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lunedì 7 febbraio 2022

FRANCA ALAIMO LEGGE: "A ORIENTE DI QUALSIASI ORIGINE" DI ANNALISA RODEGHIERO

A oriente di qualsiasi origine di Annalisa Rodeghiero, Ed. Arcipelago Itaca. 2021



       La poesia di Annalisa Rodeghiero appare radicata in un paesaggio assai simile, probabilmente per prossimità geografica, a quello evocato da Zanzotto, specialmente nelle poesie giovanili: il profilo dei monti, le abetaie, i fiumi, la neve, in un costante colloquio (e qui traspare la lezione del Petrarca) con il proprio mondo interiore, tra memorie e funzione catartica, quest'ultima già evidente nel titolo stesso della silloge poetica A oriente di qualsiasi origine, in cui la parola più ricorrente è alba, a sottolineare, testo dopo testo, il virginio ricominciare della vita (ribadito da altri lemmi di grande frequenza come “bianco” e “neve”) e il valore salvifico del silenzio, in cui brucia ogni ostilità che separa.

Si apre, così, intorno al corpo e alla materia, uno spazio di spiritualità intatta, in cui la poeta sposta la gravezza verso la rarefazione della luce: Luce sopra ogni filo d'erba all'alba, / alba di luce sugli abeti in fila. Ad ogni fronda di pioggia / una lanterna (…) soprattutto attraverso la smaterializzazione della parola in un lavoratissimo e purissimo gusto musicale.

La quotidianità ricomincia ogni volta da una sorgente di freschezza archetipica, quella a cui allude l'indicazione non spaziale, ma metafisica dell'Oriente.

Come osserva il prefatore Massimo Morasso, «la quadripartizione del macrotesto ordina i quattro elementi fisici “classici” - aria, acqua, terra, fuoco»; i quali, però, assumono in questi versi della Rodeghiero, un valore soprattutto simbolico, che dirige verso un'alterità sconosciuta quanto i sensi vanno sperimentando nell'arco delle ore.

L'acqua, in particolare, travalica la sezione che le è dedicata, trasbordando ogni argine, secondo la sua natura anarchica, così come il tempo di cui è figura, in cui si mescolano i fiumi del passato e del presente, l'affermazione e la negazione, lo scorrere delle parole che cercano di fissarlo su un foglio di segni scritti.

E, ricorrendo al mito, all'Est favolistico della nostra immaginazione, la Rodeghiero sembra mettere insieme, poesia dopo poesia, una sorta di libro magico, ricco di rivelazioni, di frammenti sapienziali.

E, tuttavia, in trasparenza, si intravvede l'elemento autobiografico: l'infanzia, il paese nativo, la città di Padova in cui vive, le delusioni, le gioie, in un perpetuo innamoramento dell'amore (con le sue estasi e i suoi precipizi, i suoi dettagli e le sfumature), con una disposizione sempre vivida al canto, che lo esalta mentre lo decanta, intanto che viene evocando  altri poeti con cui dialogare (la Cvetaeva, Rilke, Brodskij, Eliot), nella convinzione che l'eros poetico sia anche la capacità di interiorizzare le voci che le hanno insegnato l'invisibile.

 

Franca Alaimo

5 febbraio 2022

 

 

 

Il profilo dorato dei rilievi

 

Nella terra

che più d’ogni altro luogo m’appartiene

il profilo dorato dei rilievi apre l’infinito.

Beata si adagia l’abetaia attorno,

tace l’autunno nelle sue schiarite.

Se è vero che siamo ciò che guardiamo,

in questa trasparenza inimitabile

noi siamo l’aroma dei rintocchi

che dalla legna scricchia dopo la pioggia

e svapora sopra la corteccia d’aghi,

messi in salvo i rami solitari,

saldi alla radice i sogni assolti.

 

 

XV

 

Se questo silenzio è l’eco di polvere

sul disordine di abbandoni inspiegati

                                              e delle colpe

se le madri anche avessero sbagliato

nella bontà, se nella semina

avesse avuto radici storte il seme

e il tropismo della terra non ne avesse corretto

il verso, servirebbe ora sfasciare

invocato, dei semi maturi, il dio per ricostruire a norma,

a norma sgusciare come il giorno

nella chiarità      origine, distesa arata, solco.

 

 

Il corsivo rimanda a una poesia della raccolta Dir zur Feier di Rainer Maria Rilke nella traduzione di Raffaella Fazio in Silenzio e tempesta, Marco Saya edizioni, 2019

 

 

 

XVI

 

Essendo presenti a tanto stupore, trattenere l’oro dell’alba

sui boschi ancora neri del nord, nella ferita dei venti,

delle radure il respiro   dei semi deposti dai merli.

Come torbiere custodire antiche memorie nel fondo.

Imparare dai campi riarsi, il sogno di neve.

 

Cancellarsi come neve, come neve crearsi.

XXIX

 

Comunque guardarsi intorno

da un punto distante, avvertire

nella fatica d’argine   agitarsi il fondo,

acqua anarchica nel ribaltamento.

Sarà questo gonfiarsi d’anse rabbiose

a condurci dove si rammendano le colpe,

inconsapevoli di cosa rimarrà

nell’iride della mancanza

quando spossati torneremo

nel nulla, nel tutto che siamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

1 commento:

  1. Ringrazio immensamente Franca Alaimo per l'ascolto prezioso e Nazario Pardini per l'attenzione e la cura.

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