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domenica 17 luglio 2016

GIUSY FRISINA: "AI MORTI DI NIZZA"



Giusy Frisina collaboratrice di Lèucade

Ai morti di Nizza 

Che cosa vi hanno fatto?
La vita fuggita come un fulmine
Come il lampo di quei fuochi
Per passare da una luce così intensa
A quel buio così fitto
 A  quel vuoto così vuoto
Eppure percepito
Come si percepisce l’attimo
Che  vi ingoia nell’eterno.
E poi ? Cosa mai è successo?
 Anche il mostro  con voi?
Anche lui risucchiato nello stesso
Inconcepibile nulla?
Ma  sarebbe per voi una condanna insostenibile
Più grande della condanna inferta
Ai  vostri bimbi innocenti che gridano ancora giustizia
Con  l’orrore gelato nello sguardo
Senza più sguardo.
Oppure è tutto un trucco?
Voi nella vita vera senza dolore
 iniziata proprio con quel lampo
E noi qui a macerarci nell’angoscia
Di una dignità calpestata ormai per sempre …
E  quanti fiori  quanti lumi e quanta rabbia
E quanta morte
O solo quanta inevitabile indifferenza
Dovrà passare sotto i ponti
Prima che qualcuno possa capire  finalmente
Come davvero stanno le cose?


Giusy Frisina  

2 commenti:

  1. Distante, molto distante dalle solite retoriche delle poesie d'occasione, la lirica di Giusy Frisina. E - già solo per questo - encomiabile, autentica e da rimarcare.
    L'orrore, l'assurdo, è quello che risucchia tutti: vittime e carnefici. Ma allora, mi - e vi - domando: perché aspettare che qualcuno capisca? Perché farsi spiegare "come davvero stanno le cose"?
    Non è pensando che la vita vera sia senza dolore ma facendo in modo che la nostra angoscia si trasformi in "ribellione", pacifica e poetica ribellione (goccia, piccolissima goccia), che la nostra dignità può risorgere da sotto i cingoli dei carri armati che noi stessi vendiamo.

    Sandro Angelucci

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  2. Concordo in toto con l'amico Sandro, la lirica di Giusy è lontana dai luoghi comuni, che ingoiamo quotidianamente, come pillole per anestetizzare il dolore. Lo strazio non si annulla. Si affronta. Senza farne parola. Con l'azione, con le risposte singole di rispetto e orgoglio. I mass media stanno trasformando la follia in show. Sono portatori del virus dell'emulazione. Se restiamo schiavi dei social network ci annulliamo come esseri pensanti. Giusy fa riferimento a 'una dignità calpestata ormai per sempre'... Quanto è dannatamente vero! Così com'è vero che a furia di vederla strisciare la morte diviene fonte 'd'inevitabile indifferenza'. Cerchiamo di sapere se erano presenti italiani, se si tratta di italiani, come se gli esseri umani non fossero tutti uguali. Ragioniamo in modo perverso e malato, in sintonia con coloro che trasmettono le notizie e ci sentiamo salvi se il fatto è avvenuto altrove. Nessuno di noi sarà mai salvo se continueranno ad avvenire simili scempi e se, per dirla con Giusy, resteremo 'nella vita vera senza dolore'... La vita vera: credo dovremmo riflettere a lungo su questo sostantivo e quest'aggettivo. In essi si cela il virus che ha attecchito anche le nostre coscienze. Non vogliamo porci domande silenziose tenendo alta la testa, ma riunirci in branco, per vivere una vita riflessa, priva di verità.
    L'Autrice ci invita a un profondo esame di coscienza.
    La sua lirica è risposta potente, sensibile, priva di condizionamenti. E' il segno che la poesia, la letteratura, il teatro, qualsiasi forma di cultura possono rappresentare una risposta, 'la' risposta.
    La ringrazio di cuore. Sono riuscita a viverla come specchio, anche se, purtroppo, non so scrivere in poesia come lei!
    Maria Rizzi

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