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giovedì 3 maggio 2012

Tre poesie edite di Rosario Aveni


Nota biobibliografica


Rosario Aveni (Messina, 1971), ha pubblicato un thriller (Paranoia) partecipante al Premio Giorgio Scerbanenco 2011. Autore, fra le altre, delle raccolte poetiche Christine amava le rose (Gruppo Albatros), La gogna del tempo (Fondazione Mario Luzi), Il silenzio non esiste (Edizioni Remo Sandron), Polvere d’amianto (Bastogi, con nota introduttiva della famosa cantautrice Mariella Nava) e Nemesi (Bastogi, con prefazione di Lia Bronzi), ha partecipato a trasmissioni televisive del palinsesto Sky e a La luna e i falò, approfondimento culturale di punta dell’emittente romana Nuova Spazio Radio. Terzo classificato al 23° Concorso Internazionale “Giuseppe Gioachino Belli” (Roma Campidoglio) e al “Giovanna De Martini” (Genova), Medaglia d’argento della Presidenza al Myo-Sotis (Rorà), Medaglia di bronzo al 1° Convegno Letterario Nazionale a tema Immigrazione e integrazione (Verona), Riconoscimento Unico per la Regione Sicilia all’Histonium (Vasto). Pluripremiato in altre competizioni, gli hanno dedicato articoli il quotidiano La Gazzetta del Sud e L’Alfiere, periodico diffuso nei circoli culturali di Firenze. Il suo profilo artistico è presente nel volume enciclopedico I grandi classici della Poesia Italiana. Nel 2012 partecipa, con la sua ultima silloge di liriche, al celeberrimo Premio Letterario Camaiore.




Piccoli fuochi





L’aurora

dipinge su tela i colori del buio

Cammino

per alture che sovrastano il mare

Greve è la foschia

tra cipressi e querce secolari

Sterrati sentieri si riducono a bivio

Stormi di uccelli

planano all’unisono sui rami degli alberi

Li ascolto

Descrivono sincronismi alari unici

itinerari in cieli limpidi

cantano felici

e prima del tramonto

mi chiedono di volare insieme a loro

lontano

Il tempo si è fermato

Inizia a correre a ritroso

rendendo ogni pretesto giusto

a far di un’ora un anno

l’inverno autunno

la primavera estate

Il sole colmava rossi calici

brindando ai nostri baci

ingenui e complici

Eravamo giovani

Per scaldarci

bastavano piccoli fuochi


destinati a spegnersi.







Occhi senz’iride





A metà del viaggio

i ricordi non hanno più senso

né ordine cronologico

Sono petali di margherite

che un vento gelido recide

e scaglia via lontano

Si guardano straniti

cercando ognuno il proprio stelo

Risponderò al tuo richiamo

quando il pettirosso apparirà al mirto

Getto sassi in uno stagno

rimpianti sono i cerchi di ritorno

Sento di averti accanto

pregna e illibata

come l'aurora

ma una parte scissa di me

sparge nebbia

per allontanarti ancora

Farò rifiorire i gigli che mi donasti

Li consacrerò al mare calmo

che aliena lo spirito

Sgorga una lacrima

forse l'ultima

dai miei occhi senz’iride

Ho riletto il libro degli errori

strappando nere liriche

Ora è un diario

di pagine vuote


Le scriverà ciò che resta dell’esistere.



Solo il mare





Passano stagioni

come fossero baleni

Crediamo d'essere aquiloni

invece siamo barche

senza remi

che vanno alla deriva

in un oceano dove non c’è amore

Tutto nasce

Cambia

muore

Solo il mare resta uguale

tremulo al cambio di stagione

ciclico per dinamica ancestrale

con quella linea  dirimente all’orizzonte

che separa da millenni

la luccicanza delle stelle

dalla cresta delle onde

l’azzurro eterno del suo profilo

da quello volubile del cielo.








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