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venerdì 1 giugno 2018

PAOLO BASSANI: "POESIA PAESAGGIO"



Il libro è stato stampato
da YOUCANPRINT il 14 maggio 2018


Paolo Bassani,
collaboratore di Lèucade

"Il paesaggio è un tema preferito dalla mia poesia: soprattutto il mio paesaggio ligure-lunigianese. Quasi per confermare questa verità ho sentito il desiderio di far nascere un nuovo libro che ha come titolo, appunto, “POESIA PAESAGGIO”...
Così scrive Paolo Bassani nella lettera che accompagna il suo polivalente testo poetico. Una poesia nuova, questa di Bassani, libera, sciolta, absoluta da tutti gli schemi prosodici che fino ad ora l’hanno motivata. Al suo solito endecasillabo di sinestetici abbrivi esistenziali; di rime e metaforici allunghi poetici, segue uno stile spigliato, una scrittura forse più vicina all’immediatezza ontologica dello scrittore; meno legata a vincoli di metrica portata, anche se non mancano esempi di euritmica positura endecasillaba alla quale, in parte, il poeta sembra restare legato (vedi la poesia AI CASTAGNI). E il tema della natura, che sempre ha avuto una rilevanza notevole, di forte spinta ispirativa, qui si fa più presente, più assiduo, come si evince anche dal titolo: POESIA PAESAGGIO. Il poeta dà tutto se stesso ai luoghi, agli ambienti che l’hanno visto crescere e meditare sul cambiamento dei colori, dei suoni e delle immagini reificanti sentimenti, propositi, emozioni. E’ questo il punto su cui si deve giocare: il suo panismo non è mai a sé stante, mai isolato, mai semplice descrittivo, ma concretizzazione della storia di un uomo e di un poeta; di un artista- amante di ogni angolo che ha abbellito il suo esistere. A dare valenza ecfrastica  e figurativa a tanta esondazione spirituale ci sono ricche immagini che da sempre hanno reso preziosa e affascinante la simbiotica fusione fra terra e mare dei panorami liguri...
A questo punto vale la pena dare la parola al critico che ha stilato la prefazione all’opera, Giuseppe Sciarrone: 
"Il titolo stesso ci avvia ad intendere che il sentimento ispiratore di questa silloge è quello di abolire ogni barriera tra il mondo della realtà e quello dello spirito, di creare una simbiosi armonica tra gli elementi paesaggistici della terra di Liguria e la
vita interiore del poeta. Paesaggio d’anima, dunque, il suo: di qui l’assenza del descrizionismo impressionistico. Una luce d’anima si riverbera su ogni immagine ed in ogni parola si sente l’eco lontana di una musica dolce e struggente che sale dal profondo del cuore, talora con il respiro sommesso d’una preghiera. Si ha l’impressione di trovarci di fronte ad una tenera e malinconica fantasia panteistica dove tutto sembra illimpidirsi nell’azzurro del cielo e del mare, dilatarsi nel vento,
illanguidirsi nel verde degli olivi, espandersi nel profumo tenue di umili fiori alla cui esistenza basta solo un pugno di terra tra le fessure delle rocce. Sembra che ogni cosa, anche lo stesso silenzio, galleggi nell’aria con il sapore d’una freschezza antica e l’innocenza della favola dell’infanzia. Ogni sussulto del dolore, ogni cocente rimpianto, ogni meditazione sulla fugacità della vita si stempera nella purezza d’un alito lirico di ineffabile soavità, quello appunto che riesce a trasfondere nel nostro cuore il senso di una consonanza cosmica delle innumerevoli voci dell’universo, di un vincolo fraterno d’amore fra tutti gli esseri del creato.”.

N. Pardini

POESIE TRATTE DAL TESTO

A VALERIANO

Nel sole t'innalzi
antico borgo di memorie
alle valli aperto
ai venti
e alle montagne.
In te dimora
ancora nel silenzio
la segreta dignità
della tua gente.
Hanno lasciato
sulle tue pietre un segno
i giorni della storia
e nel cuore
valori antichi
e amore per la terra.
Oggi
nel vento
il polline disperdi
perché dia frutti ancora
di speranza
e dove s'è fatta
la desolata plaga del deserto
presto torni il verde
a crescere e fiorire.


AI CASONI

Dalla pineta ombrosa,
teneri di verde
i prati
salgono ai Casoni,
verso crinali aperti
ai monti di Liguria
e di Toscana.
Dal Coppigliolo
al Civolaro,
nascono fragili nubi
e si disfanno
nell'azzurro terso;
scendono freschi silenzi
nell'estate chiara,
rotti solo, di tanto in tanto,
dal suono di campani
di greggi al pascolo
e di mucche
e di cavalli bradi
stagliati nel cielo.
Una bianca croce,
un piccolo santuario
di pietra,
una baita degli Alpini,
la fattoria
al limitar dei prati
segnano l'antica civiltà
della natura.
Ormai lontani
sono i rumori,
le vie convulse,
le ciminiere cupe:
adesso, in questa pace,
è facile sognare.
Così, ampio si fa il respiro,
e nel profumo
di montagna
serena l'anima rinasce.


AI CASTAGNI

A voi ritorno, amici miei castagni,
in questo afoso giorno dell'estate.
La nostalgia d'un tempo mi sospinge
alla màgica terra dell'infanzia.
Allora voi placaste la mia fame.
S'aprivano le ricce come scrigni:
generose e lucenti le castagne
furono il nostro pane quotidiano.
Non ho più fame, ma solo sete adesso.
Con le foglie preparerò il bicchiere,
ché l'acqua pura dell'antica fonte
possa spegnermi in cuore quest'arsura.
Ho tanta sete d'alba e di rugiada.
Voi solo ormai serbate di quegli anni
liete stagioni e giorni spensierati,
dolcezza di profumi e di memorie.
Datemi ancora un poco di quel tempo!
E quando stanco poserò il mio passo,
non cercherò ombra cupa di cipressi
ma il vostro fresco, tenero di verde.


AL VINO DELLE CINQUE TERRE

C’è tutto il sole
di Liguria
in questo vino,
la trasparenza
dell’aria sconfinata
e l’asciutta forza
della pietra.
C’è la vita paziente
solitaria
dura:
fatica strenua
e amore inesausto
di millenni.
C’è la nobiltà dei tralci
e della terra
nell’abbraccio
mitico
d’un rito;
c’è la gloria
in questo vino antico
celebrato
dal canto
dei poeti.


ALLA MAGRA

Mio fiume,
bello tu sei ancora
di giovinezza a primavera:
specchi nell'acque chiare
boschi di castagni,
pini e pioppi sulle rive,
antichi paesi e castelli
sopra colline tenere d'olivi.
Mio fiume,
buono tu sei ancora:
disseti greggi e terre,
città e villaggi;
concedi ore serene.
Io pure, seduto sulle ghiare,
m'incanto alla tua voce
come nei remoti tempi
quando donne inginocchiate,
accomunate in canto,
battevano i panni sulla pietra.
Mio fiume,
socchiusi gli occhi
al tuo splendore,
strascico regale
che lento va
solenne al mare,
in te ritrovo il sogno
d'un mondo ancora salvo;
una sopita gioia
dischiusa nel respiro,
e nella luce del mattino
l'intatto amore
per questo mio paese.


ALLA MIA TERRA

Amo questa mia terra aspra e ferrigna,
ove l'olivo il sasso dilavato
adombra, e di piano in piano la vigna
grada giù verso il mare ricamato
dalla brezza, che fremiti leggeri,
profumati di sale e d'erba secca,
innalza dolcemente nei sentieri,
tra muretti di sasso e terre cinte.
Amo i pini pascenti sui crinali
aperti allo scirocco e al maestrale,
i solitari e placidi casali
scoloriti dal sole e dal salmastro,
il fico curvo e la palma gigante
ad ombreggiar la tavola disposti,
l'agave e l'eucalipto biondeggiante
aggrappati alla terra sull'abisso.
Amo questo mio mare scintillante
nei tiepidi meriggi dell'inverno,
e nelle sere il cielo rutilante
ancora messaggero di speranza:
speranza che s'arresti il braccio all'empio
che già, con mascherati intendimenti,
tanto ferì la terra e fece scempio
di cieli puliti e di mari limpidi;
speranza ch'io, sì anch'io, possa trovare
in questa terra di sole, di pietre
e di silenzi, innanzi a questo mare,
e per sempre, rifugio ai miei pensieri.


ALL'OLIVO

Non cerco
alberi solenni
che non lasciano
filtrare il sole,
ma alla tua ombra lieve,
umile olivo,
lieto mi adagio
e finalmente queto.
Seguo la tua vita
ricurva e saggia
vestita d'anni
e di licheni,
i tuoi rami:
braccia protese e mani
nell'offerta al cielo
di minute stelle
tenere d'argento.
Benedetto sei, mio olivo,
tu che perenne
all'autunno sopravvivi
e nell'inverno
concedi doni;
tu che proclami
il bene della pace
e, di olio purissimo,
mistico ravvivi
la fiamma di Francesco,
e ogni giorno segni
la fronte della vita
che nasce
e che rinasce.


AUTUNNO

Illumini d'oro il bosco,
di fuoco la vigna,
di bianchi croci la collina.
Disperdi le voci nel vento
e già le prime brume innalzi
sulla serena luce.
Nella terra adagi
il seme della vita
e nel cuore riponi
la speranza del risveglio.


BOTTAGNA

Forse
c'è ancora
quel pesco...
forse continua a fiorire.
C'è ancora la strada
che lega il villaggio
i pioppi
i platani
i tigli
all'argine verde
del Vara.
Immutati
la chiesa
il sagrato
l'antica campana.
C'è ancora una festa
di tempi lontani
che lega la gente
ai ricordi.
C'è ancora l'azzurro del cielo
e del fiume,
la vigna sul poggio,
la quieta campagna:
c'è ancora Bottagna.


CINQUE TERRE

Luminosa terra
di Liguria
aspra di rupi
a picco sul mare
e gentile di vigneti
squadrati a scala
pietra su pietra
verso altezze serene;
solitaria
selvaggia di lame
e di garìghe fiorite
esposte
all'abbraccio dei venti;
ridente
di borghi
annidati a valle
o innalzati al cielo
tra rocce
e marine trasparenti
consumate dai millenni.
Cinque Terre
nel tuo silenzio m'adagio
per riscoprire
il suono d'una voce
nel canto antico
d'un germoglio.

(...)



IMMAGINI DAL TESTO











1 commento:

  1. Testi poetici molto belli quelli di Paolo Bassani, che ci trasmette con i suoi versi tutta la bellezza dei paesaggi della sua terra, e di come il suo cuore interpreta i segni che legge sullo spartito della natura. Una poesia vibrante di espressività musicale e pittorica, introdotta con profonda esegesi dalla lettura critica di Nazario. Un binomio di poeti panici, che ci contagiano con il loro entusiasmo per la natura e per il sapiente uso della parola.
    Complimenti a Paolo Bassani per questa sua nuova pubblicazione.
    Un saluto e un abbraccio per entrambi
    Francesco

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