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mercoledì 1 aprile 2015

PAOLO BASSANI: "LE FOGLIE DEI CASTAGNI"

Paolo Bassani collaboratore di Lèucade



Paolo Bassani: LE FOGLIE DEI CASTAGNI 
Edizioni Helicrum. 2015

Questa plaquettte dal tittolo Le foglie dei castagni di Paolo Bassani si sviluppa su un ordito intimistico di forte impatto emotivo. Qui il memoriale si fa interprete principale di una narrazione che riporta a memoria momenti, fatti e personaggi  di uno dei periodi più tristi della nostra storia: quello della Seconda Guerra Mondiale. È così che inizia il racconto di Bassani: “Castagni Grossi: questo il nome di una località sperduta tra i monti di Caprigliola; una zona immersa nei boschi sul versante sinistro della Valle dei Mulini, di fronte al monte Grosso”. Ed è qui che la famiglia dello scrittore, assieme ad altre due di parenti sfollati dalla Spezia, trovò ospitalità presso la cascina dello zio Ermanno. Le città si spopolavano, e gli abitanti cercavano rifugio nelle campagne, da amici, parenti o conoscenti per allontanarsi il più possibile dai bombardamenti e per trovare luoghi dove poter mangiare.  Ci fa da antiporta una famosa poesia di M. Gandi, Prendi, che, con il suo forte contenuto di fratellanza e amore (Scopri l’amore/ e fallo conoscere al mondo) fa da ossimorico contrasto con i tragici contenuti di questa appassionata autobiografia. Avvenimenti, personaggi, incontri, generosità, condivisione fraterna fra famiglie disposte a dividere un tocco di pane. E là i tedeschi, con i loro mitra spianati, con la loro furia omicida, con i loro espropri di beni che i paesani mettevano assieme con anni di lavoro. Menzionare i titoli di questo piccolo testo (26 pag.), riportando fatti in cui diversi sono scampati alla morte o tragedie di interi paesi sterminati, è già indicativo per far conoscere ai giovani il valore della libertà:  Umanità, Viaggio di fuoco, Un sacco di solidarietà, Mietitura a Caprigliola, Per farina, L’olocausto di Vinca, 26 aprile 1945, Sul monte Grosso a fare il carbone.  Madri in cerca di farina che non tornano a casa per un’intera nottata; Olocausti (Perché questo sangue innocente non sia stato versato invano, ognuno ha il dovere di impegnarsi per costruire una società nuova, pulita, umana e giusta); fughe dalle proprie case (Ho ancora davanti le immagini di quella notte d’inferno. Anch’io ero stato svegliato dal fragore degli scoppi che facevano tremare la casa. Mia madre mi vestì in fretta, mentre mio padre cercava di prendere le cose più importanti da portare via nella fuga…); tradizioni campagnole (Di solito la mietitura è sempre un momento allegro. Ma in questo caso lo era doppiamente, perché coniugava il risultato del lavoro con la solidarietà: uno dei valori più alti dell’antica civiltà contadina [che oggi forse rimpiangiamo]); e poi, finalmente, il suono festoso delle campane di Caprigliola, interminabili, impazzite di gioia. Era  il 25 Aprile, data di liberazione e di grande festa nazionale. Si intermezzano significative poesie di Bassani-poeta a completare e rendere emblematica l’opera. E credo sia cosa ottima, a livello documentaristico e poetico, proporvi parte di quella composizione che chiude il racconto con un titolo sacro: Patria; un profumo di parole che sanno di buono, di umano, di fratellanza, di amore; dove il poeta ha abbarbicato le radici, perché, là, libertà e legge non hanno bisogno di custodi in quanto fanno parte dell’uomo della terra.


ALLA MIA PATRIA

La mia patria è qui
in questa terra
aperta sulla  valle
nel verde di pini
    d’olivi
      e di castagni;
qui dove a giugno
immense macchie di ginestre
s’accendono di sole
e lontani profumi
il vento leggero
del meriggio
     esala;

(…)
                       
qui dove le case
non hanno cancelli
reti o muri intorno
ma l’uscio sempre aperto;
dove il nascere
     il vivere
         il morire d’ognuno
è per tutti
     un grande evento.

(Paolo Bassani)



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