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martedì 1 novembre 2016

VALERIA SEROFILLI: RECENSIONE A "ACQUA PIENA DI ACQUA" DI C. DELLA CIANA

Valeria Serofilli scrittrice, poetessa, saggista

La solida liquidità della narrazione di Cinzia Della Ciana
Nota di lettura di Valeria Serofilli al volume Acqua piena di acqua (effige Edizioni 2016) di Cinzia Della Ciana.







Il volume Acqua piena d’acqua di Cinzia Della Ciana, s’inserisce nel solco narrativo ottocentesco, di impronta in qualche modo classica, ma nello stesso tempo è originale, vissuto e personale.
La saga di una famiglia colpita dal dolore è narrata sia in modo preciso e dettagliato, con dovizia di particolari, oggetti, gesti  e dettagli, che in maniera metaforica, assumendo quindi un valore universale.
La protagonista colpita negli affetti più vivi, diventa ella stessa liquida, come l’elemento cui fa riferimento il titolo, con la complessità dell’ulteriore liquidità che si riflette anche nella narrativa, allo stesso tempo esatta, densa e diluita, come se si svolgesse in un luogo e in un tempo non definiti.
Si tratta di un romanzo in cui il dolore è analizzato con profondità senza per questo cadere nel patetismo o nella retorica, la cui narrazione coinvolge il lettore proprio perché se ne percepisce l’autenticità e si tratta di una lettura consigliata in quanto adatta a qualsiasi pubblico, sia giovane che di età più avanzata. Tratta infatti elementi che coinvolgono tutti, gli affetti più profondi e sinceri, gli amori e i dolori di fronte a cui ci si può trovare e la reazione che ognuno deve attingere dentro se stesso.
La struttura narrativa è quella del giallo: c’è una vicenda enigmatica che va risolta e quindi l’attrazione per il lettore è orientata anche al desiderio e alla volontà di trovare una soluzione oppure di vedere i possibili scenari che si aprono gradualmente, in un costante alternarsi di buio e luce, momenti di tensione e speranze di quiete.
Di romanzo familiare parla il  professore Andrea Matucci nell’accurata postfazione al volume:” Lo è perché la trama delle vicende raccontate copre la quasi totalità della vita di tre generazioni femminili: madre, figlia e nipote.”.
Tuttavia resta comunque un romanzo psicologico e possiamo dire anche d’impronta lirica, poetica, basata sui sentimenti e sulle sensazioni. Se quindi la struttura del giallo è quella portante, anche qui s’inseriscono vari rivoli narrativi e soprattutto ci troviamo di fronte ad una convincente analisi della reazione dell’uomo di fronte al dolore e alla ricerca della verità. Si tratta quindi, è giusto e opportuno ribadirlo, di un romanzo avvincente la cui lettura è consigliata grazie anche ai seguenti brani che vi propongo dal libro: L’acqua cheta.
“ Lo sapeva Letizia che dopo pranzo sarebbe arrivato e già l’idea la turbava. Sì, in quell’indifferenza più totale, il pensiero che Alberto di lì a poco si sarebbe infiltrato in casa, accanto alla sua Anna, incombeva uggioso nella sua mente. Più del ragno. E quando l’aria del cortile dell’insulso condominio fu invasa dal rombo delle vibrazioni della Lancia Fulvia del giovane, Titti, sempre a tavola seduta, abbassò la testa. Non voleva che nessuno scorgesse la smorfia che dallo stomaco le saliva su, fino ad accartocciarle i lineamenti, che, durante il tiro maniacale del pane, si erano persi in una drastica inespressività.Federico era ancora affacciato al finestrone della veranda quando vide il fidanzato di sua sorella parcheggiare.
Prese ad urlare come un ossesso, con grida che dettero voce, in un perfido playback, alla intolleranza interna di Letizia,, al di lei istintivo dissenso.
“Alberto! Alberto, aspettami, non salire. Scendo io, ci metto un secondo. Portami a fare un giro per favore, fammi provare il cambio, dai!”
Alberto guardò su e vide Federico, come al solito imprudente a penzoloni, con il busto affannato fuori dal parapetto delimitante la vetrata. Lo colse l’irritazione e il fastidio di sempre. L’invadente sfacciataggine del fanciullo, da nessuno arginata, lo tormentava.
Di certo, anche quel giorno all’uscita con Anna, Federico sarebbe stato della partita. Letizia non avrebbe resistito a sguinzagliarglielo dietro, e Alberto sapeva bene che non sarebbe stato sufficiente, per tenerlo a bada, allungargli qualche spicciolo per il gelato.
“No, Fede, non scendere. Andiamo dopo, ora devo salire da Anna che mi aspetta. E poi voglio salutare tua mamma”.
Erano più di quattro anni che Alberto e Anna erano fidanzati.
A maggio dell’anno successivo avrebbero dovuto sposarsi. Se ne parlava da un pezzo ormai.
Il giovane fece le scale a balzi, attaccò quei gradini come rampe di lancio, e, con un rapido slalom, nello zig zag della ringhiera, agguantando qua e là il passamano celestino, planò sul pianerottolo”.
L’olio sull’acqua (pag. 137)
Giorgio era pigro. Non si attaccava al seno, non collaborava minimamente. Anna si strizzava le mammelle gonfie di latte, ma lui niente, non voleva fare fatica a tirare. Succhiava la prima tornata e poi si girava dall’altra parte, addormentandosi sfinito.
“Astenia costituzionale” confermarono i pediatri nel prosieguo, rispondendo agli interrogativi dei genitori sullo sviluppo del bambino.
Intanto, sui capezzoli di Anna, si formavano raggiere di ragadi.
Ad ogni tentativo di poppata le ferite si aprivano e pungevano intense, la bocca del bimbo si tingeva di rosso e lui sputava disgustato quelle gocce di sangue miste a siero.
L’infezione aumentò e la febbre si consacrò in mastite.
“Lo vedi…” commentava Leda quando andava ad assistere la nuora.” … non lo tieni bene Giorgino e poi… poi, ce lo fai stare troppo attaccato a questo seno, lo fai stancare, è una povera creaturina! Non è il verso giusto, giralo in parte, fallo aderire così, di lato. Il, Alberto, l’ho allattato fino a che ha avuto due anni e Dio sa quanto era impegnativo. Non la fare lunga, mettici il ghiaccio sulle mammelle, magari un po’ di lanolina che ti ha dato Matilde e poi, poi… figlia mia, senti devi sopportare. Per carità ci siamo passate tutte noi mamme!”.
Un libro Acqua piena d’acqua di Cinzia Della Ciana che si inserisce nella tradizione consolidata di generi e temi consolidati e a lungo percorso nella letteratura di varie epoche. Tuttavia, grazie alla sensibilità dell’autrice, questo libro si rende libero da questo retaggio e assume un’impronta nitida e ben riconoscibile, grazie ad uno scavo psicologico che lo rende vivido e intenso. Una lettura consigliata quindi, per i lettori che vogliono beneficiare sia di una trama avvincente che di una narrazione che indaga sui misteri essenziali dell’esistenza umana trasformandosi in qualcosa di liquido ma al tempo stesso adatto a resistere al tempo e alle pressioni della realtà. Una liquidità che non vuol dire mancanza di solidità ma piuttosto capacità di adattarsi ai cambiamenti e ai dolori, alle difficoltà della vita che inevitabilmente possono colpire ognuno di noi.

                                                    Valeria Serofilli


Caffè dell’Ussero di Pisa, 28 Ottobre 2016

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