Pagine

venerdì 13 febbraio 2015

SANDRO ANGELUCCI SU "LE ALI DELLA NOTTE" DI SONIA GIOVANNETTI


Sandro Angelucci collaboratore di Lèucade
SULLE ALI DELLA NOTTE:
OLTRE, BEN OLTRE L’INCANTESIMO


Sonia Gioivannetti


Sonia Giovannetti: Le ali della notte
Appunti di una settimana
Armando Curcio Editore. Roma. 2014


“Oh, quante volte ho pensato di trovarmi qui. È bastato addormentarmi [. . .] sono in tutto ciò che ho sempre desiderato. A iniziare dal luogo. Mi trovo in una casa davanti al mare. Si capisce che è primavera [. . .] sono fiorite le margherite, nate in tante, quasi per dispetto, sul cornicione incatramato del palazzo di fronte [. . .] si aprono al sole, irretite nell’ancestrale regola della fine e dell’inizio [. . .] Nemmeno guardo più il cemento che le ha generate e, generandole, ha decretato la propria sconfitta. . .”.
È così che il sogno comincia, e Sonia sale sulle ali della notte per scrutarsi dall’alto, per avere una visione panoramica della (propria) esistenza: una sorta di “sospensione” – come meglio non può essere definita – in cui, similmente al mare, si cerca di sollevare qualcosa che va a fondo perché gravato di una zavorra, del peso di un macigno, legato all’anima, che – a forza – trascina in basso, fa colare a picco la libertà.
Ma, sia chiaro fin da subito: non si tratta di trovare una felicità fittizia; la levità non consiste nel semplice opporsi all’inabissamento (ci sono fondali che meritano di essere vissuti ed ammirati), bensì in un altro genere di leggerezza: “. . . Quella che fa volare gli uccelli e non quella delle piume – scrive l’autrice – perennemente in balia del vento di chi vive solo per esistere.”.
Ecco: è questo pensiero che compendia e, come un raccoglitore, custodisce e conserva gli appunti di una settimana diversa, rapita nel sonno alla fuga del tempo e consegnata all’era immortale dello spirito, scandita soltanto dai lenti e profondi respiri dell’anima.
Al pari delle poche ore concesse al ballo di Cenerentola, durerà da domenica a domenica l’incantesimo; con una sostanziale differenza, però, che rende meno – meglio: per nulla – favolistico l’avvenimento: qui il principe azzurro non è la proiezione di un sogno ma il sogno stesso. Voglio dire che le pagine bianche del diario della vita si riabilitano con un inchiostro rosso-sangue che rappresenta e simboleggia l’autenticità del vivere.
Certo, anche la protagonista della nota fiaba popolare cerca un’evasione ma la sua è una fuga illusoria nonostante – anzi, proprio per quello – il lieto fine della storia. Qui no, qui la Giovannetti è informata e, soprattutto, consapevole del fatto che poteva non accettare l’accordo propostole da Morfeo, ma non lo respinge perché sa che l’unica scarpetta di cristallo, di cui dispone, è il suo amore incondizionato per la scrittura, per quella donna che, trascorsi sette giorni, dovrà comunque abbandonare quella casa davanti al mare fragrante di salsedine e di libertà.
La realtà – si dice – supera a volte la fantasia; e mai, come attestano questi racconti, affermazione sembrerebbe più rispondente. Non toglierò – per ovvie ragioni – il piacere della scoperta al lettore ma non posso esimermi dal segnalare che non si troverà giorno (il testo risulta così conformato) che non contenga in nuce questa verità.
Dal Sorso di vita (Lunedì) che regala una vendemmia che è, al contempo, memoria e futuro, all’attesa del saluto del tramonto (Martedì) per continuare a vedersi accanto quella donna che le ha permesso di nascere una seconda volta, che le ha insegnato l’importanza della lentezza: “. . .Oggi leggo lentamente (mangio, nuoto, faccio all’amore) lentamente [. . .] E così mi sembra di vedere ogni cosa per la prima volta. . .”.
Dal bizzarro frainteso, anch’esso veritiero, de Le stelle ci ascoltano (Mercoledì), dove tutto diventa possibile: “dimenticare l’universo” e perdere, per un equivoco, l’universo dell’amore, all’incontro con Lei (Giovedì), con la poesia in carne ed ossa, sebbene intrattenibile, “né troppo vicin(a) né troppo lontan(a)”.
Da I cercatori (Venerdì) e non dai bamboccioni, come – scaricandosi la coscienza – sono stati definiti i ragazzi di oggi, alla ricerca, appunto, sempre e comunque della vita e, quindi, del futuro, alla straripante saggezza e lealtà, alla lezione di quella Voce dal mare (Sabato), l’eco della quale continua a vibrarmi nel cuore e che non voglio minimamente inquinare con l’uso di altre parole.
E arriva la fatidica domenica (“Proprio quando si riesce / a scorgere un lampo di luce / nel buio dell’insipienza / è già tempo d’andarsene”): è la fine? Niente affatto, è l’inizio della veglia, “come se / dopo il giorno / non possa esserci il buio”.
Solo così, ad occhi aperti, “costi quel che costi”, si e ci protegge la vita.


Sandro Angelucci


  

Sonia Giovannetti. Le ali della notte. Armando Curcio Editore. Roma. 2014. Pp.160. € 9,90

6 commenti:

  1. Ho avuto la fortuna e il piacere di leggere questo libro di Sonia Giovannetti e, sinceramente, mi sono ritrovato a pieno nell'analisi puntuale e profonda che Sandro Angelucci ha stilato. Una vera foto dell'anima della Scrittrice, del suo volo, della sua ascensione, del suo essere mortale con la coscienza piena della spiritualità nell'esserlo; ed ho apprezzato in particolare questo momento che Angelucci mette in evidenza con grande intuizione critica: "... la levità non consiste nel semplice opporsi all’inabissamento (ci sono fondali che meritano di essere vissuti ed ammirati), bensì in un altro genere di leggerezza: “. . . Quella che fa volare gli uccelli e non quella delle piume – scrive l’autrice – perennemente in balia del vento di chi vive solo per esistere.”. La parola, le combinazioni significanti, la voce personalissima che le rende uniche e distinguibili, la chiarezza ermeneutica, sono tutti congegni esplicativi di cui il critico è abbondantemente in possesso e di cui si serve in maniera elegantemente parsimoniosa; dacché ha rispetto assoluto del verbo, non spreca, conoscendone a fondo l’importanza, la rarità e la preziosità. Grande pagina; grande simbiotica combinazione fra chi crea e chi ri-crea.
    I miei più convinti complimenti
    Nazario

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, caro Nazario, le tue parole mi commuovono e le accolgo come un dono prezioso perché so da quale uomo, da quale penna e da quale letterato le stesse provengano.

      Sandro Angelucci

      Elimina
  2. La realtà, ci ricorda Angelucci, a volte supera la fantasia. Condivido in toto e sottoscrivo questo pensiero, eliminando, per quanto mi riguarda, il riduttivo "a volte", perché chi sa emozionarsi davvero, come Sonia sa fare, coglie le meraviglie infinitamente stupefacenti del creato senza ricorrere ai surrogati della fantasia, di gran lunga più sbiaditi della realtà. Le fiabe che Sonia racconta non sono rifugi o conforti onirici, ma sono il racconto del gorgogliante scaturire, dal mistero, della realtà. Non sono un gioco della fantasia, teso a nascondere la verità, ma lo stupore che rapisce chiunque si trovi di fronte al primo apparire de mondo: "E così, scrive Sonia, mi sembra di vivere ogni cosa per la prima volta". Complimenti a Sandro pere aver esplicitato con tocchi di sapienza critica straordinaria, le rare valenze letterarie di una scrittrice che non finisce mai di sorprenderci.
    Franco Campegiani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Franco, per l'attenzione che mi riservi: "Le fiabe che Sonia racconta non sono rifugi o conforti onirici, ma sono il racconto del gorgogliante scaturire, dal mistero, della realtà.".

      Sandro Angelucci

      Elimina
  3. Sandro Angelucci ha scritto una poesia! questo ho pensato appena ho avuto la sorpresa, e l’immenso piacere, di leggere le sue straordinarie parole a commento del mio libro di narrativa. Il primo dopo quelli di poesia. Continuo a pensarlo!
    Le sue parole sono versi, pieni di quel canto che lui ci mostra attraverso le poesie che scrive. Sono grata a lui, a Nazario Pardini, a Franco Campegiani per le belle parole che hanno saputo donare alle mie ali. Mi donate, e avete donato anche in passato, parole straordinarie che danno senso al mio scrivere. Mi aiutano in questo viaggio “di rispetto” che si deve alla parola, convinta - come sono - della sua importanza e del dovere di non usarla mai a caso. Grazie Sandro, le tue parole mi commuovono. Ho la fortuna di conoscerti personalmente e accolgo la tua poesia per me come un dono, che custodisco nello scrigno delle cose più preziose.
    Sonia Giovannetti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, Sonia: se non avessi scritto tu - per prima -, in poesia, ciò che hai scritto, non ne sarei stato capace.

      Sandro Angelucci

      Elimina