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venerdì 4 novembre 2016

ANNAMARIA PAMBIANCHI: "INEDITI"

Poesia nuova, fresca, originale; poesia che lavora sul verbo, sui suoi nessi, sulle rocambolesche connessioni significanti, sulle invenzioni stilistiche, per farsi corpo di un sentire ontologicamente espanso. L’essere, il diario di bordo, le tempeste, le sirene, le presenze, i frangimenti, il lievito del tempo, i ritagli di solitudine; “Donne ho letto. Ricci ho pescato e passioni”. Un excursus vitale denso di metaforicità: nostos, e nostoi; essere, esistere. Vita e tentativi di fuga da un mondo che ci vuole costretti a spazi ristretti di un soggiorno. E forse la vita non è tutto questo? non è dolore, illusione, delusione, sogno, memoriale, amore, viaggio, fuga? E Anna fa di tutti questi subbugli esistenziali un mélange da donare alle vertigini del canto. E lo fa affidandosi alle paniche parvenze, ai reali contorni, ai semplici condimenti per renderlo più visivo; più concreto:

Ti scrivono magre feste imperfette,
mela cotogna, vinsanto, polenta,
il dolce zibaldone d’autunno;
solo l’autunno che conosci,
l’autunno in gola e nelle mani,
l’Avvento imbastitore di promesse

Promesse mancate; autunni che tanto somigliano alle sottrazioni della vita. Memoriale che tanto sa di sconfitta di fronte a un tempo che imperterrito corre a scapito dei nostri affetti: precarietà, fugacità, inconsistenza. Finché l’amore tutto vince in una ricetta di ironica saggezza; in un aereo altare per chi si nasconde o per chi manca:

Aggiungo una goccia di guazza,                                
un grano di giubilo croccante,                                   
un peperoncino di batticuore:                                    
oggi e per sempre aroma di manna,                            
canto a voce spiegata                                        
aereo altare d’amore                                               
a chi si nasconde, a chi manca.    

Nazario Pardini


Il libro dell’essere


Nel rompicapo di questo mondo,
scrive ogni vivente il diario di bordo 
sopra tempeste innamorate
sopra scogli sirene specchi
supreme presenze o frangimenti.

Nello scranno della notte
nella timida canoa dell’aurora,
o sulla cresta del mezzogiorno
scrive chi non sa e scrive
anche chi vi si sottrae.

Scrive mischiando fin dal principio
sambuco e biancospino,
alberi del pane e del pepe,
lombrichi e millepiedi,
ciclamini, volpi e topolini.

Scrive camaleonti e coccinelle,
pilucchi di gechi, iguane, giaguari.
Scrive assaggi di fiori di cacao
conditi d’asparagi e pappagalli,
licheni, liane, balene e cervi volanti.

In impasti e dosi diverse
stanno acquattati tutti
sopra e sotto le righe
tra un accapo e un punto esclamativo,
tra un’innocua virgola e un  sospiro.

Leggete ad alta o a bassa voce
nei volti  tralucenti
il libro dell’essere umano.
Leggete le sillabe strozzate
le lettere non spedite.

Leggete i silenzi, le invettive,
i canti, le cadute, i passi.
Svelate i codici cifrati.
Badate alle cesure. Scrutate
gli spazi bianchi, i titoli mancanti.

E viva di tracce nasce una terra
e scioglie i molti suoi rami
una selva materna,
con i mille graffiti e i giullari
che vi sonnecchiano sepolti.  


Adriana è il nome che ho portato

Di burchi e bragozzi i miei primi giorni,                
di pescate riuscite e altri ritorni,                  
di calafati, calli e detti in dialetto,                         
capitelli votivi e ghirlande,                                   
di capricci di seppie in spezie di mare,         
svelti rosari di vele al vento.     
                  
Che lungo momento ho sposato.                         

Il dolore ha chiesto la mia mano.                         
Ho detto di no ho detto di sì.                    
S’è fatto ruscello gonfio e sincero.              
Ho asciugato  rive di lacrime                      
antiche e  ne ho fatto un ricamo.                         
Non ho smesso la cerca del guado.             

Che lungo momento ho sposato.                         
        
Il lievito del tempo m’ha fatto filo                       
in dialogo, ogni incontro ho cucito:            
fatica e festa  all’incrocio dei volti,                        
ritagli di solitudine mischiati                       
a cascate di inanellati ascolti.    
Donne ho letto. Ricci ho pescato e passioni.

Che lungo momento ho sposato.   


Madre

Ti scrivono, madre, bruni cipressi
vigne a lampi d’amaranto,
castagni in scoppi di zafferano,
cieli opalini a lutto d’uccelli,
il saltarello al suon dell’organetto
nelle notti sacre ai lupi, alle nevi.

Sulle elitre delle coccinelle
minimi miraggi latenti.

Ti scrivono dalla tua casa accesa
sopra la signoria dei tempi
le profetesse delle veglie
tra morti idiomi e incantamenti
molto taciuti e molto amati
serrati da siepaglie di segreti.

Sulle elitre delle coccinelle
parole discordanti.

Ti scrivono magre feste imperfette,
mela cotogna, vinsanto, polenta,
il dolce zibaldone d’autunno;
solo l’autunno che conosci,
l’autunno in gola e nelle mani,
l’Avvento imbastitore di promesse.

Sulle elitre delle coccinelle
disfatte in un amen tutte le albe attese. 


In questa casa di vinco e di paglia


In questa casa di vinco e di paglia
- addio, arsura, distesa assonanza -
in questa casa castello di carta
- bonaccia rara, fiumana, mareggiata -
in questa casa di gramigna e erba spagna
- tombolo,scoglio, pozza, capezzagna -
in questa casa di fango e frasca
- brivido, bora, maestrale -
in questa casa asilo di sabbia
a strapiombo sul mare
ammattonato anni sessanta
pignatte piatti bicchieri posate
spaiati  forestieri,
si pranza? Si cena anche?

Qui ogni giorno ha il suo baco,
la sua girandola, il cervo volante.
Qui si schiude la spiga e il seme
si sgrana in parola che oscilla, balza,
fa festa, folleggia, fa eco al silenzio,
s’acquieta, volteggia e s’infratta,
si rannicchia da gatta sulla riga,
s’annoia, si stira, sbadiglia,
azzittisce una zeta, si finge una esse,
si azzuffa con una emme zelante,
corteggia una elle, acerba scheggia di verde,
accresce l’alfabeto, sottrae il senno.
Squadro il rompicapo e non mi raccapezzo.

Impasto allora cuori chiari
di parola in latte e uova,
un’intima sintassi in insalata,
un’asciutta fetta di crusca
senza lievito d’articolo, di verbo,
un liscio guscio di tartaruga,
un rebus di sillabe senza paura.
Aggiungo una goccia di guazza,
un grano di giubilo croccante,
un peperoncino di batticuore:
oggi e per sempre aroma di manna,
canto a voce spiegata
aereo altare d’amore
a chi si nasconde, a chi manca





Nota Biobibliografica


Annamaria Pambianchi alla attività di docente ha affiancato la ricerca storica nell’Archivio Comunale di Chioggia, nell’Archivio della Curia Vescovile e nell’Archivio di Stato di Venezia.
Tra i saggi storici pubblicati vi sono:
1)    Un processo per violenza carnale” analisi di un procedimento giudiziario intentato a Chioggia nel 1712 che vede fronteggiarsi sul tema del matrimonio ‘riparatore’ due potenti clan familiari;
2)    “Giacomina e Pietro Andrea” esame di un matrimonio segreto e dei     principali aspetti della vita privata a Chioggia sul finire del ‘600;
3)    “La memoria disattesa – Itinerario di voci e immagini femminili” raccolta di testimonianze orali della vita delle donne chioggiotte nel Novecento attraverso i nodi cruciali del vissuto. Il testo  associa alle testimonianze una preziosa documentazione fotografica d’epoca attinta dagli album di famiglia.
Ha scritto i testi del volume “Chioggia tra le acque –  Immagini fotografiche  tra fine Ottocento e metà Novecento a cura di G. Scarpa.

     Su“Chioggia -  Rivista di studi e ricerche sono apparsi i seguenti articoli:
1)    Momenti di vita quotidiana a Chioggia – Aspetti della devianza sociale  nei sec. XVI e XVII
2)   Chioggia nella storia: esempio di approccio interdisciplinare”.
3)   La figura del medico a Chioggia dalla nascita dello stato unitario alla vigilia della prima guerra mondiale”.

Ha scritto numerosi testi di poesia molti dei quali apparsi in antologie di premi letterari. 
 Finalista in molti concorsi, ha vinto, tra gli altri, nel 2007 la XXIV Edizione del premio Cesare Pavese per la poesia inedita, nel 2009 il premio Città di Chioggia, nel 2013 il premio Pennacalamaio, nel 2015 il premio speciale della giuria del premio S. Domenichino.
Ha pubblicato nel 2008 “Sull’orlo del mondo”, una raccolta  di testi presso  l’editore Lietocolle.  Ha tenuto dei reading  nella biblioteca civica Sabbadino di Chioggia, nelle scuole  ed in altri luoghi di ritrovo della città. Nel 2013 nuovi testi compaiono nella plaquette dal titolo Spigolando parole (Ed. Zacem).





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