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giovedì 21 agosto 2014

CLAUDIO FIORENTINI: "RIFLESSIONI SUL TEMPO"


Claudio Fiorentini collaboratore di Lèucade


Una riflessione che tocca le corde dei grandi del passato. Dei filosofi greci, in primis Eraclito; dei lirici prepericlei, Saffo;  e per  scavalcare secoli, del Leopardi nei suoi unici ed eterni pensieri sul valore della felicità. Motivo ripreso negli idilli (Il sabato del villaggio…) per cui la gioia è nell’attesa (quindi irreale e fasulla) dove il tempo è ingannevole, con una differenza: mentre per il recanatese la gioia non esiste, per te l’esplosione di essa arriva col raggiungimento dello scopo e l’espletamento, come ben chiarisci con l’esempio dell’atto sessuale. Ma per tornare all’antichità: Omero, nel canto di Femio, Orazio nelle satire, e Virgilio nelle egloghe e nell’Eneide (Didone) non fanno altro che affermare l’unicità del canto e la singolarità dell’espressione poetica. Il tempo ha valore individuale: è legato alla nostra sensibilità, alle nostre circostanze, ai nostri intendimenti di vita; insomma si fa poesia, unicità, singolarità artistica se il tutto trova equilibrio nella  voce (forma per il De Sanctis) del verbo. D’altronde la vita è breve come già affermavano i latini(dum loquimur fugerit invida aetas) ma la memoria è poesia, è recupero, è volontà di prolungamento o rifugio nel nostro esistere. Nello stesso Luzi leggiamo che la vita vera  non è quella che viviamo attimo per attimo, ma quella che ricordiamo; perché quella è rimasta, e non è stata trafugata dalla voracità dell’oblio. Quindi degna di essere storicizzata. Il tuo è uno scritto storico-filosofico-letterario. Ha tanto di poesia e spinge a riflessioni e meditazioni di estrema plurivocità. Un vero canovaccio per un saggio di grande valore personale: “ Il mito dell’eterno ritorno, la rievocazione del caos primordiale, il tempo zero, l’inizio di tutto è racchiuso in un attimo in cui non esiste il tempo. La vita è un alternarsi di tempo (attesa) e non tempo (fine dell’attesa), e se la durata cronologica degli istanti è identica per tutti, non lo è l’intensità della nostra percezione che fluttua e varia in modo diverso per ciascuno di noi, dipendendo anche dalla nostra predisposizione, dall’umore, dallo stato di salute, dalle preoccupazioni… rendendo il nostro vivere unico e irripetibile, un vivere che solo noi potremo percepire per quello che è: privatamente e straordinariamente nostro"

Nazario Pardini


Il tempo non ha un valore assoluto, ma è una semplice percezione e, come tale, è personale. Scorre, in qualche modo, non sappiamo dire come, sappiamo solo sentirlo passare (a volte neanche tanto), e lo incaselliamo negli orologi senza sapere che i minuti non sono mai veramente uguali.Il tempo di una vita è composto da attimi preziosi, irripetibili e unici. Ma quando ci accingiamo a ricordarli, quegli attimi, ci rendiamo conto che sono pochi e che hanno avuto durata minima rispetto agli anni che li circondano.Il tempo passa in fretta quando succede qualcosa di bello e sembra durare in eterno quando non succede nulla o, peggio, quando attendiamo qualcosa.
Una volta passato lo possiamo ricordare, ma non tutto, perché riusciamo a ricordare solo piccoli flash, momenti di coscienza perché per il resto, forse, la nostra coscienza impigrita è stata presa dall'attesa di qualcosa. Per questo direi che il tempo della vita potrebbe essere paragonato ad un elastico: l’attesa è prendere l’elastico e tenderlo lentamente, osservarlo teso e poi, finita l’attesa si lascia l’elastico e in un attimo riprende la sua forma originale. L’attimo atteso è quello: non dura nulla ma ha un’energia incontenibile, mentre l’attesa dura molto ed è carica di potenziale inespresso, che ancora non scatta…Mi viene da pensare (e in qualche poesia l’ho anche scritto) che vi è molta più vita nel tempo dell’attesa che nell’attimo atteso, già, perché durante l’attesa vediamo passare ogni attimo, contiamo ogni istante e lo vediamo gocciolare lentamente come un rubinetto che perde o come una stalagtite viva. Poi, finita l’attesa non sentiamo il tempo passare e nel colmo della gioia siamo felici, perché quell’attimo atteso è senza tempo.La nostra sessualità, meglio di qualsiasi altro esempio che si possa citare, ce lo insegna: più si tende l’elastico dei preliminari e maggiore sarà il godimento dell’orgasmo, dove il tempo si annula… e dopo l'attimo senza tempo stanchi si riposa nell’attesa di rinascere. Il mito dell’eterno ritorno, la rievocazione del caos primordiale, il tempo zero, l’inizio di tutto è racchiuso in un attimo in cui non esiste il tempo. La vita è un alternarsi di tempo (attesa) e non tempo (fine dell’attesa), e se la durata cronologica degli istanti è identica per tutti, non lo è l’intensità della nostra percezione che fluttua e varia in modo diverso per ciascuno di noi, dipendendo anche dalla nostra predisposizione, dall’umore, dallo stato di salute, dalle preoccupazioni… rendendo il nostro vivere unico e irripetibile, un vivere che solo noi potremo percepire per quello che è: privatamente e straordinariamente nostro.


Claudio Fiorentini

4 commenti:

  1. Una riflessione davvero elegante ed avvincente che riafferma l' importanza del viaggio oltre che della meta , e ... più in grande ... forse l' importanza della vita stessa che è il viaggio.
    Ciao Claudio

    Matteo

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  2. La vita e il tempo... analisi filosofica di grande profondità. Quanto tempo trascorre senza senso o senza che gli venga attribuito il senso che merita? A mio umile avviso esiste un momento che quasi per tutti segna lo spartiacque, ovvero consente di cominciare a comprendere il senso del tempo. Della felicità che è segnata da infiniti piccoli momenti, talvolta difficili, ma proprio perché difficili indimenticabili; dell'amore, che non può essere sentimento inflazionato, ma deve avere il suo peso, la consistenza di qualcosa che merita tempo, dono, percezione totale. Quando cominciamo a comprendere l'importanza del tempo lo rincorriamo affamati come cani ... Sappiamo che è il cibo di cui dobbiamo nutrirci. E il pensiero si coniuga con il tempo, forse, quando si raggiunge l'equilibrio giusto per vivere e non 'lasciarsi vivere'.... Maria Rizzi

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  3. Il Presente esiste? Si direbbe di no, se nel momento in cui lo nomino è già scivolato nel Passato. Nel fluire inesorabile del tempo, non sembra esserci spazio per il Presente. Noi parliamo di "tempi attuali", è vero, ma l'Attualità non è che un ritaglio arbitrario nello scorrere del tempo, un comodo "fermo immagine", del tutto abusivo, nell'incessante movimento diacronico del divenire. Il Presente è un'altra cosa: è quel "Non-tempo" di cui parla Claudio Fiorentini, che si trova fra le pieghe del Tempo e che all'improvviso scioglie le parentesi, interrompendo quel lineare processo che chiamiamo "Durata", il quale viene dal Passato e corre verso il Futuro. In tal modo il Tempo si rinnova, rivelando che la sua vera e interna legge è ciclica anziché lineare.
    Conosco e frequento Claudio da qualche anno, così mi sembra di poter dire, con discreta e ragionevole certezza, che la sua visione del mondo sia focalizzata su quell'attimo fuggente (ma non per questo chimerico) che esprime in modi unici e irripetibili la continua e sorprendente novità della vita. Non a caso, immagino, egli ha intitolato "L'incauta magia del mentre" un suo noto testo poetico (Kairos editore), dove il "mentre" sta esattamente ad esprimere quel "Non-tempo" di cui stiamo parlando, quella parentesi ritagliata nello scorrere del Tempo, del fluire del Passato verso il Futuro. Il "mentre" è per l'appunto il Presente (eterno) che fa irruzione nel Tempo per scuoterlo dal suo torpore. Dice Fiorentini: "Il mito dell'eterno ritorno, la rievocazione del caos primordiale, il tempo zero, l'inizio di tutto è racchiuso in un attimo in cui non esiste il tempo".
    Ed è la rigenerazione del Tempo, l'avvio di tempi nuovi, la nascita di un nuovo mito, la rivelazione di un inedito senso della vita. In quei momenti di grazia l'uomo ha la percezione di essere finalmente vivo, e non più di "lasciarsi vivere", come giustamente dice Maria Rizzi. O meglio di lasciarsi morire, "divorare dalla voracità dell'oblio", come scrive Nazario Pardini. In quei momenti di pausa riflessiva, si fa il vuoto mentale e ci si rigenera, si fa un nuovo pieno di energia creativa. Senza il Non-tempo (che a mio avviso è l'eterno Presente da cui tutto viene e verso cui tutto va) noi non riusciremmo a sentirci vivi e ci troveremmo catapultati nella morte del Tempo, nella disperazione di un viaggio senza senso. Ha ragione Matteo a ricordare "l'importanza del viaggio oltre che della meta", con l'aggiunta da parte mia che un viaggio senza meta è accettabile, ma un viaggio senza senso (cognitivo) no.
    Franco Campegiani

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  4. Leggendo Claudio Fiorentini (… “c’è molta più vita nel tempo dell’attesa che nell’attimo atteso”…) e Nazario Pardini (… “la vita è un alternarsi di tempo –attesa e non tempo - fine dell’attesa- …”), mi torna in mente il titolo di un melologo organizzato anni addietro: ‘Natale è… il tempo di aspettare che accada’.
    Il Tempo dell’Avvento è il tempo propizio ‘per fare spazio a Cristo’ e al suo mistero.
    In senso laico il Tempo dell’Avvento è il tempo propizio per ‘abitare l’intermezzo’, così come lo esprime Michel Onfray nel suo ‘Filosofia del viaggio’.
    Difatti se consideriamo una linea retta vedremo che essa è costituita da un punto A e un punto B, tra loro distanti uno spazio AB. Questo spazio è il tempo dell’attesa e come tutti gli spazi può essere percorso.
    Il tempo dell’attesa può pertanto essere ritenuto un viaggio, interiore o non, verticale e/o orizzontale verso un compimento, l’attesa appunto, che una volta raggiunto, sublima l’attesa e al contempo la svuota di senso. Bene fa Claudio Fiorentini a ricorrere all’esempio dell’atto sessuale: se infatti l’orgasmo non fosse il compimento dell’atto sessuale, quest’ultimo si trasformerebbe come nel gruppo marmoreo cantato da Pardini: “Eterna meraviglia, bella immagine che il tempo non consuma… Tutto fermo. E tutto nel mistero inultimato. Eterno desiderio inattuato. Rimasti là sospesi, eternamente statici.”
    Il tempo dell’attesa invece trova un compimento proprio nella sua realizzazione affinchè possa cedere il passo ad un nuovo inizio, ad un nuovo rapporto sessuale, ad un altro tempo dell’attesa, ad un altro viaggio: “perché gli uomini invece di starsene fermi, sono continuamente in viaggio?” si chiedeva Bruce Chatwin. Certamente perché la sedentarietà irrigidisce le membra e i neuroni e svuota di senso la nostra vita tanto che Franco Campegiani arriva a dire con giustezza che “un viaggio senza meta è accettabile, ma un viaggio senza senso (cognitivo) no”.
    Il tempo dell’attesa trasforma di fatto il Tempo in un susseguirsi di attese e di viaggi che finiscono per annullare il futuro che continua ad esistere solo come categoria mentale poiché il compimento dell’attesa lo annulla ma il tempo dell’attesa lo proietta prepotentemente e trasforma nel presente.
    Il Tempo dell’attesa, il ‘tempo di aspettare che accada’, il ‘tempo di abitare l’intermezzo’, se non viene offeso dall’ansia del tempo cronologico, diventa allora l’occasione per riempirlo di significazioni e di senso. Diventiamo ‘viandanti del nostro tempo’, del nostro e di nessun altro: il Tempo ‘diventa privatamente e straordinariamente nostro’, pienamente posseduto da chi lo vive.
    Eppure destinato a finire per fare strada ad un nuovo tempo: cerchiamo infatti di mettere ordine, di contenere, di categorizzare l’intorno a noi, per sfuggire al Caos e quindi all’imprevedibile. Ma il tempo fisico, che sempre scorre tutto ignorando, riprende la sua marcia interrotta solo nella nostra concezione categoriale, riconsegnando continuamente e perennemente le nostre vite al Caos, che“ irrompe” intorno a noi a ristabilire la tempesta, il disordine. E noi cercheremo di contenerlo con un nuovo rapporto sessuale o con un nuovo inizio, consegnandoci infine ad un nuovo tempo dell’attesa e ad un nuovo orgasmo-compimento, poi ancora e poi ancora, fino a quando il Caos non si neutralizzerà, di volta in volta, nel raggiungimento di un nuovo equilibrio.
    Questo è quanto stabilito dal II principio della termodinamica che teorizza un tempo indifferente e lineare nel quale c’è una lotta eterna tra l’ordine e il disordine, tra il trasferimento di energia da un corpo all’altro fino al raggiungimento dell’equilibrio: fenomeno in essere da sempre che permette l’evoluzione del pensiero, dell’uomo e dell’universo e che qualora si dovesse interrompere per il raggiungimento definitivo dell’equilibrio, porterebbe forse alla fine del tutto.

    Umberto Messia

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