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giovedì 20 dicembre 2012

P. Nazario: Nota a "Qualcosa che vale" di L. Gasparroni


Nota

a

Luigi Gasparroni. Qualcosa che vale.

GISERVICE EDITORE. Teramo. 2005. Pp. 40

 

L’opera di Luigi Gasparroni trae il titolo da una poesia che contiene i principali motivi ispirativi della silloge. Qualcosa che vale è un prato che ondeggia e vive nel suo verde, è il canto divino degli uccelli, è l’acceso tramonto; “Qualcosa che vale / è questa inquieta ricerca del domani / che pur ci aiuta a vivere / e morire.”. La natura ha un grande ruolo nella poesia dell’autore, dove non assurge mai a semplice funzione elegiaco-descrittiva, ma tende con grande impatto umano e poetico a rivestire le vibrazioni dell’anima. Un panismo esistenziale quello di Gasparroni, dove ogni rappresentazione panica simboleggia in maniera allegorica una concretizzazione interiore. E l’oscura lunga notte, questo lento rinascere dal buio, l’incanto dell’alba, il respiro del mare, l’azzurro trasparente di settembre sono tante configurazioni naturali che supportano e rafforzano, rendendole visive, le sensazioni esistenziali di un poeta che chiede al Signore: “di camminare nei suoi cieli azzurri / per ammirare / le nascoste meraviglie / del creato.” La poesia del Nostro è chiara, arrivante e chiede all’uomo e alle sue vicissitudini di trasferirsi sul foglio, perché il mondo tutto possa gioire di un canto che ognuno sente suo. E’ qui la sua forza etica ed estetica. E’ nel messaggio di amore di un essere che ha lavorato amando per trarre dall’amore la gioia catartica di farsi umano. E se Gasparroni scrive che “Esser vivi è forse scordare / di esistere” è perché egli ne è cosciente.  E in questa sua identità trova la convinzione di dover  valorizzare quei tratti irripetibili del bello che ci troviamo davanti, in qualsiasi milieu. La vita è questa, in tutta la sua pluralità, ma pur sempre un battito di ciglio. E allora, il poeta approfitta di tutto ciò che cospira a rendere meraviglioso questo spazio ristretto di un soggiorno: “Riposa la terra/ nell’odore del mosto e dei frantoi/ e tra i muri antichi/ vivono ancora vecchie favole/ d’amore.”. 
E sono proprio le vecchie favole d’amore a fare della vita un trampolino di lancio verso l’azzurro per Gasparroni.

Nazario Pardini

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