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venerdì 22 giugno 2018

A PASQUALE BALESTRIERE "I MURAZZI"


Pasquale Balestriere: Assaggi critici. Genesi Editrice. Torino. 2018



Foto della premiazione al premio "I Murazzi", organizzato dalla Genesi Editrice, vinto da Pasquale Balestriere per la saggistica inedita, con la pubblicazione gratuita degli "Assaggi critici".
Da sinistra: Balestriere, Eleonora Garrone, titolare della Genesi e il prof. Carlo Di Lieto, componente della giuria.
             


Un libro in cui Balestriere mette bene in evidenza le capacità critiche con una scrittura  snella,  perspicace e di ermeneutica rilevanza fattiva; pubblicato per i tipi della Casa Editrice Genesi di Torino come vincitore nella sezione saggistica inedita del premio I Murazzi organizzato dallo stesso Editore,  prende in esame le figure letterarie di autori del calibro di Quinto Orazio Flacco, Dino Campana, Giorgio Bàrberi Squarotti, Paolo Ruffili, Pasquale Festa Campanile e altri non da meno per la loro storia letteraria, quali Ebe Argenti, Carla Baroni, Franco Campegiani, Giannicola Ceccarossi, Umberto Cerio, Nazario Pardini, Gianni Rescigno, Serena Siniscalco, Antonio Spagnuolo, e Umberto Vicaretti,  mettendone in risalto, da vero studioso, le caratteristiche letterarie peculiari.  Un libro ben fatto, per impaginazione, carta, copertina, alette; e quarta che riporta la motivazione stilata dalla Giuria del Premio Letterario: “La raccolta di saggi e articoli dello scrittore e studioso Pasquale Balestriere, Assaggi critici, ha vinto la sezione di Saggistica inedita del Premio I Murazzi 2018, con l’unanimità dei consensi. La Giuria ha particolarmente apprezzato lo studio sul poeta latino tutt’oggi più  consultato e citato all’interno della cultura  occidentale, Orazio, a fianco del quale, con un salto nella modernità, l’Autore ha saputo bene interessarsi ad alcuni protagonisti della letteratura del Novecento come Campana, Campanile e Bàrberi Squarotti, per poi giungere a fornire testimonianza anche di Autori ancora in vita e in produzione come Antonio Spagnuolo  e altri scrittori di spicco italiani”.
     Nonostante la modestia del critico nel voler ridurre i suoi scritti a semplici assaggi, checché se ne dica, si tratta di veri saggi condotti con acribia intellettiva.
   Non è cosa nuova riconoscere la maestria dell’Autore in campo poetico, narrativo e saggistico. Balestriere è uno scrittore di lungo  corso, la cui carriera è costellata di riconoscimenti di alto livello; basterebbe citare la Laurea Apollinari Poetica  assegnatagli dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'UNIVERSITA’ PONTIFICIA SALESIANA di Roma, o il Premio Letterario Libero De Libero per convalidare il nostro discorso; il fatto sta che il suo ambito culturale e produttivo spazia a 360 gradi facendo di lui uno degli scrittori più validi nel panorama critico-poetico-narrativo attuale. Ho l’onore, tra l’altro, e non so fino a che punto io lo meriti, di essere stato inserito in questo volume con due recensioni che lo scrittore ha stilato sulla mia produzione; e mi piace, a proposito, avvalorare il criterio filologico dei suoi lavori, riportando una tranche di un suo scritto che mi riguarda contenuto nel testo: “... Nazario Pardini mostra di possedere gli strumenti del poeta: scrive in versi liberi, ma impiega con una certa frequenza l’endecasillabo e il settenario; ricorre a rime, assonanze,  consonanze, allitterazioni, metafore, iterazioni con l’intento di sottolineare, anche attraverso scarti semantici, i momenti salienti del suo canto. Ma è nella splendida silloge Alla volta di Lèucade che il poeta, con risoluta dolcezza, prende il lettore per mano e lo guida nel suo mondo, a sentirne l’estrema ricchezza di elementi fisici, così necessari nella sua dialettica creativa, e l’intensità dei sentimenti, la quale ben si coniuga con un nitore formale che rivela una lunga frequentazione di autori classici: greci (in particolare Omero e i lirici), latini ( soprattutto Lucrezio, Catullo, Virgilio, Orazio, gli elegiaci), francesi  (tra gli altri Baudelaire, Verlaine, Rimbaud), italiani (Dante in primo luogo, poi Foscolo, Leopardi, fino a Pascoli, D’Annunzio, Ungaretti, Montale). Lèucade, innanzitutto: l’isola delle bianche rocce, del salto di Saffo e della catartica soluzione degli amori impossibili. Non sono certo che qui, in qualche modo, Lèucade richiami ai Dialoghi con Leucò di Pavese, come pur sostiene Vittorio Vettori nella prefazione . Mi pare piuttosto che il titolo ci riporti a un nome, Saffo, poetessa molto amata da Pardini per fatto umano e artistico, e a una condizione:  il (ri)acquisto della serenità, intesa come affrancamento dal turbinio delle passioni (il “gran salto” liberava –come è noto– in un modo o nell’altro dalla sofferenza d’amore); ma soprattutto il titolo ci riporta  a un mondo, quello classico, paradigma di bellezza, misura, armonia. In più il bianco (λευκóς ->λευκάς -> Λευκάς -άδος, Lèucade), con tutta l’area semantica che a questo colore si richiama (chiaro, brillante, splendente, limpido, candido, sereno), allude ad un processo di purificazione e di elevazione, ad una conquista quasi metafisica di sé, cui  anche un moderno sacerdos musarum non può sottrarsi; o magari a un’ideale condizione da perseguire, se non da conseguire: quella di un terso e vivo equilibrio, in cui i fili del tempo si dipanano senza sussulti per una sottesa solida filosofia che aderisce saldamente alla vita e alle cose, pur nella consapevolezza della loro precarietà. Anche le scelte lessicali, che talvolta rimandano al parlato (querci, rame, ragia, moreccio, ecc.), cospirano a realizzare questa condizione di adesione al mondo esterno nel quale e con il quale Pardini snoda il suo percorso umano e poetico. E che ricchezza poetica, che spessore creativo in quest’opera densa e omogenea sotto il profilo dell’ispirazione! Le sezioni che la compongono (quattro: Stagioni -con la sottosezione Canti liguri -,  La sera di Ulisse - Poemetti seraliFuga da settembre Sulle rive del Biondo e dello Xanto - Canti arcaici ) sono cementate dai temi di canto che percorrono la silloge in ogni direzione e dichiarano la  vita, gli affetti e gli slanci del cuore. Ci troviamo di fronte a una poesia piena e matura, descrittiva e riflessiva, di assenze e di ritorni, di scoperte e di stupori, di ricordi e, talvolta, di rimpianti. Eppure la rievocazione non è mai fine a sé stessa: immergersi nel passato non solo consente al poeta di recuperare e rivivere esperienze e sensazioni, di  aver consapevolezza del fluire delle cose,  ma anche di indagare la singolarità, e quasi la fissità, dell’attimo, numero primo e realtà indivisibile della vita dell’uomo. Inoltre, la natura. Si tratta di una presenza sostanziale e dialettica nell’intero iter creativo del poeta di Arena Metato, che ad essa fa riferimento prima e più ancora che agli esseri umani; la natura come magna mater, compagna di viaggio, presenza vitale; come vigore, misura, bellezza; come maestra, esempio, monito. Natura a cui aderire come a realtà affascinante e necessaria,  non annullandosi però, non naufragandoci, ma conservando coscienza di sé e della propria humanitas. Non c’è da meravigliarsi dunque che il cielo  (o il mondo arboreo ) sia animato da colombi, passeri, rondini, falchi, tortore, aironi, cormorani, poiane, alcioni, usignoli, folaghe, tordi, beccacce, fringuelli, allodole, procellarie, nibbi, merli, gipeti, gabbiani, rondoni; né che i prati, i campi, i boschi esibiscano un’opulenza vegetale:  pesco, alla rinfusa e a piene mani, gigli, ginestre, glicini, girasoli, biancospini, ninfee, equiseti,  acacie, castagni, elci, rosmarino, mirto, timo, corbezzoli, ginepri, fichi, limoni, faggi, crescione, cipressi, pioppi, querce, peri, betulle... Vale la pena di fermarsi qui. Ma queste occorrenze naturalistiche non hanno assolutamente nulla di gratuito o scontato, perché ogni animale, ogni essenza arborea, arbustale o erbacea è, nella poesia di Pardini, strettamente funzionale al singolo momento creativo o ne è addirittura sostanza e fondamento; ed anche perché qui la natura è segno e metafora della vita nei suoi vari aspetti e sviluppi; e provoca (al)la poesia. Ma torniamo a Lèucade, alla luminosità del sogno, alla dimora dello spirito, all’avvincente grazia e nitidezza del mondo classico rivissuto dal poeta con grande acutezza, padronanza e personalità, se convoca e coinvolge nel  canto i grandi poeti dell’antichità, se dà loro voce per esprimersi, se affianca ad essi i classici moderni, se degli uni e degli altri recupera forme, stilemi, spunti, provocazioni poetiche insomma, per dare vita a testi squisitamente suoi, a versi che scuotono l’animo e comunicano sensazioni irripetibili. Con in più un pizzico di malinconia,  soprattutto  nella sezione Fuga da settembre, dove la poesia eponima (e finale) rappresenta, in linea con le altre, la triste dolcezza di questo mese tanto caro al poeta, forse perché racchiude i significati dell’autunno, di ogni autunno che -è opportuno ricordarlo-  è anche la stagione della pienezza e della maturità....  Eppure a me pare che soffermarsi solo su qualche lirica farebbe torto all’intera silloge. Alla volta di Lèucade è bella tutta,  appassiona e avvince in quanto prodotto letterario di assoluto rispetto e testimonianza di voce poetica sicura e verace, polimorfa e vibratile, essenziale e sofferta. Che è quella di Nazario Pardini.” (Pasquale Balestriere, poeta, scrittore, e critico letterario, Barano d’Ischia, 07/ 05/2011).
              Un libro quindi di grande energia analitica che, oltre ad  aver meritato il Premio conseguito, contribuisce non di poco ad arricchire le conoscenze storiografiche dei grandi Autori menzionati, magari per approfondimenti specifici in vista di tesi o lavori universitari...

Nazario Pardini


5 commenti:

  1. Auguroni mio caro amico Pasquale per questa importante affermazione meritata e conseguenziale data la Tua bravura di vero poeta e di altrettanto critico letterario. Nel seguirti, tale affermazione è il naturale prosieguo della tua attività. Complimenti vivissimi in attesa di altre traguardi letterari. SalutoTi augurandoTi ogni bene. Al caro Prof. Pardini i complimenti per quanto incisivamente ed obbiettivamente ha scritto e saputo scrivere Pasquale B. Pasqualino Cinnirella

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  2. Caro Pasquale, sono molto contenta di essere stata inserita in questo consesso di poeti illustri anche se mi rendo conto che alcuni di loro hanno avuto un posto nel tuo libro solo per pura affettività. Ma essere tua amica, come esserlo di Nazario, è un grande onore per me che va oltre il reciproco sentimento di stima in quanto appaga anche la mia "vanità". Complimenti vivissimi a entrambi, a Pasquale per il prestigioso riconoscimento ricevuto, a Nazario per la sempre puntuale, velocissima recensione che mette in evidenza i punti salienti di ogni testo.

    Carla

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  3. Mi congratulo anch'io vivamente con l'amico Pasquale per il significativo premio ottenuto. Ne sono molto felice, anche se avvezzo da tempo ai continui e meritati successi della sua levatura di poeta e di critico universalmente conosciuto. Ben conoscendo l'estremo godibilità della sua sempre limpida e profonda scrittura, non vedo l'ora di leggere questi "Assaggi critici", che, ne sono certissimo - come dice Pardini - non potranno che rivelarsi come dei veri e propri "saggi condotti con acribia intellettiva". Non sta ovviamente a me pronunciarmi sulla bontà della scelta di inserire il sottoscritto fra gli autori degni di tali considerazioni. Ne sono comunque orgoglioso, oltre che meravigliato, e ne sono estremamente grato all'autore.
    Franco Campegiani

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  4. Ringrazio Pasqualino e Carla per i loro complimenti fin troppo generosi. E sono particolarmente grato a Nazario per essersi speso tanto per me, non solo ora e in tutti i sensi.
    Pasquale Balestriere

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  5. Quando ho scritto i miei ringraziamenti, il gradito messaggio di Franco attendeva il via libera per la visibilità e la lettura. Perciò ora lo ringrazio di cuore per le amichevoli e preziose parole; e insieme gli garantisco che tutti gli autori presenti nel libro hanno - a mio parere - pieno diritto di cittadinanza in quella piccola polis culturale che è "Assaggi critici".
    Con buona pace di chi dovesse pensarla diversamente;
    perché il fatto che molti di essi siano miei amici non ha costituito titolo di merito per quanto riguarda l'inclusione. Sono solo voci di degni testimoni di poesia. Anche altri, probabilmente, avrebbero meritato l'inserimento. Ma non ritenevo di averne adeguata conoscenza.
    Pasquale Balestriere

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