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domenica 10 febbraio 2013

N. PARDINI SU: P. BASSANI "NEL BIANCO GRETO DELLA VALLE"








Recensione
a

Paolo Bassani: Nel bianco greto della  valle

Tornare vivi per sconfiggere il senso del nulla di Thanatos

 

 

La puntualità della parola, la ricchezza delle immagini, e il caloroso abbraccio della vita fanno di queste poesie un fluido travaso d’anima e di pensiero. Una nostalgica rivisitazione  di sogni e misteri affidati a ricami metrici. E la natura, qui, fa da padrona in questa sua funzione di allusivi richiami, di tocchi simbolici, di oggettivazioni memoriali:

 

Di te mi parla ancora

la tua terra.

Rinverdisce la memoria

immagini lontane

ora che si spegne ogni sussurro

e nell’ombra prossima alla notte

s’espande sui tuoi campi

malinconia di grilli. (Pp. 19).

 

E d’altronde la memoria ha bisogno di corpi, di figure, e di simboli. Ha bisogno di colori e di profumi per rendere visivo il suo pathos. Per concretizzare momenti e tempi di altre primavere. E quando l’autore afferma:

 

La mia patria è qui

in questa terra

aperta sulla  valle

nel verde di pini

   d’olivi

     e di castagni;

qui dove a giugno

immense macchie di ginestre

s’accendono di sole… (Pp. 15).

 

lo fa perché vede in quelle note di cromatici affetti la possibilità di rivivere un mondo che ritorna con tutto il suo immortale sapore: l’immagine di un fiume carico di sole; quella degli amici castagni; “ancora un poco di quel tempo”, insomma; ancora un po’ di quel “fresco, tenero di verde”, dove il poeta spera di restare quando poserà il suo passo stanco:

 

A te

correvo dopo il temporale

quando al lieve fremito del vento

ancora la pioggia

  lucente

cadeva dai fiori e dalle foglie.

Solitario

  m’incantavo al sordo rumore

  e torbido impeto dell’acque… (Pp. 16).

 

A voi ritorno, amici miei castagni,

in questo afoso giorno dell’estate.

La nostalgia d’un tempo mi sospinge

alla magica terra dell’infanzia. (Pp. 26).

 

Ah! Quanto apporto di musicalità in questi endecasillabi, quale importante significante metrico per questi ritorni vitali!
Sapori, anche, di cose antiche, ma sempre nuove e pregne di fecondi messaggi. Sapori che premono, e sollecitano la parola a combinarsi in schemi e misure per accompagnare tanto sentire. Misure che si alternano nel loro fondamentale compito di contenere tanto subbuglio interiore:

 

Come allora lasciatemi posare

il capo sul guanciale di sacco

all’ombra fresca della volta

e ritrovare quel profuno antico

di pane, di legna e di cantina.

Ancora gli occhi socchiuderò

alle bianche nuvole del cielo

immobili come l’aria che a quest’ora

stagna sui campi e sulle case,… (Pp. 21).

 

E anche se, spesso, si succedono, nella silloge, momenti di dicotomica suggestione:

 

Presto, a sera, il sonno chiudeva

i miei occhi di bambino

e il capo s’adagiava

sul vecchio tavolo di legno.

(…)

Adesso,

s’è fatto fragile il mio sonno:

s’infrange al minimo rumore

e a cerchio

  erranti s’allargano i pensieri:

notturni flutti inquieti alla deriva.

Attendo l’alba.

  Ma sempre più, tarda la sua luce. (Pp. 22).

 

e anche se da questo spartito di tonalità lirica, quasi romanza pucciniana, traspare una visione umana del vivere e del morire. Della precarietà del tempo e della fugacità del presente:

 

Le stagioni passano:

  va l’una e l’altra

      subito s’appresta.

Vanno gli uomini e gli eventi

le speranze e i sogni:

resta solo la memoria

e la paura di vederla

scomparire nella nebbia… (Pp. 32)

 

prevale sempre, comunque, un inno gioioso alla vita; alla sua sacralità; tanto che il  trascorso riemerge come fatto nuovo, rivissuto con straripante forza emotiva, come evento a cui affidare anima e corpo, per cancellare “il velo gelido dei marmi”:

 

Qui non regna il velo gelido dei marmi

né il silenzio desolato della morte;

non trovano dimora crisantemi recisi,

opachi vasi e fiori di plastica,

parole annerite dallo smog.

Qui ancora pulsa l’anello della vita;

mi parla la tua voce,

m’allieta il tuo sorriso.

Ecco la tua casa, o Madre, la mia casa:

il nostro tempio della vita. (Pp. 23).

 

Tornare vivi, quindi, per sconfiggere, con un richiamo poetico di grande impatto emozionale, il senso del nulla di Thanatos.
Sì!, certamente c’è questa venatura di melanconica riflessione sulla caducità dell’essere e dell’esistere. Ed è umano. È umano che in ognuno di noi esista questa simbiotica antinomia fra il terreno e la propensione del pensiero all’oltre. Ma è proprio questo, se si vuole, il pepe e il sale della poesia; è questo scandalo delle contraddizioni il terriccio fertile da cui sbucano fiori sapidi di terra e di cielo. Gli stessi fiori che troviamo in quei  poetici valori che fanno del canto un messaggio di speranza e civiltà; e non solo. Valori che impreziosiscono l’opera di substantia corale, plurale; che danno l’idea dell’uomo Bassani; dei suoi principi e del suo impegno etico e sociale:

 

(…)

La mia patria è qui

dove libertà e legge

non hanno bisogno di custodi

perché sono parte dell’uomo

  della terra;

qui dove le case

non hanno cancelli

reti o muri intorno

ma l’uscio sempre aperto;

  il vivere

    il morire d’ognuno

è per tutti

  un grande evento- (PP. 16).

 

Stenda la pietà il suo velo

sui morti di tutte le nazioni,

sparga l’indulgenza del pedono,

annulli ogni eco d’odio e di rancore… (Pp. 18).

 

Ed è alla poesia, infine, che il Nostro offre tutto se stesso ed il suo mondo. E si raccomanda, perfino, alla memoria, perché l’accompagni sempre in questa sua missione. É a lei che affida un inno di sapore duraturo. Perché crede nella poesia; crede che possa aprire le porte della luce “alla solitudine umana del nulla”. E la invoca: “Rimani almeno tu, Poesia/ a cantare quel sogno lontano/… / Vieni, squarcia le nubi e la nebbia/ che oscurano il cielo e la terra,/… ”. E conclude, rivolgendosi al suo misterioso potere, con quattro versi emblematici:

 

Nel silenzio che s’apre all’attesa,

come allora innalza il tuo canto,

l’annuncio di una nuova stagione

che ridoni speranza al futuro. (Pp. 35).

 

Sì!, di speranza per un mondo migliore.

Nazario Pardini                                                                             05/02/2013          

 

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