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sabato 14 febbraio 2015

N. PARDINI: LETTURA DI "SULLE VETTE DEL CIELO" DI LUIGI GASPARRONI


Luigi Gasparroni: Sulle vette del cielo. Teramo. 2015. Pg. 44

Ad occidente il cielo s’è adombrato,
sale da valle un vento che depone
le ultime gialle foglie tormentate
sul davanzale della nostra casa.
All’improvviso tutto s’è disfatto.
(…)
Dietro i vetri seguiamo la bufera
nei nostri vecchi sogni abbandonati. (Bufera).

Sogni, malinconie, saudade, memorie che riportano a vita favole vissute, ritornate a vivere sotto la spinta generosa di una poesia fluida, intima, musicalmente attraente come gli endecasillabi di questa bufera. Quasi un ossimorico gioco fra eufonicità semantica e turbamento interiore. 
Una vera effusione monografica, un caldo e variegato impatto emotivo; una plaquette monotematica che partendo dal reale, dalle cose concrete cerca di aggrapparsi all’oltre della vita; al di là di orizzonti che ci limitano, alle onde del sublime dove “Neri uccelli alti nel cielo/ partivano verso mete lontane”. Verso quelle mete a cui ambisce il poeta nel suo arduo tentativo di darsi ad imperfetti di sostanza memoriale, ad immagini di forza attrattiva, di energica luminosità, o di tarde primavere. Ed è il cielo il leitmotiv della silloge; il cielo con tutta la pluralità della sua estensione immaginifica; della sua forza simbolica: quello delle fredde stelle di settembre; quello toccato dai monti; quello lunare; quello secco di nuvole, col sole che appena riscalda i muri; o quello, alfine, che,  in un tenero tramonto, è un manto di madonna sull’altare. La  grande possibilità della poesia di Gasparroni, come spesso ho rimarcato, sta tutta in questa simbiotica fusione fra realtà e verità, fra anima e natura, fra quotidiano e schizzi che illuminano il verso. Ed è così che, rappresentando le varie manifestazioni della  volta celeste, ricorre a richiami di aria nuova, di inverni, di autunni, di venti di marzo, o di sere di campagna, per dirci di sé, e dei suoi intimi abbrivi. Un redde rationem di emozioni, pensamenti e desideri rimasti sulla soglia di casa, sempre fermi alle nostre cose; a proporci una cocente analogia fra il cielo che si chiude e la vita che scorre:

… quando il cielo si chiude
nel suo mantello di cenere.

Abbiamo poche ore per morire. (Desideri). 

Nazario Pardini





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