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venerdì 18 marzo 2016

CARLA BARONI PARMIANI: "CANTO D'AUTUNNO"


C






Canto d'autunno


I



Silenzi rubavamo sulla traccia
di questo nostro esistere negato.
Ancora chiedo
a Te Signore degli Afflitti un segno
che mi riporti al regno dei ricordi
dove alla nave l'albatro afflosciato
era presagio già di oscuri lutti.
Si arrotola il ricordo come all'uva
il viticcio sul palo di sostegno
ma i grappoli che turgidi si mostrano
non sono tutti frutti della vite.
Si mescolano i sogni là imperfetti,
mi danno rimembranze mai vissute
frantumano con rabbia la memoria.
Voglio i ricordi, datemi i ricordi
per sapere
quanto mi resta ancora del passato
e quanto rimarrà agli altri in mano
quando il ciclo degli astri avrà concluso
il suo cammino alla mia stanca pianta.



II

Da te fuggivo, Dafne innamorata,
fuggivo in mezzo ai boschi e alle giuncaie
senza avere paura delle belve
- tu mi eri dietro nella corsa folle -
solo il timore del tuo primo bacio.
Vis grata puellis un motto dice
ed io, l'ansimo in petto, già attendevo
che mi ghermissi con le forti braccia
ma quando mi voltai tu più non c'eri.
Tu più non c'eri ed io non ero alloro,
ero una farfalletta variopinta
con troppi fiori attorno. Ben altri Apolli
forse mi riservava il mio destino.










III

E fosti tu un giorno di settembre
a metterti sull'ara a Dei invidiosi
del bell'aspetto tuo, a porre fine
alla manciata piccola dei giorni.
Cremisi tutto intorno, la vitalba
sventolava bandiere alle finestre
della tua rossa casa e pure l'acero
fiammeggiava indolente verso il cielo.
Tu solo rimanevi verde alloro
nella mente di chi ti volle bene.
Sì io ti amai, ti amai alla lontana
scambiando solo sguardi nello strano
gioco che un giorno ci mostrò le mani
nude di anelli ai fiati delle ombre.



IV

Ecco perché i sogni oggi prevalgono
senza dare contezza di un passato
che germogliò nei cuori, i nostri cuori.
Sapevano anche gli altri ma nessuno
volle ridare il volo al goffo albatro
che gemeva prostrato, le grand'ali
quasi a croce per terra e non per aria
a solcare del mare il vasto spazio.
Voglio i ricordi, datemi i ricordi
dei nostri batticuori innamorati,
di quei silenzi gonfi di parole
che tumultuanti esplosero nel petto!
Dafne fuggiva, rinnegava il mondo
il suo mondo di ninfa quindicenne
aspettando di avere l'età giusta
per l'Apollo dagli occhi di velluto
che con lo sguardo le spogliava l'anima.
Era illusione ché tu mai giungesti
al nocciolo di quel mio verde mallo
dove celavo vergini speranze.
Non ci sarebbe stato il mio mutare
nel verde alloro dai luttuosi frutti
in un settembre cremisi d'autunno.



V

È un altro autunno questo, forse bianchi
divenuti sarebbero i capelli
e un po' velato
sarebbe il nero fulgido degli occhi.
Ancora tutto è rosso, la vitalba
sventola serti accesi dalle mura
ed il tramonto infuoca
le vaste praterie dell'orizzonte.
Color del sangue che zampilla, vino
nei calici levato al dio amore.
La torre dei Leoni nel castello
ha le segrete buie. Ed altri cuori
furono castigati alla vendetta
in questa mia città che rossa appare
quando gli uccelli van levando il canto
nel serotino abbraccio del riposo.



VI

Rosso, rosso, è rossa anche la torre
che custodì gli sfortunati amanti.
Lì sotto ci incontrammo ed è sol questo
uno dei pochi miei ricordi veri,
un attimo leggero impresso in cuore
come quel marchio a fuoco che rimane
malgrado l'aspro scorrere degli anni.
Tu sei di fianco alla torre dei Leoni,
l'acqua s'increspa lieve nella fossa
e l'orologio è fermo sopra un'ora.
E non sappiamo ancor che da lontano
già impazienti scalpitando vanno
gli atri destrieri, quei cavalli neri
della tua fuga incontro alle comete...


1 commento:

  1. Che piacere ritrovare su Lèucade, dopo tanto tempo (se si eccettua la lirica dell'antologia a tema "Il padre") la poesia di Carla Baroni, i suoi endecasillabi armoniosi, fluidi, musicali, la sua autobiografica Dafne, gli accenni d'amore, i tempi e i luoghi cristallizzati nella memoria."Voglio i ricordi, datemi i ricordi / dei nostri batticuori innamorati,/ di quei silenzi gonfi di parole / che tumultuanti esplosero nel petto!". Ha canto ampio, Carla, e cuore volto al sole della poesia.
    Pasquale Balestriere

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