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mercoledì 11 febbraio 2015

ROBERTO MESTRONE SU "I CANTI DELL'ASSENZA" DI N. PARDINI



Roberto Mestrone collaboratore di Lèucade
I CANTI DELL'ASSENZA
di Nazario Pardini



Nazario Pardini: I CANTI DELL'ASSENZA
The Writer. Milano. 2015. Pp. 240

Leggendo una lirica di Nazario Pardini è inevitabile sentirsi   m a g i c a m e n t e    immersi nei richiami della natura o nel calore di preziosi sentimenti.
Laddove...
la vigna saccheggiata lascia i resti dell'ultimo raccolto” o “la madre s'infangava con in mano un falcino per recidere le foglie”,
le intime attese del lettore restano appese al carro itinerante dei ricordi: ognuno di noi inciampa ed affoga nelle pozzanghere del trantran quotidiano relegando la gioia di vivere nel giardino dei desideri, frutti delle umane aspirazioni abbarbicati sui rami sempreverdi della nostalgia.
L'autore sconfigge i mostri alimentati dalle catene di montaggio o allenta la morsa dell'alienazione e del disagio sociale ricorrendo all'antidoto dei “silenzi dell'anima”, toccasana imbevuto di memorie dal sapore antico ma con l'etichetta colorata di nuovo.
È difficile progettare strade di un roseo futuro stando seduti sul ciglio di un caduco presente. 
Ma è facile ricavare spazi di pace cullandoci sull'onda di un ieri che è più presente che mai:
è “il raggio di un pensiero” a “far da stella a questo naufragio nel mare nero del nostro eterno esilio”.
Io amo la poesia di questo cantore che indossa vesti coloratissime cantando accanto al bagliore di fiamme sempre accese. Egli, posata la mente sul giaciglio della fantasia, percorre “sentieri di zufoli e fili d'erba” abbandonando alla soglia dei sogni le miserie del vissuto quotidiano.
Le meraviglie del Creato, il crepitio del focolare domestico, il calore degli affetti familiari, le perle dell'amicizia, le suggestioni del Mŷthos trovano qui rifugio, racchiusi in un libro che occorre sfogliare prima di addormentarci: il mattino ci accoglierà col suo raggio eterno, dissolvendo  l'incubo del correre a perdifiato.
Nazario è consapevole che la nostra vita è bramosa di scalare il futuro, ma se non avremo cura di ciò che ci resta appeso dietro le spalle vivremo un domani privo di radici profonde. E ci accomiateremo dal mondo con le nostre
... assenze. In compagnia del vuoto. Senza l'amore... ”.
L'Amore!
Come potremo sfiorarne il labbro se non saremo capaci di assimilare
... il meriggio con la vita, la fine coi tramonti...” 
oppure se non riusciremo a portarci dietro
... questo peso
di pietre graffite da nomi
di padri e di madri
volati all'azzurro.
Di pezzi di muro
tatuati da dita intrecciate di sogni per dire: “Ti amo.”?

Si evidenziano, in questo florilegio di vivide passioni, alcune libere traduzioni di autori stranieri (Baudelaire, Rimbaud, Verlaine) che colorano di nuovo ottocentesche suggestioni di oltr'Alpe, mentre incantevoli “Poesies” sono forgiate da una penna versatile e incline a sperimentare la melodia di suoni e ritmi appartenenti ad altri idiomi.      
Il cosciente e illuminato lirismo di Pardini ci consente di spalancare le porte a un passato e a tradizioni che non vogliamo dimenticare poiché sono patrimonio inalienabile della nostra esistenza.
Cullata da un linguaggio duttile e affascinante, la prosodia nei versi - siano essi liberi o di metrico stampo - non subisce mai inflessioni, scorrendo limpida e armoniosa strofa dopo strofa.
Ogni parola si combina in un variopinto mosaico, ove palpabili immagini celestiali e terrene si amalgamano con sortilegi onirici di rara bellezza e consentono al lettore di ridestare i sopiti palpiti del cuore.
Forse Alberto Asor Rosa mirava ad un poeta di tal fatta quando asseriva:
...la poesia è mettere in parole quello che, a rigore, non può essere messo in parole, quello che non ha nemmeno «forma di parole». “


Roberto Mestrone






6 commenti:

  1. Carissimo Roberto,
    il tuo è un "Poema". Uno di quelli che parlano della vita fatta di sogni, di speranze, di quotidianità,di amore, di morte, di ogni uomo. Un viaggio armonioso in cui le parole scorrono pettinate a festa da una mano che tiene ben saldi nel pugno gli affetti e le memorie di una grande storia. Perché non si può andare a fondo così profondamente in uno scritto, senza avere alle spalle una vicissitudine talmente colorita da essere già poesia ante-litteram. Sì, prima della parola. Poi il verbo va da sé spinto da tanta energia emotiva. Da tanto carburante esperito. E' poco un semplice grazie per una esegesi così autoptica e robusta; così dolce e fluida; così perspicace e profonda; così magistrale e arrivante. Ti abbraccio, carissimo amico. E terrò con me, fra le cose più care, questo prezioso dono, da gustare ogni giorno, ogni ora, da leggere, e rileggere, da tenere vicino come presenza di una grande amicizia.
    Nazario

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  2. Mi pare che qui Mestrone abbia realizzato una penetrante e variegata lettura de "I canti dell'assenza" di Nazario Pardini, cogliendone gli aspetti più vivi e fecondi. E ciò ha fatto immergendosi totalmente nel grande mare poetico dell'autore toscano, esplorandolo nella sua vastità architettonica e nella pluralità semantica e, infine, rendendolo al lettore con raffinata sensibilità e calda partecipazione.
    Pasquale Balestriere

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  3. D'accordo pienamente con te, Roberto. La poesia di Pardini, anche per la tua ampia e robusta esegesi di questa sua ultima silloge, prende vita dalle presenze anche quando sono divenute assenze, perché sono presenze di un passato che vive di vita propria come memorie di una vita. Hai colto il senso profondo della poetica e dell'anima di Nazario, con precisione, con inconfondibile e sincera adesione. Hai intinto la tua penna virtuosa nel segreto di una poesia sapendola rendere immagine visibile. Complimenti sinceri.
    Umberto Cerio

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  4. Mi congratulo con Roberto per questa sua perspicace e centratissima lettura de "I canti dell'assenza" di Nazario Pardini. Mestrone ha saputo coglierne - a mio parere - i punti focali che caratterizzano da sempre l'intera poetica di questo raffinatissimo cultore dell'arte di Calliope: mi riferisco al canto ed ai "magici" richiami della natura.
    Complimenti, dunque, nella convinzione - anche mia - che a Nazario si adattino perfettamente le parole di Asor Rosa.

    Sandro Angelucci

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  5. E basterebbe la chiusa di Roberto a convincere della profondità e della magia dell'esegesi di questo Poeta, che nell'avvicinarsi ai sublimi "Canti" del Vate scorre con dita da recensore superbo la lira del cuore. Credo che la completezza di un Artista si riveli proprio nella capacità di coniugare le capacità critiche con il flusso emozionale. Roberto, ancora una volta, mostra di possedere questi doni e li pone, con l'umiltà che lo contraddistingue e lo rende speciale, al 'servizio' di un'Opera che trascina in spirali indimenticabili. Ringrazio entrambi!
    Maria Rizzi

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  6. Sono sempre l'ultima a colmare la catena di estimatori della poesia pardiana, e me ne scuso. Troppi impegni mi assillano e talvolta non sono in grado di assolverli tutti...purtroppo.
    Concordo con gli amici che mi hanno preceduta. Confermo che Pardini è divenuto un personaggio da studiare nelle Scuole, una figura di spicco e di grande rilievo nel diorama lirico contemporaneo. Sta toccando punte di massima felicità semantica, di massimo splendore, con un virtuosismo architettonico e strutturale trascinante e superbo. Le sue composizioni poematiche come quelle in versi liberi hanno raggiunto vette alte. A lui vada il mio più sentito grazie, per la sua presenza costante e per la sua fervida fede nella poesia che mostra di possedere doti sublimanti e completezza di esiti formali intensissimi. Complimenti con gli auguri più sinceri.

    Ninnj Di Stefano Busà

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