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venerdì 17 novembre 2017

AURORA DE LUCA: "CORRISPONDENZE"

CORRISPONDENZE

 
Aurora De Luca,
collaboratrice di Lèucade
Sono in cerca di consonanze, di voci che, iniziate da stimoli poetici, si rispondono all’unisono.
È quanto è accaduto tra le mie parole e quelle di Corrado Calabrò e Nazario Pardini. Ci ha uniti questa frase (estratta dall’agenda Resta Mio – avere la poesia in tasca e con essa il tempo fu per me un progetto luminoso): «Un amore che passa dagli occhi e dai cui occhi passa la vista intera». Mi riferivo a quanta anima richieda la poesia, quanta carne; la totalità dei nervi e dei lampi che un corpo può racchiudere. È, nel mio sentire, un vero entusiasmo.
Corrado Calabrò risponde a questo Resta Mio dedicandomi versi siffatti: evoca il mattino, la forza astrale, il predestino, due materie che sono fatte per incontrarsi (poeta e poesia?) e che fluiscono l’una dentro l’altra, l’una per mezzo dell’altra.
Queste corrispondenze aprono in me nuovi flussi, come a dire che, scarnificando la parola da tutto il superfluo fino a farla nuda, la si scopre più potente che mai, quasi salvifica se le si presta fede.


Sotto le palpebre

Il mio oroscopo passa
-poiché alzerai le palpebre-
per il tuo primo sguardo del mattino:
così attraversa l’aurora il nuovo giorno.

di Corrado Calabrò



Il suo sorriso

Il suo sorriso mi bruciò
come falena il faro nella notte

di Nazario Pardini



Cielo grigio


Cielo grigio o rosso
come chiazza di sangue
schivo o bizzarro disteso all’infinito
ti guardo pensante passare dentro un mito
fin quando sarai un sogno che mi dice.


di Emma Mazzuca



In quel dettato...

In quel dettato di sillabe incompiute 
all'improvviso venne fatta luce.

di Carla Baroni



Ruzzolone

Scivolato non so come, un ruzzolone,
dalla griglia del tempo ove s'impiglia
ogni cosa che muta e scorre
e travolta corre alla deriva,
filtrato chissà come e in quale maglia
sconnessa di quel luogo
dove tutto sfrigola e sferraglia,
eccomi raccolto sulla riva
di questo placido lago
senza spazio e senza tempo
dove le notti cadono a grappoli
e sorgono i ritornelli delle aurore.
Forse qui ci possiamo vedere,
ma solo qui anima mia,
al di là delle chiazze di pianto,
in questa conca rosa di armonia.
Giungerai lieve dagli spazi galattici
e qui ti aspetterò, pronto ai voli,
vestito con abiti leggeri.

di Franco Campegiani


La barca bianca 

Bastava un percorso di parole
per arrivare a te.
Ma i giorni erano muti.
I sentieri non avevano voce.
Afoni i campi incolti.
Un’ architettura di rovi celava il verbo.

Troppe volte tornasti sui tuoi passi
con le mani vuote di sillabe.
L'odorato immaginò infiorescenze.
l'udito fruscii di risvegli
Il tatto percepì acuminate spine.

Una falce di luna affilata
Una forza di luce affamata
scoprirono bagliori.
La fioca voce rimaneva in gola.
Ancora di lacrime roca.

Febo allo zenit dell'equatore
proiettava sulla terra geometrie di cristalli.
e la crosta s'aprì di germogli.

La voce sgorgò dalla foce, in un mare di parole
le onde lambirono d'azzurro il verso.
D'argento guizzarono i suoni.
L'alba iniziò il suo semantico canto.
Alchimia, magia, non so.

Il sole transita sul punto gamma.
La barca bianca:
soccorre naufraghi.


di Serenella Menichetti 



Avessi le parole

Avessi le parole
che t’incantano il viso
o le mani impossibili
per toccarmi ai tuoi occhi
quando le solitudini
esauriscono l’ansia
di raggiungermi in te.

di Pierangelo Scatena


La luna nel pozzo


Ho visto la luna nel pozzo:
ho bevuto la sua acqua,
ho annullato le ombre.

di Pietro Catalano



Luce e pena

Squarciò la folla il tuo viso e fu luce
alla mente intristita 
come valli d'autunno;
ma oggi è croce confitta nel cuore,
la pena segreta
che macera i giorni.

di Giovanni Aniello
  

           Tu m'hai parlato

                "Tu m'hai parlato ancora dei tuoi sogni:  
li ho visti farsi coda di comete  
ed incendiare il cielo all'improvviso".


di - Marina Caracciolo


Fallace il sogno

Fallace il sogno tradisce
realtà impossibili all’alba;
la sera a mani vuote
il cuore muore
nell’ombre senza luna a notte.

di Pasqualino Cinnirella  


Carissima Aurora

non è per presunzione ma mi piace rispondere al tuo invio del RESTA MIO come quelli che mi hanno preceduto, con questi versi:

Insonne attesa

Non ha sapore il risveglio questa mattina
anzi ha il tuo sapore

Non venirmi più in sogno ti prego!
E poi a che fare?A quale invito?

Le tue braccia, il tuo petto,
il tuo odore femminile,
mi fanno impietosamente a pezzi.
Il tuo pied-de-poul bianconero
abbandonato ai piedi del letto
ed io
esilio in un sogno.

E la camicia bianca tirata sulle cosce
con la sfrontata primavera del tuo
rigoglioso monte della terra di Afrodite
-insapore dispetto senza il tuo respiro-
credi ripaghi forse
nell'inganno breve del sogno
tutte le insonni attese?
 


di Salvatore D'Ambrosio


Cara Aurora ti ringrazio in nome della poesia per questa splendida corrispondenza e invio un'ulteriore risposta.

Tua mano 

Azzurrità d'improvviso mi coglie:
è pioggia d'acqua priva, che mi ammalia.
Alla mia, una mano si congiunge,
in un silenzio gonfio che raccoglie.
Nello spazio dell'essere, ondeggiando
raggiungo paesaggi sconosciuti.

Voli apparentemente senza meta
dentro scenari pieni, senza copia.
E' tempo strano questo, troppo cheto
che appaga il mio appetito di sapere.
E' bello questo viaggio inaspettato,
Rileggere la storia:
senza la fretta della primavera.

Qualche pagina squarcia la mia pelle
altre, di petalo di fiore vellutato
alleviano ferite ripetute.
Oscilla l'altalena senza tregua
nel lento divenire degli eventi.

Vento autunnale, le pagine sfoglia
con lentezza sincera, senza veli,
di un libro antico, eppure ancora nuovo
riscoperto al cadere delle foglie,
da occhi traboccanti di stupore.

L'inverno attende intanto sulla soglia.
Che l'autunno rechi frutti e li consumi.
Per intonare poi con voce lieve,
di miele, ninna nanna del riposo.
 


di Serenella Menichetti
"FIORE DI LOTO"


Aurora della Poesia, vorrei come gli Autori precedenti, magnifici e attinenti, saper rispondere in versi ai tuoi versi di raso. L'idea di questa corrispondenza, mi stimola, pur conoscendo i miei limiti, sapendo che non sono vera Poetessa.
Mi legherò, per amore e desiderio alla 'nostra idea di nuvola che si muove', tornando sui passi di un tempo passato.

In massa le nuvole passano come stormi
e svaniscono nel nulla.
Alcune sono timide, pudiche
e si nascondono tra i lembi d'azzurro.
Altre sono arroganti, prepotenti
e non ci permettono
di specchiarci nell'oro brunito
del sole al tramonto.
Di notte lottano come pirati
per soccombere poi
sotto la luce algida della luna.
Le nuvole, forse, sono i sospiri
dolorosi del cielo.

Scriverò ancora della tua agenda, dispensatrice di emozioni, Amica dolcissima.
Inizio da questo nebuloso dono... E abbraccio te, Nazario e tutti i compagni di viaggio.

di Maria Rizzi



Alla mia Calabria

Stagioni 

Oh ulivi che sbordate verso il mare
quante stagioni vivrò ancora come questa
e quant’altri giugni ameni
porteranno doni d’altra luce
alle mie palpebre stanche?

E’ solo qui
che il vento benigno smuove la lancia delle foglie
e leva sipari alle fronde
per aprire lo sguardo su un vascello
che il braccio di un novello eroe
invola verso l’orizzonte come contro un bersaglio.

E’ solo qui
che restano accesi i fuochi della carne
e le lanterne del grembo e delle labbra
e quanto fu e rimane delle mille notti
s’imprimerà sull’anima e sui suoi nodi
e il tempo dell’intero privilegio mi sarà a fianco
sulla soglia d’una finestra innanzi al mare
prima che annotti e s’apra quella stanza
dove con te m’abbraccerò al silenzio.

L’eternità, si, l’eternità.

di Emma Mazzuca



Carissima Aurora la tua bellissima iniziativa mi ha molto coinvolta,  pertanto ti invio un'altra poesia dedicata alla mia terra che continua a vivere dentro di me.  Auguri per tutto di tantissimi successi e soddisfazioni. Cara Aurora, grazie e ecco la mia corrispondenza. Bellissima iniziativa. Ad maiora!

Corvi accecano palpebre,
si nutrono dei cuori.
Le labbra tra le dita a soffocare
il fiotto che li chiama.
Ci resta la veggenza,
-non ha bisogno d'occhi-
ché dei budelli si nutre il destino
e smemorando l'età si fa di vetro
voce di grido muto: nevermore
nevermore nevermore.

di Patrizia Stefanelli


Carissimi tutti, carissima Aurora...
Mi lascio trasportare anch'io da questo afflato di voci, da questo coro magnifico 
che inneggia alla vita, all'amore. Complimenti per l'idea stupenda, che ci unisce.

Ecco il mio contributo:

è che la luce langue nel ristagno della sera
o precipita negli anfratti di buio tra un'ora
e l'altra
quando in attesa di un non so che di paradiso
il quaderno rimane aperto ad ogni segno della biro
non ci sarà perdono neanche stasera
e le ombre avanzeranno fino al collo
coprendomi di silenzio intorpidito
- un tessuto amaro fatto di rinunzie –
finché un tu dimenticato in fondo al cassetto
non riappaia
- desiderio di una vita –
a riflettermi ancora il senso oscuro
di questo nostro andare insieme
fino al tempo dell'addio


di Giuseppe Vetromile


Gentile Aurora,
mi piace questa sinfonia di voci a cui tu hai dato l'abbrivio e che si parlano con note di parole che cercano la poesia. 

NOI SIAMO


Il mare al tramonto 
che vede le nuvole in cielo
sull’onda che appare e scompare
ci guarda guardare.
L’acuto gabbiano
che grida se stesso alla sera
nel vento che labile sale
ci ascolta ascoltare.

Quanto attorno sentiamo 
ci naviga dentro.
Noi siamo qui in fondo
sommersi dal mondo che siamo.
 



di Pierangelo Scatena



Cara Aurora, ritengo sempre molto originali queste tue iniziative. Queste corrispondenze significano ricerca, confronto, dialogo che apre nuovi spiragli in positivo, per cui, colpito in pieno dalla prima bellissima strofe della poesia Controvento, ho scritto questo pensiero. 
Aurora

I poeti

I poeti inseguono il proprio
sentire e i propri istinti
per spostarsi in altri luoghi.
Così a volte i loro pensieri assomigliano
ai semi di alcune piante,
che si lasciano trasportare dal vento
per andare a rifiorire altrove


di Roberto De Luca


17 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Carissimi amici, queste corrispondenze sono nate dalla lettura dell'incipit contenuto in RESTA MIO (Agenda poetica tascabile a cura de Il Convivio, degli amici Giuseppe e Angelo Manitta e Enza Conti). Unire poesia e tempo -portandoli in tasca- è un'idea che mi ha solleticato e stimolato.
    Vi lascio qui l'incipit, di modo che chiunque voglia possa unirsi a queste corrispondenze:

    "Trovo piacere e dolore nella poesia che disvela, in quella che viene detta pregando sul bordo delle labbra, con appena di suono e di silenzio.
    Esce mescidata al roco sottofondo del respiro e al roco rombo del petto.
    Esce ballando come una cosa che vuole esser detta e che non smette d’essere così come deve.
    In egual amore per ritmo e per silenzio, ove smettere d’essere mare quel tanto da divenire lago.
    La diga perdura per poi frangersi e frangersi e frangersi.

    Trovo sublime e terribile la poesia che canta con voce nuda.
    Canta il canto irriducibile dalle praterie e dai deserti, dai mari e dai ghiacciai. Fatto di divina materia osa – così come deve - scendere dove la terra brucia e piange.
    È questo un fare che è fatto per fare e che si tocca, fatto proprio di carne.
    Perché è del tutto umano questo canto.

    Trovo piacere e dolore nella poesia che non ha paura del tempo, che non teme nessuna parola perché ogni parola le appartiene.
    Nacque da lei all’inizio di ogni tempo.
    Non può ingannarsi, né cadere diminuita, né farsi cosa qualunque.
    Ha il finissimo sonno delle fiere dall’olfatto sviluppato e fugge per non essere presa dalle mode, dalle giostre, dalle fanfare.
    Come titano perdura e resiste sopra al fatuo giuoco dei cenacoli dove si scambiano perle, dove l’acqua si fa stagnante e odora d’utile; risponde soltanto – non ai campanelli, né ai denari, né agli applausi – soltanto al setaccio del rigattiere, che pure divide le perle dalle cianfrusaglie.
    Tutto mantiene, con l’amore puro che in cambio non chiede d’esser reso brillante.

    Trovo sublime e terribile il suo carattere di non avere volto, d’essere superficie riflettente: in essa non puoi – poiché è un spirito imperioso ed entusiastico – non specchiarti.
    È così un amore che passa dagli occhi e dai cui occhi passa la vista intera.
    È questo un fare che è fatto per fare e che si tocca, fatto proprio di carne.
    Perché è del tutto umano questo canto."

    Ringrazio sin da ora Nazario e Corrado, che per primi mi hanno corrisposto, e voi tutti.

    Aurora De Luca

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    Risposte
    1. Carissima Aurora
      non è per presunzione ma mi piace rispondere al tuo invio del RESTA MIO come quelli che mi hanno preceduto:con questi versi.

      INSONNE ATTESA
      Non ha sapore il risveglio questa mattina
      anzi ha il tuo sapore

      Non venirmi più in sogno ti prego!
      E poi a che fare?A quale invito?

      Le tue braccia, il tuo petto,
      il tuo odore femminile,
      mi fanno impietosamente a pezzi.
      Il tuo pied-de-poul bianconero
      abbandonato ai piedi del letto
      ed io
      esilio in un sogno.

      E la camicia bianca tirata sulle cosce
      con la sfrontata primavera del tuo
      rigoglioso monte della terra di Afrodite
      -insapore dispetto senza il tuo respiro-
      credi ripaghi forse
      nell'inganno breve del sogno
      tutte le insonni attese?

      Salvatore D'Ambrosio

      Elimina
    2. Nessuna presunzione Salvatore perché era proprio il fine di queste Corrispondenze. Uno spazio libero nella forma ove potesse svilupparsi un dialogo stimolato da un punto di contatto - per l'appunto una corrispospondenza.
      Dunque ben fatto, e grazie per la tua poesia personificata, di donna che viene in sogno.

      Aurora

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  3. Amici carissimi,
    questo canzoniere che si va componendo è la più bella delle corrispondenze che si possano avere.
    Un dialogo sulla poesia, una poesia che parla di sé, il primo linguaggio umano.
    Un dialogo che spesso mi pare farsi preghiera, altre volte invece esce sotto forma di patto inscindibile.
    Ad ogni modo è sguardo, è luce, specchio, transito: e raccoglie tutto quanto vi è nel mezzo, come un fiume in piena che poi non può che farsi mare.

    Ringrazio 'Il cielo grigio' di Emma Mazzuca, le sillabe luminose di Carla Baroni, la deriva e lo spazio largo di Franco Campegiani, 'la barca bianca' di Serenella Menichetti, l'idea di Pierangelo Scatena che nella poesia raggiunge sé stesso, e l'acqua lunare di Pietro Catalano che annulla le ombre e si unisce, come un'unica cosa, alla natura dell'uomo.

    Vi ringrazio,
    Aurora

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  4. Come ti ho già scritto personalmente, carissima Aurora, è entusiasmante leggere i tuoi versi di "Resta mio": intrisi di profondi pensieri, di un ardente e giovane sentire, di sogni brucianti come il fuoco ma più lievi e impalpabili dell'aria che li avvolge e li fa vivi...

    RispondiElimina
  5. Cara Aurora ti ringrazio in nome della poesia per questa splendida corrispondenza e invio un'ulteriore risposta.

    TUA MANO

    Azzurrità d'improvviso mi coglie:
    è pioggia d'acqua priva, che mi ammalia.
    Alla mia, una mano si congiunge,
    in un silenzio gonfio che raccoglie.
    Nello spazio dell'essere, ondeggiando
    raggiungo paesaggi sconosciuti.

    Voli apparentemente senza meta
    dentro scenari pieni, senza copia.
    E' tempo strano questo, troppo cheto
    che appaga il mio appetito di sapere.
    E' bello questo viaggio inaspettato,
    Rileggere la storia:
    senza la fretta della primavera.

    Qualche pagina squarcia la mia pelle
    altre, di petalo di fiore vellutato
    alleviano ferite ripetute.
    Oscilla l'altalena senza tregua
    nel lento divenire degli eventi.

    Vento autunnale, le pagine sfoglia
    con lentezza sincera, senza veli,
    di un libro antico, eppure ancora nuovo
    riscoperto al cadere delle foglie,
    da occhi traboccanti di stupore.

    L'inverno attende intanto sulla soglia.
    Che l'autunno rechi frutti e li consumi.
    Per intonare poi con voce lieve,
    di miele, ninna nanna del riposo.

    Serenella Menichetti
    "FIORE DI LOTO"

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    Risposte
    1. Cara Serenella,sono davvero felice che questa corrispondenza si stia facendo una vera sinfonia a più a mani e continui ad ispirare ragionamenti poetici! Grazie per il tuo contributo!
      Aurora

      Elimina
  6. Aurora della Poesia, vorrei come gli Autori precedenti, magnifici e attinenti, saper rispondere in versi ai tuoi versi di raso. L'idea di questa corrispondenza, mi stimola, pur conoscendo i miei limiti, sapendo che non sono vera Poetessa.
    Mi legherò, per amore e desiderio alla 'nostra idea di nuvola che si muove', tornando sui passi di un tempo passato.
    "In massa le nuvole passano come stormi
    e svaniscono nel nulla.
    Alcune sono timide, pudiche
    e si nascondono tra i lembi d'azzurro.
    Altre sono arroganti, prepotenti
    e non ci permettono
    di specchiarci nell'oro brunito
    del sole al tramonto.
    Di notte lottano come pirati
    per soccombere poi
    sotto la luce algida della luna.
    Le nuvole, forse, sono i sospiri
    dolorosi del cielo"
    Non è degna di tutto ciò che ho letto.
    Scriverò ancora della tua agenda, dispensatrice di emozioni, Amica dolcissima.
    Inizio da questo nebuloso dono... E abbraccio te, Nazario e tutti i compagni di viaggio.
    Maria Rizzi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Maria, tu splendi di tanta anima! Grazie per le tue nuvole che si legano alle mie, che vi corrispondo. Il tempo è la nostra invenzione, e per me risiede nella poesia.
      Ti abbraccio forte, come sai,
      Aurora

      Elimina
  7. Carissimi amici,
    grazie di avermi corrisposto con così pregiate voci, vi ringrazio nuovamente tutti e tutti quelli che ancora vorranno corrispondere.
    La poesia è qualcosa che fa, da sola, e qui ha creato una sinfonia che ha come oggetto se stessa e quindi la vita, in carne ed ossa.
    Nel ringraziarvi, vi porgo i saluti del Professor Emerico Giachery, il quale testualmente mi scrive: "mi sono affacciato dalla rupe di Leucade su un orizzonte di poesia che d'ogni parte fiorisce, germoglia, aleggia. Credo sia entusiasmante sentirsi partecipi di esperienza così spontanea e creativa. Mi congratulo con Pardini per questa bella, libera, aperta iniziativa".
    Raccoglierò questo canzoniere per custodirlo: lo tiene unito la parola poetica, un amore che passa dagli occhi e dai cui occhi passa la vista intera.

    Vi ringrazio profondamente,
    Aurora

    RispondiElimina
  8. alla mia Calabria

    Stagioni


    Oh ulivi che sbordate verso il mare
    quante stagioni vivrò ancora come questa
    e quant’altri giugni ameni
    porteranno doni d’altra luce
    alle mie palpebre stanche?

    E’ solo qui
    che il vento benigno smuove la lancia delle foglie
    e leva sipari alle fronde
    per aprire lo sguardo su un vascello
    che il braccio di un novello eroe
    invola verso l’orizzonte come contro un bersaglio.

    E’ solo qui
    che restano accesi i fuochi della carne
    e le lanterne del grembo e delle labbra
    e quanto fu e rimane delle mille notti
    s’imprimerà sull’anima e sui suoi nodi
    e il tempo dell’intero privilegio mi sarà a fianco
    sulla soglia d’una finestra innanzi al mare
    prima che annotti e s’apra quella stanza
    dove con te m’abbraccerò al silenzio.

    L’eternità, si, l’eternità.


    Emma Mazzuca

    Carissima Aurora la tua bellissima iniziativa mi ha molto coinvolta, pertanto ti invio un'altra poesia dedicata alla mia terra che continua a vivere dentro di me. Auguri per tutto di tantissimi successi e soddisfazioni.

    RispondiElimina
  9. Cara Aurora, grazie e ecco la mia corrispondenza. Bellissima iniziativa. Ad maiora!
    Corvi accecano palpebre,
    si nutrono dei cuori.
    Le labbra tra le dita a soffocare
    il fiotto che li chiama.
    Ci resta la veggenza,
    -non ha bisogno d'occhi-
    ché dei budelli si nutre il destino
    e smemorando l'età si fa di vetro
    voce di grido muto: nevermore
    nevermore nevermore.

    RispondiElimina
  10. Carissimi tutti, carissima Aurora...
    Mi lascio trasportare anch'io da questo afflato di voci, da questo coro magnifico che inneggia alla vita, all'amore. Complimenti per l'idea stupenda, che ci unisce.
    Ecco il mio contributo:

    è che la luce langue nel ristagno della sera
    o precipita negli anfratti di buio tra un'ora
    e l'altra
    quando in attesa di un non so che di paradiso
    il quaderno rimane aperto ad ogni segno della biro

    non ci sarà perdono neanche stasera
    e le ombre avanzeranno fino al collo
    coprendomi di silenzio intorpidito
    - un tessuto amaro fatto di rinunzie –

    finché un tu dimenticato in fondo al cassetto
    non riappaia
    - desiderio di una vita –
    a riflettermi ancora il senso oscuro

    di questo nostro andare insieme

    fino al tempo dell'addio

    Giuseppe Vetromile

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  11. Gentile Aurora,
    mi piace questa sinfonia di voci a cui tu hai dato l'abbrivio e che si parlano con note di parole che cercano la poesia.
    Ti invio un altro mio piccolo contributo.


    NOI SIAMO

    Il mare al tramonto
    che vede le nuvole in cielo
    sull’onda che appare e scompare
    ci guarda guardare.
    L’acuto gabbiano
    che grida se stesso alla sera
    nel vento che labile sale
    ci ascolta ascoltare.

    Quanto attorno sentiamo
    ci naviga dentro.
    Noi siamo qui in fondo
    sommersi dal mondo che siamo.

    Pierangelo Scatena

    RispondiElimina
  12. Cara Aurora, ritengo sempre molto originali queste tue iniziative. Queste corrispondenze significano ricerca, confronto, dialogo che apre nuovi spiragli in positivo, per cui, colpito in pieno dalla prima bellissima strofe della poesia Controvento, ho scritto questo pensiero.
    Aurora
    I poeti inseguono il proprio
    sentire e i propri istinti
    per spostarsi in altri luoghi.
    Così a volte i loro pensieri assomigliano
    ai semi di alcune piante,
    che si lasciano trasportare dal vento
    per andare a rifiorire altrove.

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