Pagine

martedì 2 giugno 2020

FRANCESCO RIGHI LEGGE: "ECHI DI LUCE" DI FULVIA FAZIO RITA


                                                                                                                                        Echi di luce  


Rita Fulvia Fazio,
collaboratrice di Lèucade
La pubblicazione del racconto "Echi di luce" edito da Fondazione Mario Luzi, di Rita Fulvia Fazio, avvenuta dopo la raccolta poetica "Metamorfosi e sublimazioni" per i tipi di Guido Miano Editore, completa e definisce ancora meglio il mondo poetico dell'autrice.
E' difficile dare una definizione di quest'opera. Non è un racconto di formazione, non è la storia di un percorso interiore, non è la cronistoria delle emozioni e degli stati psicologici dell'autrice.
Si può definirlo “narrazione di compimento”, termine che la dottoressa Ester Monachino, nella propria recensione, ha usato per un altro racconto di Rita Fulvia Fazio “Desiderio”: attraverso i ricordi della propria vita trascorsa, l’autrice partecipa la presa di coscienza della propria storia individuale, del proprio sè e delle proprie idealità.
E' una narrazione che non ha una dimensione diacronica: la bambina che gioca nel "piccolo e prezioso giardino" è la stessa che, più grande prepara le torte nel caldo ambiente famigliare, è la stessa che, donna matura, sente la profonda necessità spirituale che libera armonia e serenità. L’unica dinamica psicologica di tutto il racconto si trova al centro del libro, quando l’autrice bambina, scopre un cortile inesplorato e misterioso: e c’è il desiderio, la curiosità o il sogno di entrarvi  per scoprire chissà quali meraviglie dell'eden. Ma anche qui; di fronte, prima alla proibizione, poi al suo libero accesso e quindi alla delusione, non c'è tensione né dinamica interna. Tutto viene risolto dai “temperati affetti”. È la mamma a guidare l’autrice verso la realtà che continua ad essere come era prima e come sarà dopo, oleograficamente tranquilla e serena.
Lo spazio-tempo non ha una sua autonomia. Le definizioni spaziali, quando ci sono, si riferiscono alla trama psicologica della protagonista: lo spazio è uno spazio emozionale, interiorizzato sia che si tratti del “giardino dell’eden” o della Sicilia, dei viaggi con la mamma o il papà, o delle serate invernali davanti al focolare. E così il tempo: è un unico percorso alla scoperta non di un amore ma dell’Amore, che definisce il mondo incantato della sua infanzia e del suo passato. È il mondo incantato dell’infanzia dove tutto è bello e felice. Sembrerebbe la nipotina di Pangloss.
In realtà questo racconto, come le sue poesie, sono il punto di arrivo di un percorso spirituale, personale e filosofico che arriva ad abbracciare in modo totalizzante tutta la realtà. L’amore è la dimensione della natura nel suo articolarsi nel tempo (il mondo come una “festa d’amore”). L’amore è il vero sentire dell’uomo: non è un “dover essere”, o un finalistico un tendere a; per l’autrice è un abbandonarsi  “con la mente al cuore a illuminare poeticamente silenzi, verità, il tutto e niente di giorni rapiti dal vento dell’amore”.
Ma questo amore che non è passione, non è sensualità, non è personale; è nel proprio sé e al di là; è etereo e impalpabile perchè metastorico, elemento fondante del creato e della storia. Il punto di partenza di questa visione religiosa e metafisica è l’emozione. L’emozione è molto presente sia nelle poesie che nel racconto: “quali emozioni!”; ”l’intensa emozione”; “la trasmissione delle emozioni”. Del resto l’emozione è una categoria narrativa tipica di tanta letteratura del 900: l’emozione come stimolo al ricordo; l’emozione come vortice oscuro; l’emozione come valore in sé, fine a se stessa…
Nel mondo emozionale di Fulvia Fazio non c’è la paura, non c’è il rifuggire la realtà, non c’è alcun pretesto per una autoaffermazione personale. L’emozione è il suo modo di rapportarsi alla realtà, o meglio, di impadronirsene; di essere nel mondo; di godere della natura: di partecipare all’esuberanza del suo giardino dell’eden, all’intimità dei suoi coetanei o dei suo famigliari. È un appropriarsi sensuale delle cose. Questo racconto, come le poesie  dell’autrice, emana una profonda sensualità visibile nel modo con cui descrive la natura, le piante, i fiori, gli animali; ma anche le bellezze della Sicilia o il cortile dei suoi giochi. Ma è una sensualità che non rimane fine a se stessa; viene sublimata in qualcosa che la fonda e la giustifica; viene inserita in una dimensione universale fondante in modo totale la natura e la storia. Diventa, il bello o il bene, emanazione di una spirituatà mistica che investe la natura e il mondo.
In una lirica Accordi che apre il suo precedente libro “Metamorfosi e sublimazioni” l’autrice ha descritto bene questo percorso che è nello stesso tempo emotivo, filosofico e religioso: ”Ma tu, con mani di calce bianca / intonaca / tra cielo e mare / la meraviglia! / Sboccia tra crepe indecifrabili / e rassicura il paradiso, / col sublime accordo / della felicità. “È un mondo totalizzante di certezze: nel ripensare ai suoi ricordi, alla sua vita trascorsa, non ci sono dubbi, non ci sono errori. C’è la convinta, continua partecipazione ad un universo emotivo, sentimentale e religioso; una tensione che anima tutta la sua prosa. In questo racconto non c’è una storia ordinata e continua, ci sono rimandi e digressioni, ma che svelano una unità di fondo che è tutta interiore. È l’immediatezza del proprio sentire, il rievocare e rivivere il proprio passato che diventa narrazione poetica.
L’unico momento in cui distingue  se stessa come autrice dall’oggetto della narrazione è in un capoverso in cui narra che, bambina, per difendere e appropriarsi dei propri sogni pronunciava la formula “Io non sono quella che sono per gli altri, non sono ciò che l’altro crede che io sia.” E’ una autoaffermazione del proprio sé, un orgoglio del proprio sentire che caratterizza tutta la narrazione. Infatti poi prosegue, isolandolo in un capoverso a sè stante: ”neanche oggi” (sono ciò che l’altro crede che sia). È la rivendicazione dell’identità tra il suo sé di scrittrice e il suo sé come  personaggio narrativo, tra l’autore e il personaggio rievocato.  Questa identità è ciò che costruisce il valore lirico fondamentale, ma porta  inevitabilmente ad una struttura del racconto volutamente discontinua e frammentaria, della quale l’autrice è ben consapevole. È il prezzo che il lettore deve pagare per appropriarsi dell’autentica poesia.

Francesco Righi    

11 commenti:

  1. Un mio sentito ringraziamento a Francesco Righi per avermi gentilmente citato. Una recensione aderente all'hanimus di Rita Fulvia Fazio e tracciata con acume di visione sul dettato e la manifestazione espressiva del volume. Ester Monachino

    RispondiElimina
  2. Il mio sentito ringraziamento a Francesco Righi per la citazione dal mio testo recensivo. Aderente all'hanimus della poetessa, il testo di Righi sa acutamente inoltrarsi nel dettato e nella manifestazione espressiva di Rita Fulvia Fazio. Ester Monachino

    RispondiElimina
  3. RICEVO E PUBBLICO

    Ho letto, commossa, la bella esegesi di Francesco Righi. Ciò che ho seminato ho raccolto. Rimbalzano tanti, tanti buoni echi, Echi di luce. Concepita come "La raccolta dell'anatroccolo", poi pubblicata come "Echi di luce." L'acuto e sensibile affondo alla mia narrazione partecipa, con limpidezza, lo spirito dell'opera. La sagace sottigliezza dà rilievo al sè; al sovrasensibile; all'unitarietà interiore; all'elemento identitario tra l'autrice e il personaggio. All' "animus", come ben evidenziato dalla dott.ssa E. Monachino, nella propria critica letteraria per "Echi di luce" postata su Lèucade l'01/05/ 2020; alla "sincerità espositiva", come puntualizzato dalla dott.ssa M. R. De Lucia, nella sua recensione di Echi di luce apparsa sul blog Letteraturacultura di Lorenzo Spurio il 30/5/2020. La immediatezza della struttura espositiva e degli strumenti linguistici adatti allo scopo dell'uso tecnico del linguaggio è il costo che "...il lettore deve pagare per appropriarsi della autentica poesia." scrive nella chiusa F. Righi. La naturalezza che assolve la necessità strutturale narrativa, ben lo evidenzia Nazario Pardini nella postfazione della mia silloge poetica "Metamorfosi e sublimazioni" citando John Keats: <>.
    Il mio sentito ringraziamento va a Francesco Righi per il quale, con spontaneità, mi viene da pensare: se fosse necessario immaginarsi un amico, quello, mi viene da dire, vorrei, fossi tu.
    Gli amici Nazario, Francesco, Ester e Maria Rosaria racchiudo in un grato abbraccio.
    Rita Fulvia Fazio

    RispondiElimina
  4. Ringrazio il professor Pardini per lo spazio che mi ha concesso sul duo blog, Ester Monachino per le belle parole che ha dedicato allo mia lettura, Fulvia Fazio per il suo commento puntuale ed esaustivo.Il mio intento era duplice: da una parte mostrare come dietro il suo"mondo incantato", dietro la sua "favola bella", ci sia una poetica profondamente sentita, dall'altra far vedere come la sua autentica poesia nasca dall'esternare con immediatezza un profondo vissuto.Spero di esserci riuscito
    Francesco Righi

    RispondiElimina
  5. Ringrazio il professor Pardini per lo spazio che mi ha concesso sul suo blog, Ester Monachino per le belle parole che mi ha dedicato, Fulvia Fazio per il suo commento acuto ed esaustivo.Il mio intento era duplice: da una parte mostrare come dietro il suo "mondo incantato", dietro la sua "favola bella "ci sia una poetica profondamente sentita; dall'altra far vedere come la sua poesia ,nei suoi versi come nella narrativa, nasca dall'immediatezza con cui esterna un vissuto profondo e sentito.Spero di esserci riuscito
    Francesco Righi

    RispondiElimina
  6. Splendida analisi del racconto, Rita Fulvia; Francesco Righi sembra conoscerti da decenni, è sceso nei più profondi abissi del tuo spirito. Complimenti ad entrambi.
    Gianluigi Pescio

    RispondiElimina
  7. Ti ringrazio, Gianluigi, dei tuoi graditissimi complimenti! Sì, Francesco Righi, attraverso la lettura dei miei testi, ha costruito consapevolmente la sua bella analisi letteraria. Cordialmente, Fulvia

    RispondiElimina
  8. Ringrazio Gian Luigi Pescio per il suo bel giudizio sulla mia lettura di "echi di luce "di Fulvia Fazio In passato avevo analizzato e studiato un suo racconto("desiderio") e una sua poesia ("Amplesso").Questo mi ha spinto ad entrare nel suo mondo poetico, a studiarlo, a capirlo e dargli quel valore che certamente merita
    Francesco Righi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buona sera, Francesco, è stato un arricchimento leggere la pagina dedicata al racconto di Rita Fulvia Fazio. Spero di conoscerti presto. Gianluigi Pescio

      Elimina
  9. Gentile Francesco Righi, ricordo gli interventi palesati su queste mie opere, inclusa la poesia "Scintilla d'eternità". Il professor Nazario Pardini le aveva accolte sul blog, accompagnandole con le proprie sagaci letture critiche. E da lì, da Scintilla d'eternità, dal 02/11/2017, ebbe inizio la mia collaborazione con Lèucade. Sono commossa dall'interesse suscitato dalla mia poièsis e dalla generosità partecipata e aderente ai miei intenti, al mio percorso introspettivo. E , infinitamente commossa dalla gratificazione attribuita alla mia filosofia di vita, ringrazio di tutto cuore.
    Cordialmente, Rita Fulvia Fazio

    RispondiElimina
  10. Gentile Francesco Righi, ricordo gli interventi palesati su queste mie opere, inclusa la poesia "Scintilla d'eternità". Il professor Nazario Pardini le aveva accolte sul blog, accompagnandole con le proprie sagaci letture critiche. E da lì, da Scintilla d'eternità, dal 02/11/2017, ebbe inizio la mia collaborazione con Lèucade. Sono commossa dall'interesse suscitato dalla mia poièsis e dalla generosità partecipata e aderente ai miei intenti, al mio percorso introspettivo. E , infinitamente commossa dalla gratificazione attribuita alla mia filosofia di vita, ringrazio di tutto cuore.
    Cordialmente, Rita Fulvia Fazio

    RispondiElimina