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martedì 5 settembre 2017

A TULLIO MARIANI IL PRIMO PREMIO NELL'EDITO AL MIMESIS

POESIE EDITE

Primo classificato    Tullio Mariani

MOTIVAZIONE


È da Villon, dalla  magica sinfonia del suo poema, dal suo simbolismo strettamente legato ai palpiti umani, dal suo rapporto col passato, col memoriale, dalla sua epigrammatica inquietudine sulla fragilità del tempo, che Mariani prende spunto per tessere una poesia di alta valenza umana; di forte intensità melodica; di suggestivo apporto iconico-oggettivante. La natura si fa  compagna fedele in tutta la narrazione, offrendo agli abbrivi emotivi un corpo  di paradigmatica visività. Mais où sont les neiges d’antan? Ed è il memoriale che assembla il tutto; che gioca col canto attraverso traduzioni di realtà fenomeniche in immagini cariche di vissuto: le piccole case, i muri a mattoni scoperti, le tende davanti alle porte, la placida calma di vita, la calda illusione di eterno, dov’è la neve dell’anno passato?, le corse, le grida, le bande dei bimbi per strada: tutti simboli che, rimasti a decantare  da tempo, danno consistenza al tracciato del poièin; infondono nutrimento a esplosioni in bocci di lirismo. L’esperita verbalità fa da argine ad un sentimento che mai tracima e che, nella riflessione finale, tiene in sé tutto il mistero del vivere e del morire; del mutamento; di un fieri in cui perdiamo la nostra identità  (dov’è oggi la neve dell’anno passato?); il nostro essere; quello di una trama che, appoggiandosi all’anaforico verbo di ontologica intrusione (ricordi), si compatta in un profondo senso di saudade; in un placido fluire di novenari dall’andamento meditativo che trova riposo in una sosta di ottonari in sintonia  con la  fragilità della neve:
quando saremo ormai stanchi
e andremo via con la neve.

Nazario Pardini


POESIE EDITE

Prima classificato    Tullio Mariani



CASETTE D’ÉTÉ  -    Mais où sont les neiges d’antan? 
                                               (François Villon) 
Ricordi le piccole case
che diedero il nome al paese?
I muri a mattoni scoperti,
gli infissi di poche pretese
le tende davanti alle porte
socchiuse d’estate e d’inverno
la placida calma di vita,
la calda illusione di eterno.
Ricordi, a guardarle dal monte
sembravano un gregge nel verde
un verde di piana e di colli
fin dove la vista si perde.
Non chiedere a me dov’è oggi
quel mondo mai più ritrovato
ma chiedi a te stesso: dov’è
la neve dell’anno passato?

Ricordi la candida strada
di ghiaia, di polvere e sassi?
Parlava alla tua solitudine,
cantava al ritmo dei passi
brillava nel sole di luglio
che quasi dolevano gli occhi.
Ricordi le corse, le grida,
i giochi, i bisticci un po’ sciocchi,
le bande di bimbi per strada
a vivere liberi e veri,
gli sguardi d’invidia dei grandi
legati dagli obblighi austeri?
Mi chiedi se in un qualche altrove
rivive quel mondo incantato
e io chiedo a te: dov’è oggi
la neve dell’anno passato?

Ricordi le sere d’estate
assorti a guardare le stelle
seduti sull’uscio di casa,
il cantico di raganelle
i cori dei grilli nei campi,
l’odore del grano maturo,
le lucciole a manto di luce,
i sogni di un grato futuro?
Poi gli anni di ansie e di lotte
in nome del grande avvenire
e i rantoli tristi di un mondo
che abbiamo aiutato a morire.
E forse ci sarà reso
quel placido esistere lieve
quando saremo ormai stanchi
e andremo via con la neve.


4 commenti:

  1. Ho già avuto modo di complimentarmi di persona con Tullio Mariani in occasione della cerimonia di premiazione del Mimesis e qui posso ribadire che di fronte a una lirica come questa c’è solo da rimanere incantati: dalla melodia che avvolge l’anima di chi legge, dalle delicate immagini che scaturiscono dai ricordi.
    Dice bene Nazario Pardini nella splendida motivazione: “ L’esperita verbalità fa da argine ad un sentimento che mai tracima e che, nella riflessione finale, tiene in sé tutto il mistero del vivere e del morire; del mutamento; di un fieri in cui perdiamo la nostra identità”.
    La riflessione che leggendo ci viene offerta dai versi sta proprio nella consapevolezza di una duplice perdita d’identità, quella spaziale e quella temporale:
    Non chiedere a me dov’è oggi
    quel mondo mai più ritrovato
    ma chiedi a te stesso: dov’è
    la neve dell’anno passato?
    E se anche è palpabile la nostalgia nel ricordare la “Placida calma di vita / la calda illusione d’eterno” (quanta bellezza in questi versi!) e anche se si percepisce un certo senso di colpa per “i rantoli tristi di un mondo / che abbiamo aiutato a morire”, veleggia nella splendida chiusa la speranza che “forse ci sarà reso / quel placido esistere lieve”.
    Sì, ci sarà reso, finché esistono ancora poesie così dolci e autentiche a impollinare di pienezza l’universo.

    Annalisa Rodeghiero

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  2. Una bellissima conoscenza Tullio Mariani, che vince meritatamente il Concorso ideato e curato dall'amica Patrizia Stefanelli.
    Annalisa mette in rilievo il potere dei ricordi nella struggente lirica dell'Autore e io mi unisco a lei nell'asserire che Tullio Mariani è in costante viaggio nei territori della memoria. Canta una saudade dolcissima, in levare, tramite un lirismo descrittivo, che senza nulla togliere alla musicalità, affresca momenti del passato:
    "Ricordi le corse, le grida,
    i giochi, i bisticci un po’ sciocchi,
    le bande di bimbi per strada
    a vivere liberi e veri"
    Tutti diveniamo 'quei bimbi' e assorbiamo le antiche sensazioni di onnipotenza e libertà. E il susseguirsi di ricordi, mai melanconici, è così commovente, da restituirci il senso dell'esistenza che spesso rischiamo di perdere. La chiusa è poesia in se stessa. Una quartina lacerante, ispiratissima, che spinge a credere in un futuro 'lieve' come il passato, in un ritorno al bello, che spesso dimentichiamo:
    "E forse ci sarà reso
    quel placido esistere lieve
    quando saremo ormai stanchi
    e andremo via con la neve"
    Ringrazio e plaudo l'Autore, ho sognato di essere quella neve...
    Maria Rizzi


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  3. Grazie a Nazario Pardini e grazie ad entrambe voi, Annalisa e Maria. Sento di non meritare tanto.

    Io, saltimbanco di sillabe e rime
    e buffone di versi a un tanto al metro
    orditore di strambe filastrocche
    mesto artigiano di cesoie e lime
    o soffiatore di bolle di vetro
    e parolaio dalle mille bocche,
    con tanta lode, bella ma inconsueta,
    m’illuderò di essere poeta.

    Pur sapendo di non esserlo

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  4. Posso soltanto dire che mi commuovo poiché agitate in me sensazioni forti. Io l'ho letta, questa poesia nel momento della sua premiazione e come ogni poesia del Mimesis la porto nel cuore. E' una scrittura ricercata nella sua apparente semplicità che il contenuto pone in memoria. La rima lieve riesce a rendere il ritorno ad un passato vivo da rivivere insieme. Grazie al Prof. Pardini, amato Presidente di giuria a Tullio, a Maria, ad Annalisa splendida vincitrice e alla Poesia.

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