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mercoledì 20 marzo 2013

CARMELO CONSOLI: LA POESIA OGGI


 La poesia oggi
 
 
Carmelo Consoli
 
Per interagire con l'amico stimatissimo Paolo Ruffilli ( leggi il suo articolo in data 7.3.2013 sul Blog)  e con tutti gli altri illustri colleghi poeti che si sono espressi sul tema : “La poesia oggi” dirò anch'io la mia su questo argomento anche perché è di vitale importanza capire che senso abbia e se abbia un senso, veicolare la poesia in un mondo come il nostro dove il lettore appare disinteressato ormai a questa forma d'arte. Scrivere poesia certamente è sempre esercizio individuale, intimo percorso di ispirazione interiore e magica, sentiero in cui si svela la vita nel suo misterioso contenitore di emozioni, siano esse positive o negative. E' innegabile quindi che tale condizione sorga spontanea come denuncia del proprio stato umorale e della propria inquietudine esistenziale  ma proprio perché si instaura naturalmente una semplice equazione dove esercizio individuale e personale corrisponde a esigenza collettiva di sentimenti, valori, tradizioni la poesia assurgere  sempre a valore simbolico per tutti e non può mai, a mio parere, permanendo questa condizione, disgiungersi come arte, dalla sua intima funzione conoscitiva, formativa e didattica. Il poeta non deve scrivere mai per il compiacimento altrui, ci mancherebbe,  e su questo siamo tutti d'accordo ma, coscientemente o meno,  l'atto poetico si fa perché chi legge ( primo fra tutti l'autore) provi l'emozione di un riconoscimento, di una identificazione con la parola , il gesto, la musica e le fragranze che esso contiene. Alla fine il compito e la missione di tutti noi poeti, anche se intesi come atto personale, privato,  dobbiamo onestamente ammetterlo,  è quello di stupire chi legge facendo emergere dal suo inconscio remote emozioni, ma questo stupore per non perdere la sua intensità nella pratica realtà quotidiana, deve sapersi adeguare ai tempi e alle modalità del vivere nostro contemporaneo, essere specchio fedele di una travagliata modernità. Se è vero come è vero( i dati statistici lo provano) che la poesia per i più ai nostri giorni appare oscura ed inutile ( frutto di vecchie concezioni scolastiche) la colpa è forse anche da ascrivere a noi poeti per il non sapersi calare nella realtà difficile e tortuosa della nostra società. Cosa voglio dire ? Sottolineare che sono cambiate le tematiche sociali, i sistemi comunicativi, i tempi e le necessità della lettura poetica e  che quindi chi vuole fare poesia e diffonderne i contenuti deve adeguarsi inevitabilmente nei riferimenti e nelle forme. Certamente occorre scrivere versi mantenendo quella sorta di purezza onirica di incanto o disincanto per la vita che ci fa entrare nella trance poetica dentro i reconditi antri delle visioni e che sta alla base dell'ispirazione lirica ma occorre anche soffermarsi ed insinuarsi in un mondo reale che è cambiato profondamente e cantarne le gioie, i dolori  le quotidianità, i bisogni, le tragedie. Quanto poi alle forme di diffusione della poesia queste hanno già preso altre strade e oltre alla carta stampata  viaggiano sul web, tramite l' e.book , attraverso forme multimediali ma bisognerebbe ancora sempre più abbinarle a manifestazioni musicali,  artistiche come ad esempio le arti visive. Insomma la poesia deve aprirsi alla società di oggi compiendo un'operazione inversa a quella che abitualmente conosciamo e cioè attendere il lettore in libreria o in biblioteca, una pratica specifica che necessita di apposito marketing,  diffusione massiccia a tutti i livelli, ma sopratutto dovrebbe avere la parola, la voce, il corpo degli uomini e delle donne del terzo millennio con il loro carico di attese e di inquietudini perché  essi vi si possano specchiare e riconoscersi. Solo così potrà  continuare ad essere quella fonte di arricchimento vitale collettivo nei valori e nelle domande esistenziali che è stata  nei millenni. Fare poesia per parlare dei temi che inquietano, entrando nelle aree critiche della società, scendendo nelle strade equivale a fare del poeta  non più un personaggio dai più visto  inutile, stravagante, abitante dei sogni e della luna ma un cantore/ abitante di una terra viva, sanguigna e piena di sgomenti, riferimento di luce e di conforto anche e sopratutto a sua insaputa.    

Carmelo Consoli

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