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lunedì 28 marzo 2016

PASQUALE BALESTRIERE: "UN'ANTICA TRADIZIONE DELL'ISOLA D'ISCHIA"




Pasquale Balestriere collaboratore di Lèucade
UN’ANTICA TRADIZIONE  DELL’ISOLA D’ISCHIA


Vorrei far conoscere ai frequentatori del nostro blog un'antica tradizione ancora ben viva nell'isola d'Ischia che consiste nel colorare di rosso le uova che vengono consumate nel periodo di Pasqua.
Non si sa con certezza da dove derivi quest'usanza né quando abbia avuto inizio. Probabilmente è collegata alla dominazione bizantina di Napoli e al conseguente influsso della Chiesa orientale (ancora oggi in Grecia c'è l'abitudine di tingere di rosso le uova pasquali).  
E neppure si conosce veramente il significato di questa operazione.  Comunque il rosso, collegato al periodo pasquale, dovrebbe alludere al sangue di Cristo e al suo  sacrificio; l'uovo, invece, è, nel suo significato più ampio, il simbolo stesso della vita o, se si vuole, della nascita a quella che, per il cristiano, è la vera vita, quella spirituale; o semplicemente della resurrezione di Cristo. Ma queste sono solo mie ipotesi. 
Quello che so per certo è che, per arrossare le uova, si usa la radice della robbia  (Rubia  tinctorum), una pianta  delle rubiacee, usata una volta anche per tingere i tessuti, che è abbastanza diffusa sull’isola. Se ne schiacciano con un martello  le radici che vengono disposte in modo abbastanza uniforme  sul fondo di una pentola e tra gli strati delle uova ivi deposte. Si versa acqua fino a coprire le uova che si fanno bollire a fuoco moderato per almeno mezzora (ma c’è pure chi va oltre l’ora). Il risultato è verificabile nella foto.

Pasquale Balestriere                                                                                  




3 commenti:

  1. Buona la spiegazione...ma meglio ancora le UOVA!!!
    Myriam

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  2. E pensare che a Napoli, così vicina ad Ischia, ignoravamo che esistesse tanta bontà: perché le uova rosse sono davvero squisite!!!!!!! Enzo

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  3. Buongiorno
    La mia famiglia è originaria di Barano di Ischia e è immigrata in Francia all'inizio del secolo ultimo. Questo tradizione perdure ancora nella mia famiglia oggi.

    Gilles Balestrière

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