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lunedì 11 giugno 2012

Tre poesie di Franca Moraglio Giugurta



BIOGRAFIA

Nata ad Altare in provincia di Savona in una famiglia di artisti vetrai, Franca Moraglio Giugurta inizia a studiare pittura nell’infanzia ed a esporre le sue opere giovanissima.Ha tenuto personali e collettive nelle maggiori città italiane: Roma, Firenze, Venezia, Genova, Savona, Piacenza, Milano, Sassuolo, ecc... e all’estero:Parigi, SanPietroburgo, Francoforte, Washington D.C. , Los Angeles, Singapore, Hong Kong, Dubai, Tokio, New York, ecc...Numerosi sono stati i riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti.
Pluriaccademica : Tiberina, Micenei, i 500, Dioscuri, SanGiorgio, ecc…Le sue opere si trovano in collezioni in Italia e all’estero, in alcuni musei, uffici pubblici e religiosi. Sue notizie si possono trovare nei cataloghi d’arte italiani e stranieri come: Bolaffi, Who’s who International in Art, Quadrato, Elite, Mediapolis, Enciclopedia d'Arte Italiana, Arte Mondadori n°46, Comed, ecc…Hanno scritto di lei : La Stampa, Il secolo XIX, Libertà, Il Corriere di Roma, Il Resto del Carlino, Presse Francais,  ecc...
Come poetessa ha pubblicato: Dal diario di un’inquieta (ed. Helicon), Aurore in frali mondi (EdizioniUniversum), Un tormento d’immagini (EdizioniUniversum), Pelle di lupo (EdizioniUniversum), Planetaria (EdizioniUniversum), Affreschi (CarelloEditore) Il calamaio (Book Editore), Liberi in estinzione (EdizioniUniversum). Numerose sue poesie sono state premiate,  pubblicate in antologie e tradotte in lingue straniere: Aletti, Tigullio Bacherontius, Book editore, Carello Editore, Edizioni Universum, Oggifuturo, Ibiskos, Pagine, Helicon, Cronache italiane, ecc…Sue notizie in campo letterario si possono trovare in dizionari della storia della letteratura italiana: Dizionario degli autori italiani del secondo 900, Letteratura italiana del XXI secolo, Letteratura italiana contemporanea (profili letterari), Antologia della letteratura italiana del XX secolo, Solchi di scritture, Dizionario ragionato degli scrittori italiani del 900, Dizionario dei poeti,ecc..
Hanno scritto : Agnelli, Alemanno, Bagarotti, Baggetta, Barlocco, Battaglia, Benagiano, Bilò, Bonifazi, Borselli, Bronzi, Capasso, Campisi, Carrozzi, Castellani, Cherubini, Conenna,  Davidi, De Bono, De Gregori, De Gregorio, Delpino, Falossi, Ferraris,  Gambini, Guerrieri, Jurescia, La Rosa, Luti, Maragliano, Mattei, Mastrodonato, Mazzetti, Molignoni, Morichini, Nocentini, Pasolino, Pennone, Pierri, Puccini, Pumpo, Ramat, Riceputi, Scrignoli, Tarabugi, Tommasi, Tralli, Trivellini, Vallero, Vignolo, Viviani,ecc...





E' SEMPRE TEMPO DI PRIMULE


Ho dipinto il tempo,
ho creduto di fermare le stagioni,
catturando l'essenza del bello.
Ora sempre più s'allontana
la mia estate, mi accingo all'autunno,
avvolta in una nebbia nostalgica.

Fuori è tempo di primule e viole,
profumi di tanti ieri,
liberi frammenti musicali,
note di giovinezza senza tempo,
di quella che fu la mia stagione
di fiabe e fantasie.

Nel viottolo posati in disordine
da una frenetica premura,
un grembiulino nero, una cartella,
un paio di scarpette.
Nei prati un tenero germoglio
corre cantando la sua libertà,
poi si china a baciare la terra.




IN CERCA DI PACE


Sono tornata ferita,al mio angolo,
ai fianchi del Bormida.
Accovacciata su un sasso
medito tra fiori ed erbe novelle,
che gli occhi stupiti
vedono crescere all'istante,
mentre limpide acque primaverili
si rincorrono nel letto del fiume.

Dalla mia oasi vedo verdeggiare
le colline dalle quali
nasce l'arcobaleno;
è qui che attendo si quieti
la tempesta che è in me.
In questo quadro, di tenere melodie,
dove il pensiero rincorre
l'ispirazione e attende l'arcobaleno.




TI  TROVERO'  SOTTO LA LUNA AL DIRADARSI DELLA NEBBIA


Tappeto di foglie scroscianti, di gialli,
di ruggini e muffe, rosso sangue
su erbette smeraldo, trapunte di crochi.
M'inoltro nel bosco, da sola nel sole d'autunno.
Avanzo in salite odorose di terra,
non rido, non parlo con suoni,
è muto il linguaggio boschivo,
ma io lo comprendo da sempre.

Son foglia, son ramo, son erba,
son terra, radice, betulla che avanza
e la nebbia smarrisce; e' umida, densa
di antichi racconti, d'amore e di morte.
Son calmi gli umori dei greggi,
che sfilano lenti in lunghi cortei,
io fisso la luce, che fievole appare
al loro passaggio, lontano è il paese.

M' illudo, che un albero umano
mi tenda le braccia.
Il rumore è del tasso, che fugge la nebbia.
Chissà se mi cerchi? Dove mi cerchi?
Se è tanto semplice raggiungermi!
Vedo in un banco il paese ridente di luci,
è rossa la luna, protegge le mura, la casa,
che attende ch'io torni, al finir della nebbia.

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