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giovedì 21 luglio 2016

SERENELLA MENICHETTI SU: "LA SUBLIMAZIONE DEL GATTO" DI SALVATORE DOMENICO FURIATI




Serenella Menichetti, collaboratrice di Lèucade

Poesia affascinante quella di Salvatore Domenico Furiati.
Né troppo poesia, né troppo prosa.
Una poesia di frantumi, di specchi deformati?
Una poetica non semplice la sua.
“La poesia è “matematica applicata” scriveva Paul Valery “Matematica  e Poesia, due mondi agli antipodi ma intimamente legati dalla comune necessità di perseguire valori e principi assoluti. Entrambi sono animati da un grande sforzo di astrazione, per rappresentare e comprendere l'uomo e il mondo, superando i limiti del finito.”
Durante la lettura mi scopro seduta sulla poltroncina rossa di un teatro, ad assistere alla successione di varie scene che mi trasportano in un vortice di mistero.
La sublimazione del gatto” il titolo mi conduce al paradosso del gatto di Schrödinger: Il gatto, vivo e morto contemporaneamente. Allo stesso tempo qui e altrove.
Su questa effettiva condizione di possibilità il poeta innesta una dimensione che è radice di più ampie elaborazioni sulla realtà dell'immaginabile.
La riflessione sull'umanità, sulle paure.
“Un mostro che cammina in strada, cani inferociti e rabbiosi gli abbaiano contro la gente scappa impaurita”
Il gatto, il serpente, il ratto, animali con significati mitologici, osservano.
L'orso improvvisa una danza sciamanica. Forse con la speranza di salvare il mondo?
 “L'età del gatto ha il suo tempo, ha trasgredito il presente, presto, presto, presto, scalcerà il passato, veglierà il futuro”
 Il gatto misteriosa creatura e animale senza tempo che non accetta il presente, non considera il passato ma si proietta nel futuro, domina la scena.
Purtroppo il futuro si prospetta cupo e privo di aspettative.
“Bambina saltiamo sul tram non possiamo attendere, sono terminati i piani elaborati”
Il consiglio del gatto è quello di non considerare quei piani che ormai non hanno più senso.
Ma di resettare e tornare alla libertà.  Forse nell'aldilà? Purificarsi e tornare all'origine e poi ricominciare?
I bambini ingenui giocano nel verde del parco” “dal cespuglio si intravede la volpe” “sputa i pennacchi dopo lo sterminio nel pollaio”
Dall'alto di un cornicione il gatto osserva il caos che avviene sulla terra: persone in buonafede ingannate da altre, astute.
“Bisogna decidere da che parte stare.” “La faretra di ognuno deve essere colma, sapere come svuotarla”
Esso consiglia di non vivere in modo superficiale e prendere decisioni avventate.
“Scappiamo a quattro zampe. Siete pronti? Siete pronti?”
Ormai è tardi ed in attesa di una via di scampo, in attesa della salvezza, il gatto si lecca le ferite.
Il tempo è terminato, non rimane altro che scappare.
“Scriveremo nuove pagine di storia” “Soltanto un quadro più grande nient'altro
Nell'ultima scena appare la speranza di un' umanità che riesca a cambiare direzione e scrivere nuove pagine di storia.
Questo sarebbe il quadro più importante.



La sublimazione del gatto

Un mostro che cammina in strada, 
cani inferociti e rabbiosi 
gli abbaiano contro. 
La gente scappa impaurita, 
nessuno osa sfidarlo. 
Calpesta il prato verde della libertà 
come un lenzuolo caldo di una prigione di Alcatraz. 
Il gatto appollaiato sull’albero, 
il serpente lucente e infimo, 
il ratto ripugnante e latito 
fissano l’opera. 
La natura si stringe attorno al mostro. 
Come nella notte di Norimberga 
si comporta come un invasato,
l’orso ballerino accentua una danza sciamanica. 
L’età del gatto ha il suo tempo, 
ha trasgredito il presente 
presto, presto, presto, 
scalcerà il passato 
veglierà al futuro. 
Bambina saltiamo sul tram 
non possiamo attendere, 
sono terminati i piani elaborati
la fine di ogni stratagemma. 
Si ritorna liberi. 
Nuoteremo fino alla luna, 
costruiremo un anfiteatro 
in un posto impensabile, 
e quando gli occhi si saranno riaperti 
ci troveremo in una legione deserta. 
Dov’è il sole?
Brucia, brucia, brucia, 
di notte il deserto è gelido, 
la luna sparisce nelle tormenti di sabbia. 
Svegliati, svegliati 
andiamo a vedere questo spettacolo. 
Miagolio, piagnucolio 
come un canto spettrale, 
basculante sul cornicione 
occhi spalancati. 
I becchini si rifiutano di seppellire i morti, 
anime vaganti lungo le strade. 
Luce di candele, 
il corteo funebre ha iniziato la sua marcia. 
Correte scappiamo, 
lacrime di sangue solcano le gote. 
Volto diafano del marciante, 
treno in corsa senza nessuna destinazione. 
Ci siamo dentro 
Caos rivolte 
nei vicoli e in strada. 
Ci hanno insegnato a rischiare 
glissare l’incertezza, 
sono tutti vivi ma sono già morti.
I bambini giocano nel verde del parco, 
dal cespuglio si intravede la volpe 
ancora presa nel completare la sua valchiria, 
sputa i pennacchi 
dopo lo sterminio nel pollaio. 
Bambina la notte è cieca, 
ci abbraccia fino in fondo, 
il giorno è saggio
illumina i nostri itinerari. 
Bisogna decidere da che parte stare. 
La faretra di ognuno 
deve essere colma, 
sapere come svuotarla. 
Giorni riluttanti 
in attesa della redenzione, 
il gatto lecca 
le sue leggendarie ferite 
per sette volte e per sette anni, 
come hanno prodigato gli antenati. 
Il tempo è scaduto, 
scappiamo a quattro zampe. 
Siete pronti? Siete pronti? 
Ahahahah!!! 
L’incoronamento e la celebrazione 
procedono senza alibi, 
come nelle notti di Bacco 
vino che sgorga dai rubinetti 
baccanti indossano veli trasparenti, 
danze virtuose. 
La nostra follia è mescolata alla carica della natura. 
Strade ornate di orchidee, 
un cielo pallido. 
Chi è senza posto attenderà il prossimo spettacolo. 
In procinto ad entrare nella città natale come conquistatori 
vagheremo nella notte disperata, 
vogliamo essere pronti 
riprendendoci quello che abbiamo tralasciato. 
Scriveremo pagine di storia, 
accompagnati da un bisbetico clericale. 
Prostratevi dinanzi al fluttuante sacerdote, 
ultimo Gesù. 
Soltanto un quadro più grande, 
nient’altro...





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