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martedì 1 ottobre 2019

ELIO ANDRIUOLI LEGGE: "I DINTORNI DELL'AMORE" DI NAZARIO PARDINI


NAZARIO PARDINI
I DINTORNI DELL’AMORE
(Miano Editore, Milano, 2019, € 10,00, pubblicato su POMEZIA-NOTIZIE, di Domenico Defelice, settembre 2019)

   Se c’è un grande poeta, capace di interpretare il sentimento amoroso in tutte le sue più sottili sfumature, questo è Caio Valerio Catullo. Non c’è da meravigliarsi quindi che Nazario Pardini, volendo scrivere delle poesie d’amore, a lui si sia ispirato e con lui abbia ripercorso le varie fasi della propria avventura amorosa. È quanto è accaduto con il libro I dintorni dell’amore – ricordando Catullo, che Pardini ha recentemente pubblicato per i tipi dell’editore Miano, nel giugno del 2019, dove nella Premessa, costituita da una Lettera ad un’amica mai conosciuta, il nostro autore ripercorre i momenti salienti del canzoniere catulliano, facendocene rileggere alcuni versi ormai eterni: “Passer, deliciae meae puellae, / quicum ludere, quem in sinu tenere”; “Tecum ludere sicut ipsa possem / et tristis animi levare curas!”; “Miser Catulle, desinas ineptire / et quod vides perisse perditum ducas”; “Vivamus, mea Lesbia, atque amemus / rumoresque senum severiorum / omnes unius aestimemus assis”; “Soles occidere et redire possunt: / nobis, cum semel occidit brevis lux, / nox est perpetua una dormienda”; ecc.
   Ed è proprio ispirandosi a questi versi che Pardini ci dice a sua volta: “Amami, Delia, / e prendi poche cose, / andremo insieme / là / dove la fine / ci ha fatto la promessa / di riscoprirci ancora” (Amami, Delia) ; “Tu non mi guardi, amore, / volgi lo sguardo altrove” (Tu non mi guardi, amore); “… sei solo tu che vinci / i miei silenzi” (Ho visto ramoscelli); “Durante una notte, / eterna notte, noi / dobbiamo riposare, / eterna, Lesbia, eterna” (Possono i soli); “Perché stamani tardi, / perché non giungi, / scavano nel mio petto / i tuoi ritardi” (Perché stamani tardi); “Con me ti porto sempre / e non ho pace” (Per mari ho navigato); ecc.
   C’è poi il motivo dell’infedeltà, che sempre ha tormentato i poeti, per il quale leggiamo: “Credo che la mia Delia triste e sola / aspetti me, i miei baci; ma s’invola / con un uomo sopraggiunto dalla via. / Tu piangi e ti disperi, anima mia” (Nubilo il cielo fino all’orizzonte); “Ti odio e ti amo, Lesbia, / e tu mi chiederai / in qual maniera avvenga / quel che mi cova dentro” (Ti odio e ti amo, Lesbia); ecc.
   La seconda sezione della raccolta s’intitola Di vita, di mare e di amore e comprende poesie maggiormente variate, sia dal punto di vista formale che da quello dei contenuti, per una più complessa problematica naturalistica che la permea, la quale si giova del volgere delle stagioni, come accade nei seguenti versi di Ignoto verso il mare: “Il cielo è terso e il bianco della brina / quasi inneva i miei campi. I passerotti / rapinano il tepore delle piume…”, una poesia che termina con questi versi: “… Ora è la voglia d’altro / che mi riporta a un fiume / e mi trascina ignoto verso il mare”.
   Così è anche di poesie quali Chissà per quali mete, dove si legge: “Questo rimane di un’intera stagione: / un suono lento e perso / che rinnova un trasporto; / seccumi senza scricchi per assenza di sole…” o di È l’aria di novembre, dove Pardini sembra godere della comunione con la natura, che gli dona un’incomparabile gioia: “È l’aria di novembre che mi porta / sulla riva del fiume, qui mi accorgo / quanto la densità delle robinie / ora si sia smagata…”. E si legga È dicembre: “Riposa la campagna in una quiete / che somiglia la morte”.
   L’amore per la donna sconfina in tal modo in Pardini nell’amore per la natura, che ha da sempre costituito una componente essenziale della sua poesia, come accade in Ottobre: “Era d’estate quando della vita / riflessero i barbagli. Allora vissi / la fantasia che esplose lucentezza”. E sempre è in lui un bell’impeto, che trascina, come accade in Il fiume: “Acqua, che riflettesti i miei canneti / con le quaglie sui cimoli e le torri / di grigie chiese e i tremuli felceti / delle sponde…”.
   C’è in queste poesie del Pardini come una sommessa nostalgia di canto, che urge nella sua parola e lo muove a più dire: “Sembra che il sole indugi questa sera / sulle pareti stanche del paese / mio povero lasciato all’abbandono / di uccelli migratori” (L’indugiare del sole).
   Il volgere delle stagioni fa nascere inoltre in lui il pensiero del trascorrere della vita, come avviene in Ode, dove Pardini dice: “Passa così il bel tempo. La natura / ritornerà di nuovo a verdeggiare, / ed altrettante volte spegnerà / la gentile stagione. / Così passiamo Delia…”. Ed ecco ricomparire la donna amata, emergente dal miracolo sempre nuovo della natura: “Raggi di sole filtrano tra i pini / a cercare il tuo corpo, le tue forme…” (Onirici innesti alla tua assenza).
   Le ultime poesie della sezione: Eliaca stella, Il cantico della bellezza, La barca, sono mosse da una ricerca di perfezione formale verso cui costantemente tendono. A sua volta le poesie di Canzoniere pagano, con le quali il libro si chiude, si sviluppano in un crescendo di ritmi, che si risolve in un contesto altamente musicale, dove la donna s’affaccia, creatura salvifica e portatrice di gioia, sull’onda di compiute quartine: “Ne parlammo, ricordi, e quante volte / noi vivemmo l’amore. Sulla riva / del fiume più lontano, nelle molte / occasioni inventate, se appariva // nel cielo luminoso il tremolare / di un’ala di gabbiano…” (Ne parlammo. Ricordi?). Ed è questo un miracolo antico e sempre nuovo, proprio della poesia. 

Elio Andriuoli



1 commento:

  1. Bellissima questa lettura della silloge. Una delle più attente .
    Andriuoli è sempre Andriuoli...

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