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sabato 7 aprile 2012

Tre poesie di Maria Ebe Argenti

             Le cose semplici


  Era il profumo delle cose semplici,
del caffellatte caldo nella tazza,
del pane abbrustolito sulla stufa
a riscaldare l’aria dell’ambiente,
un’aria che sapeva di carezze
e di felicità fatta di niente.

C’erano le galline nel pollaio
e l’orto steso al sole lungo l’argine
ed io non seppi mai dove finiva
quel sentiero tracciato dal passaggio
di gente del paese o di chiunque
saltasse loro il ticchio di sorprendere
il mormorio del fiume che fuggiva,
fuggiva verso il mare;
non seppi mai la varietà dei fiori
che punteggiavano il trifoglio, soffice
sotto i piccoli passi di una bimba,
ma conobbi il gradevole profumo
sottile e persistente di quei fiori
quando, dalla finestra, una ventata
faceva entrare le odorose essenze
a voler dire, forse, che la vita
ama il profumo delle cose semplici,
che fanno meno amara l’esistenza
nel momento in cui deve armonizzare
con la complessità dell’universo,
a gloria di Colui che tutto move,
in una parte più e meno altrove.


                                                       Fascino di vita


  Un pomeriggio intenso ad osservare
artistiche vetrate contro luce.
La fragranza dei gigli era ristoro,
m’invogliava a percorrere i gradini
fino alla Madonnina tutta d’oro.
Splendevano, le guglie, sotto il sole
suscitando memorie di pioppeti
che assorbivano il canto degli uccelli
e ritagli di musiche lontane
mentre di bioccoli fioriva l’aria.

E’ là, nella pianura, il mio rimpianto
dove le spighe scherzano col vento,
dove, la notte, gridano gli assioli
diramando messaggi sibillini.
Fu calata una pietra sul passato
che non si può rimuovere;
ma se qualcuno spinge per entrare,
perché il cardine accenna un cigolio
che pare quasi un gemito?
E se mi coglie un attimo di gioia
che nella vanagloria del momento
vorrebbe forse esistere per sempre,
di nuovo il cigolio s’indispettisce
come una serratura che s’inceppi
o il premere da dentro di un ostacolo
che non mi faccia uscire.
                                        Fra le guglie,
del fantastico Duomo di Milano
è una delizia il sole che tramonta,
l’aria è dolcissima, par di sentire
il profumo dei gigli sull’altare
e, camminando, si ridesta il cuore
a ciò che ancora è fascino di vita.
  
                                                     Alla luna, che in acqua si specchiava

 
  Era il fiume che amavo e me n’andai
verso i palazzi di città in tumulto
mentre lui proseguiva la sua corsa
mormorando parole di mistero
alla luna, che in acqua si specchiava.

Anche le svelte rondini migravano
nel lungo inverno, gravido di neve
e, appena l’aria si faceva tiepida,
sfidavano l’impresa del ritorno.
Nello scaldavivande della stufa
la sera riponevo la mia bambola
e poi la riprendevo al mio risveglio
ed era calda, come fosse viva.
Ma la preziosità di una memoria
che il Tempo non sgualcisce
non dà risposte a certe mie domande
le cui vene hanno buchi d’amarezza
nascosti da silenzi insostenibili.
Non sono che una foglia ancora unita
all’albero svuotato d’ogni linfa,
strapazzata dal Tempo che rintuzza
l’orgoglio di volare e gettar semi
al vento, per far fiorire il cielo.
Le stelle che profumano di sogni
fanno brillare i fiori sugli steli,
ma la vita ci dà molto di più
dei profumi di viole e gelsomini.
Cosa riesce ancora a darle un senso
per farla rifiorire nella luce?

Se potessi vestirmi di ricordi,
quante carezze avrei sulla mia pelle.
Piove sui tetti e sulle cose mute;
mi manca da morire quella luna 
                                                      che si specchiava dentro il fiume in corsa.








Nota biografica:
Maria Ebe Argenti nasce a Milano, trascorre l’infanzia e l’adolescenza
nel piacentino ed ora vive a Varese, ai piedi del Sacro Monte,  con la
famiglia.  Da alcuni anni, si lascia travolgere dalla passione per la poesia
in metrica e pubblica: 2003,  Ebe D’Autunno,  Edizioni Marna, prefazione
di Silvio Raffo; 2004,  I Luminosi Accenti,  Edizioni del Leone, 
editoriale di Paolo Ruffilli; 2006,  Il Sogno Clandestino,  Edizioni del Leone, 
prefazione di Paolo   Ruffilli; 2012, C’era una volta il bozzolo,  Edizioni ETS, 
prefazione di Nazario Pardini: 2012, E se volasse libero il pensiero,
Genesi-Editrice, prefazione di Sandro Gros-Pietro.
Partecipando ai concorsi letterari, vince alcune decine di Primi Premi. 
Sue liriche sono declamate in emittenti radiofoniche. 
Il  29.10.2010  è stata insignita della “Laurea Apollinaris” per meriti poetici,
presso l’Università Bicocca di Milano.

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