Pagine

venerdì 8 settembre 2017

N. PARDINI: "COME LE FOGLIE LOGORE A SETTEMBRE"

Come le foglie logore a settembre
(a Carla Baroni) 



A tarda sera, prima che il buiore
stenda il sopore vuoto sopra l’anima,
ci ritroviamo soli con noi stessi
abbracciati a grovigli di ricordi
soltanto nostri esclusi da una siepe
dagli sguardi indiscreti. è questa l’ora
in cui tiriamo somme e meditiamo
sulla vita passata o sopra quella
che ancora è da venire. Che si provi
proprio una contentezza esagerata
su quello che vivemmo o che si nutra
una speranza accesa a illuminare
i giorni destinati a completare
il cammino, non si potrebbe dire.
Resta soltanto il solito monologo
a volte un po' struggente a volte ironico
sui tanti punti oscuri o sui bagliori
prima dell’incoscienza. E non è detto
che pure il sogno non continui l’opera
che Morfeo ci ha interrotta. Però è bello
essere là, da soli, a immaginare,
protetti da quel muro invalicabile
del buio che sommerge le pareti.
è qui che reinventiamo ad occhi aperti,
sul mondo che non vede, quelle fiabe
che alla luce del sole si sfocarono        
come le foglie logore a settembre.         



3 commenti:

  1. Grazie, Nazario, per avermi dedicato questa tua bellissima poesia, moderna nella forma - musicalità perfetta ma non troppo ritmata - e nei contenuti che non attingono ad altri. Basterebbe solo il verso "come le foglie logore a settembre" per connotarla positivamente in una lirica dal grande impatto emotivo.
    Tutti siamo poeti, ma tu sei il super-poeta anche se non sei inserito nel Dizionario Critico dell'Helicon, dove, lo confesso, io ci sono solamente per averne comprato quattro copie.
    Anche per me questo mese non è mai stato molto allegro. Eccoti qui di seguito "il mio settembre"

    Ritorni, mio settembre, a cavalcare
    i dolci odori che la terra emana
    con bacche rosse a grappoli sospese
    da pulpiti di foglie e nuovi viola
    a tingere le brume del mattino.
    Eri mese d'angoscia, si iniziava
    il pellegrino andare su quel treno
    - sosta obbligata a tutte le stazioni -
    ma ancora vuoto, solo con l'inverno
    avrebbe fatto il pieno, un'accozzaglia
    d'anime ormai sconfitte dalla noia.
    Sola a giocarmi la moneta falsa
    di un destino previsto in ogni piega
    scarpinava la mente al mio domani.
    Ed era già ottobre, era novembre
    senza le foglie all'apice degli olmi
    i nidi vuoti, aggrovigliati stecchi
    in bilico a rosetta sopra i rami
    il freddo del mattino a far scogliera
    alla speranza d'ogni cambiamento.
    Ero giovane allora, ho consumato
    il fior degli anni senza che un profumo
    svolasse dai miei petali di cera,
    una conchiglia vuota senza il soffio
    di una voce nascosta nel suo seno.
    Ed ora è tardi, non ci sono treni
    nelle albe fredde della mia esistenza,
    solo il rollio lontano di un vagone
    che senza un fischio porterà alla meta.

    Evviva,l'allegria!

    RispondiElimina
  2. Una visione "pardiniana" di un settembre malinconico ma nelle lucide sfumature di un'essenza di sole ancora tiepida - è viva - la bella poesia. Complimenti anche alla poetessa Baroni.

    RispondiElimina
  3. «E se fossimo noi,
    foglie di autunni colorati,
    soffiati da un vento sconosciuto?", scrive in un articolo Emanuele Casale, e la lettura dei versi di Nazario mi ha spinto a meditare su questo mese, senz'altro pregno di un mood di nostalgia, ma caratterizzato anche da:
    "una speranza accesa a illuminare
    i giorni destinati a completare
    il cammino". Il 'nostro' Poeta sembra chiederselo, con una profonda riflessione sull'esistenza, intrisa d'ironia. E l'aspetto quasi scanzonato è il lato della poesia che mi ha colpita e rapita. Nazario sembra voler proporre un album di sentimenti, far affiorare il pacato disinganno dell'uomo che ha vissuto molte stagioni, ed è di ritorno dall'avventura dell'esistenza. Un ritorno quieto, sereno, di attesa fiduciosa. Si è soliti vedere il foliage di settembre – per quanto meraviglioso – come una metafora della morte e del decadimento, in accezione del tutto negativa. Ma alcuni poeti e scrittori, come Nazario, hanno intravisto in questi tappeti di foglie qualcosa che è, invece, carico di spazio vuoto, che accoglie una nuova vita che verrà, qualcosa che sta preparando una nascita, sommessamente, negli intermezzi di quei fruscii delle foglie che si salutano, cadendo…
    "è qui che reinventiamo ad occhi aperti,
    sul mondo che non vede, quelle fiabe
    che alla luce del sole si sfocarono"
    Una lirica, che sembra vacanza dai sentimenti forti, ed è, in realtà, un canto all'autunno interiore, a quel sommesso proposito di rinascita che si agita anche nei nostri cuori.
    La vita ha spesso più volti e il Vero Poeta sa individuarli e narrarli a noi umani.
    Grazie per ogni tuo verso, Amico mio!
    P.S. Un plauso a Carla Baroni, sempre straordinaria!

    RispondiElimina