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sabato 2 marzo 2019

NUOVO CONTRAPPUNTO: NAZARIO "SCOPRIMMO"

Anno XXVII n. 4 - Ottobre - Dicembre 2018




SCOPRIMMO

Scoprimmo il cielo, il mare ed il sorriso.
Dicemmo al vento: “Corri a perdifiato,
non ti arrestare, corri a spettinare
le chiome delle giovani fanciulle
che giocano col tempo. Portati addosso
messaggi di speranza per coloro
che vivono la notte; che non hanno
l’estate della vita. Corri, corri,
vento selvaggio, corri a perdifiato
fino a incontrare il volto di colei
che chiese al tempo di volgersi in camelia.
Sii leggero, portale il colore
del sangue dei papaveri confuso
fra l’oro delle spighe; le impronte
dei suoi candidi piedi
sul guado dei rubini.
Portale il tatto di una stanca mano,
portale il fiore che hai strappato al ciglio
in quella primavera. Vorrei tanto
essere a te daccanto per sfiorarle
le gote col respiro; vorrei tanto
sulla tua groppa correre lontano,
alla fine del mondo e stringere la mano
a quello che mi è ignoto;
a colei che diffuse
banchi di solitudine
su questo stretto piano.

 Nazario Pardini

1 commento:

  1. La rivista Nuovo Contrappunto pubblica come ha già fatto nei numeri precedenti, una poesia del nostro Nazario Scoprimmo…
    È sicuramente un bel regalo per i lettori del trimestrale culturale che vanta collaboratori di pregio e fama…La poesia di N. Pardini, questa splendida pensosa tenera poesia d’amore, vanta un precedente, è stata pubblicata in anteprima circa un anno fa sull’Isola …sul “nostro” blog, e ne sono seguiti ben 19 commenti degli affezionati lettori- interventi bellissimi, intensi, di grande sensibilità, acutezza e partecipazione-.
    Mi piacerebbe risentire la voce straordinaria di quei commentatori! Intanto riporto qui il mio commento, che continuo, a distanza di tempo, a condividere emotivamente:
    “Un immortale emozionante canto di gioventù, la scoperta della vita e dell’amore: natura, armonia, mare, sorriso. E un canto di malinconia.
    Il vento giovane e dispettoso con la sua corsa anima la vita e fa da pacificante mediatore di dolori e attese, ma anche di preziosità, fiori e colori, sentimenti sfumati che variano nel tempo. Sa unire con la sua corsa l’esortazione imperativa del poeta con la sua funzione poetica, il desiderio più nascosto con l’esplicita finalità da conseguire: la fuga felice, a perdifiato… fino alla fine del mondo.
    La struttura portante del canto è quella dell’anafora, ritmica e vibrante, che ne accentua la musicalità, usata con consapevolezza dotta, spezzata dall’enjabement che crea sospensione e ritmicità dubitante, eppur carezzevole: “Corri a perdifiato, corri a spettinare….Corri, corri,/ vento selvaggio..
    Portati addosso…portale il colore/ del sangue dei papaveri…portale il tatto di una stanca mano,..portale il fiore… Vorrei tanto/ essere a te daccanto,…vorrei tanto/ sulla tua groppa correre lontano.. Una costruzione classica, sapiente e raffinata.
    È lo stesso procedimento compositivo che fa emergere l’intervento turbato dell’autore- protagonista ( il tatto di una mano stanca,/il fiore strappato) usato da G. Carducci di Rime e ritmi nella splendida poesia Ad Annie ( anche questa ritmico canto d’amore, di vita e di malinconia)
    Poi una chiusa tutta pardiniana, che sconvolge e commuove: l’irruzione dell’ignoto, l’indecifrabile, e la solitudine che – inevitabilmente- ci aspettano.

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