Pagine

domenica 17 febbraio 2013

SANDRA CARRESI: INEDITI


Poesie intense queste di Sandra Carresi, poesie che traggono la loro linfa vitale da tutto ciò che comporta il fatto di esistere: illusioni, delusioni, speranze, abbandoni, e ritorni. Ma anche  propositi di fuga da un mondo che ci stringe con tutta la sua oppressione esistenziale; azzardi di sogni che, prima del buio, hanno il potere di confonderci a cieli liberi e incondizionati. E se  “Nel nostro cammino/ raccogliamo pene/ e sofferenze,/ seminiamo/ amore/ e a volte/ diffidenza” venne anche “quel raggio di sole/ e portò la speranza./ Non eterna,/ ma piccola tregua.” Sì!, un diffuso sentimento di malinconia sembra amalgamare il fluire di queste composizioni, ma, alfine, è il grande attaccamento alla vita a dominare sul tutto. A sconfiggere il pessimismo. E proprio perché la Nostra sa che questo lampo di esistenza è luce di un attimo, è portata a meditare e ad affliggersi, pur confermando, però, il suo forte credo, e la sua altrettanto forte convinzione di dover resistere,  con tutta se stessa, a quella notte lunga che l’assale: “Non mi spengo/ alla notte lunga/ che mi assale alle spalle,/ quasi fosse una rivale,/ aspetto l’alba/ che tarda ad arrivare.” La forza di questi versi è nel saper comunicare con generosità emotiva quei patemi interiori che sgomitano per uscire e farsi vivi. E l’autrice lo fa, dando corpo al suo aveu col ricorso, anche, a allusioni paniche di grande respiro: “Sorridi fanciulla/ al giardino/ d’Inverno./ I rami son potati/ ma, la vita/ è ancora lì,/ si è solo spostata/ in un altro/ ramo,/ là dove il merlo/ riposa, bagnato”.

 
Nazario Pardini 17/02/2013

 

 
Non mi spengo

 

Non mi spengo

alla notte lunga

che mi assale alle spalle,

quasi fosse una rivale,

 

aspetto l’alba

che tarda ad arrivare.

 

Non mi spengo

all’attesa

che angoscia la ripresa

di ogni inizio alla speranza.

 

Non mi spengo

alla salita di

un lamento stonato

camuffato da usignolo.

 

Non mi spengo,

non ancora.

 

 

 


Passeggiata di Vita

 

 

Dormirò,

col sostegno

 e la forza.

 

Respirerò,

l’aria che troverò

e che mi filtrerai.

 

Camminerò,

su sentieri stretti

e ciottolosi.

 

Vivrò,

per me

e per noi.

 

Mi fermerò,

certa di

aver vissuto.

 

 


In cammino

 

Nel nostro cammino

raccogliamo pene

e sofferenze,

seminiamo

amore

e a volte

diffidenza.

 

Ci uniamo ad anime

amiche

e condividiamo

conoscenze

 esperienze

gioia e disperazione.

 

Quel termine

in terra

ci è del tutto

sconosciuto,

mentre il nostro sguardo

si riempie di cielo

di mare e di terra,

di molteplici

colori e fiori.

 

Senza peso

dopo,

quel cammino

in assenza di vita.

 

 

 

Giardini

 

Sorridi fanciulla

al giardino

d’Inverno.

 

I rami son potati

ma, la vita

è ancora lì,

 

si è solo spostata

in un altro ramo,

 

là dove il merlo

                                                                    riposa, bagnato

 

 

(1935 – 1999) – Sessantaquattro anni

 

Fra mura color arancione,

estati afose,

giovani corpi

si apprestano alla Vita.

 

Mentre la mente

costruisce nebbie

fra realtà distorte,

falsi pudori,

e pericolose confusioni,

 

la penna incornicia

Amori sulla carta,

la lama

macchia il mondo di nefandezze

 

lasciando al Tempo,

grande tiranno, la sua realtà

di sangue

e crudeltà di rimpianti.

 

 

 

 

E venne….

 

E venne quel raggio di sole

e portò la speranza.

 

Non eterna,

ma piccola tregua.

 

E dette inizio

ad una nuova Era

 

dove il merlo

si riposò sul ramo,

 

 

il fiume non

esondò dal letto,

 

l’Uomo

piegò il suo sguardo

 

a contagioso coraggio,

raccolse la sfida,

 

con tenacia gettò via l’apatia

riprendendo la sua antica allegria.

 

 

 
 

La via del cielo

 

C’è sempre un pensiero in più,

l’ultimo,

appena prima del riposo

che s’insinua nella mente,

 

perfido,

infiltrante,

roccioso.

 

Lo scacci,

ma, appiccicoso,

si allarga a soffocare

quel sonno.

 

Solo abbracciando il cielo,

cercando le stelle,

o infilandosi dentro le ragnatele

delle nebbie,

 

solo lì…

 

si può abbracciare l’oblio,

inciampando

in qualche fugàce distrazione.

 

 

 

 

 

Normale attenzione

 

In quel passaggio

del giorno silenzioso

anche la poesia

ha le sue pause

tra le virgole

e forse è

proprio lì

che l’amicizia

raccoglie le pene

sapendo aspettare

l’inclinazione

del pensiero

senza mettere fretta

al punto

prima della fine

del discorso

e

cambiare

il suo corso.

 

Nessun commento:

Posta un commento