Maria Rizzi su “Tutta la vita da vivere” di Francesco Paolo Tanzj – Graus Edizioni
Maria Rizzi, collaboratrice di Lèucade |
Il
romanzo dell’amico Francesco Paolo Tanzj “Tutta la vita da vivere”, edito da
Graus Edizioni, rappresenta l’ennesima prova di forza e coraggio narrativo di
questo artista polisemico, che tende a rompere gli schemi e a spingersi al di
là dei luoghi comuni, intingendo i sentimenti nell’inchiostro e nel filo
spinato. Si tratta di un testo molto ben strutturato che affronta tematiche
apparentemente inflazionate come l’amore, l’amicizia e la vita stessa da
angolazioni profonde e inedite. Il protagonista, Sandèr Grieco, giunto all’età
del bilancio si ritrova a girare in tondo, come un criceto nella ruota. La sua
storia è imbevuta delle atmosfere degli anni ’60, dello spirito della ‘beat
generation’, termine coniato per la prima volta da Jack Kerouac nel 1948. La
loro concezione del mondo si basava sul concetto dell’istantaneo presente,
inesplicabile nemico, che neanche la dimensione dello spazio e del tempo poteva
far superare. Gli elementi per vincerlo erano fisiologici, mistici, passionali
o artificiali, come le droghe. Il nostro protagonista li ha vissuti e la sua intensità
emotiva li rispecchia tutti. Crede nell’amicizia come valore assoluto e come
bisogno. “Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere anche se avesse tutti gli
altri beni”: la citazione aristotelica sembra l’habitus del nostro Sandèr, e
quando l’Autore asserisce che l’uomo si ritrova a pensare all’opera “Il lupo
della steppa” di Hermann Hesse, si ha la sensazione che lo sdoppiamento di
personalità e la consapevolezza di un altro sé sia prerogativa di pochi. Il
romanzo affascina proprio perché diventa ‘solo per pazzi’, un teatro magico con
tutti i suoi simboli e la sua straordinarietà, che apre le porte al sogno, confuso,
a tratti, con la fantasia. Esiste una chiave per penetrare nel nostro io
abbattendo il lupo solitario che tende troppo spesso a insidiarsi nella mente e
il protagonista spera di riuscirci ‘uscendo
da quella porta, non entrando’, come aveva fatto in passato. Purtroppo il
territorio della memoria tende a risucchiare e a impedire di sentirsi liberi e
soddisfatti. Tanzj a questo proposito scrive:“il fatto è che non è per niente facile questa storia dell’hic et nunc,
e noi ci ritroviamo senza volerlo a rinvangare il passato come bambini viziati
in cerca di un perché, di un come, di un quando”. La moglie, gli amici, che
avevano rappresentato la linfa vitale, oggi sembrano lontani, diversi, inseriti
nella dimensione della doppia esistenza che lo stesso Sandèr sperimenta a
fatica. Sono uomini e donne con lavori stabili, storie comuni e portano solo
nei cuori le vicende condivise. Le uniche eccezioni sono Giampiero e Viola, per
motivi molto diversi e l’uomo è attratto dai rapporti non risolti sviluppati
con entrambi. Il primo non sta al passo della vita, resta anarchico, idealista,
arrabbiato con il mondo; la seconda continua a identificarsi nell’ideale di
donna che va oltre il sesso, che sembra irraggiungibile come la luna. Sandèr li
insegue e mentre corre si accorge di averli sublimati, sono simili agli altri,
anzi più prigionieri del vuoto cosmico che li risucchia tutti. Tanzj analizza
con maestria la differenza tra l’amicizia tra le donne e quella tra gli uomini.
Nella prima esiste lo scavo interiore, la tendenza ad andare oltre. Avvengono
scambi ormonali simbiotici anche nel corso di poche ore. Gli uomini sanno
trascorrere serate straordinarie, soprattutto se si trovano in una trattoria o
in compagnia di donne avvenenti, ma di fronte a problemi esistenziali, come la
morte di un amico, disperdono le anime, non tendono a unirsi. La solitudine di
Sandèr, separato da Irma e dai figli quasi senza un perché, dopo anni di amore,
condivisione, amicizia, è espressa in modo commovente nell’immagine dell’uomo
davanti allo schermo del computer che invia raffiche di e-mail agli amici,
sperando di ricevere “un messaggio
inaspettato, un invito a un incontro o a una manifestazione, la e-mail di
qualche amico lontano che si rifaceva vivo dopo anni per riagganciare un
rapporto”. La città stratificata sprofonda su se stessa e l’uomo moderno soffre
di una solitudine nella quale affonda come nel liquido amniotico. Il
riferimenti all’utero si ripete nel romanzo e credo si tratti di un simbolismo
che racchiude vari significati: ‘regresso ad uterum’, ovvero discesa agli
inferi per giungere a una nuova nascita; abisso dal quale emergono pericoli e
imprevisti e ancora sepolcro, morte, inconscio primordiale rappresentazione del
mondo. La caverna, infatti, racchiude in sé cielo e terra e rappresenta un
riparo naturale: dal grembo si nasce e al grembo si torna. Il protagonista
dell’Opera è in fuga dalla società ebbra di consumi, dal nuovo se stesso
omologato, avverte il bisogno di quella
che definisce ‘benedetta tenerezza’ e,
talvolta, colma lo stato di anestesia emotiva che lo assale e lo spaventa, con
il sesso, più spesso con i viaggi, gli incontri… accorgendosi che cercando di riempire
il buco interiore lo svuota ulteriormente. Sandèr, divenuto schiavo, come
tutti, di un ‘dover essere’, si sente vittima di se stesso, delle sensazioni
interne che non sa decifrare. Gli affetti sembrano diventati anche loro beni di
consumo, surrogati alieni di ciò che è davvero profondità, coinvolgimento,
impegno, empatia. Giampiero, nella veste di alter ego, di uomo fedele a una
sola anima, è legato alla concezione di Friedrich Nietzsche dell’eterno
ritorno’, ovvero dell’esistenza vista come potenziamento, auto creazione, che
va al dà di ogni piano prestabilito. Il tempo scorre sul bordo della
circonferenza, tutto può ripetersi dentro la vita. Una teoria estrema, che
perde sostanza alla luce dei comportamenti dell’amico. Tanzj, in questo romanzo
dalle superbe vergate letterarie, scivola con arte sul piano delle speculazioni
filosofiche. Non ne diventa schiavo, anzi sa renderle funzionali alla
narrazione, allo stile forte, energico, sanguigno. Nel raccontare le scelte di
Sandèr, della moglie, dei numerosi amici, dosa il realismo con un sano
esistenzialismo. Si distende nella descrizione delle persone e dei luoghi che
il protagonista visita nelle fretta di inseguire il nuovo senso da dare ai suoi
giorni, rendendo i lettori protagonisti della vicenda. Il carattere filmico del
libro è innegabile. Si coglie sin dalle prime pagine la nostalgia interiore del
protagonista verso una vita che sembrava ricca di significato solo a vent’anni
e che è trascorsa in anonimato e in assenza di autentici valori. Sandèr non
rappresenta l’eccezione, siamo tutti affetti dal suo mal di vivere, dalla
doppia anima che ci spingerebbe a ‘uscire dalla porta del quotidiano’, ma
trovare il punto di equilibrio è l’espediente che consente di resistere e di
dare scopi a questo tempo senza tempo che ci è concesso in dono. L’anima del
protagonista è inquieta, mi ha indotto a pensare alla lirica “Gabbiani” di
Vincenzo Cardarelli: “Non so dove i
gabbiani abbiano il nido / ove trovino pace. / Io son come loro / in perpetuo
volo. / la vita la sfioro / com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. / E come
forse anch’essi amo la quiete, / ma il mio destino è vivere / balenando in
burrasca”. Sa trovare un apparente elemento salvifico nella fuga. Il
romanzo ha un finale a sorpresa che è il colpo di coda di un innegabile
talento.
Maria
Rizzi
Ringrazio infinitamente Il nostro infaticabile Capitano per aver pubblicato tempestivamente il mio omaggio a questo romanzo dell'amico Francesco Paolo Tanzj, che mi ha permesso un ulteriore viaggio nell'arte dell'Autore a me tanto cara e familiare. Li abbraccio entrambi!
RispondiEliminaCarissima Maria,
RispondiEliminaHai reso un' interpretazione magistrale del libro di Francesco Paolo Tanzj che ho avuto l' onore di introdurre a Roma, presso la libreria Hora Felix.
Ed è come se tu fossi stata lì tutta la sera, ad ascoltare. Hai fatto emergere lo spirito spumeggiante e la vitalità dell' Autore, ed anche la sua vena malinconica e nostalgica, che affiora a tratti nel corso della vicenda. Il finale a sorpresa è un colpo di scena da maestro.
Congratulazioni a te, Amica d'anima, a Francesco e un abbraccio al nostro Condottiero che permette di incontrarci sulla sua Isola felice!
Loredana D'Alfonso
Lolli mia, oltre a essere stata presente con l'anima all'evento, ho acquistato il libro, l'ho letto con intensità e ... conosco Francesco. Sono i miei unici punti di forza. Ti ringrazio di cuore e ... sai dove abiti. Abbraccio te, l'Autore e il carissimo Nume Tutelare.
EliminaOttimo approfondimento psicologico di un testo di grande rilievo narrativo, calato con superba maestria nella realtà esistenziale dei nostri tempi. Maria Rizzi scandaglia da par suo questo lavoro di Francesco Paolo Tanzj, evidenziandone molteplici aspetti, ma soprattutto insistendo sul valore del tempo. La Beat Generation, cui i protagonisti (come lo stesso autore) sono collegati idealmente, aveva ed ha una concezione del mondo basata "sul concetto dell'istantaneo presente" che non può non far pensare al "carpe diem" epicureo. Con un ripensamento molto importante: “il fatto è che non è per niente facile questa storia dell’hic et nunc, e noi ci ritroviamo senza volerlo a rinvangare il passato come bambini viziati in cerca di un perché, di un come, di un quando”. Esiste davvero il Presente, o soltanto un'illusione, una delle tante? No, il Presente non esiste, se nel momento in cui io lo nomino è già scivolato nel Passato, inesorabilmente. Dove Giampiero - dice Maria - cerca di arginare vanamente la corsa del tempo, Viola, al contrario, vive l'Attimo in senso liberatorio (come liberazione dalle grinfie del Presente), mentre Sandèr lo vive come puro e semplice stordimento, alla ricerca di un'evasione dalla realtà che si rivela illusoria. In conclusione, un autore ed un critico di grande talento entrambi.
RispondiEliminaFranco Campegiani
Franco caro, il Maestro sei stato tu. Io mi sono limitata a calarmi nel libro e nell'anima del comune amico. Sei fin troppo generoso e te ne sono infinitamente grata. Ti stringo forte insieme al nostro Francesco e all'infaticabile Capitano!
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