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lunedì 2 novembre 2015

R. MESTRONE: "SALUTO D'APERTURA AL CONVEGNO SU G. RESCIGNO"

R. MESTRONE "SALUTO D'APERTURA AL CONVEGNO SU G. RESCIGNO"


Roberto Mestrone collaboratore di Lèucade

Gianni Rescigno


Saluto d'apertura al Convegno sul poeta Gianni Rescigno
del Presidente Roberto Mestrone



Buonasera a tutti!
Permettetemi di seguire sul foglio il testo del mio intervento, poiché non voglio perdere un solo pensiero, una sola parola che il tempo dell'attesa mi ha suggerito.                                   
Anzitutto lasciatemi dire che è motivo di vanto per il Circolo Iplac – e mio personale – l'aver organizzato un convegno in onore di Gianni Rescigno, cantore delle emozioni dell'anima e delle piccole cose che danno smalto ai sentimenti più puri dell'uomo.
Una delle prioritarie missioni della nostra Associazione è quella di spargere il buon seme della Cultura, coltivarlo nelle menti dei giovani, recarlo in dono a chi vuol dissetarsi alla fonte delle Arti; ma oggi noi siamo qui per sfiorare e raccogliere i buoni frutti che uno dei più grandi poeti contemporanei ci ha lasciato in dote.
Ringrazio la signora Lucia, la figlia Rosa Maria, il nipote Antonio e il genero Filippo per essere qui oggi insieme a noi; ringrazio tutti gli amici presenti a questa festa; ringrazio chi si è prodigato per far sì che l'evento si realizzasse.
Gli interventi sul palco saranno numerosi, e il tempo è tiranno; quindi vi farò partecipi solo di un'emozione: quella che ho percepito dalla lettura di alcuni versi di Gianni.
Più che “emozione” dovrei classificarlo “messaggio”; messaggio di speranza e di riscatto dall'alienazione.
Ecco il libro che letto e riletto in questi ultimi giorni: NESSUNO PUO' RESTARE.
Tra le pagine si cela una lirica che mi ha fatto molto riflettere sull'anelito di fratellanza e solidarietà che tutti noi – a parole – rincorriamo, ma che nei fatti snobbiamo o sottovalutiamo costretti dall'amor proprio a rifugiarci, sul ring della vita,  nell'angolo del più debole  indossando i guantoni del più forte.
Spesso abbiamo ignorato o trascurato l'aiuto di una mano amica, il consiglio di un compagno pronto a salire sul quadrato in nostra difesa... e poi siamo caduti al tappeto.
L'orgoglio spiana la strada all'individualismo, ma l'individualismo alimenta il morbo della solitudine.
Questo Gianni l'aveva ben inteso.
Al dono dell'Amore, che dovrebbe corroborare le nostre esistenze, spesso facciamo indossare la veste   dell'elemosina, ma questa ribellione al “ricevere” - o al “condividere” -  ci preclude la strada della serenità e, a lungo andare, il traguardo della  salvezza.
Allora, ecco la via d'uscita indicataci da Gianni.
Ascoltate le sue parole.
Son solo sette versi... ma che lezione di vita!

SI VA AVANTI COSÌ

Si va avanti così
sempre col desiderio d'amore.
Si cerca di trovare un'altra mano
per tremare insieme
perché la debolezza dell'una
sia forza dell'altra
doni l'illusione di non cadere soli.
                                                
Grazie Gianni!

E grazie a tutti voi!

Roberto Mestrone

2 commenti:

  1. Chiara dimostrazione di cosa debba essere una introduzione a una serata dedicata ad uno scrittore che ha vissuto di Poesia: semplicità,fluidità,emozione, concretezza, e niente di eccessivo, di egotismo. Complimenti all'autore per la sua capacità di pizzicare le corde dell'anima facendole vibrare.
    Prof. Angelo Bozzi
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  2. Grazie all'IPLAC per avermi fattto conoscere questo poeta.
    Non ho conosciuto personalmente il poeta Gianni Rescigno ma l’ho sentito molto vicino ascoltando le sue poesie al convegno e poi leggendole. Dei testi che vanno al punto di contatto tra i sensi e il cuore. C’è in lui la vena del grande poeta che sa collegare il significato alla realtà piena di simboli dei nostri sentimenti. La sua poesia mi è sembrata come un canale luminoso tra due mondi, quello reale e quello spirituale. Vibra molto il cristianesimo in questo poeta, non con un’identità invadente ma come un sentimento profondo, vissuto, sincero. Ho apprezzato l’eccezionale sintesi dei suoi testi, la capacità di dire tanto con poco che, a mio avviso, è l’aspetto più “contemporaneo” della poesia. Infine la riflessione sul tempo come tesoro della nostra esistenza. È un messaggio nuovo, di quella novità sempre vera, il non essere attratti dalla quantità, da uno spazio in più da avere, “filo rosso” della cultura italiana che va dalla “roba” di Verga fino alla critica al consumismo di Pasolini, che tanto ci svuota e ci disumanizza ma vivere quell’amore per la cultura che riporta l’a essere più umani, quindi anche più felici.
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14 commenti:

  1. Non posso esimermi dal fare i complimenti al nostro Presidente Iplac Roberto Mestrone, che si é unito alla grazia di Sonia Giovannetti con il suo contributo tanto ispirato quanto commovente. Ha dimostrato, una volta di più, che non ama l'esibizionismo, ma la forza delle parole. E solo l'anima di un poeta puro sa gestire quest'Arte. La sua introduzione é priva di orpelli, essenziale, eppure ricca di un'umanità e di una capacità di coinvolgimento incredibili. Il nostro Roberto sa commuoversi in un mondo di persone che preferiscono spesso solo sfoggiare il proprio ego. Sono fiera di Lui e lo abbraccio con affetto, stima e gratitudine....
    Maria Rizzi

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  2. Ottima relazione introduttiva alla cerimonia commemorativa del poeta Gianni Rescigno, quella di Roberto Mestrone, è ispirata dal cuore, dalla stima: L'essenzialità del dettato lascia trapelare un coinvolgimento della memoria che ritengo Gianni meritasse appieno. La sua natura schiva, eppure gioiosa, mi aveva sempre dato l'impressione di essere in presenza di un poeta semplice ma con le doti di un "grande". Ci mancherai, Gianni!! A te, Roberto, non posso che dire grazie, per averlo presentato nella sua veste migliore: ovvero, un uomo che ha saputo dare alla Poesia momenti felici di pathos e di commovente bellezza...
    Ninnj Di Stefano Busà

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  3. E' davvero una grande dote quella di dire molto con un distillato di essenzialità.
    Roberto Mestrone ce lo ha dimostrato anche in questa occasione, ed era in piena sintonia con il vissuto di Gianni Rescigno. Entrambi rispettosi della parola che non si veste di inutili ornamenti. Un'introduzione che onora il suo ruolo e va dritta al cuore, lasciando spazio alla poesia. Grazie Roberto anche per aver seguito passo passo tutta la preparazione del convegno e grazie a Maria Rizzi per le affettuose parole che mi regala.
    Sonia Giovannetti

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  4. Risposte al mio : http://nazariopardini.blogspot.it/2015/11/r-mestrone-saluto-dapertura-al-convegno.html del 2 novembre 2015

    Risposta al prof. Angelo Bozzi

    Grazie prof. Bozzi, le lusinghe indirizzate alla mia apertura di convegno mi onorano.
    Ma è la figura di Gianni Rescigno poeta a spiccare dai miei tratti di penna.
    Sabato 24 ottobre, un pomeriggio indimenticabile: abbiamo ascoltato liriche intrise di sentimenti purissimi.


    Risposta a Luca Giordano:

    Grazie Luca per aver reso omaggio su questa finestra ad un grande poeta i cui versi scorrono “ come un canale luminoso tra due mondi, quello reale e quello spirituale ”.



    Risposta a Maria Rizzi:

    Grazie Maria! Tu lo sai che la mia voce è quella del cuore. E Gianni Rescigno merita che il nostro cuore riservi cure affettuose alle sue opere e alla sua memoria.



    Risposta a Ninnj Busà:

    Grazie Ninnj per le belle parole che mi rivolgi. Ma il merito è tutto di Gianni: il suo lirismo onesto e autentico è meritevole di affetto e gratitudine.
    Solo l'inchiostro delle penne nobili resta indelebile sulle pagine del cuore!






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  5. Chiara dimostrazione di cosa debba essere una introduzione a una serata dedicata ad uno scrittore che ha vissuto di Poesia: semplicità,fluidità,emozione, concretezza, e niente di eccessivo, di egotismo. Complimenti all'autore per la sua capacità di pizzicare le corde dell'anima facendole vibrare.
    Prof. Angelo Bozzi

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  6. Grazie all'IPLAC per avermi fattto conoscere questo poeta.
    Non ho conosciuto personalmente il poeta Gianni Rescigno ma l’ho sentito molto vicino ascoltando le sue poesie al convegno e poi leggendole. Dei testi che vanno al punto di contatto tra i sensi e il cuore. C’è in lui la vena del grande poeta che sa collegare il significato alla realtà piena di simboli dei nostri sentimenti. La sua poesia mi è sembrata come un canale luminoso tra due mondi, quello reale e quello spirituale. Vibra molto il cristianesimo in questo poeta, non con un’identità invadente ma come un sentimento profondo, vissuto, sincero. Ho apprezzato l’eccezionale sintesi dei suoi testi, la capacità di dire tanto con poco che, a mio avviso, è l’aspetto più “contemporaneo” della poesia. Infine la riflessione sul tempo come tesoro della nostra esistenza. È un messaggio nuovo, di quella novità sempre vera, il non essere attratti dalla quantità, da uno spazio in più da avere, “filo rosso” della cultura italiana che va dalla “roba” di Verga fino alla critica al consumismo di Pasolini, che tanto ci svuota e ci disumanizza ma vivere quell’amore per la cultura che riporta l’a essere più umani, quindi anche più felici.

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  7. Risposta a Sonia Giovannetti (in breve ritardo, ma ho letto il suo premuroso commento dopo aver postato le risposte a quelli degli altri amici):

    Non ho parole adatte per rispondere degnamente al tuo lusinghiero commento! Anche tu riesci, con delicata disinvoltura, a parlare col cuore svestendo il verbo di "inutili ornamenti". E la tua chiusa, al termine del convegno, mi invita a cercare, nelle notti stellate, quell'astro ove ora dimora l'amico caro Gianni Rescigno.
    In pochi versi un firmamento d'amore!
    Grazie ancora,Sonia, per aver condotto l'evento in maniera impeccabile !

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  8. Spettacolare il discorso del Presidente Iplac Roberto Mestrone! Grazie.

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  9. Mi accorgo solo ora della presentazione condotta dal presidente dell'Iplac.
    Un intervento sobrio ma lucido.
    Rari orpelli e molto cuore. E fiducia nei buoni sentimenti, alimento dell'anima.
    Gianni Rescigno, ascoltando seduto sulla sua stella, avrà sicuramente sorriso alla discrezione delle parole.
    E raccolgo anch'io l'invito ad andare “avanti così – sempre col desiderio d'amore” , trasformando in certezza l'illusione di non cadere sola.
    Grazie, presidente, per aver onorato con affetto la memoria di un grande poeta!
    Annetta Anselmi

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  10. Gentilissima Annetta,
    anzitutto la ringrazio per le parole gentili rivolte al mio breve saluto dal palco dei Dioscuri.
    Credo che anche in lei sia maturata una convinzione simile alla mia: chi ha deciso di congedarsi da questo mondo per impadronirsi di una stella, in realtà è rimasto attraccato alla sponda dei viventi per suggerire gesti d'Amore.
    L'eredità di affetti del poeta è il patrimonio dei suoi versi e noi, il 24 ottobre, abbiamo distribuito una piccola parte di questo tesoro a chi è intervenuto per ascoltare la “voce” di Gianni Rescigno.
    I patiti degli smartphone, dei video giochi e dei Grandi Fratelli non li invidiamo: agli atteggiamenti di vita telecomando-dipendenti preferiamo comportamenti privi di tossine per l'intelletto.
    Adunati tutti insieme, nobilitiamo le ore del passatempo in compagnia di buoni libri, affidando ai nostri cuori piaceri e afflizioni delle Grandi Menti.
    E non rincorriamo l'euforia dello sballo, ma rimediamo la certezza... di non cadere soli.
    Vorrà essere tra noi il prossimo evento?
    Cordialissimi saluti.

    Roberto Mestrone

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  11. Complimenti all’amico Roberto per la sua bella presentazione. Alcuni anni fa, nel 2013, dall’Associazione letteraria “Il Convivio” di Catania ebbi l’onore di redigere una recensione di un libro di Gianni Rescigno, “Sulla bocca del vento” (di cui c’è anche una traduzione in lingua francese). Ne posto una parte.
    …“Sulla bocca del vento” è il suo libro più recente, pubblicato a cura de “Il Convivio” nel mese di febbraio di quest’anno: una raccolta di poesie che coinvolgono profondamente il lettore in atmosfere emotive che trascendono la corporeità e la materialità per farsi pensiero. In esse l’autore affronta e sviluppa diverse tematiche che partono tutte dalla considerazione d’una condizione esistenziale umana caratterizzata dalla fragilità, “profondamente legata alla vita” come scrive Angelo Manitta nella prefazione, che guarda però oltre se stessa per proiettarsi in un macrocosmo ultraterreno. È un concetto, questo dell’umana fragilità, che viene simboleggiato dal poeta nell’immagine della foglia, e, a tal proposito, viene spontaneo il paragone con Leopardi: la foglia che nel poeta recanatese diventa parola e va, sbattuta dal vento, fragile e pellegrina, dicendo di ignorare qual è la sua meta, nel nostro assume l’identica funzione di parlare del suo destino di morte: “Quando pioverà / le foglie saranno parole. / Soltanto l’acqua le udrà / morire”. La morte però, se in Leopardi segna in modo definitivo la sorte dell’uomo, in quanto è lo scopo cui tende ogni parte dell’universo come “sola cosa eterna e reale”, non è intesa da Rescigno come la condizione finale e assoluta degli esseri viventi: non è il nulla che tradisce e vanifica le aspettative umane, perché essa, pur se “è in noi ben nascosta”, come Rescigno stesso afferma in un’altra sua opera, “è però pronta per il balzo sulla vita”. La vita, quindi, non si lascia sconfiggere dalla morte, ma combatte contro di essa per affermare il proprio diritto: all’esistenza. Riaffiora così quel concetto del “macrocosmo ultraterreno” (cui sopra si è accennato) verso il quale l’uomo è proteso, che fa scrivere a Francesco D’Episcopo che “il poeta è nato per l’eternità”. Leggiamo qualche verso: “Il giorno esce dalla notte. / Semi di bene, di male / sparge la luce. / E si procede bendati. / Affondiamo le scarpe / in polvere d’anima. / L’eternità ci è dentro…”. È pertanto un cammino oltre la morte quello che fa l’uomo, e che i poeti riescono a vedere, perché essi “non hanno casa” ma “vegliano il sonno del sole, / seduti sotto il cielo”. È un cammino che si connota di tristezza per il tempo che passa e che confina il poeta, quasi grillo esiliato, “su un ramo sfrondato / a cantare l’ultimo dolore d’autunno”, mentre entra senza accorgersene “nel silenzio di un’altra stagione”. È un cammino intessuto dell’umana fatica, con donne e uomini “curvi a falciare ad annodare covoni”, ma che si riveste anche di speranza e di religiosità, e che fa dire all’uomo, ormai vecchio e che sente approssimarsi l’epilogo dell’esistenza, di vedere un altro sole: quello divino “che si trova alla fine / e mai pensavamo d’averlo dall’inizio”.

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  12. Scusate, ho dimenticato di inserire il mio nome nel commento di sopra. Sono Vittorio Verducci

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  13. Ma che bella notizia, mio adorato Vittorio! Tu hai recensito Gianni Rescigno e sei l'ennesimo testimone della sua grandezza. Un testimone che ci narra la sua opera "Sulla bocca del vento" con la consueta abilità di critico letterario e di uomo di Lettere. Ho avuto l'onore di viverti in molte vesti. Anche di scrivere un libro a quattro mani con te e posso dichiarare, senza timore di essere smentita, che sei un autentico detentore di cultura, un rappresentante dell'Umanesimo, umile, schivo, pronto a metterti al servizio degli altri.... Sei poeta, saggista, filosofo, critico e storico e il nostro Gianni sarà fiero dai giardini dell'Eden di leggerti e di sentirti così vicino...
    Io ti stimo sempre di più.
    Maria Rizzi

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  14. Ringrazio l'amico Vittorio Verducci per averci fatto dono di questa sua preziosa testimonianza.
    Il messaggio della poesia di Rescigno ha il compito di convincere il fruitore dei versi ad assumere linee guida atte a consolidare una concezione di vita che si inoltra "nel silenzio di un'altra stagione", riconfigurando l'uomo "a immagine e somiglianza" del Creatore e facendogli riscattare frammenti di dignità perduta.
    Mi permetto qui di citare le parole di Veniero Scarselli, recentemente scomparso: " Io mi auguro che ogni poeta, in questo mondo di materialismo forsennato che sta trasformando l'uomo in macchina o in bestia, riconquisti con la propria parola e col proprio esempio l'antica funzione del Sapiente e della Guida che una volta si diceva del Vate."
    Aggiungo che anche lo scrupoloso operatore culturale ha una missione da compiere: sensibilizzare l'appassionato lettore affinché la voce del cantore s'insinui negli angoli più nascosti delle coscienze e infonda il coraggio di vivere, pur se il nostro cammino è illuminato da un sole avaro, spesso adombrato da infide nubi:
    "le cose buone non si dimenticano. E tutta la vita infine non è stato altro che lampi e tuoni."
    Ma se ognuno di noi fosse scintilla, che grande fiamma riusciremmo ad accendere!
    E pur da questa vetrina è facile riscaldare cuori.

    Roberto Mestrone

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