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lunedì 13 aprile 2015

M. GRAZIA FERRARIS SU "POESIE" DI EMMA MAZZUCA


Maria Grazia Ferraris collaboratrice di Lèucade


Emma Mazzuca

Grande compattezza tematica e di sentimenti nelle liriche di Emma Mazzuca: la vita come viaggio, i paesaggi aspri che diventano metafore della vita, luoghi del cuore, introspezione dolorosa, dubbiosa, malinconia e nostalgia, il tema del tempo sempre inaffidabile…Un  canto che turba e coinvolge.
Aspra fu la salita: ed il Latemar acuto, aspro e dolomitico divampa al sole come una morsa …, l’anfratto ospita il vento che mulinella e spinge ad imbuto nel cratere pensieri e ricordi, mentre giù nella piana s’alza solo cenere dalle sterpaie bruciate: la cenere del tempo.
D’altra parte, in antitesi  la città antica di mare e di sole- Cosenza vecchia- il tempo della adolescenza turbinosa,…vento e mare, porte e androni, vie di fuga, sanezza originaria, insofferenza per le ipocrisie, pudore e irrequietezza… e su di tutto il tempo. voce evocativa di lontane memorie
i miei respiri
lascia
nel passo breve delle cose….
…. questo tempo ch’è memoria di memorie
a ricercare impronte del passato.
La memoria è il filo conduttore di questo dire poetico, vivo e palpitante, eco del passato, di silenzi, di tempi vuoti…,di verità: che è sempre nuda, non si esibisce, brucia la gola e  non consola

Maria Grazia Ferraris


Cosenza antica


Latemar

Aspra fu la salita
mentre  le pietre divampavano di sole
come in una morsa
fuoco era il sangue nelle vene
e il respiro serrato nella gola

non sulla cima
ma fra gli intercolunni
aprì il vento crateri di ricordi

e fu dolce sentirti accanto a me
come un antico nume
quando dalle sterpaie bruciate nella piana
s’alzava 
la cenere del tempo


Vento del sud

Lambisce il vento
lontane memorie
mentre dal mare
umida
risale la voce del tempo

la tua ombra  è come immota
quasi a  confondersi
tra gli ulivi

null’altro c’è
che questo profumo denso
di terra inaridita
che mi brucia in gola 


Il tempo scorre

Un refolo
smuove il melo del giardino
scrollando dai rami un altro giorno
e senza chiederne i misteri
i miei respiri
lascia
nel passo breve delle cose

come un’eco
dentro le stanze vuote
risuona la tua voce
mentre si ferma  il sangue
perché non vuol parlare

e lento il tempo scorre

questo tempo ch’è memoria di memorie
a ricercare impronte del passato
lasciate come monito
a germinare
nei solchi induriti delle croci


            
O mia antica città
(a Cosenza antica)

             O mia antica città
a te vorrei tornare
             a quella tua assenza
di ponti e di ringhiere
che cingono sussurri di maree
             a quella brezza acre delle piazze
e dei vicoli stretti dei quartieri
-   pozzi di suoni
             a te vorrei tornare
a quei larghi androni
e a quelle bocche segrete delle porte
per avvertire ancora
il fremito di un tempo

             tu m’insegnasti a non  perdermi
             e devo a te i frutti più segreti
del mio cuore:
             quella sanezza che non ho disperso
             l’odio per tutto ciò che è falso
             quella mia irrequietezza
e questo mio pudore
      
Emma Mazzuca 










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