Pagine

mercoledì 25 novembre 2020

MARIA GRAZIA FERRARIS: "L'AERONAUTICA LOMBARDA..."

Maria Grazia Ferraris,
collaboratrice di Lèucade

L’aeronauta lombardo “erede” del sarto di Ulm.

 


 

È uscita una  nuova rivista letteraria cartacea ad opera dell’editrice Macabor dal titolo “Il sarto di Ulm”. Il titolo, spiegato da  B. Vincenzi, l’editore, si rifà a una storia, ricordata anche da B. Brecht, quella dell’artigiano, Albrecht Ludwig Berblinger (1770- 1829), tutto preso dall’idea di apprestare un apparecchio che permettesse all’uomo di volare, e un giorno, convinto di esserci riuscito, si presentò al vescovo e gli disse, sicuro, di essere in grado di  farlo. Il vescovo lo condusse alla finestra dell’alto palazzo e lo sfidò a dimostrarlo. Il sarto si lanciò e ovviamente si spiaccicò sul selciato, secondo il racconto di B. Brecth.

 

"Vescovo, so volare",

il sarto disse al vescovo.

"Guarda come si fa!"

E salì, con arnesi

che parevano ali,

sopra la grande, grande cattedrale.

 

Il vescovo andò innanzi.

 "Non sono che bugie,

 non è un uccello, l'uomo:

 mai l'uomo volerà",

 disse del sarto il vescovo.

 

"Il sarto è morto", disse

al vescovo la gente.

"Era proprio pazzia.

Le ali si son rotte

e lui sta là, schiantato

sui duri, duri selci del sagrato".

 

"Che le campani suonino.

 Erano solo bugie.

 Non è un uccello, l'uomo:

 mai l'uomo volerà",

 disse alla gente il vescovo.

 

Forse non è andata così, probabilmente Berblinger  cadde invece - sbeffeggiato, ma incolume - nel Danubio in presenza e su provocazione di un vescovo e non su iniziativa personale ed alla presenza di un principe, ma poco importa, la storia viene utilizzata come metafora della fede umana nelle proprie possibilità e nella propria creatività. Non significa infatti che l’impresa fosse impossibile e che quella follia o sogno che dir si voglia non portasse  con sé tutta la carica di poesia, sogno  ed utopia di cui abbiamo quotidianamente bisogno. Un sogno di condivisione poetica, un programma. In me il ricordo della vicenda, più volte utilizzato in occasioni diverse, ha suscitato associazioni di cui vorrei farvi partecipi, quello del fascino del  volo, dell’avventura, della creatività, della poesia…in salsa lombarda. 

Vi racconterò quindi di un altro sognatore, non digiuno di poesia, che imitando l’impresa dei Mongolfier, preparò il suo storico volo, Paolo Andreani, (1763- 1823), milanese.

 “L’aeronauta lombardo”:  così fu  chiamato nei tempi lontani e gloriosi della sua giovinezza e della sua implacabile ansia di sperimentare, andare, provare, interrogare, cercare, capire, sognare… Vide  posti inimmaginabili, conobbe genti diverse, per colore lingua e civiltà ed abitudini, ammirò  stupito usi, consuetudini di popoli, scelte politiche davvero alternative rispetto a quelle dell’ ambiente lombardo settecentesco. Terminò la sua vita in una vecchia casa di Nizza senza più vedere  neppure il grande amato e fascinoso mare, accontentandosi  di osservare il cielo cangiante, le nuvole ora bianche ora grigie che si inseguono lente o giocose, inquiete, dimentiche di tutti gli affanni umani…, il pensiero  perduto dietro il volo di gabbiani che se ne vanno liberi e felici per il cielo.

Fu   giovane  ventenne, a Milano, folgorato dall’impresa dei Montgolfier, dagli interessi per  il volo umano e per gli studi di aerostatica che si erano diffusi anche nel Milanese, deciso a replicare l’impresa  gloriosa nel giardino dietro la sua villa a Brugherio. E fu di parola. Grande fu l’emozione provata nel volo con l’aerostato fatto costruire a sue spese, nell'osservare la sottostante  terra, l'impressione di dominare da quell'altezza uno sterminato continente, vedere tanti oggetti presentarci un aspetto insolito, estatico e rapito. Vide smentite le dicerie, gli schiamazzi di coloro che dicevano il suo sogno, una temerarietà, che non sapevano capire. Qualcuno compose anche in suo onore un poemetto che cominciava così:

 

"Canto I'Insubre Eroe, che primo spinse

per l'Italico ciel volante antenna.

E tal die' prova di valor, che vinse

i generosi Volator di Senna…"

 

Si sentiva importante come se un novello Vincenzo Monti avesse scritto per lui l’Ode al signor di Montgolfier. Perfino il grande Parini dedicò due sonetti all’impresa:

 

Ecco del mondo e meraviglia e gioco,

Farmi grande in un punto e lieve io sento;

E col fumo nel grembo e al piede il foco

Salgo per l'aria e mi confido al vento.

 

E mentre aprir novo cammino io tento

All'uom cui l'onda e cui la terra è poco,

Fra i ciechi moti e l'ancor dubbio evento

Alto gridando la Natura invoco:

 

O Madre de le cose! Arbitrio prenda

L'uomo per me di questo aereo regno,

Se ciò fia mai che più beato il renda.

 

Ma se nocer poi dee, l'audace ingegno

Perda l'opra e i consigli; e fa ch'io splenda

D'una stolta impotenza eterno segno.( "Per la macchina aerostatica”)

 

Poi, irrequieto come non mai, e come fu sempre nella vita, l’ attirò il desiderio di uscire dai suoi  territori, di affrontare altre avventure e soprattutto quello della letteratura:

 “Io, il marchese Paolo Andreani, ricco nobiluomo milanese  con madre altrettanto nobile, Cecilia Sormani, discendente dall'illustre casata milanese,  a soli 15 anni fui Pastore del movimento letterario dell’Arcadia…., a 19 anni osai scrivere al papa per ottenere il permesso di consultare testi proibiti di politica, legge, filosofia, matematica e storia… tempi eroici dell’adolescenza! Come è lontano il mio brillante passato letterario! Mi sembrano così inutili i miei diari di viaggio, che pur ho redatto via via negli anni con precisione e sollecitudine …” La poesia del viaggio:  viaggi verso il Nord…la prima favolosa attraversata dell’Atlantico…

Erano gli  anni 1790-1792 quando fu protagonista di un lungo viaggio nell' America del Nord. … Gli Stati Uniti erano allora per noi  lontani come la luna. Un Paese strano, senza re, regine  e principesse. Un laboratorio politico avventuroso. Il popolo sovrano, la Costituzione, tutti uguali o quasi (beh, tranne gli schiavi e gli indiani!), un presidente da eleggere, votare. La dicevano democrazia. Duemila anni dopo Atene. Vide una nascente America post-rivoluzionaria limitata ancora per poco alla fascia atlantica, scarsamente popolata e ricoperta da fitte foreste, ma già in rapida e irreversibile trasformazione, con gli indiani irochesi, una volta temutissimi, oramai rinchiusi nelle riserve... Compì una serie di scoperte geografiche in un posto che non ha né leggi, né giudici e dove incontrò, e ne descrisse,  le abitudini, numerose tribù di nativi, mai sazio di novità. Il ritorno in Italia non fu né facile né felice. Si ritirò infine a Nizza.

Vide posti di bellezza inenarrabile, inseguendo l’itinerario del grande Bénédict Saussure,  confortato dalle sue annotazioni e relazioni, talvolta anche impertinentemente divertito, come quando il  serissimo geologo dice di aver trovato alcuni parpiglioni che svolazzavano con incerto e dubbio volo sul monte Bianco.., sapendo lui con certezza che sopra i millequattrocento metri non solo nei monti alpini, ma anche a latitudini più meridionali non se ne trovano…Piccole annotazioni, ambiziose e divertite, talvolta poetiche, a margine del grande esploratore.

Maria Grazia Ferraris

 

Bibliografia di riferimento

 

ANDREANI P.- Memorie e lettere fisico-scientifiche, Londra-Ginevra 1788-1806.

ANDREANI P. - Giornale di Viaggio. Un gentiluomo milanese sulle Alpi, a cura di E. Fortunato, Torino, CDA e Vivalda, 2003

ANDREANI P. - Viaggio in Nord America- a cura di E. Fortunato- ed. Scheiwiller- 1994, Giornale 1790 - diario di un viaggio da New York ai villaggi irochesi.

PORRO D.( a cura) Paolo Andreani, Diario di viaggio di un gentiluomo milanese, Parigi- Londra, 1784- ed. Il Viale, MI 1975.

DICORATO GIUSEPPE, Paolo Andreani. Aeronauta, esploratore, scienziato nella Milano dei Lumi (1763 - 1823), Edizioni Ares.

 

 

 

 

 

 

 

 


2 commenti:

  1. Carissima Maria Grazia, mentre attraversiamo la ferocia di un tempo sospeso, che sembra voler ammonire sul diritto di sognare, in quanto gli ideali richiedono grandi responsabilità, tu da studiosa e Saggista eccellente, spalanchi una finestra di luce, di avventure, di sfide all'impossibile. Ho letto le vicende dell’artigiano,Albrecht Ludwig Berblinger e dell'aeronauta lombardo'Paolo Andreani e i sogni sono venuti a cercarmi. Il primo ricorda la vicenda di Icaro, e dimostra quanto il volo sia da sempre il traguardo di noi uomini. La storia potrebbe essersi svolta in qualunque modo, amica mia, ma come lasci intendere con arguzia, una leggenda, se ripetuta più e più volte si trasforma in realtà. Il secondo è un personaggio che ha realizzato il sogno 'di sperimentare, andare, provare, interrogare, cercare, capire', viaggiando - quale splendida allegoria della vita il viaggio: Odisseo docet -, non solo via terra, ma anche solcando i cieli, tramite l'aerostato. Un personaggio quasi magico, che ispirò grandissimi della Letteratura come Monti e Parini, ma credo incarni i desideri di tanti... Si comincia a morire, nel senso letterale del termine, quando si esauriscono i confini degli ideali, che ovviamente non rappresentano necessariamente spazi infiniti e cieli, ma possono essere contenuti anche in una stanza, in un grande talento. Tu, amica mia, con questa pagina liberatoria, dimostri quanto sai rispondere al coraggio richiesto dai sogni... Stasera mi sento ricca, sedotta e incredibilmente vicina a te, eppure sono nella mia casa. Ti ringrazio e ti tengo stretta insieme all'Uomo che sa volare da sempre, il nostro aeronauta Nazario!

    RispondiElimina
  2. GRAZIE carissima e attentissima Maria. Sì, il sogno di volare, alto,di vivere,di non morire. Per me queste due storie hanno tutta la forza e il coraggio della Poesia.

    RispondiElimina