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mercoledì 10 ottobre 2012

N. Di Stefano Busà: "La Poesia cos'è?"


LA POESIA COS’E’? secondo me

 

di Ninnj Di Stefano Busà

Ci siamo chiesti sempre cos'è la Poesia, senza saperne dare una risposta certa. Così continueremo a interrogarci e a giustificare questo senso estetico che ci governa e ci domina definendolo il linguaggio più alto dell'uomo. La sensazione è quella di sostegno alle infinite carenze dell'umano destino, che pur nella caducità, nel limite del proprio orizzonte può intravedere una luce, anzi uno spiraglio in cui far volare alta l'anima vagabonda, sitibonda di fantasia e di sogni. La configurazione di ogni poetica è inconfutabile segno di pensiero, mostra la spiritualità dell'uomo fatto segno di svariete capacità intellettuali, con le quali si mette in confronto o parla agli altri simili attraverso il linguaggio diversificato della Poesia, in quanto Arte della parola, selezione di un linguaggio nobile e alato che riconduce al modello di una più marcata autonomia dell'individuo e dei suoi nobili ideali di spirito e d'intelletto. Faccio riferimento al diverso grado di interscambiabilità che fa parte della vera natura dell'uomo, che ha esigenza di un linguismo alto, per evincere il suo disperato anelito alla trascendenza, alla ricerca di una nobiltà d'animo e di intelletto. Le teorizzazioni che ne avvertono il distillato più profondo dell'essere, sono bisogni interiori che neutralizzano la disperazione e il limite irrisolto ed estremamente vanificante del suo status. La Poesia sta all'Arte come al Mito e come l'economia al versante finanziario, o la Pittura al tratto dell'Artista (con l'A maiuscola). Anche la Poesia, purtuttavia, interagisce e fa suo un sistema di vasi comunicanti all'interno dell'Arte: è parola che utilizza il meglio di sé per addivenire a strategie di pensiero che interrogano l'inconscio, il suo farsi territorio cogente di un piano alto di strutture umane che ad esso fanno capo. Infatti, non ci sembra che la filosofia, dalla quale l'Estetica si è staccata per sua precipua necessità, abbia fin'ora cessato di interrogare e interrogarsi sulle varie ragioni che hanno indotto la Poesia a manifestarsi come concetto -concezione vitalistica dell'intelletto-  . Come Ente indipendente e fascinoso nella complessità del progetto di sviluppo e del progresso dell'uomo il dire poetico corrisponde ad un linguismo purificato da scorie e, dunque, sublimato nella fattispecie storica come un concetto a se stante. Riteniamo che la Poesia richieda il massimo sforzo direttament e al poeta stesso e per induzione al lettore che ne è il fruitore. Gadamer ha posto l'accezione che il metodo della Letteratura consista nella sua interpretazione testuale, ma anche nel sistema interno ai rapporti che intercorrono tra poesia e Storia. La Storia è il risultato dell'intelletto, il suo fine ultimo, il suo reiterarsi ed evolversi da un progetto d'intelligenza e di progressiva interazione con la Vita e le condizioni esistenziali dell'individuo. Oggi i mezzi di comunicazione fanno del poeta un emarginato, perché la multimedialità telematica ha soppiantato la parola "del cuore", ma forse ignora o pretende d'ignorare le ragioni stesse delle sue esigenze intellettive e intellettuali. La scrittura poetica è ben lungi dall'essere assimilata dall'iconografismomoderno, dalla sua spinta propulsiva all'utile e non al valore in sé. L'invenzione, la fantasia, l'estro del poeta restano a testimoniare ilpostmodernismo della società  volto al suo nichilismo epocale. Sembra un paradosso ma, oggi i poeti sono statisticamente più numerossi che in passato, proprio per la funzione diffusiva di internet e della telematica. Il metalinguismo ch si instaura come simbolo di disinibizione del poeta è la  -vis - formale che non pone alcun veto alla creatività. Il potere creativo della fantasia è l'atto stesso della sua istanza scrittoria, il quale sembra appartenere interamente all'artista. Quando la Poesia tocca  - lo status di grazia- il pathos che ne consegue è selettiva espressione dell'emozione, che si va a configurare come visione utopica del mondo. L'arte non fa che aderirvi, essere l'archetipo, ma è pur sempre la vocazione a dare il segnale più importante. La Poesia riposa nell'inespresso, è sempre lontana da noi , perché fa parte del'immaginario e del sogno, pur se si configura come la trasfigurazione della logica comune. L'ispirazione in Poesia non ha ore fisse, né lavora a freddo come su un vecchio marmo da laboratorio, non è neppure  -repechage mnemonico - perché il verso non si tiene in memoria, svola con la stessa rapidità dell'aria, si spegne come lampadina con l'interrutore. E' tutto e niente delle proprie capacità, che temerariamente, vengono esposte e mostrate ad un pubblico più vasto. Non corrisponde quasi mai a tempi e luoghi prestabiliti. Possiede il massimo della sua libertà e autonomia. E' dono di elezione e basta. Borges dichiara: "vedo la fine e vedo l'inizio, ma non ciò che si trova nel mezzo. Questo mi viene rivelato gradualmente, quando l'estro o il caso sono proprizi". Ecco, dunque, il mistero che conduce per mano la poesia: un Ente intelletivo, una risorsa del pensiero cogente  che conduce l'intelletto all'azione creante. E' come se da un'archeologia antropologica andassimo a scoprire le tracce sbiadite di una stratificazione millenaria. ne ritroviamo i reperti storici che sono  disvelamento e scavo, scoperta di un processo intellettivo cui l'uomo è finalizzato. Ma non ne troveremo mai la spiegazione. Il poeta è guidato dalla passione, dall'estro, talvolta dalla duttilità, dalla versatilità della parola che sa divenire strumento, forma, contenuto di una ortodossia concettuale più vasta. In Poesia si procede a tentoni, a volte si avanza nel buio più fitto, solo qualche volta si "esce a riveder le stelle". Dice Valery: "solo il primo verso, in una poesia è donato dagli dèi", In ogni modo non è detto che sia possibile innescare il segnale metapoietico, e neppure sempre è possibile realizzare il capolavoro che cerchiamo.

 

1 commento:

  1. Sento di condividere queste idee della Busà intorno all’origine della Poesia. Sono teorie, a mio parere, non riconducibili ai filoni dominanti dell’attuale pensiero estetico che tenta di ingabbiare in vari modi l’inquietante mistero dell’Arte e del Mito. La Busà parla giustamente di “interrogazione dell’inconscio”, intesa come “anelito alla trascendenza”: non dunque in termini freudiani e neppure in termini di esaltazione mistico-romantica, bensì in termini di segreto e sereno dialogo dell’individuo con la coscienza universale. Dal che deriva che il territorio della poesia non è prettamente immanente, né prettamente trascendente, ma è il luogo in cui immanenza e trascendenza si incontrano e si scontrano, relazionandosi fra di loro. C’è un rapporto strettissimo fra Mito e Storia. Per quanto questa faccia del tutto per allontanarsi dal primo, è sempre a quelle fonti misteriose ed inspiegabili che deve tornare per potersi alimentare e riceverne spinte per ulteriori cammini. Può dimostrarlo paradossalmente il fatto – come giustamente Ninnj osserva e fa osservare – che l’emarginazione odierna del poeta e della poesia corrisponde ad un incremento vertiginoso degli adepti di questa straordinaria musa.
    Franco Campegiani

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