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mercoledì 5 settembre 2012

S. Angelucci: recensione su "Il mercante di zucchero" di Adriana Assini


      IL MERCANTE DI ZUCCHERO: L’EQUILIBRIO NARRATIVO
DEL NUOVO ROMANZO DI ADRIANA ASSINI


            
      Il nuovo lavoro, Il mercante di zucchero, di Adriana Assini, si contestualizza - com’è consuetudine della nota scrittrice e acquerellista romana - in un tempo passato: nell’ambito mercantile di una Palermo del XVI° secolo, all’epoca in cui l’intero Regno di Sicilia era ancora sottomesso al dominio spagnolo.
      Storico, dunque, anche questo romanzo ma con quell’attenzione, sempre presente nella nostra narratrice, al fattore umano, allo scandaglio psicologico dei personaggi, che colloca la scrittura ai margini dello stesso genere caratterizzandola per originalità di discorso oltreché stilistica.
      Protagonista indiscusso del libro, Gian Luca Squarcialupo, figura carismatica del commerciante di cannamele che guida la rivolta popolare, prima, contro il vicerè Hugo de Moncada, “un parassita che divideva le sue giornate tra il sarto e il profumiere per poi vessare i sudditi a forza di gabelle e leggi inique” e, poi, nei confronti di Don Ettore Pignatelli, “il luogotenente dagli abiti di seta e il pugno di ferro”, che gli succederà sul seggio dello Steri.
      Ascoltiamone le varie descrizioni - come detto, accurate - che ne fa la scrittrice: “Nato sotto il segno del leone, Gian Luca Squarcialupo era ostinato, impulsivo, impaziente. Abituato a pretendere e ottenere, per anni aveva vissuto alla giornata, come fanno le cicale, senza l’affanno del domani, né l’assillo dell’inverno. . .” e “quando capitava che troppe cose di cattivo segno avvenissero tutte insieme, allora non poteva fare a meno di sfogarsi con il suo amico Cristoforo. . . al quale. . . s’era legato come la vite al pioppo. . .”.
       In effetti, Cristoforo De Benedetto, “forte e nobile come una pianta di olivo”, era il braccio destro del mercante di zucchero, “del quale condivideva sia le speranze che i rancori”. Suo fratello, Vincenzo, al contrario, “seguitava a fare il doppio gioco” carpendo informazioni dai rivoltosi per, poi, riferire agli esponenti della Corona.
      Ma il dire non si riduce al puro evento storico (peraltro tratteggiato con dovizia di particolari e cognizione di causa); la Assini - e qui sta l’attrattiva suscitata dalla sua scrittura sul lettore - non s’impantana mai nelle sabbie mobili di una narrazione asfittica, come potrebbe risultare quella che voglia unicamente e oggettivamente raccontare, prediligendo invece un’esposizione dei fatti che tenga conto delle infinite sfaccettature, dei tanti punti di vista, delle implicite contraddizioni e convinzioni che sempre accompagnano la vicenda terrena dell’uomo.
      È per tali ragioni che, anche in questa prova, l’incastro della storia d’amore dello Squarcialupo con Francesca Campo - la donna profondamente amata e mai avuta - acquista un significato essenziale non soltanto sotto l’aspetto della caratterizzazione dei personaggi ma - e nondimeno - per quel contributo d’umanità e, diciamolo pure, di femminile comprensione ed emotività, intesa come capacità di sentire, che permette di essere, al contempo, dentro e fuori del racconto, nella specificità come nell’universalità.
      Francesca raffigura così, nel testo, l’elemento di equilibrio - a nostro modo di vedere - tra l’esasperazione della sommossa e la mitezza dell’accettazione, tra la necessaria violenza e l’altrettanto indispensabile, seppur forzosa, rassegnazione.
      Esemplificativo di quanto sosteniamo risulterà senz’altro il passo dell’incontro segreto fra i due amanti nell’antica chiesa della Martorana, dopo che la donna era andata in sposa, per bisogno, a don Calogero: “Nel vederla, Gian Luca ebbe un tonfo al cuore. Per timore di comprometterla se ne restò in disparte, umile e impaziente, lontano mille miglia dal ruvido caporione della Conceria, che in battaglia figurava meglio di un soldato e in amore faceva come l’ape, che si nutre di fiore in fiore.”.
      Ecco, questo breve brano è sufficiente a dare l’idea del registro su cui viene giocato l’intero romanzo: un delicato bilanciamento che accende le passioni mentre le mitiga, che esalta le sacrosante rivendicazioni di libertà e giustizia del popolo sottomesso e quelle, individuali (ma, non per questo, non generalizzabili e non estensibili alla medesima lotta di classe) d’improrogabile richiesta d’amore ed inestinguibile sete di vita.
      Non è nostro compito, ovviamente, entrare nei dettagli né, tanto meno, svelare la trama: il fruitore, leggendo, si renderà facilmente conto dello svolgersi degli avvenimenti, degli immancabili colpi di scena di una narrazione scorrevolissima, connotata da uno stile personale e sicuro, che lo catturerà fin dalle prime pagine.
      La scrittrice è avvezza a farcire i dialoghi - sempre sostenuti e brillanti - con frequenti richiami alla saggezza dei detti proverbiali che, oltre a dare vivacità - per l’appunto -, sviluppano il racconto sul piano, semplice ma autentico, del linguaggio comune, alla portata di chiunque - per suo tramite - voglia avvicinarsi alla verità delle cose.
      Si arriva così, gradualmente ma d’un fiato, al termine del libro: frammenti di discorso diretto e indiretto s’alternano amalgamandosi in un tutto organico che non conosce sbavature né flessioni né superflue ridondanze.
      La conclusione - della quale non riveleremo di più - non può certo dirsi a lieto fine; e tuttavia, al lettore attento, non potrà sfuggire che dietro il sipario che cala sulla scena, oltre l’oblio, a coprire “il lezzo” nauseabondo che dilaga (ancora e tristemente attuale) resisterà il “profumo delle zagare”, che inonderà le strade e la speranza mai perduta, per l’uomo, di un giorno nuovo.


 Sandro Angelucci
            



Adriana Assini. Il mercante di zucchero. Scrittura & Scritture Ed. Napoli. 2011. Pp.224. € 12,50

                                                                     


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