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giovedì 9 gennaio 2014

F. CAMPEGIANI: "TERRA"


DA VER SACRUM


TERRA

Puntuale e copiosa, mia terra,
nell'ossequio sacrale elargisci
le tue mèssi a me contadino.
Ultimo della mia stirpe
e ultimo forse
dell'umana progenie,
invano cerco
di esserti umile figlio,
pur lacrimando sconfitto e indifeso.
Ombre deturpano
il tuo nobile seno,
ma so che d'amore piangendo
tu tornerai donna sublime.
Non avere pietà
di questo tuo traditore.
Morirò straziato
con tutti i miei simili,
a loro appartengo ed è loro
questo sangue di figlio degenere,
questo falso lamento contadino.
Luminosa dea, non avere pietà,
tu che azzurra in eterno vivrai.

Franco Campegiani

2 commenti:

  1. Un canto alla terra, divina e benigna, colta nella sacralità del momento produttivo, nel gesto materno e generoso dell'offerta. Il poeta, che sente su di sé il peso e le colpe di un'umanità irriconoscente e proterva, cerca di adattarsi alla condizione di "umile figlio", senza riuscirvi; sicché, piangendo il fallimento, sente di "dover" patire, per condivisione di genere, la nemesi dell'umana condizione, caricandosi di responsabilità che appartengono ad altri più che a sé stesso. La terra offesa ("ombre deturpano / il tuo nobile seno") tornerà alla sua bellezza, mentre l'umanità, per espressa invocazione del poeta, sprofonderà nell'estrema punizione.
    Un canto dolente e risentito, con forti connotazioni civili e morali.
    Pasquale Balestriere

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    1. Divina e benigna, si, caro Balestriere: condivido questi aggettivi che evidenziano la sacralità del creato, dove l'uomo è stato inserito, secondo il Genesi, in qualità di "custode", e non di "despota" come in realtà è diventato. Madre Terra ama i suoi figli d'un amore sviscerato, ma come ogni madre è pronta a dar loro, all'occorrenza, lezioni esemplari. La ringrazio per la condivisione e per la lettura davvero puntuale.
      Franco Campegiani

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