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mercoledì 4 novembre 2020

MARIA GRAZIA FERRARIS LEGGE: "EDDA CONTE - FANTASIA DELLA RAGIONE"


Maria Grazia Ferraris,
collaboratrice di Lèucade













Edda Conte- Fantasia della ragione


Una copertina tutta azzurra- un cielo che ci offre l’intuizione dell’infinito- una nuvola bianca sfilacciata che lascia spazio a più  ipotesi interpretative- perfettamente adatta alla scrittura di Edda Conte, che si muove verso il fantastico, la suggestione, la realtà, l’onirico, e il titolo - Fantasia della ragione- bellissimo e antitetico nella sua scelta apparentemente paradossale, che in verità chiarisce ed amplia il mondo fantastico- letterario dell’Autrice e lo riconduce nel contempo, armonicamente, ancorandolo, alla realtà. Storie straordinarie le fantasie di Edda che entrano in modo indelebile nel nostro immaginario, e appartengono certo tutte al mondo della favola, dell’immaginario ,del sogno, ma forse anche a una realtà meno ovvia di cui abbiamo perso il codice interpretativo, sulla quale è bene tornare a riflettere.

Alcuni racconti, come  Rondinino e la gazza, Lucio e il gioco delle parole, la Storia di Narrante, sono altamente metaforici.

In Narrante  si incrociano Narrante, Fantasia, Natura e la ricerca della Madre. L’itinerario di crescita spirituale e di vita conduce Narrante, povero, sincero, ma dotato di grande cuore, alla ricerca della Madre; giunge così fortunatamente al canto, alla Poesia, che è di per sé appagante, gratificante, forse autosufficiente e ….che forse non abbisogna di altre maternità…   La spinta, il sale che permette di crescere è la comunicazione, l’assumere il punto di vista altrui, col quale ci misuriamo, il saper raccontare  mille storie, che sono sempre la traduzione di una sola, che si ripropone in infinite maschere ed itinerari di ricerca, la propria:  sa modificarsi continuamente ed assumere nuovi significati nel tempo."La fantasia è la madre del sorriso".

Altri racconti sono inquietanti, come La risata del vento, La favola del Maimai,  L’ultima pagina, L’isola, una “favola” colta, poetica, che  ci presenta  una  voce intrisa di attese  nella loro sintesi, potenti. ,… e poi la Natura, il Vento, il Libeccio che sconvolge ogni certezza di tempo e di spazio: un simbolo, una metafora che mette in discussione la vita, ogni vita... La risata del vento, che sembrava, lontana nel tempo e non più spaventare la gente, è invece viva, inquietante. Rieccola…“Un'ordinanza del sindaco raccomanda di non  uscire di casa. Si mettono le paratie alle porte, si fanno provviste di viveri....i pochi passanti si muovono con una sciarpa sulla bocca e paraorecchie sgargianti.Il vecchio Gastone guarda osserva ascolta. ....Ma non sente nessuna risata.”

Direi che E.  sa toccare tutte le corde della sua ispirazione tematica –fantastica e filosofica-( realtà e fantasia,  senno e follia, sogno e miraggio),  in modo esemplare: trasformati in racconti coinvolgenti e meditativi dove la fantasia e la realtà si tengono per mano.

Colpisce nella narrazione di Edda Conte la sua straordinaria capacità ( ed è una costante dei suoi racconti fantastici) di utilizzare la Metafora, il Simbolo  e soprattutto la Prosopopea come figura retorica-guida privilegiata dei suoi racconti che ci conducono a un luogo privilegiato, amato dalla scrittrice, un luogo fantastico, l’isola, forse immaginaria, forse reale, tutta interiore,  dove Edda Conte può liberare ed ascoltare voci ed immagini che nascono dentro di lei, spinte in superficie  dalla sua sensibile vibratile fantasia immaginativa.

La seconda parte del libro è costituita da tredici brevi monologhi.Questa è la parte più originale del volume, più nuova, dove l’autrice penetra introspettivamente nel suo mondo umano quotidiano e filosofico affrontando tematiche che affiorano con leggerezza anche nei racconti, ma che qui vengono guardate direttamente in faccia, affrontate senza interferenze o veli poetici, come il tema del tempo, che appare non sospeso,  ma contraddetto e vanificato, il vuoto, il grande vuoto che pare un abisso senza fondo,  incolmabile, l’unico protagonista della vita che pare non avere senso…, ma il suo sguardo penetra oltre la scorza delle apparenze, del quotidiano, lo spirito incontra forse la patria che sempre attende il suo ritorno, e poi altri temi impegnativi come la vecchiaia e la solitudine, il silenzio protagonista, con le sue tante facce ipocrite, solo apparentemente calmo, riposante, amico, solidale  e pacificante!, la comunicazione che inevitabilmente si interrompe, il ripiegamento solipsistico, l’ossessione della velocità, del nuovo,… i ricordi, il presente incomprensibile, la distanza tra generazioni, la riflessione sulle dubbiose scelte credute decisive della nostra vita, ritenute valori, essenziali per il nostro essere nel mondo: questioni dell’essere e l’esistere, i perché della nostra venuta e sul rapporto con il mondo che ci circonda. E con la FEDE.

 Uno stile alla Saramago, un pensiero complesso che invita a riflettere.

Vale la pena di seguire i ritmi e le emozioni, i dubbi  di Edda, che ci accompagna nella selva  della vita, e della comunicazione negata, “ Il bello della cultura sta proprio qui, nella parola che un altro ha pensato, ha scritto… magari secoli fa” che pur intuisce le stanchezze, le delusioni le angosce, il deserto, il buio  dell’animo annichilito e nella distruzione  operata dall’uomo infelice che non ha più memoria ..e poi sa anche operare la ricostruzione, la fiducia e l’entusiasmo della ritrovata comunicazione nel pensiero e nella consapevolezza di essere orgogliosamente Uomini.”

 “Si  perdono negli spazi infiniti le parole, e negli immensi silenzi, nella  nullità delle cose, nella consapevolezza della solitudine.”

Poesia e ricerca.

La conclusione che non conclude: questo forse il senso della vita.

L’Autrice coltiva un   antropomorfismo che mantiene   tutta la forza evocativa di un mondo indefinito, vago, sospeso, che sconfina nel poema onirico e surreale.

Tutto assume nuovo significato. Lievità e malinconia, solitudine dominano, come di consueto avviene per l’Autrice.

Ma ancora una volta la conclusione riporta alla realtà in fondo rassicurante del vissuto.

 

M. Grazia Ferraris, nov.2020

 

4 commenti:

  1. Maria Grazia carissima,l'Opera di Edda ti ha concesso di regalarci una versione ancora più raffinata - se mai fosse possibile -,lieve e dolce di te. L'esegesi di questi Racconti onirico - filosofici - faìvolistici ti ha ispirato come studiosa e come donna tesa al senso del meraviglioso. La pagina è musica e poesia. Descrivi la copertina, scivoli sulle caratteristiche stilistiche, ti soffermi sui racconti e concludi in modo sublime, asserendo che la nostra Edda "coltiva un antropomorfismo che mantiene tutta la forza evocativa di un mondo indefinito, vago, sospeso, che sconfina nel poema onirico e surreale". Mi hai arricchita, come sempre, Maria Grazia mia, e incantata. Sono entrata nel cerchio fantastico della tua arte, che è al servizio delle Opere altrui e ti ho ammirata. Vorrei saper scrivere come te... Un abbraccio circolare al tuo talento, a quello di Edda e alla forza epica del Nume Tutelare.

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  2. Grazie per tutte queste belle pagine che la insostituibile amica Ferraris ha dedicato al mio "scrivere e immaginare"; grazie alla sempre presente Maria Rizzi per l'attenzione affettuosa e le espressioni di giusta ammirazione nei confronti di Maria Grazia Ferraris per la recensione del
    mio libro. Infine grazie a quanti sull'onda di queste invitanti pagine vorranno leggere "Fantasia della Ragione".( può essere richiesto a "Guido Editore Milano" )
    un abbraccio alle amiche.
    Edda Conte

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  3. errata corrige: Guido Miano Editore- Ufficio Stampa
    Via E. Filiberto,12 Milano
    tel:023451806
    Edda Pellegrini Conte.

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