Pagine

domenica 3 marzo 2013

P. BASSANI: RACCONTO


IL MIO AMICO MOHAMED

Racconto di Paolo Bassani

vincitore nel 1993 del "Premio per la Pace - Riccione Satyagraha" 
 
 
 

 

Mi ricordo soltanto il suo nome: Mohamed. Uno dei tanti Mohamed dalla pelle scura, che percorrevano (e percorrono ancora) gli arenili festanti del litorale, giungendo, con il loro carico di mercanzia, fin quassù in terra di Lunigiana.
Era l'estate 1978. Sotto un pesante carico di coperte e tappeti, un uomo saliva lentamente il sentiero della collina che s'apre sulla valle, nel verde di pini, d'olivi e di castagni; qui dove a giugno immense macchie di ginestre s'accendono di sole e lontani profumi il vento del meriggio esala; qui dove ancora il cuculo scandisce e alterna il suo richiamo a lunghe pause di silenzi.
Sotto il sole rovente, con quel carico pesante sulle spalle come una croce, l'uomo era giunto davanti all'aia della vecchia casa contadina e s'era fermato, come per riposarsi un attimo e riprendere fiato. Poi, dato uno sguardo intorno, si avvicinò: forse perché quell'antico casolare non gli incuteva timore ma, anzi, gli ispirava fiducia. La casa, infatti, non aveva cancelli, reti o muri intorno ma solo olivi, pergole e filari. Non aveva neppure aiuole di giardino per fiori signorili; né per guardia il cane lupo, ma un vecchio gatto seduto sulla soglia. Il forestiero fece un cenno di saluto e ancora distante, quasi per chiarire le sue intenzioni, disse: "Signore, dai acqua...sete..." Fu accolto cordialmente per quel senso di ospitalità che sopravvive fra la più antica gente contadina di questa terra. E per tale ragione, invece dell'acqua gli fu tosto offerto un colmo bicchiere di vino.
"No vino! Acqua..." disse con garbo il forestiero.
"Ma questo è vino nostro, della nostra uva. L'abbiamo fatto noi!” replicò il padrone di casa: Alfredo, il vecchio mezzadro che teneva ancora in mano il fiasco.
"Acqua, solo acqua..." insistette il forestiero.
"Ma se proprio volete l'acqua... E' fresca. L'abbiamo presa alla vasca poco fa. Posate pure la vostra roba e mettetevi qui all'ombra. Oggi il sole non scherza: batte davvero! E poi a quest'ora.!"
L'uomo, liberatosi dell'ingombrante carico, pareva un cavaliere che, toltasi l'armatura, fatica alquanto a ritrovare la normalità dei movimenti.
E' sorprendente come nell'incontro fra persone semplici spesso si stabilisca un dialogo immediato. E' l'umanità che affiora oltre le vicende della vita. Così il forestiero incominciò a parlare: in modo frammentario, con quel poco di italiano che aveva imparato. Ci mostrava la sua mercanzia, ma pareva anche desideroso di far conoscere la sua storia. Si chiamava Mohamed... Era di nazionalità marocchina. Era stato "ingaggiato" come tanti altri suoi connazionali che, per poche migliaia di lire e per un pasto, percorrono giornalmente chilometri sotto il sole infocato dell'estate con il loro pesante carico. Non padrone, dunque, ma soltanto venditore per conto altrui. E questo volle ripeterlo più volte. Una storia semplice, come tante altre, con un risvolto amaro come è amara la vicenda di ogni emigrante. Aveva lasciato il suo paese per venire qui in Italia a fare "la stagione", con la speranza che, in autunno, sarebbe tornato con un discreto gruzzolo alla sua terra: laggiù al limitare del deserto dove, nella piccola casa dal tetto e dai muri bianchi adagiata all'ombra delle palme e al canto delle antiche nenie del Corano, lo aspettavano la sua sposa e i suoi bambini. Da un logoro portafoglio sfilò una vecchia foto e mostrò con orgoglio la sua famiglia. Ci fu chiaro, dunque, perché non aveva accettato il vino; e come non avrebbe preso altre bevande alcoliche, né mangiato quelle fette di mortadella nostrana  che, frattanto, Alfredo aveva tagliato per lui. Fu allora che provammo, per quell'uomo venuto da lontano, un grande rispetto, quasi una tenerezza e, insieme, il desiderio di manifestargli la nostra amicizia, che nasceva istantanea davanti alla sua dignità di ultimo uomo.
Avremmo voluto dirgli:"Sii il benvenuto. Riposati, ora che il sole arroventa le pietre e le cicale disperdono il canto del loro abbandono. Rimani! E' ancora lungo il giorno. Non abbiamo molto da offrirti: solo pane, la torta di riso e il dolce coi pinoli.  Ma te li offriamo volentieri." Non trovammo però queste parole. Sapemmo soltanto dire: "Prego... accomodati... prendi qualcosa..." E dovemmo ripetere l'invito più volte prima che Mohamed accettasse. Ora nei suoi occhi si leggeva una commossa gioia: non per aver venduto una coperta, ma per quel bicchiere d'acqua fresca e per quella fetta di pane scuro profumato d'amicizia. Passò in fretta il tempo del riposo. Il nostro ospite aveva ripreso le sue cose e adesso, con un sorriso, ci porgeva la mano. Riuscì a sussurrare un grazie e una frase che non capimmo. Era forse il saluto nella sua lingua, l'augurio che al suo paese si porge nell'addio. "Ciao, Mohamed! Se un giorno ti troverai ancora a passare lungo la strada che costeggia il fiume, torna fin quassù. Sarai il benvenuto".  E l'uomo dalla pelle scura, con sulle spalle il pesante fascio di coperte e di tovaglie, si voltò ancora per l'ultimo saluto. Poi scomparve nella via deserta che si perde tra gli olivi. Sono passati molti anni ormai, ma Mohamed non è più tornato. Stagioni e stagioni si sono alternate: sole e gelo, frinire di cicale e ululato di venti tra i pini e gli olivi della costa. Si sono disperse le foglie; sono rinate e disperse ancora. Anche Alfredo se ne è andato: è là sul poggio innanzi alla valle dei Mulini, unito per sempre alla sua terra. Il casolare di quel lontano giorno d'estate non esiste più. È stato abbattuto dalle ruspe, come un animale mortalmente ferito, inutile. Tutto è stato sconvolto: olivi con le radici al vento, vigne strappate dai filari, disperso il biancospino. Sui campi divisi da confini sono sorti muri di cemento, cancelli e reti; ed anche  questa storia si è  dispersa nel vento, lasciando un velo d’ombra nel cuore di chi l’ha vissuta.

 
Paolo Bassani

                                        

                                                                                                  


 

Nessun commento:

Posta un commento