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lunedì 16 novembre 2015

N. PARDINI: LETTURA DI "POESIE" DI GIOSOFATTE FRISINA

Una poesia energica, plurale, che fa dell’uomo un essere che soffre della sua pochezza: “Presente  passato futuro/ in fieri:/
futuro divenuto presente/ già passato./…/Ne percepiamo  parte/ tanto fuggente/ che pur ferma appare”. Una ricerca emotivo-intellettiva che traduce agilmente ambiti filosofici in spazi di poematica levatura; operazione difficile per un filosofo dacché l’arte si ciba essenzialmente di sentimenti ed immagini; e la filosofia di metodo e ragione.  Ma il Poeta si destreggia con maestria nel campo semantico-fonetico declinando i quesiti esistenziali in significanti lirici di grande impatto estetico; parlare di realismo lirico; di lirismo speculativo non è affatto azzardato, visti i risultati sul campo. Non è la solita poesia di collinette verdi, campi fioriti, o orizzonti pesca. Qui c’è il nocciolo, il focus; un contenuto solido che trova soluzioni linguistiche e verbali disposte a concretizzare slanci meditativi. Ed è umano, fortemente umano aspirare a qualcosa di più grande che ci elevi al di là della ristrettezza del nostro vivere. Sebbene il Poeta si cibi del particolare, della frantumata realtà, delle piccole cose, lo fa  per farne un motivo di polisemica ed universale elevazione. Sta qui l’energia positiva di queste poesie: nella coscienza del poeta-uomo che  vive il tempo come clessidra, come fatto fuggitivo e inconsistente; e il presente come dato inafferrabile e precario; ma sa, anche, che l’oggi l’ieri e il domani si embricano indissolubilmente per dar luogo a magici stormi verso l’infinito: “Terra  aria/ acqua e fuoco/ son della vita gli elementi uniti/ cui la coscienza umana/ fa esistenza/ con l’ universo  intero”.
   Sì, c’è questa ascesi nei canti di Giosofatte Frisina; questa epifanica palingenesi; una ossimorica contrapposizione fra notte e giorno, fra rien et tout, fra l’Ordine e il Caos, fra luce e buio che si risolve in una simbiotica fusione di contrari; in un terriccio fertile adatto a far sbocciare i fiori del bel canto. Ed è in questa immagine del Bello, dell’Arte che il Nostro trova la sua identità; la sua spinta verso l’oltre; verso il superamento del fatto di essere umani soggetti ai vincoli dell’hic e  dell’nunc: “Nella  ricerca volta all’assoluto/ più lunghe antenne/ inver l’arte distende/ che immagini e valori/ trasfigura./…/ Qual sua  natura/ magica trascende/ sì che non lascia orma/ suscitando volatili pensieri/ esuli stormi verso l’ infinito”. E il tutto in versi che accompagnano, con iconica visività, picchi contemplativi, alimentandoli con tutta la loro ricchezza verbale; facendosi veri tatuaggi di un’anima tesa all’eccelso: filosofia e poesia, ragione e sentimento in una trasfigurazione ultraumana; in uno slancio verso l’universale.

Senza  principio  e fine
forse è l’essere umano
pur rivolto ai confini  della nostra realtà

Nazario Pardini


FILOSOFIA   DELL' UBIQUITA'

 Presente  passato futuro
in fieri:
futuro divenuto presente
già passato.


Ne percepiamo  parte
tanto fuggente
che pur ferma appare.

 Così volti
dell' universo al lembo
per affacciarci...:
nostra semantica
non ha più parola.



L’ UOMO  ULTRACOSMICO   


Terra  aria 
acqua e fuoco
son della vita gli elementi uniti

cui la coscienza umana
fa esistenza
con l’ universo  intero.

Ed anche oltre:
il cosiddetto  nulla
che non c’è.



L’ UOMO  E  LA   SUA   CROCE

Effetto è l’ universo
non prima causa quale
siede in più “ grande solio”
di là  dell’ energia
equivalente a massa
al passo con la luce.

Solo l’ uomo sa questo fino a contraria prova.
Così “ colonne d’ Ercole”
di certo varcherà:
non essendo un prodotto di natura
pure se ne fa parte
come quel  Cristo in croce.



LA  SOGLIA  DELL’  ETERNITA’

C’ è un’ eccessiva voglia
o  che volge in tal senso

sì che la vita indomita
produce alfin l’evento:


raggiungere i confini
della nostra realtà.

Di là è che si congiunge
forse l’ essere umano

con la gran luce
dell’ eternità.



TRASCENDENZA   UMANA

Senza  principio  e fine
forse è l’essere umano
pur rivolto ai confini  della nostra realtà

ove eterno s’ addice
a cotale natura
per ben altra ventura:

vi si attinge alla causa
dell’intero universo
per un mondo



OPERA   D’ ARTE

Nella  ricerca volta all’ assoluto
più lunghe antenne
inver l’arte distende
che immagini e valori
trasfigura.

Qual sua  natura
magica trascende
sì che non lascia orma
suscitando volatili pensieri
esuli stormi verso l’ infinito.



Note bio-bibliografiche

Giosofatte Frisina è calabrese. A livello delle sue attività professionali (tra cui l’avvocatura), esercitate in diversi luoghi, ha avuto sempre come valore di base la filosofia, su cui è fondata la sua stessa ampia produzione poetica.  Ha pubblicato quattro raccolte: Il filo magico della ricerca (Il Filo,2004), ,con prefazione di Maurizio Alessandrini; La punta dell’iceberg, (Il Filo 2004), con prefazione di Mariacarmela Leto; Verità riflesse ( Il Filo, 2005) e L’eterno vivere nel  relativo assoluto  ( Il Filo,2006) con prefazioni di Silvio Scorzi.


         

2 commenti:

  1. Caro professor Pardini, la ringrazio della sua intensa ed approfondita recensione. Aggiungo che per quanto riguarda la destinazione dell'uomo si sono aperti degli spiragli: l'energia sottile, cioè senza massa, compatibile con l'Io, che depone per una ulteriore evoluzione progressiva della nostra realtà.
    Cordialità
    Giosofatte Frisina

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  2. Volevo dire: al di là della nostra realtà.
    Saluti
    Giosofatte Frisina

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