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venerdì 27 aprile 2018

DANIELA QUIETI: "LA VIA DEL PAESE VECCHIO"


DA ANTOLOGIA DI LEUCADE A TEMA: "IL PADRE"


La via del paese vecchio
  
Mio padre avvolto nel cappotto scuro
passeggiava con me
lungo la via del paese vecchio
quella che guarda il mare
distante
in fondo all’orizzonte verso nord
e c’era aria d’infinito in giro.

Dal colle si vedevano lampi
in lontananza
scendere sull’acqua
fulmini che ancora balenano
sulle nostre vite in attesa del sole. 

Daniela Quieti


Da Uno squarcio di sogno di Daniela Quieti (Tracce 2010 Collana Anamorfosi, Prefazione di Aldo OnoratiIntroduzione di Ubaldo GiacomucciPostfazione di Giulio Panzani).



mercoledì 25 aprile 2018

MARIA LUISA DANIELE TOFFANIN LEGGE: "CRONACA DI UN SOGGIORNO" DI N. PARDINI


NAZARIO PARDINI
CRONACA DI UN SOGGIORNO
THE WRITER EDIZIONI, 125 PP., 16€


Cronaca di un soggiorno è una silloge poetica densa, fluente che ti incalza con il variare meditante delle liriche, ti cattura con il mutare dei luoghi, dei personaggi, ti riposa nel conforto della natura, ti ripara nella sua grande umanità, perché protagonista ne è sempre la vita. E Pardini la guarda in faccia questa sua vita e ne fa un bilancio in colloqui intimi con i suoi familiari (seconda parte): il figlio Samuele, Debora, Sandra, Eleonora, la madre, il fratello, il padre e altri. Talora perfino si sofferma in un esame di coscienza misericordioso di chi ha vissuto a fondo ogni esperienza e ne ha scoperto il senso cioè la comprensione dell’altro nell’amore: ho amato l’amore / … questo vi posso dire afferma nella sua prima lirica. Prova ne è la sua sofferenza nel rivelare al padre, al camposanto, la verità del suo segreto bambino: per chiederti perdono, padre,  … per non averti detto le parole / che sono rimaste in aria per la furia / che tradisce la vita … per non averti chiesto, / fino in fondo, le piccole carezze / di bambino … per non averti detto fino in fondo / vicino al fiume che scorreva lento / verso una foce che ingollava i giorni: / “Giochiamo assieme, padre”! … Ed è tanto grande la sua capacità d’amare che, al mio sentire, l’autore, uomo maturo, si attribuisce ritornando bambino le manchevolezze del padre: i suoi silenzi, la sua scarsa affettuosità giustificandole nel contesto faticoso e duro del vivere paterno. Un modo per Nazario di riappacificarsi con la vita intera colmando le crepe in un’armoniosa ricomposizione dei sentimenti reciproci, operazione questa di chi ha dentro la saggezza del tempo della vita. In quest’ottica di un bene che va oltre la comune misura umana, che ignora se stesso ma vuole il meglio per l’altro, ricorda il fratello maggiore che soffriva per lui, ancora piccolo, e con gli occhi lo consolava: … stai tranquillo, non finisce qui: / anche noi avremo casa…. In diverse soste liriche afferma simili profonde verità tanto che questa sua Cronaca di un soggiorno diviene una ricerca continua del vero significato dell’esistenza. Il soggiorno  però è anche una metafora del nostro breve vivere inteso nei suoi desideri, attese, fatiche, asprezze, affetti, gioie e dolori ed altro, vita insomma che è meravigliosa e terribile nello stesso tempo come ben diceva il mio amico poeta Cesare Ruffato che ne aveva sperimentato l’abisso e le cime più luminose. Nazario la percorre, la ripercorre dall’alfa all’omega, dall’infanzia alla vecchiezza, alla morte, insomma nelle sue varie fasi, investendo col suo alito poetico spazi, visioni, le nostre stesse vite fra le stagionali cadenze della natura, fra le  sue albe e tramonti, sotto l’azzurro di speranza e di mille altre sorprese sempre. Nel suo poetico andare ci coinvolge proprio nella comune coscienza di tempi duri, faticosi, sofferti di cui non si avverte il lamento ma si ascolta il silenzio del sacrificio, dell’accettazione, delle fatiche sofferte dal padre, dalla madre là nel rapporto duro con la terra fra sospiri di bonifica, nel sagrato / del tempio della casa-calore di affetti, pur fra le gelide pareti riscaldate in qualche modo: da un’apertura ampia / usciva per l’inverno / il bel caldo della stalla. Casa, figure, persone, tempi d’amore in cui in uguale dimensione si muovono il padre, la madre, ancora capace di stupirsi davanti ai quei giochi del tramonto sopra il campo, verso cui va la devozione del poeta che nei suoi versi le innalza un altare, già elevato in altro luogo nelle campagne venete da Camon. La casa è quindi uno stile di vita, ricevuto da Pardini, che rappresenta la sostanza più profonda e autentica dei sentimenti: la premura, l’attenzione sempre per l’altro così resa in “Pisa era antica” nell’incontro tra il poeta ancora ragazzo e un mendicante suonatore: … Mi sentivo, nel cuore, / di doverlo compensare … Ma non avevo che toppe … e l’altro pronto a rispondergli … Mi hai già pagato – disse – / porgendomi attenzione. Valori che camminano nel sentiero dei cieli e lasciano orme di eterno e noi che abbiamo vissuto simili situazioni di bene, di buono, o che avremmo voluto viverle, ci sentiamo figli accomunati da queste presenze mitiche genitoriali, familiari (chi non ha avuto nel suo percorso una zia Rosina?) e amicali dolcemente sottratte dal prima in un’atmosfera sospesa tra passato e un presente che si infutura in un sapore di eternità: … è vero solo il mondo antecedente / e quello che continua oltre di noi …. Così la scala, la cucina, il cimitero, il viale rimbalzano davanti a noi stagliati vivi, attuali: un angolo di Toscana che non si sfuma, ma grazie a Pardini acquista il fascino di un pezzo raro di famiglia come un mobile antico senza tempo destinato al sempre. E di uguale magia vivono le Apuane, Metato, la primavera, la Pasqua, il profumo della rosa, i vitigni, il castello d’amore dove vivere con la sua donna, la pineta resinosa con i sentieri di lavanda ove  muovere con lei i passi rinverditi in un giorno di maggio quando al tramonto il mare dipinge sulla bàttima/gli ultimi raggi della nostra fiaba. Espressioni tutte del suo canto sereno, consapevole alla vita.
Oasi incantata è La mia isola e dintorni (prima parte) colma di una natura turgida che si fa dono di colori, profumi, di bellezza, generosa, consolante come il pensiero stesso di Nazario che la contempla, la respira e la rivive quasi arcana Madre trascurata oggi nella furia abrasiva del tempo spirituale, ma sempre indice di rinnovo. Una natura quindi come luogo della felicità, lontano dai richiami effimeri di una società arida, luogo della tanto sospirata verità / che hanno cercato sempre i pensatori / nei secoli dei secoli, da sempre l’unica che permane a sé uguale, fedele oltre l’umano. Nella sua intima contemplazione del paesaggio naturale il poeta offre una forma di rieducazione, di formazione interiore, una tensione al sacro, ad un vivere buono di valori antichi ma sempre validi. Realizza pure questo cammino catartico  anche attraverso l’ascolto della musica delle melodie più belle del Creato, in particolare quelle di Puccini, quel coro a bocca chiusa!, le cui note scivolano fra il verde sulle acque del lago. L’isola è così un luogo contenitore di tanti luoghi felici come l’amata Torre del Lago, la frequentata pineta di Pisa dove ti ritrovi rinato nella verità della bellezza che è conoscenza, conferma delle tue certezze, consolazione. L’isola è la poesia stessa, rifugio, oasi del nostro sentire, spazio di fiducioso abbandono in cui rivivere, ricantare il passato,  farne memoria come linfa per il futuro. È luogo in cui si arriva per salvarsi dal mondo sconnesso, dopo una vita di esperienze personali diverse, di fatica e di dolore anche, per ritrovare qui se stessi. Ne nasce l’auspicio di Pardini, espresso in una bella lettera introduttiva agli studenti, che i giovani approdino all’isola della poesia come ricerca interiore, arricchimento linguistico ed altro. Il libro ha il respiro dei grandi poemi: l’ardore e il coraggio omerico della giovinezza, la nostalgia della vecchiezza e insieme la pietas virgiliana con la sapienza, sottesa sempre, degli archetipi della vita, dei miti della terra da cui sgorgano le grandi verità: il sacrificio dei padri, la casa, la famiglia, gli affetti e l’amore come unica forza unificatrice. E insieme ha l’intimità di una confessione rivolta a un tu che tutti ci racchiude e avvolge.
Protagoniste della silloge sono anche alcune figure dei poemi omerici, innate nel poeta: ecco le Nausichee sulle rive del Serchio e Ulisse… evocate con l’insolita capacità, che è sua cifra, di attualizzare il passato, l’arcano, tanto da rendercelo un presente innervato da quel senso di eternità che percorre tutta l’opera.  Perché In ogni luogo delle mie canzoni / ci sono Nausichee a ricordare / lo splendore degli anni. Il bello dell’amore. / Il fulgore del bello. Nausichee / che si aggirano su spiagge per cantare /  inni di gioia, speranze giovanili, / sogni di dee, immagini di volti. Canti eterni alla giovinezza. Anche se il verdeè caduco, breve è il suo furore, // s’affaccia già il silenzio dell’autunno… lascia, dice il poeta, che la mia voce superi i confini / dello steccato misero del mondo, e renda questi canti appunto eterni.
E altro e altro, le Foibe, i Campi di concentramento… in questa cronaca del nostro breve umano scorrere, impreziosito dalla memoria collettiva, narrata in un discorso senza fine reso unico dalla scrittura di Nazario che sempre su alto registro linguistico crea toni mutevoli con una semplicità eccezionale e una ricchezza lessicale unica. Nella sua casa di parole, le raccoglie tutte nella loro autenticità: parole antiche, usate, consumate e quindi “illustri”, attribuendo ad esse però il sapore nuovo della sua poesia. Nazario opera sempre con quella umiltà di chi sa coniugare umanità e cultura insieme, e viverla realmente nei suoi rapporti con gli altri. Il che è solo dei grandi uomini devoti all’Amore e alla Verità, categorie eterne e universali.

                           Maria Luisa Daniele Toffanin
25.4.2018

martedì 24 aprile 2018

PREMIO LETTERARIO “L’ALBERO DI ROSE”











III edizione del Premio Letterario

“L’albero di rose”

dedicato alla Festa del Maggio di Accettura

REGOLAMENTO

1)   Il Premio è composto da tre sezioni:

Sezione I - Poesia inedita ispirata ai temi, alternativi tra loro, della Festa del Maggio, dei culti arborei e del rapporto tra l’uomo e l’albero.
È necessario inviare da una a tre poesie inedite. Ciascuna delle poesie non deve superare i trenta versi, preferibilmente per complessive 150 parole.

Sezione II “Leonardo Sinisgalli” - Poesia inedita ispirata ai temi di Sinisgalli antropologo: la poesia che scaturisce dall’urto con gli oggetti, simboli di culti primordiali; la mitologia domestica, la mitologia del luogo grezzo e sobrio. È nel luogo che meglio si leggono “le formule semplicissime che regolano il mondo”.
È necessario inviare da una a tre poesie inedite. Ciascuna delle poesie non deve superare i trenta versi, preferibilmente per complessive 150 parole.

Sezione III - Poesia edita; la silloge deve essere edita dal giorno 1 gennaio 2016 al 30 giugno 2018.

2)  Ogni autore può partecipare:

-   previa corresponsione della somma di 10 euro, a titolo di contributo di partecipazione, per ciascuna delle Sezioni I, II e III; ogni autore può concorrere contemporaneamente anche a più di una sezione; in tal caso, il contributo aggiuntivo per ogni sezione successiva alla prima è di 5 euro; il contributo deve essere corrisposto mediante
·       bonifico bancario sul conto corrente IBAN IT 64I0578704020095570400539, intestato al Comune di Accettura,
·       versamento sul conto corrente postale n. 12482758, intestato al Comune di Accettura,

indicando in entrambi i casi nella causale “Premio Letterario L’albero di rose 2018 - (nome e cognome)”.


3)  Modalità di invio dei contributi.

3.1) I contributi per le Sezioni I e II “Leonardo Sinisgalli” dovranno essere inviati all’indirizzo email alberodirose@gmail.com in un documento di tipo pdf, unitamente alla cartella di partecipazione compilata e alla ricevuta del versamento del contributo di partecipazione.

3.2) Per la Sezione III, dedicata alla silloge edita, ciascun partecipante dovrà inviare una copia cartacea al Comune di Accettura, via Roma s.n.c., CAP 75011 (MT), all’attenzione del Sindaco Alfonso Vespe.
Una ulteriore copia della silloge in formato pdf dovrà essere inviata all’indirizzo email alberodirose@gmail.com, unitamente alla cartella di partecipazione (in allegato al bando), debitamente compilata, e alla ricevuta comprovante il versamento del contributo di partecipazione.

Le opere relative alle sezioni inedite saranno sottoposte alla valutazione dei giurati in forma anonima (pertanto il nome dell’autore dovrà essere indicato solo nella cartella di partecipazione e non anche sul documento contenente il testo letterario).

Tutte le opere in concorso devono essere in lingua italiana o in dialetto con traduzione ed essere inviate entro e non oltre il 30 giugno 2018.

4)  Con l'invio dei lavori gli autori certificano la paternità e la piena disponibilità di tutti i diritti, liberano gli organizzatori del Premio da ogni responsabilità, e li autorizzano all’utilizzo e alla diffusione dei testi.

5)  Ogni lavoro inviato dovrà essere accompagnato da una breve nota bio-bibliografica (massimo cinque righe), nella quale deve essere indicato anche il recapito postale, il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica ed il codice fiscale.

6)  I vincitori saranno premiati nel corso di una manifestazione pubblica, da tenersi in Accettura in data 9 agosto 2018.

Tutte le informazioni e le comunicazioni relative al Premio saranno reperibili sulla pagina facebook L’albero di rose – Premio Letterario, sul sito lapresenzadierato.com e sul sito www.ilmaggiodiaccettura.it, nonché sul sito http://www.comune.accettura.mt.it.

Solo ai vincitori sarà data comunicazione tramite messaggio di posta elettronica o telefono.

7)  Il vincitore della Sezione I- Poesia inedita a tema riceverà la somma di euro 400,00 (quattrocento) ed una Borsa di Studio dell’importo di euro 3.500,00 (tremilacinquecento) per il Corso per Autori presso il Centro Europeo di Toscolano – CET La Scuola di Mogol, offerta dalla Scuola medesima. Il secondo classificato riceverà la somma di euro 300,00 (trecento) e il terzo classificato la somma di euro 200,00 (duecento).
La poesia vincitrice del primo premio della Sezione I sarà inoltre oggetto di incisione muraria lungo il percorso compiuto dall’albero del Maggio ad Accettura.

Il vincitore della Sezione II Leonardo Sinisgalli - Poesia inedita a tema riceverà la somma di euro 600,00 (seicento). Il secondo classificato riceverà la somma di euro 400,00 (quattrocento) e il terzo classificato la somma di euro 200,00 (duecento).

Il vincitore della Sezione III - Poesia edita riceverà la somma di euro 1.000,00 (mille). Il secondo classificato riceverà la somma di euro 700,00 (settecento) e il terzo classificato la somma di euro 500,00 (cinquecento).

I premi devono essere ritirati da ciascun vincitore di persona durante la premiazione; è consentito il ritiro a mezzo di persona munita di delega solo in caso di impossibilità ad assistere personalmente alla premiazione per comprovate ragioni di forza maggiore.

8)  L’operato della giuria e dell’organizzazione è insindacabile.

9)  Giuria. Le opere pervenute per le Sezioni I, II e III saranno giudicate da:

Patrizia Minardi, dirigente dell’Ufficio Sistemi Culturali e Turistici – Cooperazione internazionale della Regione Basilicata;
Rocco Brancati, giornalista;
Giuseppe Lupo, giornalista, scrittore e docente di letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia;
Luciano Nota, docente di lettere e poeta;
un componente della Giuria sarà designato dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli;
un componente sarà designato nell’ambito dei Parchi Letterari Italiani;
un componente sarà designato dalla Società Dante Alighieri – Comitato di Matera;

con la partecipazione straordinaria di Mogol in veste di Presidente Onorario di Giuria.

10)   I partecipanti al premio autorizzano il trattamento dei propri dati personali, ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e successive modifiche.

Accettura, 16 marzo 2018


Eventuali informazioni e chiarimenti potranno essere richiesti ai seguenti contatti:
email alberodirose@gmail.com, nonché ai numeri

Alfonso Vespe tel. +39 349 44 66 168
Maria Grazia Trivigno tel. +39 345 81 89 887
Rocco Iula tel. +39 340 41 56 855
Carmela Onorati +39 340 67 48 843


Per saperne di più sulla Festa del Maggio di Accettura:


Allegato al Regolamento
del Premio Letterario
“L’albero di rose”
Domanda di partecipazione
Nome:............................................................................................................ Cognome:........................................................................................................
Luogo e Data di nascita:................................................................................
Codice fiscale:………....................................................................................
Indirizzo:........................................................................................................ Città:........................................................CAP:.....................Provincia:.......
Numero telefonico:.................................... Cellulare:......................................
Indirizzo email:..............................................................................................
Titolo dell’opera:.............................................................................................
Sezione a cui si chiede di partecipare:...............................................................

Dichiarazione di responsabilità:
Il sottoscritto ............................................................................. accetta le norme del Regolamento e dichiara, per le Sezioni I e II, che le opere proposte sono inedite, di propria esclusiva composizione e nella propria piena disponibilità, e solleva l’organizzazione del Premio Letterario “L’albero di rose” da ogni responsabilità a riguardo.
Firma del richiedente

........................................................................................................................



N. PARDINI: “FRA QUELLE MIO FRATELLO”


Fra quelle mio fratello


In alto i fiori dell’acacia,          
fra l’erba un gatto in agguato,  
Giuliana e sua sorella nel cortile,     
e i passeri a rincorrersi per strada.  
I cigli si rivestono di fiori,
il grano un manto verde
al cielo che si mischia fra le case.
Transitano da là persone morte,
con volti evanescenti,
fra quelle mio fratello
che mi chiede se oggi è primavera.
“Sì, è proprio primavera oggi,
se passi dal viottolo daccanto
lo vedi dal giallo delle rape,
dalle viole che sbucano pazienti,
dal dente del tarassaco,
dall’inquieto vagare degli uccelli.
Ma perché mi torni sempre accanto?
perché mi passi sempre da vicino
su questa stradetta di campagna?
Lo sai che soffro, lo sai che io sto male,
nel rivederti lì, senza poterti amare,
caro fratello mio”.
Sul tetto le colombe, le tortore che tubano,
all’orizzonte un fumo
non so se nebbia o fuoco di fascine.
Palmiro pota  i tralci,
una donna stende i panni,
e dormono i papaveri nel seme.   
Sopra il vettino
riposa un merlo canterino.

27/03/2018

GIUSEPPE UNGARETTI: "SE TU MIO FRATELLO"


Giuseppe Ungaretti

Se tu mio fratello

Se tu mi venissi incontro vivo,
con la mano tesa,
ancora potrei,
di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere,
fratello, una mano.

Ma di te, di te più non mi circondano
che sogni, barlumi
i fuochi senza fuoco del passato.

La memoria non svolge che le immagini
e a me stesso io stesso
non sono già più
che l’annientante nulla del pensiero.

Da IL FASCINO DELLA MEMORIA, LE EDIZIONI DEL PORTICCIOLO, 2013

INES BETTA MONTANELLI: "QUANDO LA VITA"


Quando la vita

Canta il vento tra i rami che si piegano
a zufoli di canne.
Anche il fiume nel suo letto di pietre
e di schiume canta
e scivola via.
Ma quando la vita perde i suoi colori
accesi e lo sgomento è di casa,
solo nelle stanze ariose della memoria
si riaccendono volti e voci
ed il vissuto riprende ritmi
di stagioni racchiuse nel cuore.

Da L'ASSORTA TENEREZZA DELLA TERRA, BASTOGI, 2013

Note critiche di
Giuseppe Benelli
Marina Caracciolo 
Nazario Pardini

GIANCARLO PICIARELLI: "QUESTO AMORE"


Giancarlo Piciarelli 
 da
PICCOLE CREATURE CI OSSERVANO, BASTOGI, 1994

Questo amore
(oltre Prevert)

Questo amore lacerato,
piagato, con le ginocchia sbucciate.
Questo amore gettato tra i rovi,
con le labbra arse.
Questo amore nato immaturo,
malnutrito, scalzo.
Questo amore notturno,
clandestino, impotente.
Questo amore emarginato,
gotico, decadene.
Questo amore maltrattato,
goffo, infantile.
Questo amore non voluto,
nato per caso, denigrato.
Questo amore sopravvissuto agli addii,
ai miei silenzi, ai tuoi dubbi.
Questo amore infinitamente piccolo,
vivrà in eterno
nonostante te, nonostante me.