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venerdì 1 luglio 2016

N. PARDINI: LETTURA DI "PRO/FUMO DI LIBERTA'" DI ANTONELLO VANNI





Antonello Vanni: PRO/FUMO DI LIBERTA’. Aletti Editore. Villanova di Guidonia (RM). 2016. Pg. 72. € 12,00


Una poesia semplice, alogica, legata ai battiti diastolici del cuore, che, con lemmi spesso strutturati verticalmente, con versi di breve entità metrica, con verbi che formano, in autonomia, l’inanellarsi del canto, esprime tutto il pathos, tutta l'inquietudine sugli interrogativi dell’essere e dell’esistere. I contenuti di urgente connotazione ontologica, di momenti di vita tornati a pulsare, di visioni piuttosto amare sullo scorrere del tempo e su “questa  brulla terra”, avrebbero bisogno di una sintassi poetica più adusa al messaggio rielaborativo, e compositivo. Ad esempio l’uso frequente di apocopi di arcaico sapore (pensar, dispiegar, esser, apparir, ancor, allor, sol, forgiar, destar, occasion, condizion, rappresentazion….) andrebbe ripensato in una visione più consona all’attuale dire poetico. Molti gli aspetti vicissitudinali toccati con fresca intuizione emotiva: il sogno, l’amore, gli inganni, le illusioni, le disillusioni, l’epitaffio, la clessidra, il dolore, il libero pensiero, la caducità dell’essere, la morte, “Le urla di dentro”; e la natura con tutta la sua potenza cromatica, addolcita dalla musicalità di rime, assonanze, consonanze, fa della sua visività un messaggio di epigrammatica solitudine. La plaquette zeppa di passione e sostanza umana; di forti connotazioni di valenza oggettiva, dovrebbe trovare, con giusti equilibri contenutistico-verbali, una soluzione di maggior resa compositiva.



DAL TESTO


Non t’amo più!
Ti osservo capovolto
appeso  a testa in giù.
Ti ho visto all’alba
sorger in tutto il tuo
splendore…
tutta quella luce…
 accecato fui d’amore.
Poi l’ombre si allungaron,
al giunger della sera
e tutto quel bagliore
si rivelò chimera.
No, non t’amo più,
bizzarra vita,
rubato hai i sogni miei
e l’anima tradita!



Scrivo
con inchiostro
di lacrime
su ruvidi fogli
di carta increspata.
Vorrei fermare il tempo,
spaccare la clessidra,
lasciar fuggir via
l’anima dannata.
Scettro non ho
e sol di me
son unico sovrano,
piegato
a un Dio minore,
forse, evocato
troppo invano.



Danza
con me,
leggiadra,
ruba
il luccicar
dell’anima
come
gazza ladra.
Stringimi
a te
conserto,
respirami
forte,
tienmi
avvinghiato,
stretto,
sino alla
morte.
No, non
temer,
non sarai
mai dolore,
dolce tra
le braccia
tue è
lo spirar
d’amore.






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