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venerdì 25 giugno 2021

NAZARIO PARDINI: "MELANCONICO AUTUNNO"

Melanconico autunno

 

Melanconico autunno, non dirò

delle foglie morte che stamani

tu dissemini sopra il mio sentiero,

e nemmeno dei colori moribondi

di cui ti impreziosisci; ma stamani

mi piace ricordarti quell’autunno

che tanto melanconico non era,

anzi sprizzava gioia tutto attorno:

c’era lei, ti ricordi, e le tue foglie

si facevano verdi e verde il mare

e verde pure il cielo, come verde

l’animo mio che sapeva tanto

di una primavera, e le tue foglie

non erano morte sopra il mio viale,

c’erano i suoi piedi nudi a carezzarle

per dare luce e rendermi felice.

 

 

 

9 commenti:

  1. È straordinario come si apre il cuore del poeta sullo spartito del tempo. Un animo pronto a rielaborare i più intimi flussi emozionali, e fornire un diaporama di frammenti di vita che pulsano con le parole. Gli echi di un linguaggio poetico maturo zeppo di rimandi ermeneutici e di ecfrasi d’immagini nostalgiche. C’è tanto nell’intertesto di questa poesia, microcitazioni che appaiono con semplicità e si immedesimano nel linguaggio pardiniano. L’uomo affronta il suo autunno e vede cadere le foglie e le vede danzare nell’ultimo movimento di vita, come soldati che non hanno più un nemico e combattono contro un mostro invisibile. I colori che sfumano sullo sfondo della scena richiamano proustianamente i tempi verdi della vita. Momenti d’allegria quando bastava un niente a rendere tutto speciale, il sapore della gioventù che fa le capriole nel pensiero e induce l’animo a risentire l’ebbrezza dei corpi nudi che morivano per risorgere nel turbine di Eros e Thanatos. Carezze di luce, fremiti di foglie come fremiti del sentire, una percezione gioiosa che avvampa le mani che segnano il foglio e illuminano la pagina e distillano l’acme dell’amore. Domina il verde del mare, del cielo come metafora della vita giovane e della forza che ne deriva. Una poesia che si aggiunge nel canzoniere pardiniano, che continua a secernere miele e fili di seta che si ricamano in forma di linguaggio vibrante, appassionato e foriero di immagini felici. Pardini scrive poesia e continua ad insegnarci il dono della vita, questo mistero che ci conduce sempre verso nuovi orizzonti e aggiunge con i suoi versi l’ingrediente speciale dell’amore. Non c’è alcun dubbio sul valore della poesia per la capacità singolare di annullare il tempo come un commutatore di banda, per portare la mente e il corpo in una dimensione sensoriale in cui lo spaziotempo perde di significato e in quel momento noi siamo bambini, giovani, e adulti nello stesso istante. Il Nostro Nume tutelare attraverso la sua poesia Melanconico autunno ci dà la prova che il puer e il senex possono coesistere, mentre Orfeo gli suggerisce versi, Pan zufoleggia e Kronos sospende il suo cammino per danzare con le foglie.
    Un caro saluto

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  2. Un ricordo intenso e struggente come un sogno. La musicalità dei versi del nostro Condottiero inonda la mente e il cuore, trascina in un'altra dimensione. Porta indietro nel tempo, a quell'autunno privo della melanconia tipica di questa stagione, alle foglie sul viale, che divengono palpitanti, vive, arazzo di luce grazie ai piedi di ... Delia, di Beatrice, di ognuna di noi. La Poesia nella sua straordinaria tenuta estetica ed espressiva consente di rendere quelle note autunnali l'abito di ognuna. Voglio provare l'illusione che siano miei 'i piedi nudi che carezzano le foglie' e restituiscono la vita. Voglio accendere il sorriso del 'futuro bimbo' - rapisco l'espressione a Fulvia Fazio-, che elargisce doni per tutti noi ogni giorno. Se è un Sogno lo visito e mi permetto di viverlo, prima che l'aurora di quest'eterno incanto lo spenga. Grazie Nazario mio, sei la Poesia! Ti voglio un bene infinito!

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  3. MI E' GIUNTA E LA PUBBLICO

    “Malinconico autunno”,
    quanto la cantammo nei giorni nostri
    questa canzone che dell'abbandono
    fa il leitmotiv ripetuto e triste.
    Ma eran giorni felici i nostri allora
    con la speranza a sventolare invitta
    come foglia residua sulla pianta
    sognando altre intrepide stagioni.
    Ed ora che l'età il gonfalone
    che noi issammo a picca d'alabarda
    ci ha tolto senza darcene ragione
    noi ritorniamo ai tempi delle gelse
    che rosseggiavano tra il verde delle frasche
    e non cogliemmo, lieti di stupori
    che l'ora regalava a piene mani.
    Ed è il ricordare il solo viatico
    che adesso ci rimane ancor per rendere
    men arduo il restante del cammino.
    Carla Baroni



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  4. "Chanson d'automne", ricordando la splendida poetica di Paul Verlaine - colui che se ne va al vento, come la foglia morta, coi suoi occhi arrossati: "...e je pleure, / et je m'en vais / au vent mauvais / qui m'emporte / deçà, delà, / pareil à la / feuille morte."- verrebbe da dire per Nazario. Ma l'intimo contrappunto in "Melanconico autunno" di Nazario Pardini palesa un sentimento che lo stesso non ascolta " Melanconico autunno, non dirò

    delle foglie morte che stamani

    tu dissemini sopra il mio sentiero,

    e nemmeno dei colori moribondi

    di cui ti impreziosisci; ma stamani

    mi piace ricordarti quell’autunno che

    tanto melanconico non era,..."
    ...
    "...
    per dare luce e rendermi felice.".

    Oggettivizza la realtà con un vitalismo cha ha radici d'Amore. Nazario mantiene il sorriso d'anima, immediato degli albori. Grazie Maria, che mi ricordi. Un saluto gioioso a te e al "Futuro bimbo". Abbraccio tutta Leucade.
    Fulvia


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  5. L’affascinante incatturabile doppio metamorfico della poesia pardiniana si ripropone ancora una volta in questa lirica: autunno e primavera, melanconia e gioia di vivere, amore e lontananza, fuggevolezza del tempo, pur nella sua ripetibilità di mestizia e felicità, ombre e luce, leggerezza e profondità, l’essere e l’apparire. Poesia personale, biografica eppure universale: archetipi, radici profonde dell’anima.
    Il divino dettaglio dei colori in antitesi offre una possibile chiave di lettura, sfidando la complessità e mettendoci nondimeno alla prova come lettori. I colori moribondi eppur preziosi sbiadiscono via via nel tempo per trasfigurarsi gioiosamente nella memoria e nel tempo in fuga. Verdi col sapore di primavera. Come carezze non esibite. Emozioni rattenute: sogno da ricomporre, magia, incanto, seta. L’essenza della vita, della bellezza e della felicità. Vi ritrovo tutta l’anima complessa, elegante eppur semplice, incisiva eppur mite, di Nazario Pardini. L’anima del poeta.

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  6. Lettera a Nazario, Poeta di "Melanconico Autunno"

    I colori la luce la primavera la giovinezza ...e soprattutto lei, la donna (?) , che è amore giovinezza e primavera della vita. Il mantello della memoria sempre nuovo, mai passato di moda. Un Presente continuo! Ricordi privi di nostalgia, anzi, qui colorati di verde, come la speranza, come la prima stagione dell'anno che tutto avvolge nella freschezza dei suoi colori.
    Oh!, Sì, in quanti, quante volte , abbiamo detto queste stesse cose della tua Poesia, nobile Poeta, e ogni volta leggendoti, sembra la prima volta, perché sempre dai tuoi scritti spira quel soffio leggero che alleggerisce il cuore, perché è il tempo verde che ritorna alla memoria, fresco come le foglie dell'albero in Aprile.
    Nume Tutelare- come altri ti hanno definito- compari sull'Isola, quasi a ricordare il più vero significato della poesia, e allora interrompi certe seriose presenze dei nostri scritti, per ricordarci la leggerezza e i valori semplici del vivere.
    Ecco una Barca, un Aratro, una Canzone, una pésca amorosa nel fiume dove ritrovi i sogni, una Biblioteca affollata di immortali Poeti...; i Dintorni della tua poiesi non conoscono limiti. Non hanno tempo, ma come il Tempo sempre si rinnovano.
    E tutto si umanizza in un presente vivo, eterno, proprio come è l'avvicendarsi della vita nel tempo..
    Con tutto questo, tu, Capitano di rotta per l'Isola che c'è, a intervalli ricordi a tutti noi la Grande Bellezza che illumina i giorni della vita.
    Di questo ed altro ti diciamo Grazie, nobile Poeta!
    Con affetto e stima grande,
    Edda Conte.

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  7. La prima cosa che viene da pensare dopo aver letto questa poesia di Nazario è questa: è dunque così scontato che la malinconia debba necessariamente avere una connotazione negativa? E', la stessa, davvero identificabile con l'arcano 'umor nero' cui anticamente si attribuivano malefici influssi sulla vita dell'uomo?
    Io credo che il testo poetico che qui viene proposto si opponga ad una siffatta spiegazione contrapponendovi un sentire decisamente non volto alla rassegnazione o alla disperazione bensì alla rivisitazione del ricordo come possibile via d'uscita dall'afflizione.
    D'altro canto - l'ho sempre sostenuto per questa poetica - troppo semplicistico ridurla ad un "regret" di baudeleriana memoria, pur essendo molti gli echi del francese in Pardini. Più giusto, invece, rinvenirvi un nuovo modo di porsi di fronte al naturale declino dell'esistenza: caratteristica, questa, spiccatamente pardiniana e cifra indiscutibile della sua poesia.

    Sandro Angelucci

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  8. RICEVO E PUBBLICO

    Cosa dire di questa splendida poesia di grande valore significativo dai contenuti umani profondi e i cui versi traboccano di congeniale sensibilità.
    Il Nostro comunica con i suoi versi le emozioni attraverso le immagini del proprio vissuto e delicatamente riesce a trasmettere con intensità il valore del suo pensiero.
    Sono versi che scendono diritti al cuore come fremiti di emozioni nell’intimo di immagini fantastiche e chi li legge, nel medesimo tempo, è condotto, quasi per mano, a ripercorrere il proprio sentiero di vita dove si sono corsi passi nel flusso di analoghe emozioni, ricordi, amori donati e ricambiati, carezze di luce e di felicità. I versi sono metafora di cammino verso l’autunno del tempo tra sfumati colori di verdi giorni giovanili, fremiti di foglie, immagini felici e ricordi struggenti. Che altro dire se non avvalorare il pensiero di Edda quando dice: “Ogni volte, leggendoti, Nazario carissimo, sembra la prima volta, ma è sempre e ancora come scoprire qualcosa di nuovo”.

    Lino D’Amico




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  9. Nazario Pardini ancora una volta inverte ogni logica stagionale e ci offre un autunno di "malinconie" virtualizzate nel risveglio sorprendente di una primavera precoce.
    Ogni componente di questa sua lirica partecipa alla trasfigurazione: colori, foglie, ambiente (mare, cielo), stato d'animo...
    E lo stato d'animo domina lo sfondo lirico del Poeta con la malinconia e la gioia di una presenza d'amore (lei) che si cromatizza verso dopo verso.
    L'essere ritrova dunque il proprio "status" di equilibrio tra armonie autunnali e primaverili, in una nuova "oggettuazione" umanizzata di esseri e cose.
    Lo spirito di Pardini si estende all'affresco del sentimento fuori tempo e luogo per ricordarci che l'eternità è qui tra noi e la Natura, tra l'energia e la sua espressività impareggiabile.
    Una percezione di acuta "presenza" nelle vicissitudini dell'essere-persona nel confronto con l'essere-Natura sino alla sintesi dialettica del sentimento che appiana e unisce come il Poeta ora ci sottolinea.

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