardo”; dopo numerosi attestati
ottenuti in seguito a corsi di formazione, la sua carriera subisce
un’ascesa: ottiene l’impiego di RAA. In seguito continua a lavorare
come responsabile presso “Villa Sant’Ilario” per diversi anni, fino al
trasferimento a “Villa Santa Clotilde”, dove lavora tuttora.
Il lavoro e la famiglia occupano a tempo pieno la sua vita, lasciandole
solo piccoli stralci di tempo per dedicarsi alla sua più
grande passione. Ma ogni occasione è buona per immergersi in peculiari
ambientazioni e colori vivaci, con cavalletti, pennelli e colori:
durante le ferie con la famiglia, durante i weekend, Annalisa non
perde mai l’occasione di esprimere a pieno le sue ispirazioni. Appassionata
e amante delle mostre, predilige l’arricchimento personale
nei musei dei suoi artisti preferiti: Ligabue, Renoir, Caravaggio, De
Chirico, Magritte, Dalì.
a
72 73
I rumori sottili della vita
Continua a coltivare il sogno di poter dedicare la sua intera vita
a dipingere per dare libero sfogo alla sua interiorità, che riesce ad
esprimere pienamente solo attraverso l’arte. Creare, rappresentare
ciò che sta intorno a lei, fa emergere la sua sensibilità e rivela un carattere
che si è formato non solo sulle gioie e sui traguardi raggiunti,
ma anche sulle avversità che ha dovuto affrontare nella vita, sulle
delusioni e sul malinconico rimpianto che domina la sua coscienza.
Ma la potenza delle emozioni che animano la sua personalità e che
emergono dai suoi lavori testimonia allo stesso tempo un ottimismo
e una speranza che Annalisa in realtà non ha mai abbandonato.
Oltre a persistere nella realizzazione di schizzi, disegni, rappresentazioni
paesaggistiche, s’interessa ad altre forme d’arte. Per anni
ha studiato il découpage adattandolo alla sua personale attitudine,
abbracciando nuove idee e sperimentando nuove tecniche e accorgimenti.
In particolare ne fa tesoro per inaugurare un’attività di svago
per gli anziani che, attraverso il découpage, possono esprimersi
facilmente, trattando e sfumando figure e riportandole poi con colla
su vari materiali. Con questa attività gli anziani possono sbizzarrirsi
ed entusiasti riescono a realizzare graziosi oggetti. Il ricavato, una
volta venduti, consente loro di integrare le spese per i loro soggiorni
marini.
In un secondo momento si apre la strada verso un nuovo e
originalissimo campo di interesse: la realizzazione di icone. Dimostrando
ancora una volta di sapersi mettere in gioco su qualsiasi
cosa, Annalisa affronta una corsa impetuosa verso l’arricchimento e
la soddisfazione personale.
L’entusiasmo e la fiducia che la guidano, la spingono a riflettere
seriamente sulla possibilità di ributtarsi sugli studi per ottenere il
diploma. La scelta non è facile: la famiglia e il lavoro sono importanti
motivi di dubbio. Il tempo libero è poco e i sacrifici non indifferenti,
ma è determinata a riuscire. Torna a frequentare l’Istituto d’arte,
mettendo da parte il suo iniziale percorso in architettura e iscrivendosi
invece al corso di decorazione. Riesce ad avere dunque la possibilità
di completare due anni in uno, raggiungendo in breve tempo
il quinto anno, dopo aver ottenuto il diploma di maestra d’arte.
Durante l’esperienza scolastica consegue notevoli risultati in
tutte le materie artistiche e segnalandosi anche per l’impegno e i risultati
che ottiene in molte altre materie di studio. Partecipa inoltre
a seminari di approfondimento sulla lavorazione della creta, corsi
aggiuntivi sullo studio dei nudi e dei ritratti ad olio, come quello tenutosi
presso l’atelier del Professor Beretti, durante il quale realizza
la riproduzione di una natura morta del Caravaggio.
Incontrando notevoli difficoltà a conciliare le sue scelte con il
lavoro, Annalisa si lascia scoraggiare dalla mancanza di tempo da
dedicare allo studio e decide, a metà dell’ultimo anno, di abbandonare.
Nonostante la scelta profondamente sofferta, non viene
meno la volontà di continuare a dipingere. Grazie al circolo di amicizie,
le vengono presto commissionati numerosi lavori, soprattutto
nudi, ritratti, che predilige in modo particolare, ma anche paesaggi
e riproduzioni delle opere di artisti famosi.
Per diversi anni, e fino ad oggi, si è cimentata in realizzazioni
di manufatti in ceramica Raku, grazie all’aiuto dell’amica e maestra
Silvana Ferrari, che le apre il mondo della lavorazione di questo particolare
materiale, diventato la sua seconda passione in assoluto.
CERAMICA RAKU
La ceramica Raku è un materiale estremamente delicato che,
una volta lavorato con forma e dimensioni desiderate, viene fatto
asciugare a temperatura ambiente. In seguito il manufatto così realizzato
deve essere sottoposto ad una cottura di sei ore a 1000°
in un apposito forno. Una volta raffreddato, viene dipinto con pigmenti
polverizzati e in seguito si deve procedere ad una seconda
cottura della durata di due ore a 940°. Una volta estratto dal forno,
il manufatto deve essere ricoperto di segatura che, prendendo immediatamente
fuoco al contatto, favorisce la formazione di fantastiche
venature.
Valentina Vecchi
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I rumori sottili della vita
Sublime beatitudine
Sogno di sirena
Emersione
Tocco sfuggente
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I rumori sottili della vita
Mistico calice




CERAMICA RAKU


CERAMICA RAKU

martedì 25 aprile 2017

N. PARDINI: PREFAZIONE A: "ECLISSI" DI EMMA MAZZUCA


Emma Mazzuca: Eclissi. BastogiLibri. Roma. 2017.
Pgg. 102. Euro 10,00

PREFAZIONE 
Forzature lessicali, dilatazioni sonore in un significante di simbolica metaforicità


Dentro una gabbia sull’asfalto
conto le ore delle mie giornate.
Ricolmo il mio tempo con parvenze stanche
discorrendo da sola o mi snaturo
in una fragile compagine fingendo
perché le turgide arterie del cielo
erano un infido passaggio che non mi appaga

e salvata in alto
una volta ancora esisto su una nuova vetta
che più in su si erge e che non muta. (Vetta).

Iniziare da questa poesia testuale significa andare da subito a fondo in uno dei temi focali che motiva il viaggio interiore della poetessa; un viaggio travagliato, difficile, e arduo attraverso un mare pieno di scogli e di burrasche  in cerca di un faro che illumini una meta. Aspirare ad una vetta alta, elevata, al di sopra delle micragne dell’essere  e dell’esistere è il fine della condizione umana; di un’umanità la cui zona d’azione è strettamente limitata ad un campo a misura terrena. E la Nostra sa ed è cosciente di tutte le ristrettezze del vivere, delle aporie del quotidiano; c’è in lei questo tentativo dell’azzardo, questa intenzione di aggrapparsi alla coda dell’Infinito. Anche se la sua ricerca parte da un’analisi spietata e plurima di se stessa, del suo modo di sentire e di pensare; scandaglia la sua interiorità, il suo problematico quanto mai misterioso ed epigrammatico mondo interiore. Ed è così che intraprende un percorso di natura psicologica complesso e polivalente, mettendo sul foglio la sua anima in tutte le sfaccettature esistenziali:

l’amore:

Cosciente mi immergo
in questo ruscello che s’infiuma
affinché la lancia della tua bocca mi raccolga
e mi ridoni vita consumandomi.

Il sentiero dell’amore è sempre aperto
… e non ha ritorno. (il sentiero dell’amore),

il tempo che implacabile fugge:

Infiniti prati fioriti e profumi
mi regalarono vallate non mie
pur se trascorso era il tempo per tenerli.

Adesso
me ne sto in una valle ombrosa
accanto ad un ruscello
ed osservo con che passo incontenibile
rabbuiando i fiori
il tempo passa. (Il tempo passa),

 la memoria che torna leggera a riportare a galla  nutrimenti di ameni sentieri:

L’impeto delle passioni
non aveva ancora sconvolto
il sangue delle mie vene.

Tutto era quiete raggiante
come un giorno acceso. (Rammento il mio tempo remoto).

l’illusione, la delusione:

Illusorie immagini l’anima germoglia
per vederne poi l’allontanarsi
in un oceano di sogno.

Siamo attorti alla vita da finissime vene
Come pavido mare che spesso s’abbuia… (Illusorie immagini).

il sogno:

(…)
Poteva anche espandersi il silenzio
un migrare gelido
nitido spazio in nitide tregue di ombre.
Egualmente cresce e riecheggia il vento
e risponde.

L’alba sul colle inclemente
era la causa dei sogni. (Se per un istante),

le aspirazioni, gli interrogativi e le questioni del fatto di esistere:

(…)
Taciturna una salsedine si ridesta
o effonde un reflusso.
Una notte lustra tiepida discende
e un vento gelido poi.
Se tediose cose desideri
la morte come morte negli occhi
ti è amica intensa ed affine.
Tempi diversi non puoi  invocare.

Come in antichi dittici
la vampa dell’ultimo gelo
la tua felicità disgiunge. (Come in antichi dittici).

 “La vita è l’arte dell’incontro” affermava il poeta brasiliano Vinicius De Morales “e vita e poesia sono la stessa cosa”. Vita e poesia, un binomio inscindibile che compattandosi dà luogo a vibrazioni di urgente resa poematica. E qui la Mazzuca affronta tutte quante le situazioni vitali che la tengono a terra, se ne imbeve, ne fa tante rampe per una scalata che la trasferiscano a cime di vertiginosa empatia espressiva con uno stile anche scabro, non sempre armonicamente fluente, ma ondulatorio, ora apodittico, ora ampio, ora ipermetrico per assecondare stati d’animo vari e articolati; ontologicamente complessi  di un pensiero che la Nostra vuole rinnovare in continuazione mai contenta di una quiete statica, di un riposo apparente, di una calma illusoria: è la sua schiettezza, la sua onestà intellettiva e emotiva a portarla ad una confessione diretta, ad una meditazione che raramente si fa filosoficamente fredda dacché nasce da una lievitazione spirituale riposata da tempo in un animo fecondo che nei momenti di maggior ispirazione sa tradursi in impatti di lirica valenza dove accessori di effetto contrattivo e estensivo cedono il passo ad endecasillabi di euritmica sonorità:

(…)
Un diafano profilo sono
un dolce senso scarno di parole
una precisa idea entro un punto fermo
nel suo vuoto.

Se si riaccendessero le fiamme…(Se si riaccendessero le fiamme). Il neretto dei due endecasillabi è mio.

Un tragitto emozionale che attraverso violenze sintattiche, forzature lessicali, dilatazioni sonore sa tradurre il significato in un significante vasto e di simbolica metaforicità. D’altronde tali accostamenti se usati in maniera appropriata sono utili ad ampliare  lo scarno messaggio linguistico; dacché si sente in poesia il bisogno di realizzare, in corpi verbali altri, gli impeti ascensionali; di andare oltre l’usuale cifra ordinaria del linguismo. E’ quando tali forzature si usano in maniera infruttuosa, così per apparire, o per essere nuovi ad ogni costo, che si va incontro a poemi di pietosa e misera lettura. E la Nostra fa un uso veramente naturale e concreto di tali accostamenti da rendere il suo verso nuovo, moderno, magari di non facile comprensione ictu oculi, ma proprio perché è semplicemente complessa la sua ricerca ed è votata ad un oltre che superi l’abituale dire mellifluo di facile caduta stilistica. Eclissi, il titolo della silloge, disteso in un percorso di tre sezioni: Come in antichi dittici, A nord del futuro, Post meridiem, che trovano convalida in poesie eponime.
Quindi ombre, penombre, oscuramenti, che tanto sanno di vita, di inquietudine, di inappagamenti di fronte a questioni senza risposte; di fronte a tutti quei perché dell’esistere di difficile soluzione. Ma le eclissi sono di brave durata e lasciano posto a spazi larghi, azzurri, di lucida visione; di rara Bellezza anche nella notte:

Questa notte
voglio avvolgermi
nella luce che verrà
per aprirmi come mitile
e scoprire la bellezza

la Bellezza

nelle deformi fattezze del barbone
nel triste sguardo dell’esule
rivolto verso la terra perduta
e nella solitudine delle strade deserte. (La Bellezza).

Là è la luce per Emma Mazzuca; fra la semplicità degli umili, fra le cose più umane. E’ da lì che parte per ampliare il suo sguardo verso mari di illimitati confini. E lo fa con energiche forze espressive dacché sono certi sobbalzi sinestetici a dare colore al canto; a trasferirlo  oltre la parola con invenzioni di bave di vento, o di luce rubata:

Un frenetico sole
scortica la membrana delle foglie
 come luce rubata alla pelle
oltre la scorza azzurra.

Non fidarti delle parole sobbalzate
del mio silenzio
nelle mani mi pesa il tuo grano
rivelato da una bava di vento. (L’anima non chiedere alla colomba).

Sole, foglie, scorza, grano, vento: non meno la natura sa offrire tutte le sue parvenze per venire incontro alle richieste dell’abbrivo ispirativo della Poetessa; al suo abbraccio cospirativo di valenza oggettivante. E anche se un sentimento di melanconica solitudine traspare dal sottofondo della silloge:

(…)
Riesco a stare da sola.
So stare da sola.

Scrivo al lume di te. (Intimità),

 e anche se l’aspettativa di un redde rationem sembra in certi canti apparire in veste liberatrice, quello che vince alla fine è l’amore che la Poetessa nutre per la sua giovane terra; per i suoi fiumi, monti, campi, che videro le sue origini:

Con te mia giovane terra
giovani campi
fiumi e monti
dove con te sono nata
piccola donna
con piccola vita

e sarà breve la mia terra  nuova
corte radici
con erba
che germogliano sotto un sole
che non mi appartiene. (Con la mia giovane terra),

dove la lontananza del sole e le corte radici mettono ancora in evidenza la coscienza di precarietà che Ella nutre per la vita.


Nazario Pardini