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martedì 13 gennaio 2015

UMBERTO CERIO SU "LA POESIA"


Umberto Cerio collaboratore di Lèucade

 DA: "PASQUALE BALESTRIERE SU "LA POESIA"":


E' difficile che la ragione possa definire, nella sua totalità, la poesia, perché la poesia non è costruzione razionale, ma è fantasia, creazione, immediata comunione di pensiero e invenzione, di contemporanea interiorizzazione e applicazione di regole ed intima espressione della nostra essenza del vivere il "magma poetico" che il poeta ha bisogno di esteriorizzare. Come è vero che la "forma" non possa già di per sé essere poesia. Perfino Montale, senza rinnegare la grandezza della sua produzione poetica precedente, quando alla fine non ha più la necessaria ispirazione a sostenerlo, riduce la sua produzione poetica, spesso, a composizione più formale che contenutistica, perché viene a mancare l'equilibrio necessario tra le due "cose". e se ciò accade a Montale figuriamoci cosa può accadere a chi pretende, come perplessa e incredula riferisce la Turri,che "forma struttura e musicalità rendono comunque poesia". La poesia è anche creazione interiore e creazione che rispetta regole e forma, sapendo che quelle regole (che non è più il caso qui di elencare) sono quelle che nei secoli, dalla lirica greca in poi, i poeti hanno creato e codificato e sapendo che il canto la poesia sono nati prima della prosa, e che poi la prosa ha tenuto lontane e ben distinte da sé. Rispettare quelle regole e quei "codici" non può essere cosa banale cui ci si può sottrarre, senza cadere, come tu affermi, nella banalità del "grigio". Non è una questione di conservazione del passato, ma ci si può rinnovare senza perdere le regole e la sintesi. Sono con te, e non per semplice amicizia, ma perché non amo la "terra di nessuno". La terra di nessuno diventa terra di conquista di mediocri e di avventurieri. O bianco o nero.

Umberto Cerio 

6 commenti:

  1. Sono -inutile dirlo- totalmente d'accordo con te, caro Umberto. E, quanto alla terra di nessuno, mi affido a un ricordo per giungere poi a una conclusione.
    Il ricordo è questo. Quando ero piccolo s'andava tutti, grandi e piccoli, alla spiaggia dei Maronti (che tu ben conosci) a fare il bagno. Per ripararsi dai raggi violenti del sole, si piantavano a terra quattro canne alla cui sommità si legava un lenzuolo, possibilmente ben teso per accogliere nella sua ombra il maggior numero di persone, soprattutto nei momenti di massima calura.
    La conclusione. A volte mi vien da ricordare quel lenzuolo, quando penso a certi pseudopoeti che cercano copertura di poesia; penso a quel lenzuolo stiracchiato di qua e di là, a coprire pezzi di quella terra di nessuno, dove possono pure albergare sprazzi di creatività, ma mai veramente poesia, dico quella piena e sincera.
    Pasquale Balestriere

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  2. La mia personale impostazione poetica ha intonazioni liriche, anche se non classiche, e non ha nulla a che vedere con la prosa.Tuttavia a me non piace essere schematico e piace essere aperto verso qualsiasi forma espressiva, purché in essa baleni quell'"universale" che è e resta indefinibile e misterioso. Non tutti i grigi sono uguali. C'è un grigio sporco e c'è un grigio splendente, non si può fare d'ogni erba un fascio. I mediocri esistono in tutte le terre, non soltanto nella terra di mezzo, o di nessuno. Così come in tutte le terre esistono i geni creativi. I quali non sono "sregolati", ma hanno regole proprie che riescono ad imporre al gioco creativo.
    Franco Campegiani

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  3. L'aggettivo "grigio" e l'espressione "terra di nessuno" vogliono semplicemente delimitare esternamente un "territorio poetico", al cui centro c'è, a mio parere, la poesia per eccellenza, quella lirica, che esprime i sentimenti, gli affetti, insomma i moti dell'animo di chi scrive. A mano a mano che ci si allontana da questo centro si incontrano gli altri generi, quelli più “raccontati”, e quindi già leggermente spostati verso la prosa, ma sempre in pieno ambito poetico: il drammatico, l'epico (oggi defunto e sostituito da un più generico poema o poemetto), il didascalico (defunto anch'esso e sostituito direttamente dalla prosa) e tutta la moderna e variegata poesia che vuole prendere le distanze dalla lirica. Sicché gradualmente, allontanandoci da quel centro che, con qualche rischio di fraintendimento per usura dell'espressione, possiamo definire di "poesia pura", e passando per i tenimenti delle altre forme poetiche già dette, si giunge nella terra di nessuno, che ospiterà pure qualche "grigio splendente", come dice Franco Campegiani, ma sarà un prodotto definibile, un po’ banalmente, come prosa poetica o poesia prosastica. Queste possono essere anche di gradevole lettura e recare in qualche modo, come ho già sostenuto altrove, il segno dell’arte; ma mancheranno di quella compattezza d’ispirazione e di quella tensione lirica e creativa che fanno la grande poesia. Per questo motivo certi ibridi stanno nel territorio di nessuno, perché -appunto- oscillano tra la prosa e la poesia. E spesso non sono, degnamente, né questa né quella.
    Pasquale Balestriere

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  4. Musica. Forse questo è l'elemento di cui si parla ora. La musica oggi non ha necessariamente una forma rigida. Dopo Mozart le forme sono state pian piano rivoluzionate fino ad arrivare alla musica contemporanea che, per quanto discutibile, è pur sempre musica. E oltre la musica "classica", contemporanea e non, ci sono altri campi che hanno dato frutti di estremo valore. Cito ad esempio il Jazz, che le forme le stravolge e che trova il suo climax espressivo quando si libera del giogo della ragione. Lo scompiglio che il Jazz ha portato nella musica ci ha arricchiti. Ciò che prima sembrava impossibile ha cambiato la nostra forma di vivere e di esprimerci, ci ha liberati da forme e legacci compositivi, senza tuttavia rinnegarli, e proprio nell'improvvisazione, nella ricerca sfrenata del momento unico e irripetibile, ha trovato la sua meraviglia. Che musica! Non è né bianca, né nera, è solo musica. Ora, se parliamo di poesia, perché dovremmo limitarci al bianco e nero? La poesia può esplorare nuove forme, nuovi orizzonti, non per questo è meno poesia... e per esplorare si rompono gli schemi, si spezza l'endecasillabo, si rigira il novenario, si mischiano gli elementi, si inventa un ritmo diverso, si fa qualcosa che non è stato fatto prima. L'unica cosa che non può andar persa è la musicalità, perché la poesia è pur sempre un insieme di suoni, di ritmi e di silenzi che, una volta messi insieme, vanno respirati, ascoltati, pronunciati. Si può dissertare sulla bellezza di un certo tipo di poesia, si possono criticare certe tendenze, ma non si può fermare l'evoluzione delle arti. Il filtro del tempo storicizzerà chi ha avuto le idee che meglio rispondono al nostro ritmo interiore, che è in perenne evoluzione....
    Claudio Fiorentini

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  5. Proviamo a mettere un po' d'ordine in questo dialogo, partendo dalla base. Intanto qui la discussione non verte sul classico o sul moderno; e il bianco e il nero sono due colori usati da me in un esempio, magari banale, per indicare la prosa e la poesia ( e non dunque la sola poesia). Quindi , caro Claudio, la tua domanda “Ora, se parliamo di poesia, perché dovremmo limitarci al bianco e nero?” non ha proprio motivo di essere. E sfondi una porta aperta quando affermi “La poesia può esplorare nuove forme, nuovi orizzonti, non per questo è meno poesia...”, perché nessuno dice il contrario, ci mancherebbe! Sempre a patto che sia poesia e non velleitario sperimentalismo da quattro soldi o peggio pretenzioso dilettantismo (ché quella roba lì, sì, mi fa venire l'orticaria).
    I due capisaldi di cui si discute sono la prosa e la poesia. Ora, la prosa è un prodotto confezionato a freddo, logico, razionale, analitico, che può raggiungere alti livelli artistici per motivi diversi da quelli della poesia. E fin qui non credo ci sia motivo di discussione. La poesia ha bisogno, per essere tale, prima ancora che di musicalità, caro Claudio, di accensione d'animo, di folgorazione o, almeno, di illuminazione, insomma di ciò che una volta si diceva ispirazione. E quindi la poesia non si elabora a freddo, come la prosa, ma presuppone una scossa violenta, un urto sentimentale. Se manca, non si può far poesia. L’altro momento essenziale della poesia è la sintesi. Tutto il resto (metro, ritmo, armonia, musicalità, ecc.) è immediatamente successivo al momento intuitivo e appartiene alla fase espressiva. E fin qui dovremmo ancora essere tutti d'accordo. Dove si apre la querelle? Sulla terra di mezzo o di nessuno. Io penso che, come ogni umana cosa, la poesia abbia una periferia e un centro, un nucleo portante, costituito dalla sincerità dell’ispirazione, dalla forza d' accensione, dall’intensità della sintesi, fuse con gli altri elementi della poesia sopraccitati. Se ci si allontana troppo da questa parte nucleare, si rischia di perdere contatto con la vera poesia e cadere nella similpoesia o nella pseudopoesia, nei casi migliori in una poesia prosastica o in una prosa poetica. Sperimentare si può e si deve. E d’altra parte non è per un poeta esperimento di scrittura ogni singola prova in versi a cui dà vita? Ma comunque nell’ambito della poesia, e non fuori, sempre che si voglia fare poesia. Così come il jazz che hai citato, caro Claudio, è nel contesto della musica, e non fuori. Perché la nota della spesa, anche se messa bene in colonna, non è poesia. Rimane nota per la spesa.
    Pasquale Balestriere

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  6. Giusto per chiarire. Non ho mai detto che la vera poesia deve avere solo intonazioni classiche. Della poesia classica, fa parte, da sempre, anche la lirica. Ma ho affermato che alla base della poesia deve esserci, da un lato, fantasia invenzione immaginazione creatività ecc., dall’altro “delle regole e dei codici” e che il tutto formi una simbiosi che abbia i caratteri anche delle ricerca della sintesi e dell’universalità. Cosa che hanno detto, nel passato, anche autorevoli critici e pensatori (dei quali non è il caso qui portare testimonianza). E’ questo (e non solo ovviamente) che, secondo il mio modesto parere, caratterizza la poesia e la tiene distinta dalla prosa. E quando affermo”Bianco o Nero” non mi riferisco esclusivamente alla poesia, ma “bianco e nero” sono sinonimi di “poesia o prosa”. Sono poi d’accordo con Claudio che la poesia è indissolubile dalla musicalità. Per questo spesso io la definisco “canto” in senso lato, e non semplicemente “lirica”. (Ma credo che mi sia consentito che non sia considerato un delitto il fatto che non mi piace il Jazz). Per quanto concerne, poi, “l’evoluzione delle arti” so che io stesso non ho mai usato un linguaggio solamente classico. Anzi! (e non è che abbia la pretesa di fare testo o scuola). E quando ricordo -a me stesso- di stare attento alla “banalità del grigio” aggiungo “che non è una questione di conservazione del passato, ma ci si può rinnovare senza perdere la sintesi e le regole” della poesia. Nessun rifiuto di esplorare nuove forme di arte, pertanto, ma solo l’intento di tenere separate e distanti la poesia (con le sue regole) e la prosa (con le sue regole). Tutto qui.
    Umberto Cerio

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