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mercoledì 4 aprile 2012

Tre poesie di Fulvia Marconi


LE INSIDIE DELLA LUNA

Nell’ombra della valle che s’oscura,

m’abbraccia con il vespro della sera,

un cielo che chiudendosi mi schiaccia

con nuvole sfaldate e cirri sghembi.

Lunatica la luna va a specchiarsi

sul lago e poi seduce la ginestra

con le carezze tenui e ammaliatrici,

donandole l’odor di primavera.

I cremisi papaveri protesi,

al vispo luccicare delle stelle,

fiammeggiano sfidando con audacia

l’ultimo raggio che non sa morire.

Resto in disparte a ricercar me stessa,

vagliando con la mente la mia strada,

trascino ormai pesanti questi passi

tra ciottoli di giochi e delusioni.

E se per qualche giorno che ho cantato,

la vita in cambio lacrime mi ha chiesto,

curvando le mie spalle ed il mio capo

sotto il pressante strascico del tempo.

S’azzurra ora di nebbia questa valle

e tutto sembra diventar lontano;

come vorrei uscire dal silenzio

e urlare al vento quello che ho taciuto.

Ma passano le ore intransigenti

ed i minuti uccidono il vigore,

il peso della vita rende fiacca

la linfa che fluisce persistente.

Raccogliere una stella e illuminarmi

di forza nuova e nuova vigoria,

ma… dorme la ginestra ormai spossata

dalle maliarde insidie della luna.




IL SOGNO



Vo’ carezzando con le mani un sogno

e lo coltivo con smaniosi gesti,

poi d’ingannarmi in lui sento il bisogno

prima che la speranza in cuor s’arresti.



A un mazzolino d’illusioni agogno

che sbocci nel mio cuore e con me resti,

s’involano i pensieri ed io trasogno

per impedir che il tedio mi molesti.



E cullo il desiderio e lo vezzeggio,

come se fosse un bimbo appena nato,

lo coccolo, m’inebrio e lo corteggio



quasi travolto e di malia accecato.

Voi, certo, mi direte che folleggio

e che le mie chimere vi han stancato



ma non è ancora nato

chi mi potrà impedire nella vita

d’immaginar che ancor non sia…finita.





UN BACIO RACCOLTO NEL VENTO

Un bacio raccolto nel vento,
nel lieve torpor della sera,
è madido d’ansia e timore
e odora di fuoco e silenzio.
Quel bacio disperso nell’aria,
che solo il destino t’affida,
è lieve e ti sfiora veloce,
spaccando il tuo cuor per la vita.
Un bacio raccolto nel vento…
Un sogno sognato di notte…
La luna che scende e che giace,
con te, su quell’altro cuscino.
E spazza il ritiro e il recesso,
ti guida per boschi fatati,
ti copre di fiori e ghirlande…
epiforo di nostalgia.
Cammina con te… sul tuo cuore,
quel bacio trovato per caso;
ti scuote, t’ammalia e seduce,
ti perde e ritrova la via.
E mai si disperde per sempre,
quel bacio furtivo e inatteso,
ritorna alla mente e non molla,
t’assale feroce di notte.
È dolce e spietato e non teme
né veglia, né sonno o dolore…
è un cesto di viole e di more…
è un semplice ‘’bacio d’amore’’.


8 commenti:

  1. Ho letto or ora queste poesie della poetessa Fulvia Marconi. Mi è apparso subito evidente l'esperto uso di un endecasillabo a dare rotondità e scioltezza alla vesrificazione. Ma mi hanno convinto, soprattutto, questi brividi di smarrimento panico a cui l'autrice affida le sue note esistenziali.

    Prf Franco Petruzzelli

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  2. Ringrazio il Prof. Petruzzelli per il benevolo commento rivolto ai miei lavori.
    Invio i più cordiali saluti
    Fulvia Marconi

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  3. Una nota critica a Un bacio raccolto nel vento di Fulvia Marconi

    Una poeta, Fulvia Marconi, che conosco da un bel po' di tempo, e nella persona, solare, cortese, assolutamente propensa a profondi e sinceri legami di amicizia, e nell'arte della parola:arte inconfondibile della parola/immagine,della parola/suono che si concettualizza nella interpretazione di sogni che accarezzano il divenire della realtà. Il suo verseggiare, così eloquente e altrettanto elegante, così scorrevole e altrettanto piacevole, decisamente dotato di cotanta delicatezza, riesce a trasmettere con intensità il valore del vivere e ad abbracciare la coralità del pensiero. Un bacio raccolto nel vento è un componimento in strofe tetrastiche con versi perfettamente novenari, tendenti a rivelare il momento soggettivo e suggestivo della Nostra.Fulvia Marconi possiede una ineccepibile abilità nella descrizione del proprio vissuto, delle proprie emozioni attraverso immagini (''la luna che scende e che giace'', ''Cammina con te... sul tuo cuore, /quel bacio trovato per caso'', ''è un cesto di viole e di more...'') sovente molto ricche di fascino. I versi di Un bacio raccolto nel vento riescono a trasformare sentimenti e stati d'animo della Nostra in qualcosa di universalmente riferibile a ciascuno di noi e si sviluppano in un vortice di infinite sensazioni che finiscono col coinvolgere il lettore/fruitore, non lasciandolo mai da solo. Lirica intensa, profonda e immediata, capace di far volare il pensiero nel suo splendido mondo immaginifico ed affascinare il lettore, trasportandolo nel mondo dei sogni e, quindi, nel pianeta dei ricordi.Oggettivamente una poesia sana, 'pulita', con versi ricchi di immaginazione smaterializzata e,senz'altro, spiritualizzata e spiritualizzante; una poesia che lancia e lascia buoni messaggi: la bellezza della vita e della natura con i suoi colori, con il fascino della sua perfezione, dei suoi silenzi che sanno parlare all'uomo, attento osservatore e ascoltatore. Quel ''bacio...'' è il segno indelebile di quella memoria 'storica' che oggi ritorna nella poesia tra i più bei momenti in essa espressi, come ''un sogno sognato di notte'', ''ritorna alla mente e non molla'', ''t'assale feroce di notte...'', ''E' dolce e spietato...'', ''E' un semplice 'bacio d'amore'.Ogni parola di questo piccolo/grande poema si presenta come una miniera evocativa e una manifestazione esplicita dell'universo interiore della nostra Poeta, nella quale non è impossibile scorgere sempre una grande forza lirica, attraverso l'affiorare dei ricordi. Il meditare sul passato dei propri vissuti rappresenta per la Marconi uno sprone a visioni romantiche che la portano verso l'ammirazione del Bello e a mettere in rima il proprio pensiero ed elevazione e sublimazione della propria cultura poetica. Versi profumati di colori, di calore, di odori 'di fuoco e silenzio', di metafore intrise di momenti di nostalgia. La poesia di Fulvia Marconi, voce autenticamente lirica e viva nel profondo del suo Ego.

    Vallecrosia, 7 aprile 2012 ore 12,00 - (vigilia della Santa Pasqua
    Prof. Fracesco Mulè

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    1. Ringrazio l'amico Francesco che, ancora una volta, mi dimostra il suo affetto e simpatia
      Fulvia Marconi

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  4. Con tocchi lievi che sembrano fluire da un magico pennello di pittore, la poetessa descrive le malie della sera che s’avanza nella valle a portare la sua ombra. Nel cielo dove s’ammassano nuvole sfaldate e cirri sghembi, compare la luna, che si specchia in un laghetto e seduce la ginestra con tenui carezze odorose di primavera, mentre i rossi papaveri si protendono verso il luccichio delle stelle. Ma la poetessa sembra non godere di queste bellezze. Lei resta in disparte, come rinchiusa in un cupo dolore, a ricercare la sua strada che si è persa tra “ciottoli di giochi e delusioni”, perché la vita, soltanto per qualche gioia che le ha concesso, le ha chiesto, come ricompensa, amare lacrime, curvandola sotto il peso del tempo. Un riaccendersi improvviso di speranza: lei vorrebbe raccogliere una stella e con essa illuminarsi di nuovo vigore, ma è solo un’illusione, che si spegne nella ginestra spossata dalle fascinose insidie della luna.
    Un quadro, un idillio alla maniera leopardiana, dolce e sfumato di ombre e di tenui luci di luna e di stelle, in cui l’autrice dipinge il suo dolore esistenziale, forte eppur composto.
    Ne risulta una lirica connotata da profonda e sincera ispirazione, espressa in un versificare che, nel ritmo dell’endecasillabo sciolto, procede limpido e armonioso, in una naturale eleganza che ne rende accattivante la lettura: un’ulteriore prova che Fulvia Marconi ci dà di sé quale poetessa di gran classe.

    Notaresco, 10 aprile 2012
    Prof. Vittorio Verducci

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  5. Con tocchi lievi che sembrano fluire da un magico pennello di pittore, la poetessa descrive le malie della sera che s’avanza nella valle a portare la sua ombra. Nel cielo dove s’ammassano nuvole sfaldate e cirri sghembi, compare la luna, che si specchia in un laghetto e seduce la ginestra con tenui carezze odorose di primavera, mentre i rossi papaveri si protendono verso il luccichio delle stelle. Ma la poetessa sembra non godere di queste bellezze. Lei resta in disparte, come rinchiusa in un cupo dolore, a ricercare la sua strada che si è persa tra “ciottoli di giochi e delusioni”, perché la vita, soltanto per qualche gioia che le ha concesso, le ha chiesto, come ricompensa, amare lacrime, curvandola sotto il peso del tempo. Un riaccendersi improvviso di speranza: lei vorrebbe raccogliere una stella e con essa illuminarsi di nuovo vigore, ma è solo un’illusione, che si spegne nella ginestra spossata dalle fascinose insidie della luna.
    Un quadro, un idillio alla maniera leopardiana, dolce e sfumato di ombre e di tenui luci di luna e di stelle, in cui l’autrice dipinge il suo dolore esistenziale, forte eppur composto.
    Ne risulta una lirica connotata da profonda e sincera ispirazione, espressa in un versificare che, nel ritmo dell’endecasillabo sciolto, procede limpido e armonioso, in una naturale eleganza che ne rende accattivante la lettura: un’ulteriore prova che Fulvia Marconi ci dà di sé quale poetessa di gran classe.

    Notaresco, 10 aprile 2012
    Prof.Vittorio Verducci

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  6. Un bacio, nel vento della sera, madido d’ansia e di timore e odoroso di fuoco e silenzio. Quel bacio, raccolto nel vento, sognato di notte, che ha il profumo dei fiori e dei boschi, si diffonde lieve nell’aria e va a posarsi sul viso dell’amato furtivo e inatteso, dolce e spietato insieme: è un semplice bacio d’amore, ma, appunto per questo, ha la forza di imprimersi nel cuore col suggello del “per sempre”. È una poesia molto delicata e musicale nel ritmo dei novenari, costellata di belle immagini, in cui l’autrice opera una scelta di parole dalla forza evocativa straordinaria, atta a realizzare una perfetta fusione di forma e di contenuto: proprio quel che occorre per rendere la lirica un autentico gioiello. Un altro capolavoro, quindi, soffuso di atmosfere delicate e sognanti, che si aggiunge ad arricchire la vasta produzione poetica della brava Fulvia Marconi.

    Notaresco, 10 aprile 2012

    Prof. Vittorio Verducci

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  7. Ringrazio con affetto l'amico Vittorio Verducci per le meravigliose parole destinate ai miei lavori.
    Un calorosissimo grazie.
    Fulvia Marconi

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