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mercoledì 22 giugno 2011

Nota sul libro di Mina Antonelli "La luce della luna", e sulla silloge di Paolo Sangiovanni "La grande attesa"

Nota
sul libro
La luce della luna
di
Mina Antonelli




Poesia fatta di versi liberi, brevi e incisivi, quella di Mina Antonelli, intrecciati in ricami di giochi metaforici volti a concretizzare stati d’animo in oggettivazioni naturali; canti di vita, storie di un vissuto, sensazioni proiettate nel futuro. E il percorso è descrittivo e intimistico; gli ambienti, i colori, le immagini come le case addormentate, l’antica fontana, le zattere di fumo, i cristalli di rugiada diventano tanti momenti di un’anima protesa ad indagare sul mondo e su se stessa. “Sul colle dell’alba / andavano canti di rugiada / e si arrossava la collina / nell’aria leggera del mattino”. “I vecchi seduti / intorno al fuoco / cantavano tramonti di luna / e mia madre ascoltava / racconti di cielo / nei silenzi della sera”. Quanti imperfetti in questa voglia di dare consistenza e continuità ai momenti fuggitivi della vita!
 “fuggono i venti nei cieli d’autunno / e nuvole randage / portano presagi di pioggia”. Quante incertezze in questa metafora dell’esistenza!  “Il vento ruba / stagioni dalle mani / che cercano carezze / di grano maturo”. E quanta malinconia in questi furti di stagioni!                                                         
              Ma anche se “il vento allontana / parole consumate / al fuoco del camino” c’è sempre “una carezza ad aprire d’azzurro il cielo” in Mina Antonelli.


           Nazario Pardini


Nota
sulla Silloge
"La grande attesa"
di
Paolo Sangiovanni   


Inconfondibile lo stilema classicamente endecasillabo con interpunzioni a centro verso, e inconfondibili le tematiche risultanti da uno scavo analitico-psicologico sul divenire della condizione umana, di Paolo Sangiovanni. Ed è vita la sua poesia, fatta di tanti momenti comuni e soggettivi che l’artista sa rendere oggettivi e universali per la sua capacità di introspezione. Il memoriale, raccontato con una visione spesso disincantata e senza eccessivo sentimentalismo, fatto di osservazioni e considerazioni oggettive più che di patologiche nostalgie, è sorretto da quel substrato di velata melanconia  o mancata felicità che alimentano la fluidità lirica dell’opera: “E vili siamo noi mentre cresciamo / e passiamo di moda. E nulla più / ci è perdonato come nel passato / inutilmente. E non siamo felici.”. L’anima del poeta è tutta qui, nella ricerca di oggetti o fenomeni che concretizzino il suo essere: uno spogliatoio, il quarto stato, la giovinezza, le conchiglie, la cicala, i graffiti. Grande virtù quella di Sangiovanni di riuscire a fare delle piccole cose grandi quadri poetici, che commuovono e coinvolgono artisticamente e umanamente. E tutto è una grande attesa, come lo è la vita: “Ma stai aspettando. Attenta. Come la / vecchia tigre sul punto di lasciare.”.

Nazario Pardini


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