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lunedì 1 ottobre 2012

Intervista a Miriam Luigia Binda di N. Pardini


Intervista
A
Miriam Luigia Binda
A CURA DI
NAZARIO PARDINI

                                                        
N. P.: Quali sono le occasioni della vita che più hanno inciso sulla sua produzione letteraria? quanto di autobiografico c’è nelle sue opere? lei pensa che ci sia differenza fra poesia lirica e poesia di impegno; o pensa che la poesia, essendo un’espressione diretta dell’anima, sia sempre lirica qualsiasi argomento tratti?

m.b - La mia produzione letteraria è un'occasione della vita e non il contrario perchè ogni momento del mio vissuto, diventa per me  espressione di molteplici occasioni. La poesia è sicuramente un'occasione importante  per ritrovare una forma di concentrazione veramente essenziale  che si rivolge anche agli altri per comunicare ma, da questo punto di vista,  non ritengo la poesia  un mezzo di comunicazione  per trasferire  agli altri - in una forma originale - un genere di informazione sul proprio stato culturale, lavorativo, sociale;   non  è  una specie di interruttore che accendiamo  e  disconnettiamo a nostro piacimento per fare un po'di luce sulle sensazioni, sulle nostre memorie o per dire semplicemente qualcosa che in quel momento ci impegna culturalmente. E' possibile utilizzare una tecnica poetica per fare cultura ma nella  poesia c'e' in gioco soprattutto la relazione con   la parte più intima ed inconscia  di noi stessi; quindi questa parola poetica diventa lirica per la sua potenzialità illimitata, a costo di non avere alcuna conferma con la realtà.    Anch'io come Lei ritengo quindi che la poesia è sempre lirica quando mantiene questa tensione estetica ma anche etica verso l'anima   in quanto " poesia è l'espressione diretta della nostra anima";  per anima intendo  l'energia che accentua la nostra distinzione con gli altri  e  questo genere di distinzione   non è comprensibile perchè ha il potere di   trasfigurare la realtà che ognuno di vive (occasionalmente).

N. P.: Quali sono le letture a cui di solito si dedica e quale il libro che più le ha suscitato interesse? e quindi predilige? perché?

m.b -  I libri che più  hanno suscitato interesse   li divido per periodi. Quand'ero piccola  il libro che più mi ha interessato  è stato Pinocchio e la fata turchina. 
Nell'età dell'adolescenza mi ha colpito il libro Cent'anni  di solitudine  di Garcia Marquez perchè mi catapultava in un universo  fantastico  ricco di colori, profumi e personaggi; grazie alla scrittura di Marquez  entravo nella saga familiare di Remedios nel piccolo paese di Macondo in Sud America ma, ero  ragazzina per cui l'immaginazione era più forte e potente di adesso.  C''erano le poesie di D'Annunzio e del decadentismo. Suscitavano in me  interesse per l'atmosfera evocativa dell'arte e della  Belle Epoque di Boldini, Schile, Klimt. il simbolismo di Redon; un  periodo stimolante e   di   buon gusto estetico. Un libro che ha suscitato il mio interesse da adulta,  un po' più avanti con gli anni è l'Ulisse di Joyce perchè non l'ho capito; è  un testo visionario  come un film pieno di riferimenti di vita quotidiana,  poetici e spunti filosofici. 

N. P.: Fino a che punto le letture di altri autori possono contaminare uno stile di uno scrittore? e se sì, in che modo?

m.b -  la contaminazione a mio parere è una lezione di stile;  leggere bene aiuta a parlare e scrivere bene;  inoltre la lettura di un libro  unisce la forma letteraria al gioco dell'immaginazione. Quest'ultimo aspetto aiuta  il nostro bisogno di concentrazione, aiuta anche il nostro pensiero. Quando si scrive sopratutto la poesia arriva dalla concentrazione profonda e la coscienza - almeno mi capita così - non sa spiegare "in chiaro" il senso di alcune espressioni  poetiche.

N. P.: Che cosa pensa della poesia innovatrice, quella che tenta sperimentalismi linguistici? quella che si contrappone e rifiuta  ogni ritorno al passato? o, per meglio intenderci, quella che si contrappone ad un uso costante dell’endecasillabo, o a misure dettate da una rigida metrica?

m.b -  La sperimentazione linguistica non è detto  rifiuti il passato anzi....talvolta ne esalta  la forma con la provocazione del contrario!  Esempio si possono dire cose attuali  utilizzando un linguaggio antico.  L'errore secondo me sta nel confondere la metrica con la poesia.  La  poesia ha a che fare con le forme ideali, dell'immaginazione e con  la struttura dei sentimenti (la nostra anima come ho detto anche all'inizio)   gli stili  linguistici - la metrica   invece è uno strumento;  nel tempo ha cambiato uso e  proprietà pratica.  Sono convinta  un artista serio (anche il più spregiudicato e  all'avanguardia) direbbe  che è fondamentale  studiare gli antichi ed è altrettanto importante  comprendere le regole dell'armonia e dello stile  poetico ma, non va dimenticato che  questi strumenti  linguistici e queste conoscenze dell'endecasillabo  - danno un tocco in più - rendono  più gradevole e dotta  la poesia senza comunque  pretendere di  sottometterla alla retorica od altre forme di speculazione concettuale anche di natura  economica.

N. P.: Cosa pensa dell’editoria italiana? di questa tendenza a partorire antologie frutto di selezioni di Case Editrici? di questi innumerevoli Premi Letterari disseminati per tutto il territorio nazionale?

n.b - ho letto molti articoli su questo argomento, apparsi su noti  quotidiani italiani; in effetti sono moltissimi i Premi Letterari  vigenti e tante proposte arrivano dalle Case Editrici che si impegnano a pubblicare i libri degli scrittori   (previo lauto compenso).  In effetti potrebbe sembrare una vera speculazione che mette in evidenza:   l'esigenza dell'editore di  guadagnare e dall'altro l'esigenza dell'artista di mettere  in mostra, costi quel che costi,  il suo nome sopra la copertina di un libro  che riporta il  logo  di importanti editori.
Per un vero critico d'arte e per un autentico letterato, questo aspetto non è affatto importante perchè evidenzia  soltanto   la messa in circolo di libri.
Questo aspetto non mi scandalizza e  spiego perchè:   se  vedo un libro  pubblicato da una famosa casa editrice che riporta il nome di un  noto politico o da un noto professore   o di un noto giornalista o di un noto cantante o di un noto sportivo - insomma se in una libreria vedo in vendita un libro pubblicato da un  personaggio popolare e famoso  reputo questo  libro meritevole di pubblicazione da parte dell'editore perchè la notorietà dell'autore garantisce le vendite?
Questo ragionamento subordina il contenuto del libro alla forma puramente commerciale - .  Sia l'autore famoso sia l'autore non famoso entrambi conoscono le regole del gioco e, se puntano alle vendita ognuno fa la propria puntata con i mezzi che ha a disposizione.
Semmai sono i fruitori che non devono farsi condizionare anzi, forse è più divertente scoprire  nuovi autori piuttosto che finire nella solita rete di autori noti e qualificati.
I Premi Letterari in effetti - ed in teoria - hanno il dovere   di fare valere il merito con un sano spirito filantropico.  Infatti alcuni premi danno anche riconoscimenti  che permettono di sostenere tutti i costi di pubblicazione per  un autore emergente è un fatto importante ; stimola la produzione di nuove opere. Giudicare con la dovuta autorità e competenza professionale non è comunque da tutti.

N. P.: Certamente sarà legata ad una sua opera in particolare. Ne parli, riferendosi più ai momenti d’ispirazione, ai tempi di scrittura, alla scelta lessicale, alla revisione, più che ai contenuti. Che pensa della funzione del memoriale in un’opera di un poeta? e alla funzione della realtà nei confronti di un’analisi interiore?

mb - Mi appartiene quest'analisi interiore che non pone legami ad un opera in particolare a volte ho anche giocato  con le parole ma, onestamente ogni mia poesia è un lavoro d'impegno che ha senso anche per la mia formazione estetica e  ricerca culturale.  Non  uso tante parole,  in genere parlo molto poco ma, con la poesia  ho conosciuto nuovi spazi di espressione.  Mi sono anche stupita di me stessa!

N. P.: Cosa pensa della nostra Letteratura Contemporanea? raffrontata magari con quelle straniere? e dei grandi Premi Letterari tipo il Campiello, il Rèpaci…?
e del rapporto fra poesia e società? fino a che punto l’interesse per la poesia può incidere su questo disorientamento morale (ammesso che lei veda questo disorientamento)? o pensa che ci voglia ben altro di fronte ad una carente cultura politica per questi problemi?

mb -  la cultura contemporanea  ha la caratteristica di incontrarsi con altre scienze, altre discipline e saperi. I suoi confini poetici e filosofici si estendono a nuove aree e settori. Al tempo stesso, ed è un fenomeno parallelo, il premio letterario anzi i premi letterari citati nella sua domanda,  giudicano l'arte anche con giudizi di merito  extra-artistici  in quanto "caso" di un dato autore. di un dato personaggio (il caso Saviano che  con il suo libro ha denunciato le mafie è caso sociale oltre che politico e letterario). Si generano così modelli di saperi  che si dissociano dalle forme tradizionali.   All'inizio ho detto che la poesia  appartiene all'anima dell'artista ma, la  poesia in rapporto con questi nuovi modelli  di sapere  si rivolge ad una complessità culturale  che non fa riferimento  ne all'artista ne al suo fruitore perchè appartiene alla trasformazione storica della società.  Un disorientamento  morale deriva secondo ma dal senso profondo dell'arte letteraria riposta nelle culture del passato  che oggi non ci sono più.  Un cambiamento epocale è dato anche dalle istallazioni  informatiche,  le piattaforme di Facebook,  le e-mail che trasferiscono, in due secondi, file di interi libri  questi nuovi  strumenti materiali   rappresentano  un modello di comunicazione che di fatto diventa anche un veicolo culturale in contrapposizione al vecchio stile intellettuale.  Non è un fatto fantascientifico  anche  accedere ad importanti  Biblioteche senza spostarsi da casa. Questo aspetto può scandalizzare e può preoccupare coloro che  giudicano privi di moralità i rapporti superficiali che si  spacciano come contatti culturali tramite web.   Credo  che un passo, vada fatto anche in questo senso  per cercare una possibilità di accordo  tra l'arte anche tradizionale e questa nuova epoca culturale.   Se non ricordo male  Paci sosteneva proprio questo ed esortava gli artisti a compiere  questi sforzi  per attraversare   le  nuove forme poste tra il passato ed il presente. L'artista quindi, come il Fanciullino  di Pascoli, non deve scoraggiarsi  perchè davanti a se,  in ogni epoca, trova  una via nuova che si origina dal passato e, su questa via  ci sono sempre infinite possibilità.  Ne sono convinta.

N. P.: Se potesse cambiare qualcosa nel mondo della poesia o dell’arte in generale, che cosa farebbe? se avesse questi poteri che cosa lascerebbe invariato e che, invece, muterebbe sostanzialmente?

mb -  Metterei in  evidenza sopratutto l'aspetto vitale che stimola l 'apprendimento, lo studio anche con una disciplina che mira all'invenzione.
Non è infatti escluso che un artista non sia  scienziato.  Anche gli scienziati hanno bisogno di un lampo  che arriva dal mondo delle idee.  Margherita  Hack  è  di questa opinione.
Sono  convinta, molte persone  hanno un bagaglio culturale ricchissimo ma preferiscono aspettare il calendario dei Maia per la fine dei tempi.  Non si sentono capiti e forse rinunciano al valore di una cultura che ha come base la riflessione storico-filosofica e religiosa intesa come legame tra popolazioni diverse.  Aiuterei queste persone a diventare più attive e protagoniste del loro ruolo di insegnante.   Non è possibile che un  professore rimanga pomposo  sulla sua cattedra di filosofia o di letteratura italiana  senza far capire il valore di questo genere di formazione agli altri .  E' come ammettere che il nostro  Primo Ministro  ha solo autorità, per salvare l'Italia dalla bancarotta,  per competenze tecnico-economiche senza pensare che  sia  anche un uomo in grado  di ragionare con saggezza e buon senso.  Darei  valore a questa capacità di riflessione con spirito di umiltà  senza dover per forza trattare con gli spocchiosi tuttologi  della parola  pieni di enfatici nozionismi che rivendicano una sicurezza di se - priva di personalità - ma d'effetto per  la demagogia  della persuasione.
Questo soprattutto cambierei   per fare silenzio e  dare  attenzione  al clamore che cerca di  vanificare   la formazione letteraria e filosofica - una formazione - di  fondamentale importanza  per il contatto con le altre discipline e soprattutto fondamentale per il lavoro ed il contatto  civile.




La sua intervista verrà pubblicata sul mio blog Alla volta di Leucade blog.

La ringrazio per la sua disponibilità.


Nazario Pardini                                                                                                        18/06/2012

1 commento:

  1. Queste riflessioni mettono in risalto anche un aspetto nuovo. Sono quindi d'accordo con Binda quando dice che l'arte del passato talvolta esce allo scoperto come contrasto o provocazione dell'arte tradizionale. Basta guardarsi intorno per capire che siamo di fronte ad una continua evoluzione e frammentazione di ogni ambito espressivo dal quale si estrae un materiale grezzo utile per nuove idee. Un artista, oggi come oggi ha moltissime difficoltà quando cerca di rinnovarsi e grazie ai frammenti del passato soprattutto se si tratta di materiale mitologico ritrova una richezza espresiva importante e sempre generatrice di cultura. Non si tratta di dire questo autore è vecchio e quest'autore è giovanissimo si tratta di una vera e propria ricerca che fa capo a questa frammentazione della forma antica che ritorna come materiale post-moderno. Forse nell'ambito della poesia è più difficile notare questo passaggio ma nelle arti visive o architettoniche è più evidente. Esempio, poco tempo fa, ero fuori Italia ed ho notato l'incontro di forme barocche con forme post moderne nel Gasometro della Coop Himmelblau di Vienna la cui filosofia del decostruttivismo è presente in altre opere imponenti, sparse per il mondo, che hanno ottenuto consensi favorevoli soprattutto tra i creativi emergenti (ex:Energy Roof) Di fronte a queste opere, molti artisti potrebbero pensare che la tradizione del passato è morta ma si sbagliano, come giustamente leggo da questa intervista, ogni nuova tendenza non spezza con il passato perchè ogni giudizio artistico, veramente fondato sullo studio e la ricerca ha bisogno delle nostre origini. Giorgio Bonomi

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