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martedì 22 maggio 2012

Tre poesie di Arnaldo Baroffio


Nota biobibliografica

Ne allego tre di date diverse, in omaggio al trascorrere del tempo. Circa la bibliografia, in effetti dal piccolo inizio del passato mi è stata compagna dopo il pensionamento (anno 2000) .ECCOLA: Un romanzo per tre storie teogicamente comparabili : un amore strano, un Giuda Iscariota dottore del Sinedrio per investigare il Nazareno, una troupe cinematografica che sceneggia le due storie e sé stessa. 4 commedie, un romanzo giallo, una raccolta di racconti, un centinaio di poesie, qualche premio qua e là. Ho pubblicato anni fa il Giuda per includerlo negli inediti SIAE. Un libretto di poesie con un certo successo. Per il Giuda, ora revisionato e ridotto nelle pagine sto sperando in una pubblicazione. Purtroppo gli editori della categoria religiosa penso non osino trattare un testo dove affiora l'idea di una Ragione senza Fede che leggendo il versetto evangelico," se conosceste me, conoscerete il Padre" sia obbligata a scoprire il Dio del sotterfugio (Gesù, crocifisso) proprio perché si trova logicamente nell'impossibilità di conoscere il Creatore.
Busto Arsizio Arnaldo Baroffio viale Venezia 3/2




IN MEMORIA DI UNA BIMBA MORTA  (26 APRILE 1963, revisione 20 03 2009)


Che può fare a me il tuo ricordo


Bimba ch’eri esile e smunta?


Passavi un minuto breve di mattina

udii il tuo nome… per sorte ignara

sfuggiva il tempo tuo e s’affrettava

il giorno che non passasti più.  



Che può far ora a te il mio ricordo

di soler lo stupor di tristezza

degli occhi tuoi vagar quasi sorridente

nel tuo rallegrarsi col niente.

Come tua madre quando nel camminar

teneva la tua manina…



Non sentii la tua voce o forse un poco

Nuccia! Bastò a te per chieder tutto?



Ora da me, anche da me solo qualcosa.

Forse il pensier che la nuda ombra 

d’una morte piccolina,

china al tuo perdono,

ultima bambola del tuo breve giorno,

per non dar gelo al cuor e all’amor dei vivi

ti fai sollecita a coprir nell’infantil tuo gioco

di mammina. 



Se d’ogni ricordo s’asciuga il tempo,

se il nero scorrer rimane nelle vene, 

se affonda ogni vela di speranza

nel nulla d’un oceano in tempesta.

Il vero incrudelir del cuor non deve

dar eterna morte in ignoto cielo

senza stelle al tuo riviver illuso.



Pensiero sciocco di una poesia

che non asciuga il pianto,

eppure rivive nella rima l’arpeggio

delle scarpine del tuo passo

sulla pietra della tua lapide tombale.

.

Quando vaghi  da me

senza far ombra

nelle notti con la luna.    

                                                                        



 

POESIA, RIFLESSIONE e…(1992)  

(ovvero la Trinità che l’uomo ebbe e ha dopo la cacciata dall’Eden)

 

Se fra l’uovo e la gallina


il nato prima non fa tormento


di sapienza alla Ragione…


Il Dio creator dove e quando


l’orma sua nella mente impronta?


Il pensier suo si sotterfugia


concedendo poesia e riflessione


e nel celeste…l’immaginazione.


Una Trinità battente l’incanto e  l’ora


avanti fosse corporale il dove suo.


 


Così…


Adamo vive nella macchina del tempo,


la poesia è fuori…nel Genesi dell’Eden

moscerina nell’aria colorata da Dio.

Deposta sulla Terra, portata in braccio

a possedere albe sui mari e in cielo…

tramonti di fuoco a ritornar aurore.

Messaggeri diversi per incontrarsi insieme

all’unico portale sul nastro nero d’asfalto

fra i chiaroscuri di luce del sole nel bosco

a ricercar nel nulla l’astrazione vera.

La poesia non vede il diaframma


che separa,

non vede il parabrezza trasparente

dell’inganno,

spiaccica il suo volo invisibile

sulla morente sorte di Adamo.

C’è ora sul vetro una piccola

anzi piccolissima

macchietta gialla ov’era prima

una creatura alata.

Le sua ali nel volo formavano

una croce.



L’uomo lo sa e ha una compagna.

La riflessione!

Come Eva nuda dai capelli lunghi

nella macchina gli si siede accanto

a cedere affetti e  discendenze  

sorti dal cuore di quella prima

orma gialla in cui vive il dove

e il quando del misterioso amore

senza tempo.



Immaginando…per rimanere  eterni.



ARIA SULLA QUINTA CORDA(ricordo del passato ascoltando la musica sulla  quarta corda di Bach)     ( 2007)                              

Volevo in ogni sorte tanto amarti

così palesemente negli occhi

del mio guardarti

nei gesti, nella voce, nei secchi

di parole d’acqua viva sollevati

dal pozzo di Giacobbe nel deserto,

tanto da spaventarti

nel trasparire e nel tuo sentire

femminile

d’essere il mio sentimento inverosimile

l’esistere invisibile del Divino

o la certezza dettata dal destino

di tenero, passional, verbo d’amor,

i tre minuti di musica sognante

della danza araba di Chaikosky,

il tuo timore di vivere una favola

di Regina sul trono dell’Olimpo

o l’incubo oscuro del risveglio

di sguattera sdentata in cantina,

o meglio madre adorata alle mammelle

dal cuore di un bimbo senza male,

e percepire quel tutto dalla prima rosa

colta e ricevuta di sorpresa la mattina

odorando profumate gocce di rugiada

sui petali tremanti di piacere

pensando che siano le gelose lacrime

di Venere

vedendo gioiose le nostre carni ignude

nella stanza notturna d’un agosto afoso,

illuminato da fulmini tuonanti

nell’eco dei nostri nomi lussuriosi

gridati da anime immortali

nello stridor al vento di Tempesta.



Invece io non ci sono e tu non sei,

il telefono non squilla né oggi

né domani,

è musica vibrata sulla quinta corda

d’una viola immaginaria solitaria

accordata su scala di note inesistenti

un crescendo con un punto di chiusura

fissato all’ultima vocale di Tristezza

la prima A dell’Amore che pareva.


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