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giovedì 14 agosto 2014

UMBERTO MESSIA SU "FRANCO CAMPEGIANI: LA POESIA DI PASOLINI"

UMBERTO MESSIA SU:


Sì, caro Franco,
quei versi di Pasolini sono veramente struggenti.
Quel verbo ... lasciano, ... lasciano, ... lasciano, ... lasciano,
ci mortifica e ci sconfigge, ci eradica, ci svuota, ci consegna ad un buco nero.
'Il pane di ieri è buono anche domani', ci dice don Enzo Bianchi, riferendosi al passato, alla cultura e alle culture del passato, a quell'utero fatto di terra, aria, vento, pioggia, ... e di esperienze che sono sempre fertile terreno di coltura per riflettere il presente e affrontare il futuro: "non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo, qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso" diceva Capriolo Zoppo al presidente Franklin Pierce. Dove è finita quella civiltà, nei bit di un tablet, nei bastoncini Findus, nelle droghe in discoteca, negli OGM, nei pronto soccorso psichiatrici? Dove è finita quella 'visione sacrale dell'esistenza'? Hai ragione quando dici che si può e si deve recuperare il 'patto di alleanza dell'uomo con l'universo intero' senza necessariamente passare attraverso una restaurazione bucolica. Si può infatti essere figli della 'modernità' senza distruggere la 'antichità', ma succhiandone la linfa più adatta per una maggiore e nuova evoluzione della cultura e del pensiero. Recuperare la capacità e l'umiltà di voltarci poco indietro ad ascoltare le 'loro voci': credo sia l'impegno più urgente che dobbiamo porci anche se il 'denaro è lo sterco del diavolo'.

                                              Umberto Messia

2 commenti:

  1. Non fa una grinza la visione olistica di entrambi. Per proseguire nell'evoluzione della specie occorre una palingenesi e una rigenerazione dagli errori e dalle valutazioni di una concezione "materialistica" dell'esistente. Vi è in atto un abbandono dei valori, che ha issato uno spinnaker di boria vanesia e distruttiva verso tutte le categorie valoriali dell'uomo. Da qui, all' autodistruzione il passo potrebbe essere breve.
    Occorre un restauro delle coscienze, una revisione che metta in funzione le forze di responsabilità dell'uomo a fronte del suo male.


    Ninnj Di Stefano Busà

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  2. "Ritorno all'uomo" mi viene da dire. Associandomi alle riflessioni di Umberto, di Franco, di Ninnj Di Stefano Busà trascrivo ciò che Pavese scrisse nel 1945: "..Una cosa si salva sull'orrore, ed è l'apertura dell'uomo verso l'uomo. Di questo siamo ben sicuri perchè mai l'uomo è stato meno solo che in questi tempi di solitudine paurosa. Ci furono giorni che bastò lo sguardo, l'ammicco di uno sconosciuto per farci trasalire e trattenerci dal precipizio. Sapevamo e sappiamo che dappertutto, dentro gli occhi più ignari o più torvi, cova una carità, un'innocenza che sta in noi condividere. Molte barriere, molte stupide muraglie sono cadute in questi giorni. Anche per noi che già da tempo ubbidivamo all'inconscia supplica di ogni presenza umana, fu uno stupore sentirsi investire, sommergere da tanta ricchezza. Davvero l'uomo, in quanto ha di più vivo, si è svelato, e adesso attende che noialtri, cui tocca, sappiamo comprendere e parlare.
    Parlare. Le parole sono il nostro mestiere. Lo diciamo senza ombra di timidezza o ironia. Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l'uomo e non l'uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l'uomo le creava per servirsene. E ci accade che proprio per questo, perchè servono all'uomo, le nuove parole ci commuovino e afferrino come nessuna delle voci più pompose del mondo che muore, come una preghiera o un bollettino di guerra.
    Il nostro compito è difficile ma vivo. E' anche il solo che abbia un senso e una speranza. Sono uomini quelli che attendono le nostre parole, poveri uomini come noialtri quando scordiamo che la vita è comunione. Ci ascolteranno con durezza e con fiducia, pronti a incarnare le parole che diremo.
    Deluderli sarebbe tradirli, sarebbe tradire anche il nostro passato"
    Sonia Giovannetti

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