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mercoledì 19 aprile 2017

SERENELLA MENICHETTI: "INEDITI"



Serenella Menichetti,
collaboratrice di Lèucade

MADRE ALTRA

Nello sfiatare di memorie si dilatano gli orologi.
Lentamente le lancette s’incamminano
in circolare andirivieni di apri e chiudi.
Nell’onirico e reale divenire:
La storia si ripete- si ripete la storia.

Sottile il filo che vita e morte lega.
Lo sa bene l’albero di melograno
da stille di sangue di Dioniso sbocciato.
L’Attrazione degli opposti desta
l’energia distruttiva della tigre.

Intricati fili di potere, con mani grondanti
sangue tessono: maledette trame
In disfatti nidi, rondini madri tremano.
Stringono sotto l’ala rondinini.

Una Madre partorisce su un barcone.
Delle madri la Madre accarezza
del figlio morente il volto.
Un’altra straziata piange del suo, la morte:
in guerra dilaniato, da una madre altra.

Serenella Menichetti
  
VOLLE AMARE QUEL GIORNO

Di giallo vestita
Volle amare quel giorno.
Volle amare nonostante le alghe ghermissero i piedi.
Nel ghetto degli incoscienti ingabbiata:
Stretta in ghette d'abbagli, cercava pane e gherigli

Trovò streghe e incantesimi.
Ghepardi goliardi giocano a carte in un prato balordo.
Volute di nebbia: mostri arcaici celano.
 Sotto sabbia, assenza d’aria uccide neuroni.

Gatto bianco, dagli occhi di vetro,
ucciso da auto impazzita.
Migliaia d’uomini, ancora, tra flutti periti.
Moltitudine di attentati, replica il gene.
Morte roboante dal cielo diluvia.
Intenzione di sordi decessi, svolazza nell’aria.
In un prato, arsa viva: donna di giallo vestita.
In alto, vola cenere nera, investita da vento clemente.

A terra, tra spighe di grano osservano
il cielo: commossi papaveri rossi.

Serenella Menichetti

  
PRODOTTO D’EPOCA

Metamorfosi di nulla.
In dedalo di comode strade eclissato.
Evitare negatività / duri mondi evitare.
Insoddisfazione t’inonda dolente dannandoti.
In assenza di movimento d’arto
non cogli luce al firmamento.
Né puoi battaglie vincere.

Succhiare nettare.
Tenacemente aggrappato al lato
edulcorato della vita.
Accovacciato in grembo di prostrati
ignari genitori.
Né folgore ti scuote dell’opposti.
Né incorporeo colore.

Mollemente adagiato su cuscini di seta
e fallimento, ti crogioli in brodo tiepido di niente.
Ingenuo attendi, spighe fantasma
da seme, in campo di miraggi seminato

In assenza di totale colpa.
A colpa d’epoca, colpevole:
da capo impantanato in putrefatto pantano.

Serenella Menichetti

  
FORSE SONO UN GATTO GRIGIO

Non so se sotto questa nebbia grigia ci sia
un paesaggio, oppure niente.
Piccole ombre grigie camminano carponi.
Assenza di umane voci.

Un flebile lugubre miagolio.
Processione di gatti lentamente sfila.
Sono forse più di cento o di mille.
Troppa spessa la nebbia per contare.

In un tempo senza quantità.
In luogo senza identità.
Guardo Immobile l’ultimo gatto passare.
Forse anch'io, sono uno di loro,
uscito dalla processione.
Non ricordo quando.

Assenza di rumori.
Assenza di gatti.
Tutti inghiottiti da un buco nero.
Una solitudine senza colore né spessore
mi accompagna.

Osservo senza vedere.
Ascolto senza sentire
in assenza d’emozioni:
questa sinfonia del nulla.

Serenella Menichetti




1 commento:

  1. Ringrazio il professor Nazario Pardini per la sua ospitalità su questa isola infinita.
    Serenella Menichetti

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