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sabato 27 marzo 2021

MARIA RIZZI E EDDA CONTE: "RACCONTO A QUATTRO MANI"

La donna con lo scialle a rose

 

Il malumore gli pende addosso come maglia bagnata mentre percorre la strada che lo conduce al museo, dove presta servizio come addetto alla custodia e alla vigilanza. Otto ore al giorno a controllare che i visitatori non arrechino danni alle opere d’arte, non si siedano sulle sculture, non cerchino di trafugare qualcosa. Un impiego noioso e inutile come i suoi giorni di uomo giovane e solo.

Non ha nessuno al mondo. Dopo un rapporto fallimentare con una donna

che non aveva acceso alcun fuoco nel suo cuore, si è convinto che le passioni non esistono. Rappresentano crudeltà che somministriamo a noi stessi per darci degli scopi.

Non v’è magia, né mistero in quello che definiscono ‘amore’, solo un modo stupido per attaccarsi alla vita.

E lui è nato disilluso.

Quando gli parlano di sogni evita di ridere per educazione.

L’esistenza è una sequenza di inutili gesti in fila, una farsa quotidiana.

L’uomo ha una sola strana mania: fotografare il cielo, le nuvole, i temporali.

Non sa perché ogni giorno segue la storia del cielo, mentre non gli interessa la sua, ma non può farne a meno.

Conserva centinaia di foto, peraltro molto suggestive, che ritraggono i moti delle stagioni, in uno sgabuzzino della piccola casa, che ha adibito a

camera oscura.  

Ha pochi conoscenti, anche l’amicizia sembra interessarlo ben poco, e in paese lo considerano lugubre, quasi un uccello del malaugurio.

Nessuno è a conoscenza del suo segreto.

Se lo scoprissero si sentirebbe vulnerabile.

La forza dell’uomo è paradossalmente nell’immagine di sé che ha creato.

Misogino, solitario, tetro: non gli sembrano etichette, ma caratteristiche nelle quali si rispecchia.

Non immagina che tendano sempre di più a evitarlo, perché temono che porti male…

La figura tradizionale del menagramo, fortemente stereotipata, ha precedenti preoccupanti, non solo in letteratura…

Un giorno un altro vigilante gli si avvicina e con fare scherzoso, dice:

-        Sorridi ogni tanto, ti sei accorto che la tua sala è sempre vuota? –

Lui non trova divertente il collega, fa un gesto con la mano, come per scacciare un insetto, e torna a sedersi, più imbronciato che mai.

In realtà qualcosa si è smosso nella sua cupa calma apparente.

Ma è un qualcosa che gli dà  fastidio, come un corpo estraneo che  tende ad annidarsi nel suo io. Ama la solitudine, o meglio, non gradisce la compagnia, specialmente quella femminile, ma perché  gli altri tendono a evitarlo? In fondo è lui che li evita, non lo vedono, forse?

E' un dilemma per lui, una continua domanda che non trova risposta, che resta lì, come un mendicante in attesa. 

Sarebbe bene chiarire direttamente  la questione:

- Senti, collega, ho l'impressione che mi eviti, ti ho fatto un torto?-

Già, si potrebbe dire così; ma, punto primo: lui non ha il coraggio di parlare in questo modo poi in definitiva, cosa gli importa se nessuno  lo cerca?  Meglio.

Questo pensa Leo quando si accorge della sua solitudine, che è quasi un isolamento.

 La scialba vita continua, senza interessi, senza novità: lui, se stesso e il suo segreto.

 Il  lavoro al Museo offre poco, a dire il vero, i frequentatori sono di solito persone anziane, spesso in compagnia o addirittura in gruppo. Nella sua sala si fermano appena per un'occhiata alle sculture.

Ma c'è un'ombra là, nella parte delle opere del Bernini... un'ombra che finora Leo non aveva notato. Con l'aria del sorvegliante si dirige  da quella parte, si ferma a pochi passi dalla figura  seduta sul  divanetto, davanti alla bellezza dei marmi. E' una donna. Ha nelle mani un notes, ma non scrive e non guarda le opere. Tiene la testa bassa, come in atteggiamento pensoso.  Leo non la vede in viso, perché la donna rimane nella stessa posizione, come se non si accorgesse della sua presenza.  

Il sorvegliante, educatamente torna al suo banco, riprende a scrivere sull'Enigmistica.

 Segue il solito tran tran quotidiano: qualche visitatore, qualche sussurro davanti alle opere in mostra, passettini in entrata e in uscita. Ed è l'ora di chiusura.

Leo esce dall'Istituto d'Arte e subito alza la testa: il cielo gli sembra la tavolozza di un pittore, dove  sono stati versati alla rinfusa i colori pastello interrotti da chiazze bianche, che variano continuamente fino a formare  le più strane  figure. Lo ammira come sempre.      

Davanti a lui cammina  la  donna che  aveva notato davanti all' "Apollo del Bernini", ma che ora, assorto nell'ammirazione del cielo, non vede neppure.

A casa lo attende il silenzio e la camera oscura con  gli sviluppi recenti.

Una serata come tutte .

* * *

La sala di un Museo non è l'ambiente più adatto per fare conoscenze, ma anche un tipo particolare come Leo alla fine comincia a provare qualcosa che somiglia alla curiosità di fronte a casi e persone che hanno del misterioso.

I primi giorni, notando la sconosciuta ogni pomeriggio seduta  sul divanetto rosso davanti ai capolavori, ha avuto quasi l'impressione che vivesse lì, in quella sala, non la vede né entrare né uscire, non l'ha mai vista neppure in viso.

Ma un giorno  quel divanetto rimane libero. Leo ha una sensazione strana, avverte  un vuoto, e a quel punto si rende conto che ha bisogno di "sapere " qualcosa della sconosciuta.  Manca quella figura al suo orizzonte limitato e abituale, che in definitiva è per la sua vita monotona una specie di sicurezza. Lui si è come affezionato a quella sconosciuta avvolta nello scialle nero a rose, è un elemento che rappresenta una insolita motivazione  al trascorrere le ore nella noia di un lavoro insignificante .

Leo è povero di fantasia, privo di qualsiasi iniziativa.

Ha cessato anche di fotografare le nubi nel cielo, la sua vita è più vuota che mai, da quando si è sentito prendere in giro dal collega.

Che dire ancora di quest'uomo che ancora giovane non riesce a trovare il gusto della vita? E' forse per colpa della sua segreta menomazione che non lo fa sentire uomo, e pertanto diverso da tutti. La sua difesa  sta nella solitudine, ma nella solitudine non trova gioia.

Eppure per ognuno di noi è scritto "l'attimo", che sia catarsi , o gradita  sorpresa, o misericordia divina, viene sempre un giorno che il Sole  sembra splendere  in modo diverso e soltanto per noi.

* * *

E' seduto al banchino, ha la Settimana Enigmistica davanti, lo sguardo fisso, come assente, forse perduto nelle lontananze dei giorni insulsi che lo attendono.

Sente un passo lento, ritmato, disarmonico: si volta indifferente. E' entrata  la donna con lo scialle a rose.  Ha i capelli  sciolti seminascosti dentro la pesante sciarpa. Leo nota per la prima volta il colore della capigliatura, rosso spento con ciocche più chiare; vede anche il viso, un viso dolce di donna non più  giovane.

Ha un moto di sorpresa, è un volto che non si aspettava, ma anche stranamente familiare, come di persona già conosciuta.

 Si trova improvvisamente a dire  "Buongiorno! ", confuso e sorpreso.

La donna va a sedersi al solito posto, e solo allora Leo nota la gamba

- rigida -, che la sconosciuta copre con il lembo dello scialle.

 Si apre tutto un mondo alla mente di Leo, a quella mente disabituata a considerare l'altro. Tanti "forse" che restano lì vuoti, proprio come le caselle del suo cruciverba, per cui ha perduto ogni interesse.

Oggi il suo orizzonte abituale non è più vuoto, l'occhio gli cade spesso sulla figura seduta  di fronte alla meravigliosa perfezione dell'Apollo, e cerca quella gamba innaturale che si era annunciata nel passo.

 Il pomeriggio sembra più lungo del solito, ma all'ora di chiusura Leo ha ormai maturato la sua azzardata decisione. All'uscita non alzerà la testa ad ammirare il cielo, ma guarderà al Futuro come cosa possibile da  sognare e  vivere.

Nella donna con lo scialle a rose ha intuito una solitudine non dissimile dalla sua; forse  due solitudini insieme potranno diventare una ottima compagnia.

Oggi per Leo è giunto quel giorno, unico e misterioso, nel quale il Sole sembra brillare soltanto per lui, come promessa di vita e di amore.


Margherita e Lillà

 

 

 

11 commenti:

  1. Complimenti sia a Maria che Edda per questo loro racconto a quattro mani. Lo trovo interessante - oltreché ben scritto naturalmente - per la stura che dà agli, altrimenti incomprensibili, umani comportamenti. Ed è - a mio avviso - questa la capacità che si rivela intrattenendosi nella lettura; una lettura che ci spinge ad andare fino in fondo.
    Certi nostri atteggiamenti (di tutti) hanno sempre una spiegazione che affonda le sue radici nel nostro vissuto. Se si è in grado di sapersi guardare dentro può nascere quel giorno inaspettato di cui si parla nel testo, quel giorno che fa morire la disillusione e tornare a sognare/vivere.

    Sandro Angelucci

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  2. Sandro mio, tu possiedi il grande dono di scavare nella vita e nelle anime. Sai qual'è il momento nel quale ciò che può apparire ineffabile si rivela e cambia il corso dei giorni... nel bene o nel male. Edda l'ho incontrata e conosciuta sull'Isola, la nostra Amicizia si è cementata in quest'anno così strano, che come velo di Maya, può svelare realtà incredibili. Lei è stata un regalo e lo scrivere insieme lo dimostra, in quanto ci compensiamo come piatti di una bilancia che sarebbe stato triste non scoprire. Sei racconti sono tanti, un viaggio d'amore: a te è bastato leggerne uno per cogliere l'essenza di tutti. Grazie, amico mio, sei un critico che parte dal proprio meraviglioso equilibrio interiore! Ti abbraccio forte insieme alla mia socia toc ad eden e al grande Condottiero!

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  3. Gentilissimo Sandro, grazie per questo tuo intervento.
    Il commento coglie in profondità ed amplia il messaggio del nostro scritto.
    Riteniamo questo tuo apprezzamento una gratificazione e un incoraggiamento a continuare il nostro interessante esperimento di scrittura a quattro mani.
    Un affettuoso abbraccio. da Lillà e Margherita.

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  4. La proposta che soggiace a questa congiunta prova letteraria delle due note e interessanti scrittrici tenta di rispondere, non sul piano teorico, ma su quello pratico, ad uno stimolante interrogativo: si può lavorare in èquipe intorno ad un'opera creativa? Naturalmente le risposte possono essere varie, a seconda delle personali vedute, ma deve essere chiara la posta in ballo: il soggettivismo o meno della creazione artistica. Mi è capitato, in passato, di esaminare alcune opere pittoriche assai discutibili, realizzate a più mani, ma in questo caso debbo ricredermi. Il risultato è più che soddisfacente e spingo le due amiche a continuare e ad osare ancora di più su questa via. E' fuori di dubbio che i valori universali dell'arte possono essere raggiunti soltanto per vie interiori, ma evidentemente i territori dell'interiorità sono molto più vasti di quelli angusti dell'io. Lo dimostra stupendamente Leo quando improvvisamente scopre dentro se stesso l'amore: una facoltà nascosta, che non pensava minimamente di avere.
    Franco Campegiani

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  5. Caro Franco, amico antico, ti ringrazio per la nota critica degna della tua statura morale, che rappresenta un'ottima disamina del lavoro in équipe, che hai avuto modo di esaminare sulle opere pittoriche, non su quelle in prosa, che a mio avviso rappresentano una meravigliosa sfida e una fonte di arricchimento. Il racconto con Edda, il sesto della serie, ha convinto anche te e ne sono molto felice. In tempi di distanze tenersi uniti tramite la scrittura è un modo per legare le anime e approfondire le conoscenze. Ti ringrazio per ogni parola spesa anche a nome della mia adorata compagna di viaggio e vi abbraccio entrambi!

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  6. RICEVO E PUBBLICO
    Carissime Edda e Maria
    Il fil rouge del racconto da voi scritto a quattro mani è denso di grande valore significativo dai contenuti di profonda e delicata sensibilità. E’ scritto nell’arte della parola/immagine che si concretizza nella metaforica interpretazione del mistero che accarezza il divenire, tra luci, ombre, dubbi e certezze sempre pregne di alternanza di sensazioni emotive che, a volte, come nel caso del protagonista Leo, portano ad emergere, via via, dal torpore del buio quotidiano concedendo un domani di motivata speranza e serenità sotto altri cieli, orizzonti non più vuoti, pomeriggi più lunghi per un futuro che sorga nel sorriso di gioia ritrovata.
    Avete fatto volare i vostri immaginifici pensieri emozionando, in particolare, chi si è identificato nel messaggio del racconto, e di fatto, in avvenimenti del proprio vissuto.
    Con sincero affetto vi ringrazio, gentili amiche Edda e Maria, per questo dono e rivolgo il mio pensiero a te, Nazario, mio mentore, che sempre ci accogli con ineguagliabile altruismo sull’ambito Scoglio.
    Stringo tutti voi in un forte abbraccio.
    Lino D’Amico


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  7. RICEVO E PUBBLICO

    L'amore scardina ogni tempo ogni spazio ogni immagine ogni solitudine ogni assenza e presenza in quel mondo di Leo vuoto ma pieno, colmo di statue apollinee, dove le "sue " ombre si siedono e ammirano linee, tortuosità , dettagli per ogni fantasia.

    Nella trasposizione ontologica di Edda e Maria ,unite dalla forza dell'essere-passione-amicizia-fraternità, familiarità , solidarietà , riscontriamo la catarsi di Leo che risorge dalle sue ceneri ogni giorno, ogni istante della sua quotidianità.

    Ecco un esempio di ricerca congiunta da due attrici della narrativa.

    Vi ringrazio per avermi illuminato sulle possibilità di travalicare qualsiasi orizzonte che si opponga alla mia consuetudinaria giornata.

    Vi abbraccio.

    Marco dei ferrari

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  8. Ringrazio Lino, per le sue profonde considerazioni sui misteri dell'esistenza e sulla possibilità di sondarne le luci e le ombre e ringrazio Marco per le riflessioni di spessore altissimo sul nostro testo e sugli sviluppi che nella narrativa e nella vita possono avere le vicende delle persone... eh già, in quanto i personaggi diventano vivi, una volta creati. Cari Amici, siete stati fin troppo generosi, scendendo fino alla catarsi e commuovendoci. Se meritavamo tanto continueremo il viaggio a due cuori. Vi stringo forte forte insieme al mio 'seme d'amore' e al nostro Nume Tutelare!

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  9. Grande è la soddisfazione quando leggo le parole di Sandro Angelucci, Franco Campegiani , Lino D'Amico, Marco dei Ferrari tutti concordi nell'apprezzare il nostro Racconto a quattro mani.
    Vi ringrazio tutti col cuore ,cari amici!
    E' davvero cosa degna di stupore questo incontro operativo di due Autrici che pur non conoscendosi nella vita si compensano nel poiein. In realtà solo l'approccio stilistico all'origine ci differenzia un po', per il resto comune è lo spirito con cui affrontiamo la parte che di volta in volta ci assegniamo: ora l'incipit , ora lo svolgimento con la conclusione.
    Stupefacente resta il fatto che non si riconosca poi alcuna cesura nella narrazione....
    E' questo il merito di una misteriosa magnifica intesa tra noi due, per natura affini , nel pensare e nel sentire.
    Forti del vostro incoraggiamento continueremo in questa bella avventura.
    Mi unisco alla mia cara compagna nel dirvi ancora grazie: Sandro, Franco, Lino , Marco ;
    ovviamente senza dimenticare il sempre presente nostro Capitano.
    Edda Conte.

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  10. Cara Edda e Maria
    Grazie per il sono di questo racconto a quattro mani, o meglio a due cuori che battono all' unisono! Si, perché il brano ha un'armonia profonda, che sembra scaturire da una sola anima.
    Malinconia, isolamento, dolore, diffidenza ma anche bellezza e speranza in una vita nuova.

    Bravissime, vi cingo in un abbraccio che estendo al nostro Nume tutelare che protegge l'Isola felice di Leucade.

    Loredana D'Alfonso

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  11. Scusate, ovviamente è unisono e non uniscono ...

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