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sabato 5 maggio 2012

Tre poesie di Massimo Acciai

BIO-BIBLIOGRAFIA DI MASSIMO ACCIAI



Massimo Acciai nasce a Firenze il 9 aprile 1975. Laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Firenze nel 2001, con una tesi sulla comunicazione nella fantascienza. Si è interessato molto presto al genere narrativo fantascientifico e fantastico in generale, scrivendo e pubblicando brevi racconti su riviste in italiano e in Esperanto e classificandosi in vari concorsi letterari. Nel 2003 fonda la rivista culturale online Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it) insieme a Francesco Felici. Dal 2007 al 2008 collabora con il musicista siciliano Paolo Filippi, per il quale ha scritto circa 140 testi di canzoni, ed altri artisti tra cui Matteo Nicodemo. Nel 2009 appare il suo primo e-book, edito da Faligi, in esperanto e in italiano, “La sola absolvita / L’unico assolto”. Presso la stessa casa editrice sono usciti anche il romanzo fantasy “Sempre ad est” e il saggio “La metafora del giardino in letteratura”, scritto insieme a Lorenzo Spurio, entrambi nel 2011. Presto uscirà un suo libro di racconti, “Un fiorentino a Sappada”, presso Lettere Animate.

È redattore della rivista letteraria “L’area di Broca” dal 2006. E’ anche autore di video, musicista e performer nel gruppo dei Poetikanten.




15 ventoso


il giorno si consuma
come goccia di pioggia
che scende il vetro
sa di mare

 Firenze, Giubbe Rosse, 14 fiorile dell’anno CCXX (3 maggio 2012)


 
Tempus fugit

Si aspetta.
La vita come una sala d’attesa
Come un romanzo con un vero finale
Che chi vive è l’unico a non conoscere
Si aspetta.
La vita come un libro
Con capitoli e intrecci
E inquietanti presenze
E squarci di sole.
Si aspetta.
Quel mondo incantato
Quella fine del lungo viaggio
Quel dolce ritorno a casa
Qualcosa da nascondere
Nel quieto affrettarsi
Forse un timore senza nome.
Si aspetta.
La vita non ha verità assolute
Solo constatazioni
Si aspetta.
Firenze, Multiplex, 15 ventoso dell’anno CCXX (5 marzo 2012)





Babilon a posteriori (Metropolis)



Ebbe molti nomi arcani la Porta di Dio
La città di stelle d’equinozi e d’algoritmi
Sfida il cielo terso con la pietra e con l’argilla
Metropoli maestosa dai palazzi smisurati
Metropoli suadente dagli edonistici giardini
Metropoli metafora del Male sulla Terra


Avrà molte figlie nei millenni quella pietra
Semina sudore e sangue la Città Divina
Templi torri luci sfolgoranti nella notte
Salirà il miele antico dalle sue fontane
Ruggirà il leone nel palazzo del potere.


***


Ecco i nuovi satrapi, manager e industriali
S’affacciano da grattacieli lievi come l’aria
Aria che saprà di nafta e docili fragranze
Metropoli stupenda dai palazzi esagerati
Metropoli potente dai sobborghi di cemento
Metropoli metafora del paradiso in Terra


***


E’ dal sottosuolo che verrà poi la rovina
Nei vicoli del cuore abbandonati nell’incuria
Nelle stanze del cervello non arriva il sole
Il coraggio di guardare in volto i fratelli
Che vengono ingoiati da una cifra sul giornale.




Musica: Paolo Filippi - Testo: Massimo Acciai
Firenze, 3 settembre 2007



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